Joe Stanley: Smokin’ Joe

(di Roberto Vanazzi)

Devi pensare di giocare contro la Nuova Zelanda, perché se pensi di giocare contro gli All Blacks vieni schiacciato dal loro mito.” (Pierre Berbizier)

Un vecchio proverbio recita “le cose buone arrivano per chi le sa aspettare” e questo si può applicare perfettamente al caso di Joe Stanley. In effetti, Smokin’ Joe ha dovuto attendere parecchio prima di debuttare con la propria nazionale, avendo indossato la casacca nera quando aveva già compiuto 29 anni. Da quel momento, però, il trequarti centro è diventato un elemento insostituibile e ha accumulato 27 presenze consecutive senza mai essere lasciato fuori, fino al 1990. Non per niente, tutti i compagni di squadra che Joe ha avuto nell’arco della sua carriera, hanno dichiarato che lui è stato il più grande trequarti centro del loro tempo. Scusate se è poco.

Joe Stanley

Joe Stanley

Di origini samoane, Joseph Tito Stanley è nato ad Auckland, il 13 aprile 1957. Giocatore del Ponsonby, si è fatto conoscere da subito come attaccante affidabile e difensore feroce. Joe ha ricevuto il suo primo rilievo nazionale nella stagione 1984-1985, quando si è trasferito nella squadra di Auckland, dove ha occupato il posto del trequarti all black Steven Pokere. Chi dei due avesse più diritti di giocare titolare è stato oggetto di accesi dibattiti. Infine, Pokere ha risolto il problema trasferendosi a Wellington.

Nel 1986 Stanley ha introdotto una variazione nel suo stile di gioco, o meglio, ha semplicemente migliorato quello che già faceva, fino al punto di diventare un trequarti centro di classe mondiale. Allora, complici anche le assenze dei ribelli Cavaliers, egli ha trovato la porta della nazionale aperta. Era il 28 giugno, una partita contro la Francia di Daniel Dubroca, disputata a Christchurch e vinta 18 a 9. 

L’inclusione di Stanley nella rosa degli All Blacks, quindi, è arrivata inizialmente per sopperire al vuoto lasciato dalle sospensioni di altri giocatori, ma ben presto i tecnici hanno capito che con Joe avevano finalmente trovato il pezzo mancante nel puzzle delle loro tattiche. Uno dei cinque giocatori ad apparire in ogni partita di quell’anno (gli altri sono John Kirwan, David Kirk, Frano Botica e Mike Brewer), Joe è ben presto diventato l’elemento chiave della backline neozelandese.

Con oltre 50 partite per Auckland sulle spalle, il centro ha portato esperienza e tranquillità nelle giovani retrovie della squadra in divisa nera. Anche se non è mai stato un abile rifinitore di mete, la qualità di Smokin’ Joe è stata la superba capacità di leggere le difese avversarie, che gli ha sempre permesso di alimentare le proprie ali nel momento giusto, concedendo loro lo spazio necessario per attaccare. Questo talento è stato fondamentale per i numerosi successi di Auckland e della Nuova Zelanda di quel periodo, con ali del calibro di Kirwan e Wright ed estremi come Gallagher, Harris e Ridge, in grado di raccogliere al meglio quanto da lui seminato. 

Stanley è diventato una superstar durante la Coppa del Mondo 1987, dove ha segnato tre mete, una delle quali all’Italia nella gara inaugurale, un’azione in velocità con il trequarti centro a raccogliere il passaggio di John Gallagher sopra la testa prima di tuffarsi sull’erba. Le altre due le ha marcate contro l’Argentina, nella prima fase, e al Galles in semifinale.

run73871262_16tbhft-16tbhi5La lunga serie di trionfi che è seguita la conquista del Webb Ellis Trophy ha consolidato Stanley quale figura chiave degli All Blacks. Tuttavia, dopo solo un altro paio di anni di rugby internazionale, il campione del mondo è stato stranamente messo da parte da Alex Wyllie, al termine della vittoriosa serie sulla Scozia del 1990.

Il gioco della Nuova Zelanda è stato ben sotto i propri standard nel corso dell’anno precedente la Coppa del Mondo in Inghilterra e alcuni dicono che ciò era dovuto, almeno in parte, proprio all’assenza di Joe. Il suo sostituto è stato Craig Innes, un ragazzo che non possedeva lo squisito tocco di Stanley, ma al quale egli stesso aveva insegnato i segreti del rugby al Ponsomby.

Smookin’ Joe è comunque rimasto un All Black fino al tour del 1991 in Argentina, il più anziano della squadra, dove ha aiutato i giovani giocatori alle prese con le esigenze del gioco internazionale. La gara infrasettimanale contro Mar Del Plata ha visto la sua ultima apparizione con la maglia nera e, per l’occasione, il centro ha indossato la fascia da capitano.

Uomo tranquillo, Stanley non ha mai fatto dichiarazioni alla stampa, lasciando che fossero le sue gesta sul campo a parlare per lui. In seguito, anche il figlio Jeremy ha intrapreso lo stesso percorso del padre, raggiungendo tutti i livelli della nazionale. Tre giocatori, lan Jones, Olo Brown e Little Walter, condividono la distinzione di avere giocato in nero con entrambi gli Stanley, una cosa molto rara nel rugby internazionale.

Attualmente c’è un altro Stanley che calca i campi da rugby con la casacca nera della nazionale. Si tratta di Benson Stanley, nipote di Joe, che gioca anch’egli come trequarti centro.

A fine carriera Smokin’ Joe si è trasferito a giocare in Giappone, mentre nel 1998 è stato aiuto allenatore della squadra di Auckland.

Oggi Joe Stanley gestisce un’agenzia di organizzazione eventi per grosse industrie, la Corporate hospitality.

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