Joel Stransky: il piede di Madiba

(di Roberto Vanazzi)

Quell’unico calcio ha cambiato la mia vita.” (Joel Stransky)

Sono due i motivi per i quali il mediano di apertura Joel Stransky sarà ricordato in eterno. Il primo è che nella partita inaugurale della Coppa del Mondo 1995 egli è diventato il primo sudafricano nella storia a realizzare quella che gli inglesi chiamano full house, ovvero ad andare a punti in un test in tutti e quattro i modi possibili: una meta, una trasformazione, quattro penalty ed un drop, con i quali i Boks hanno sconfitto i campioni del mondo in carica dell’Australia per 27 a 18. Il secondo, e forse il più importante, è per la finale di quello stesso torneo, contro la Nuova Zelanda, dove ha segnato tutti i punti della sua squadra, incluso il drammatico drop nell’extra time che ha fatto esultare di gioia tutta la nazione arcobaleno.

Dalle nostre parti, invece, Joel è ricordato per avere preso parte a due campionati di alta qualità: il primo tra le fila della Scavolini L’Aquila, 1991-92, e quello seguente con il San Donà di Piave griffato Panto.

Joel Stransky

Joel Stransky

Joel Theodore Stransky è nato il 16 luglio 1967 a Pietermaritzburg, capitale del Natal, e ha studiato presso la Rondebosch Boys High School, prima di frequentare il Maritzburg College, dove ha conosciuto il famoso allenatore James “Skronk” Nicholson. A 16 anni, è stato scelto per una partita di pre-season con il Maritzburg. C’era una goalkicker nell’altra squadra, ma non in quella di Joel, così lui si è offerto volontario e ha calciato bene da ogni angolo del campo.  Chi lo ha visto ha capito che era un atleta destinato a fare grandi cose nel rugby. Aveva un esplosivo ed inafferrabile stile di corsa, unito ad una buona capacità di controllare la partita con il suo calcio, che lo hanno portato a 19 anni a mettere il suo talento a disposizione del Northern Transvaal (oggi Blue Bulls).

Nel 1988, dopo avere conseguito la laurea in Economia, e dopo avere giocato per i vari XV scolastici, Joel si è trasferito nel team del Natal (oggi Sharks) dove nel 1990, proprio nell’anno del centenario della sua fondazione, ha vinto per la prima volta la Currie Cup.

Nella stagione 1991-92 Joel Stransky è approdato in Italia per giocare a L’Aquila, mentre l’annata seguente lo troviamo con la maglia del San Donà, allora targato Panto.

Con la Scavolini l’Aquila, Stransky è arrivato sesto in campionato e ha disputato i quarti di finale dei play off (allora vi partecipavano le prime sei e le prime due classificate nella serie A2). Gli aquilani hanno perso contro San Donà, ma proprio grazie alla grande performance di Joel in quelle gare, i dirigenti della squadra veneta hanno pensato a lui per la stagione seguente e lo hanno ingaggiato.

Sul Piave Joel ha iniziato con un infortunio. Prima gara contro il Treviso e subito una costola incrinata: due settimane di stop. Alla quarta giornata c’era la sfida con il Rovigo del suo connazionale Naas Botha. Joel, non ancora pronto, è stato convnto a scendere in campo ugualmente. Anche se a mezzo servizio, l’apertura ha regalato al San Donà la vittoria per 14 a 3. La gara della svolta di quella stagione è stata sempre con il Rovigo, quella di ritorno, quando i bianco-celesti hanno ottenuto una storica vittoria al Battaglini per 11 a 8. La squadra a quel punto è volata in semifinale dei play off, persa (per poco) contro lal Benetton Treviso.

Joel Stransky con la maglia del San Donà (per gentile concessione di un tifoso del San Donà

Joel Stransky con la maglia del San Donà (per gentile concessione di un tifoso del San Donà)

Lo stesso anno, esattamente il 3 luglio 1993, Joel è stato chiamato in nazionale per sostituire il dimissionario Botha e ha fatto il suo debutto a Sydney, in una gara vinta contro l’Australia 19 a 12.
Due settimane più tardi ha segnato i suoi primi punti internazionali con una splendida meta, due trasformazioni e due penalties in una gara a Brisbane ancora contro i Wallabies.

