Joe Roff: all’insegna del giallo

(di Roberto Vanazzi)

Il rugby professionista mi ha plasmato come persona e quando ho smesso è stato per me un cambiamento enorme. È come spendere tutta la vita a scalare una montagna, raggiungere la cima e poi in un istante scendere dall’altra parte. A quel punto ci si trova di fronte ad un altro monte, chiamato Resto Della Tua Vita, più ripido e più alto di quello precedente.” (Joe Roff)

Joe Roff ha avuto l’oneroso compito di sostituire nella backline dell’Australia una leggenda come David Campese. Lui ci è riuscito, diventando il pilastro di una delle squadre di maggior successo di tutti i tempi. 30 mete in 86 test raccontano solo una parte della storia di questo campione. Roffie, infatti, ha partecipato a tre Coppe del Mondo, dando un grosso contributo ai Wallabies a sollevare il Webb Ellis Trophy nel 1999, ha  conquistato il Tri Nations in due stagioni consecutive, nel 2000 e 2001, e ha guidato la salita dei Brumbies sino ai vertici del Super 12.

Joe Roff

Joe Roff

Joseph Ward Cosmos Roff è nato il 20 settembre 1975 a Melbourne e ha studiato presso la Armidale School e, in seguito, al Marist College di Canberra, dove ha conosciuto il rugby.

Quando il coach dei Wallabies Bob Dwyer ha incluso Roff nella rosa che ha partecipato alla Coppa del Mondo in Sudafrica, Joe era tesserato a livello di club con il Tuggeranong Vikings, squadra dilettantistica del territorio della capitale australiana. Il diciannovenne ha esordito in nazionale il 31 maggio 1995 a Porth Elisabeth contro il Canada, schierato trequarti ala. Gli australiani hanno vinto 27 a 11 e il ragazzo ha bagnato il debutto con la sua prima meta internazionale, che allora gli valse il titolo di “marcatore più giovane dei mondiali”, poi battuto nel 2011 dal gallese George North.
Nella successiva sfida con la Romania, a Stellenbosch, Roff di mete ne ha marcate due. Sono state queste le uniche sfide di quel mondiale in cui è sceso in campo il trequarti di Melbourne. L’Australia è uscita ai quarti di finale, sconfitta 22 a 25 dall’Inghilterra.

Un mese dopo il mondiale è andata in scena la sfida per la Bledisloe Cup. Joe ha giocato entrambe le partite, realizzando 8 punti a Auckland grazie a due piazzati e una trasformazione, dimostrando in quel modo di non essere solo un ottimo finisher, ma di saperci fare anche con i calci. Purtroppo i Wallabies sono usciti sconfitti sia da quella gara sia nel ritorno a Sydney.

Il 1996 è l’anno in cui Greg Smith si è seduto sulla panchina della nazionale giallo-oro. Il nuovo coach ha spostato Roff trequarti centro ed è in questo ruolo che il giocatore di Melbourne ha affrontato il Galles a giugno, in una mini serie casalinga di due partite. I Wallabies le hanno vinte entrambe, con Joe che ha marcato mete sia a Brisbane sia a Sydney.

Un mese più tardi è andata in scena la prima edizione del Tri Nations. I Wallabies hanno vinto solo la gara interna con gli Springboks, perdendo le altre tre e chiudendo il torneo in fondo alla classifica. Roffie ha giocato le prime tre gare da centro titolare, marcando una meta nella vittoriosa gara di Sydney, mentre l’ultima, a Bloemfontein, è entrato dalla panchina per sostituire l’estremo Matt Burke.

Per il tour invernale del 1996 Smith ha riposizionato Joe trequarti ala, ruolo che da questo momento, a parte alcune apparizioni da estremo, sarà suo in via definitiva. È stato questo l’ultimo tour “vecchio stile” prima dell’era del professionismo, con molte partite non ufficiali contro squadre locali e selezioni. Sono state ben 12 gli incontri, compresi quattro test match, con gli Aussies che li hanno vinti tutti fregiandosi del Grande Slam, anche se all’appello è mancata la sfida con l’Inghilterra.
Roffie non ha giocato il primo test contro l’Italia a Padova, ma è sceso in campo in tutti gli altri, con Scozia, Irlanda e Galles, giocando con la maglia numero 11 a Murrayfield e con la 14 le sfide successive, in modo da lasciare a David Campese la fascia sinistra. Il tour si è chiuso con la sfida ai Barbarians, iniziando così una tradizione che dura ancora oggi. L’Australia ha vinto 39 a 12 e Roffie ha marcato una meta, così come Campo, che con questo match ha detto definitivamente addio al rugby giocato.

