Joggie Jansen: potenza allo stato puro

(di Roberto Vanazzi)

Il placcaggio di Joggie Jansen che ha lasciato Cottrell quasi incosciente e l’assalto al quale la squadra di casa si stava dedicando, avevano scosso profondamente gli All Blacks.” (Terry McLean)

Poco prima che i British Lions lasciassero il Sudafrica al termine del disastroso tour del 1968 (3 sconfitte e 1 pareggio nei test match), è stato chiesto al loro allenatore, l’irlandese Ronnie Dawson, di nominare il miglior giocatore fra tutti i team provinciali con i quali i leoni si erano incontrati. Quando lui ha fatto il nome di Joggie Jansen, l’intervistatore ha chiesto incredulo: “Chi?“. Soltanto due anni dopo però, tutto il Sudafrica sapeva chi fosse questo trequarti centro.

Joggie Jansen

Joggie Jansen

Nato a Griekwastad, il 5 febbraio 1948, Joachim Scholtz Jansen, detto Joggie, è diventato una stella di prima grandezza in un ormai famoso 25 luglio 1970, quando gli Springboks hanno affrontato la Nuova Zelanda per il primo test match, al Loftus Versveld Stadium di Pretoria.

I neri erano arrivati all’appuntamento con alle spalle un record di diciassette partite consecutive senza sconfitte, tant’è che anche quella volta ci si aspettava che essi avrebbero vinto comodamente. Gli All Blacks erano una squadra esperta, con il trequarti ala Bryan Williams unico giocatore al primo cap. Dal canto loro, invece, i sudafricani guidati da Johan Claassen avevano perso diverse gare nel loro recente tour in Gran Bretagna e la squadra, nonostante la presenza di campioni come Frik du Preez, mancava di personalità. Proprio quel giorno, però, ha fatto il suo debutto in squadra un centro di ventidue anni che giocava per Orange Free State: Joggie Jansen, per l’appunto. Il giovane studente universitario era stato convocato per sostituire JP van der Merwe e, nonostante il primo incontro internazionale fosse contro i potenti All Blacks di Colin Meads, è entrato in campo senza alcuna paura, tant’è che la folla presente sugli spalti raramente aveva visto qualcuno impegnarsi così duramente nei contatti. Solo cinque minuti di gioco erano trascorsi, quando Joggie scriveva il suo nome con il pennarello indelebile nella storia del rugby sudafricano. L’ovale, uscito da una mischia, era arrivato tra le mani dall’apertura All Black Wayne Cottrell, il quale si è spostato verso il lato chiuso del campo, sondando i compagni per aprire il gioco. Un attimo prima che riuscisse a passare, Jansen si è precipitato nel suo ventre con tale sorprendente potenza da spedirlo diversi metri indietro. Cottrell è stato colpito con la spalla nel diaframma e si è ritrovato asfaltato al suolo come se fosse stato investito da un camion. In quel momento gli Springboks erano in cerca d’ispirazione e il nuovo centro l’aveva fornita loro su un piatto d’argento. Alla fine i Boks hanno vinto 17 a 6.

Il debutto di Jansen ha suscitato una grande reazione da parte dei media. “A star is born” era il titolo più ricorrente e il suo nome non è mai uscito dalla carta stampata per tutto il resto della serie. Cottrell da quel giorno non è più stato lo stesso giocatore, mentre il trequarti di Griekwastad ha continuato a terrorizzare gli All Blacks.

Nella seconda prova, giocata a Cape Town e persa 8 a 9, Jansen ha segnato una meta, la sua unica a livello internazionale, correndo e sfondando con forza la difesa della Nuova Zelanda, formata da Brian Lochore (alla sua penultima partita in maglia nera) e Graham Thorne, sino a schiacciare l’ovale oltre la linea.

Dopo che i verdi hanno vinto la terza partita 14 a 3, grazie a due mete dell’ala Gert Muller, negli ultimi minuti della quarta ecco un altro grande tackle da parte del centro di Free State. Quando sembrava che gli All Blacks stessero prendendo il sopravvento di una gara in bilico, Jansen ha demolito il loro estremo Gerald Kember con un placcaggio mostruoso, che l’ha fatto volare all’indietro. Quel tackle ha portato ad una emozionante meta per i Boks: la gara è stata vinta 20 a 17 e con essa, a distanza di dieci anni dall’ultima volta, la serie.

Dopo di allora, però, Jansen ha totalizzato solo altre sei presenze con la nazionale, per un totale di 10, trasformato sovente da difensore a letale arma d’attacco grazie alla sua potenza.

boksLa stagione internazionale 1971 è iniziata con due prove in casa contro la squadra francese di Michel Yachvili, padre del mediano di mischia Dimitri. Gli Springboks hanno vinto la prima, il 12 giugno 1971 a Bloemfontein, per 22 a 9, quindi pareggiato la seconda 8 a 8, il 19 giugno 1971 a Durban.

A luglio è seguita la serie con i Wallabies, in Australia. Tre vittorie impressionanti che hanno portato i sudafricani ai vertici del rugby mondiale. Ai margini del rugby, quel tour ha provocato anche grosse polemiche contro il regime di apartheid, sfociate spesso in violenza. Vi sono stati effettuati circa 700 arresti e nel Queensland è stato dichiarato lo stato di emergenza  per 18 giorni.

Il 3 giugno 1972 però, il Sudafrica ha perso all’Ellis Park di Brandeburghese contro l’Inghilterra, capitanata da John Pullin. Un pesante 9 a 18 a seguito del quale i selezionatori hanno reagito, nonostante il parere contrario di numerosi esperti, tagliando almeno la metà del team, fra cui star del calibro di Piet Greyling e lo stesso Jansen.

Joggie ha continuato a giocare brillantemente per Orange Free State, ma non è mai più stato convocato dagli Springboks. Ancora oggi però, il suo placcaggio su Wayne Cottrell è celebrato come uno dei momenti più grandi della storia del rugby sudafricano.

 

 

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