Joe Rokocoko: vi presento Joe Black

(di Roberto Vanazzi)

Credo che Joe Rokocoko sia uno dei migliori uomini del rugby. Non è solo la sua capacità naturale, ma anche la sua sostanza: l’etica che mette nel lavoro, i suoi modi di fare e il rispetto per le maglie che ha indossato, per la gente che lavora nel rugby e per i  suoi tifosi. È ammirevole.” (Pat Lam)

Non si era ancora spento il dispiacere per l’addio al rugby di Jonah Lomu, che già gli All Blacks presentavano al mondo il suo degno successore. Una sorta di clone del grande Jonah, un atleta che, come lui, combinava velocità e potenza, condite da uno stile di corsa elettrico dall’effetto devastante. Lui è Joe Rokocoko, che non è una filastrocca per bambini, ma uno dei finisher più letali del rugby moderno.

I paragoni con Lomu sono inevitabili. Jonah era più potente, passava sopra gli avversari, appiattendoli sull’erba come Willy il Coyote dopo che è stato investito da uno schiacciasassi. Joe, invece, possedeva uno stile di corsa vellutato, tanto da sembrare un velocista sulla pista di atletica: schivava i difensori e li lasciava sul posto ha chiedersi “era qui un attimo fa. Adesso dov’è?

Joe Rokocoko

Joe Rokocoko

Josevata Taliga Rokocoko è nato il 6 giugno 1983 a Nadi, nelle Isole Fiji, e si è trasferito ad Auckland con la sua famiglia quando aveva cinque anni. In Nuova Zelanda il ragazzo ha studiato presso la James Cook High School, dove si è dimostrato subito un atleta eccezionale. Grazie alle sue qualità nel rugby, Joe ha vinto una borsa di studio per il Saint Kentingern College di Manukau.
Dopo avere fatto parte di tutti i XV delle scuole da lui frequentate, è cominciata la sua trafila nelle nazionali juniores, ottenendo il riconoscimento internazionale a tutti i livelli di età, tra i quali la vittoria della Coppa del Mondo under 19 in Cile, nel 2001.

Nel 2002 Rokocoko ha fatto parte della nazionale neozelandese di Rugby Seven. L’anno seguente, invece, ha preso parte con i New Zealand Colts alla Coppa del Mondo Under 21, dove, durante la partita dei quarti di finale contro i pari età sudafricani, si è fratturato una gamba, fatto questo che gli ha impedito di esordire in NPC con Auckland.

Joe ha fatto il suo debutto nel Super 12 nel 2003, tra le fila dei Blues. Lo stesso anno, dopo un’impressionante stagione conclusasi con la vittoria in campionato della franchigia in blu, che ha sconfitto in finale i Crusaders, John Mitchell lo ha premiato schierandolo in campo con la maglia numero 14 degli All Blacks in una gara contro l’Inghilterra, il 14 giugno a Wellington. A 19 anni, Joe era il più giovane giocatore selezionato per la nazionale dai tempi di Jonah Lomu nel 1994. La partita è stata persa, grazie ad un ispirato Jonny Wilkinson, e Joe Rokocoko, schierato sulla fascia destra, non ha toccato palla. Una settimana più tardi, a Hamilton, il ragazzo è passato sul lato sinistro del campo e questo ha scatenato un’esplosione di potenza e fuoco offensivo. Joe ha segnato due mete al Galles e, dopo altri sette giorni, ne ha marcate ben tre alla Francia a Christchurch. Rokocoko era arrivato.

Il giovane sembrava inarrestabile. A luglio è iniziato il Tri Nation e lui, nelle prime tre partite, ha realizzato una doppietta al Sudafrica a Pretoria, una hat-trick all’Australia a Sydney e ancora una meta agli Springboks a Dunedin. La Nuova Zelanda ha vinto il torneo senza subire alcuna sconfitta.

In autunno, durante la Coppa del Mondo in Australia, la voglia del ragazzo di schiacciare l’ovale sull’erba non si è sopita. Joe ha superato due volte la linea bianca nella sfida con l’Italia e con il Galles, per poi marcare mete anche nei quarti di finale contro il Sudafrica e nella finale di consolazione con la Francia. Il suo bottino, nella stagione del debutto, è stato di 17 mete in 12 test, con il quale ha abbattuto il record di 12 segnature che apparteneva a Christian Cullen e a Jonah Lomu. Un record che gli è valso la nomination a Player of the Year del 2003. Da ricordare la spettacolare segnatura rifilata agli Springboks, con il funambolico passaggio effettuato da Carlos Spencer sotto le gambe.

Joe ha continuato con la sua forma strepitosa anche l’anno successivo, quando ha segnato la sua terza tripletta, questa volta ai campioni del mondo dell’Inghilterra, all’Eden Park di Auckland.

Sempre nel 2004, Rokocoko ha finalmente iniziato anche l’avventura con la casacca di Auckland in ITM Cup (l’ex NPC) rimandata a causa dell’infortunio alla gamba, caso più unico che raro di un atleta che ha esordito prima in nazionale che con la squadra provinciale.