Nel 1996 è stato anche l’anno in cui è nato il Super Rugby. Roff ha iniziato la sua avventura schierato con la formazione dei Brumbies., dove nell’arco della stagione ha segnato sette mete.

L’annata seguente si è aperta per i Wallabies con due vittorie casalinghe sulla Francia a giugno e una sull’Inghilterra a luglio. Poi, è arrivato un altro pessimo Tri Nations, dove gli uomini del nuovo coach Rod McQueen sono riusciti ad imporsi solo con il Sudafrica a Brisbane. Nell’arco del torneo Roff ha superato due volte la linea di meta: con la Nuova Zelanda a Dunedin e con gli Springboks a Pretoria.

In autunno i Wallabies sono partiti per un tour in Argentina, iniziando con la vittoria contro la selezione della provincia di Tucuman, dove Roffie ha marcato una meta e centrato l’acca con una trasformazione.
In seguito Joe e compagni hanno affrontato i Pumas vincendo 23 a 15 il primo test match allo Estadio Etcheverry di Buenos Aires, per poi essere sorprendentemente battuti 16 a 18 nel secondo, sullo stesso terreno, con la meta decisiva di Augustin Pichot nel finale.
A quel punto la squadra ha transvolato l’Atlantico per giocare due gare con Inghilterra e Scozia. A Twickenham è finita in pareggio. Due mete australiane, di Owen Finegan e George Gregan, più cinque punti al piede di Joe Roff, non sono bastati ai giallo-oro per vincere. Una grande prova della mischia inglese e un magistrale Mike Catt, autore di cinque piazzati, hanno chiuso la partita sul 15 a 15.
A Murrayfield, invece, i Wallabies hanno sommerso di mete i padroni di casa. Ne sono state marcate ben cinque, con Roff che ha partecipato alla scorpacciata, mentre capitan John Eales, un seconda linea, si è fatto carico di calciare i piazzati tra i pali. Alla fine il risultato è stato di 37 a 8.

Nell’estate del 1998 Inghilterra e Scozia hanno ricambiato la visita recandosi entrambe nel paese dei canguri, con i padroni di casa che si sono imposti in tutte le sfide.
Quell’anno il Tri Nations ha visto gli All Blacks cedere lo scettro agli Springboks. L’Australia è riuscita a sconfiggere la Nuova Zelanda nel match casalingo a Melbourne e, soprattutto, ha compiuto l’impresa di espugnare Christchurch: un 27 a 23 che ha permesso agli uomini di Rod McQueen di riportare la Bledisloe Cup a casa dopo quattro anni.

Roff non ha segnato mete nel Tri Nations di quell’anno, ma è andato oltre la linea il 18 settembre con le Fiji e una settimana più tardi con Tonga, portando così a quota undici il suo bottino. L’Australia ha giocato anche il 28 settembre contro Samoa, un trittico di gare nelle quali Joe è stato schierato nel ruolo di estremo.

L’Utility Back di Melbourne è ritornato ala in autunno, quando i Wallabies sono arrivati in Europa per sconfiggere Inghilterra e Francia nelle loro tane.

L’estate del 1999 ha visto l’Australia vincere due sfide con l’Irlanda e una con l’Inghilterra, gara quest’ultima in cui Roff è andato di nuovo in meta.
Il ragazzo ha marcato una doppietta anche nella sfida seguente, il 17 luglio con il Sudafrica a Brisbane, partita vinta 36 a 8. Il 28 agosto i Wallabies hanno battuto gli All Blacks 28 a 7, con Roff che è entrato in campo a partita iniziata per giocare nell’insolito ruolo di flanker. Il Tri Nations è stato conquistato dalla Nuova Zelanda, ma quello era principalmente l’anno della Coppa del Mondo.

L’Australia ha esordito nel mondiale il 3 ottobre a Belfast contro la Romania, una gara terminata 57 a 9 in cui Roff, entrato dalla panchina, ha realizzato una doppietta. Una settimana più tardi, a Lansdowne Road, i Wallabies hanno passeggiato contro i padroni di casa dell’Irlanda vincendo 23 a 3. Il girone si è chiuso a Limerick, dove sono stati affrontati gli Stati Uniti. In questa gara Roff, entrato nella ripresa, ha trasformato una delle otto mete con cui i Wallabies hanno seppellito le Aquile.