L’anno 1994 ha visto Joel tra le fila di Western Province e segnare 151 punti in Currie Cup, seguiti da altri 247 nella stagione 1995 e poi 120 nel Super 12 del 1996.

Quindi è arrivata l’epica stagione 1995, caratterizzata dalla Coppa del Mondo. In realtà, Joel era quasi rimasto escluso dalle convocazioni per quel mondiale, essendo stato inizialmente lasciato fuori rosa nella gara pre-mondiale contro Samoa occidentali, che serviva da selezione. Per sua fortuna, e per fortuna del Sudafrica, egli è stato chiamato quando l’allenatore “Kitch” Christie ha deciso di spostare Hennie Le Roux al centro. Eppure sappiamo com’è andata a finire: Stransky ha dominato tutte le partite dei verdi e ha consegnato la coppa al suo Paese e se stesso alla storia.

La gara d’esordio degli Springboks non poteva essere più difficile. Di fronte, infatti, c’erano i campioni del mondo in carica dell’Australia. La preoccupazione era alle stelle, ma ci ha pensato Joel ha risolvere la pratica: ha marcato una meta, l’ha trasformata e ha calciato tra i pali quattro penalty ed un drop, con la partita che si è chiusa 27 a 18 per i padroni di casa. Dopo la gara inaugurale, l’apertura è andata a punti anche contro il Canada (due penalties e due trasformazioni) e in semifinale contro la Francia (quattro punizioni ed una trasformazione).
A quel punto, tra loro e la gloria, i ‘Boks aveano solo i fortissimi All Blacks, i quali erano riusciti a demolire tutti i loro avversari nel percorso verso la finale.

Il 24 giugno 1995, all’Ellis Park stadio di Johannesburg, è andata in scena una partita che si è giocata su un equilibrio precario: due piazzati e un drop di Andrew Mehrtens contro due piazzati e un drop di Joel Stransky. Con le squadre inchiodate sul 9 a 9 la gara si è trascinata così ai supplementari. Quindi, ancora un piazzato per parte, prima il neozelandese e poi il sudafricano: 12 a 12. A quel punto, al minuto 93, dopo un avanzamento della mischia in maglia verde, l’ex apertura del San Donà ha ricevuto l’ovale dalle mani di Joost Van der Westhuizen e lo ha sparato fra i pali. La differenza è stata tutta lì, in quel calcio di rimbalzo. Hanno vinto gli Springboks, con la Nuova Zelanda costretta a rimpiangere il calcio sbagliato da Mehrtens, quindici metri di fronte alla porta, a due minuti dalla fine del tempo regolamentare. In caso di parità il trofeo sarebbe andato agli All Blacks che, a differenza dei padroni di casa, non avevano avuto espulsi durante il torneo. Stransky, però, ha sbagliato un calcio in meno.

La vittoria sudafricana era nata innanzitutto dalle terze linee, con Pienaar, Andrews e soprattutto Kruger che hanno imbrigliato le incursioni avversarie, ma anche da una partita perfetta giocata dalla difesa. L’episodio simbolo al 14′ della ripresa, quando il centro Mulder ha steso un pasticcione Jonah Lomu lanciato verso la meta dopo essersi liberato dell’estremo Joubert. Di errori, invece, gli All Blacks ne hanno commessi troppi. Tanti i palloni persi dal mediano di mischia Bachop, mentre Andrew Mehrtens, neozelandese nato a Durban in Sudafrica, deve recriminare sui tre drop sbagliati nel secondo tempo che hanno permesso agli Springboks di resistere, sperare e infine abbandonarsi alla gioia sulle note dell’inno Shosholoza.

Dopo il fischio finale dell’arbitro inglese Ed Morrison ecco arrivare i momenti di massima commozione, con l’intera squadra inginocchiata in mezzo al campo a pregare Dio e con Mandela in lacrime a consegnare la coppa al capitano Pienaar, lo stesso giocatore al quale, poco prima dell’inizio, il presidente aveva chiesto la maglia numero 6, perchè potesse incitare la squadra come un vero tifoso. Una maglia, quella degli Springboks, che fino a poco tempo prima era esclusivo dominio afrikaner, ma che quel 24 giugno 1995 era indossata anche da un atleta di colore, l’ala Chester Williams.