In quel momento, però, c’era una forte concorrenza tra i trequarti ala nella nazionale neozelandese, a partire dall’esperto Doug Howlett, dal cugino di Rokocoko Sitiveni Sivivatu e dall’astro nascente dei Crusaders Rico Gear. È per questo motivo che Joe non è stato convocato per affrontare i British & Irish Lions nella primavera del 2005.

Il trequarti di Nadi ha riconquistato il posto in estate, quando è stato parte integrante della squadra di Tana Umaga che ha conquistato il titolo del Tri Nations. In autunno, poi, è partito per l’Emisfero Nord, dove gli All Blacks hanno conquistato il Grande Slam, dopo quello ormai lontano del 1978. In Europa Joe non ha segnato mete, ma durante il Tri Nations ne aveva realizzate tre, una all’Australia e due al Sudafrica.

La Nuova Zelanda ha vinto il Tri Nations anche nei successivi tre anni e la buona forma di Rokocoko è proseguita fino alla Coppa del Mondo del 2007, dove ha collezionato cinque mete in tre partite: una doppietta al Portogallo e una tripletta alla Romania, una delle quali dopo uno stupendo passaggio sottomano di Jerry Collins. La Nuova Zelanda, però, è stata costretta a lasciare il mondiale in anticipo, a seguito della cocente sconfitta patita dalla Francia nei quarti di finale sul terreno del Millenium Stadium di Cardiff. I Blues hanno vinto 20 a 18 grazie ad una meta di Yannick Jauzion a dieci minuti dal termine, viziata da un evidente passaggio in avanti.

A quel punto, a causa di un brutto infortunio al polso subito durante il Super 14, ed il conseguente intervento chirurgico, Joe è stato costretto a rimanere fermo tredici mesi. Il ragazzo è tornato in tempo per il tour che nell’autunno del 2008 gli All Blacks di Richie McCaw hanno effettuato nel nord del mondo, terminato ancora con la vittoria contro tutte le Union di casa.

L’anno seguente, invece, Joe è stato escluso dal tour di fine stagione, con i critici a giudicare che aveva perso un po’ di velocità e con essa il suo ritmo. Più significativamente, era diventato vulnerabile sotto le palle alte e questo era un difetto sempre più sfruttato dagli avversari.

Nel 2010 gli All Blacks hanno conquistato di nuovo il Tri Nations, dopo che la loro serie positiva era stata interrotta dal Sudafrica la stagione precedente. Quell’anno Joe è diventato il trequarti ala neozelandese con più presenze di tutti i tempi, ma era tenuto costantemente sotto pressione dallo stuolo di nuovi fenomeni, da Sitiveni Sivivatu a Hosea Gear, fratello di Rico, sino a Isaia Toeava, Cory Jane, Israel Dagg e Zac Guildford. Per questo motivo Rokocoko è apparso solo una volta durante il tour degli All Blacks nell’Emisfero Nord di quell’anno, sfociato in un altro Grande Slam, giocando la sfida con l’Inghilterra a Twickenham. A quel punto, il trequarti è stato omesso dalla lista dei convocati stilata da Graham Henry in vista del Tri Nations 2011. Così, la partita con il XV della Rosa, la stessa squadra con la quale aveva esordito sette anni prima, è stata l’ultima di Joe per la sua nazionale.

Dopo che si è visto negare la possibilità di partecipare anche alla Coppa del Mondo del 2011, il ventisettenne trequarti ha deciso di trasferirsi in Francia, dove ha firmato un contratto di due anni, con la riserva di un terzo, con il Bayonne, nel Top 14. Prima di recarsi in Francia, Joe ha dichiarato: “Voglio ringraziare Auckland Rugby, i Blues e la NZRU per tutte le opportunità e il sostegno che mi hanno dato. Sono davvero fortunata ad aver avuto una carriera così stupefacente in Nuova Zelanda.”.

Sino a questo momento, con le sue 46 mete, Rokocoko è seduto sul secondo gradino nella classifica dei marcatori All Blacks di tutti i tempi, alle spalle di Doug Howlett, che ha schiacciato l’ovale 49 volte, e a pari merito con il leggendario estremo Christian Cullen.

La carriera di Joe, oltre che dalle mete, è costellata anche dal suo eterno sorriso. L’allegria, l’umiltà e la forte fede nel Signore sono i punti di forza di questo grande personaggio. È anche per tale motivo che Rokocoko ha ricevuto sei inviti dai Barbarians. Il primo nel 2007, contro gli Springboks campioni del mondo, l’ultima, sino ad ora, nella sfida con l’Inghilterra, il primo giugno del 2014. Nel 2008 Joe era in campo contro l’Australia a Wembley, nella gara dell’Olympic Centenary, mentre l’anno seguente ha sfidato e sconfitto i suoi ex compagni di squadra All Blacks.

 

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