Arrivati primi nel loro girone a punteggio pieno, i Wallabies hanno affrontato nei quarti di finale il Galles al Millenium Stadium. Il 24 a 9 con cui è finita la gara la dice lunga su chi ha dominato gli 80 minuti. L’Australia è andata in meta tre volte, con Ben Tune e una doppietta di Gregan, e si è ritrovata in semifinale con i campioni del mondo in carica del Sudafrica.
La sfida con gli Springboks è stata vissuta sulle punizioni calciate tra i pali da Matt Burke e Jannie de Beer, l’uomo che aveva sconfitto l’Inghilterra a Twickenham con cinque drop. Alla fine saranno sei per parte, con le squadre che, in perfetta parità, si sono spinte oltre il tempo regolamentare. A quel punto a sbloccare la situazione ci ha pensato Stephen Larkham, grazie ad un drop mozzafiato da 48 metri. L’Australia era in finale.

Il 6 novembre 1999 gli uomini di McQueen si sono schierati sull’erba del Millenium Stadium per la finale della Coppa del Mondo. Di fronte c’era la Francia, che a sorpresa, ma giocando davvero bene, aveva eliminato gli All Blacks dalla corsa al titolo. Capitan John Eales e la sua banda giallo-oro, grazie ad una gara strategicamente perfetta e ad una difesa impenetrabile, hanno vinto 35 a 12, con le mete Ben Tune e Owen Finegan, le trasformazioni di Matt Burke e ben sette penalties dello stesso estremo. Gli oceanici hanno sollevato per la seconda volta nella loro storia il Webb Ellis Trophy.

Nel giugno del nuovo millennio i Wallabies hanno confermato il loro stato di grazia sconfiggendo l’Argentina in due sfide casalinghe, con Roff che ha marcato una doppietta a Brisbane e un’altra meta nel secondo test a Canberra.
Quindi, i giallo-oro hanno conquistato il loro primo titolo del Tri Nations. L’obiettivo è stato raggiunto grazie a tre vittorie ed un pareggio, con la sfida per la Bledisloe Cup a Wellington che ha salutato una delle migliori prestazioni dell’Australia di quel periodo. I Wallabies, passati in vantaggio con le mete di Stirling Mortlock e Joe Roff, che già aveva segnato agli All Blacks a Sydney tre settimane prima, hanno subito due marcature in sette minuti da parte di Christian Cullen. A tempo scaduto i neozelandesi erano in vantaggio 23 a 21. Poi, dopo avere rubato una palla in touche, gli australiani hanno subito un fallo per un tenuto in ruck e John Eales ha piazzato tra i pali per il 24 a 23 finale.

Joe Roff si è dimostrato una macchina da mete anche durante i test autunnali in Europa, schiacciando l’ovale sull’erba di Murrayfield. I Wallabies hanno sconfitto la Francia e la Scozia, per poi uscire battuti da Twickenham 19 a 29. Nella sfida con gli Highlanders Roffie ha raggiunto 50 partite consecutive con la propria nazionale, superando il precedente record detenuto da Phil Kearns.

Nel 2001 Roffie ha avuto il piacere di conquistare il suo primo titolo Super 12 con i Brumbies.
Dopo essere arrivata prima nella regular season, ottenendo otto vittorie e tre sconfitte, la franchigia di Canberra ha affrontato in semifinale i Reds. Il derby australiano non ha avuto praticamente storia, con George Gregan e compagni che si sono imposti con un netto 30 a 6. La finale si è giocata il 26 maggio al Bruce Stadium di Canberra. Di fronte ai Brumbies c’erano i sudafricani Sharks, che durante il campionato avevano vinto 17 a 16 lo scontro diretto a Durban. Questa volta, però, la supremazia degli uomini di Eddie Jones è stata fin troppo evidente. La partita si è chiusa sul 36 a 6, grazie a due mete di Joe Roff e a quella di David Giffin, oltre ai punti al piede dell’estremo Andrew Walker.

Un mese più tardi in Australia sono arrivati i British & Irish Lions. I rossi del coach Graham Henry, capitanati da Martin Johnson, hanno vinto il primo test match a Brisbane 29 a 13, grazie alle mete marcate da Jason Robinson, dopo soli tre minuti, Dafydd James, Brian O’Driscoll e Scott Quinnell.
Il secondo test, disputato al Colonial Stadium di Melbourne ha visto la rivincita dei padroni di casa, che si sono imposti 34 a 15. Joe Roff ha realizzato due mete, entrambe nel secondo tempo. La prima, con le squadre appena tornate in campo, ha visto il trequarti ala intercettare una palla lanciata da Jonny Wilkinson a Rob Henderson e correre sino a schiacciarla presso la bandierina. Nella seconda Joe ha ricevuto l’ovale da Stephen Larkham e, senza pensarci due volte, si è involato verso la linea avversaria rompendo di potenza un paio di placcaggi. A queste va aggiunta la marcatura di Matt Burke, autore anche di sei piazzati.
Il 14 luglio è andata in scena la sfida decisiva a Sydney. La gara si è giocata sul filo del rasoio ed è stata vinta 28 a 23 dagli uomini di Rod Macqueen, che hanno così conquistato la serie.