La mattina successiva avere calciato il suo drop mondiale, Joel, il piede di Madiba, si è recato al matrimonio di suo fratello come se niente fosse accaduto.

Pochi mesi dopo il trionfo di Johannesburg, a Stransky è stata somministrata una forte dose di realtà che riguarda la vita, quando la sua amata madre Ishbel è morta all’età tragicamente precoce di 52 anni. I due erano molto legati.

Nel 1996 Stransky ha preso parte al suo unico Tri Nations. Il suo bottino personale è stato di una meta (marcata all’Australia), 10 penalties e 2 trasformazioni. La vittoria finale del torneo, però, è finita nelle mani degli All Blacks.

Il 31 agosto dello stesso anno Joel ha disputato l’ultima partita per la nazionale sudafricana, una gara ancora contro la Nuova Zelanda, a Johannesburg, vinta 32 a 22.

In totale Stransky ha giocato 22 volte per il Sudafrica, accumulando un punteggio di 240 punti, di cui 6 mete, 30 trasformazioni, 47 penalty e 3 drop.

Il 1996 è anche l’anno in cui Joel ha disputato la prima edizione del campionato di Super Rugby, schierato nella line-up degli Stormers, la franchigia della Provincia del Capo Occidentale in cui è defluita Western Province.

Poi, nel 1997 Stransky è emigrato in Inghilterra per unirsi ai Leicester Tigers, dove ha segnato 100 punti in 8 gare. Egli ha poi raggiunto il nuovo record di punti in una partita della Heineken Cup, quando, fra mete e trasformazioni, ne ha segnati 35 contro Glasgow.

Altri 459 punti sono entrati nel suo tabellino personale nel 1998, mentre l’anno seguente le tigri hanno vinto il campionato inglese del 1999. La carriera di Joel nel Leicester è terminata con 896 punti all’attivo in 73 partite.

Per la Coppa del Mondo del 1999 Stransky aveva espresso il desiderio di giocare per l’Inghilterra, poiché diceva di essere “inglese” da parte di nonno. Tuttavia, da ulteriori controlli è emerso che non era il nonno, ma bensì il bisnonno ad essere nato sul suolo di Sua Maestà la regina e pertanto non poteva considerarsi idoneo a rappresentare il suo Paese adottivo. Alla fine di quella stagione il mediano d’apertura ha smesso ufficialmente di calcare i campi di rugby.

Tornato in patria, Joel è diventato imprenditore e ha fondato un’azienda di recupero veicoli rubati.

Per quanto riguarda il rugby, nel 2002, mentre ancora lavorava come tecnico part-time per i Leicester Tigers, l’ex Springboks è stato contattato da Bob Dwyer, manager del Bristol, il quale gli ha proposto un contratto da allenatore. Stransky ha accettato, per poi scoprire che il club non ne sapeva praticamente nulla. Il Bristol si è rifiutato di mettere sotto contratto l’eroe del mondiale 1995 e questi, che nel frattempo si era dimesso dal Leicester e stava pianificando il suo arrivo al Memorial Ground, è rimasto senza lavoro. Stransky ha portato la vicenda in tribunale per un risarcimento dei danni materiali, ma il Bristol si è difeso sostenendo che Dwyer avesse parlato a titolo personale fuorviando il campione del mondo. Il manager, però, ha confermato di avere agito su mandato del club e l’Alta Corte di Londra ha condannato il Bristol a pagare 150.000 sterline come risarcimento danni e altre 200.000 per i costi sostenuti durante il procedimento legale.

A quel punto Joel è rientrato nuovamente in Sudafrica, dove ha lavorato come commentatore televisivo per la Rugby Union.

Nel gennaio 2007 il gruppo Altech Netstar ha inglobato l’impresa di recupero auto di Stransky e ha offerto all’ex nazionale sudafricano un posto come direttore delle vendite e del marketing.

Per finire una curiosità. Nel film Invictus, adattamento cinematografico del libro di John Carlin e ispirato proprio alla Coppa del Mondo di rugby del 1995, Joel Stransky è stato interpretato da Scott Eastwood, flgio del regista Clint Eastwood.

 

 

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