Dopo la vittoria sui Lions, i Wallabies hanno proseguito il loro periodo positivo conquistando il secondo titolo del Tri Nations consecutivo. Persa la gara d’esordio con il Sudafrica a Pretoria, il XV australiano è riuscito nell’impresa di vincere 23 a 15 in casa degli All Blacks, grazie ad uno scatenato Matt Burke che ha realizzato diciotto punti. La settimana successiva l’Australia ha pareggiato in casa con gli Springboks, per poi battere con un emozionante 29 a 26 ancora la Nuova Zelanda all’ultima giornata, grazie alla meta nel finale del terza centro Toutai Kefu, in quello che è stato l’incontro dell’addio al rugby del grande capitano John Eales.

Prima della fine dell’anno la nazionale australiana, con George Gregan nuovo skipper, ha intrapreso l’abituale tour down-under in Europa. Al primo incontro Roffie ha segnato due mete alla Spagna, sepolta sotto 92 punti. Poi, dopo avere sconfitto il XV della Oxford University, la squadra giallo-oro ha perso le sfide con Inghilterra e Francia. Il riscatto è arrivato nell’ultimo test al Millenium Stadium, dove i Wallabies hanno vinto 21 a 13 con il Galles, grazie a sette piazzati di Matt Burke.

Nella stagione 2001-2002 Roff ha avuto una breve esperienza nel TOP14, tra le fila del Biarritz, dove ha giocato 16 incontri. L’australiano ha aiutato la squadra bianco-rossa a conquistare il suo il primo titolo del campionato francese dal 1939, segnando 17 punti nel 25 a 22 con cui è stato sconfitto l’Agen in finale ai tempi supplementari, grazie a cinque penalties e una trasformazione. Solo tre settimane prima della finale Joe era stato criticato dal tecnico del club Patrice Lagisquet, che lo aveva accusato di trattare la sua stagione in Francia come una vacanza.

Nel 2002 Roff ha lasciato la Francia ed è tornato a giocare con i Brumbies allenati da David Nucifora. Contemporaneamente, il trequarti di Melbourne ha deciso di prendersi un anno sabbatico ed è rimasto fuori dal rugby internazionale.

Joe è tornato tra i ranghi della nazionale nella primavera del 2003, quando i Wallabies guidati da Eddie Jones hanno ospitato e sconfitto Irlanda e Galles, per poi perdere contro la forte Inghilterra di Martin Johnson e Lawrence Dallaglio a Melbourne. Due mete, di Will Greenwood e Mike Tindall, contro un solo piazzato di Roffie, ha fatto sì che le compagini andassero negli spogliatoi sul risultato di 12 a 3 in favore degli ospiti. Nella ripresa l’Inghilterra ha superato di nuovo la linea proibita con Ben Cohen. L’Australia ha marcato soltanto a due minuti dal termine grazie a Wendell Sailor: una meta inutile. I bianchi arrivati dal nord hanno vinto 25 a 14, conquistando in quel modo la loro prima vittoria nella terra dei canguri.

Il Tri Nation di quella stagione ha visto l’Australia vincere soltanto la sfida di Brisbane con il Sudafrica per 29 a 9. Roff ha marcato una meta proprio agli Springboks, nella partita persa 22 a 26 a Cape Town.

A ottobre è andata in scena la Coppa del Mondo. Il team australiano non era considerato il più forte, ma giocava in casa e questo era già un notevole vantaggio.

I Wallabies hanno esordito il 12 ottobre a Sydney contro l’Argentina. La sfida è terminata 24 a 8, con Roffie che ha segnato una meta a una manciata di minuti dal fischio finale. Il ragazzo di Melbourne ha oltrepassato la linea bianca anche contro la Romania a Brisbane, per poi essere tenuto a riposo nella facile partita con la Namibia. Joe è tornato nel XV per l’ultima sfida del girone, quando i giallo-oro hanno rischiato con l’Irlanda vincendo solo 17 a 16.

A questo punto Eddie Jones ha deciso di utilizzare Roff solo come sostituto di lusso, preferendogli all’ala il tarchiato Wendell Sailor. Ai quarti di finale, al Suncorp Stadium di Brisbane, Joe è entrato dalla panchina per sostituire l’estremo Mat Rogers. L’Australia ha sconfitto la Scozia con un netto 33 a 16, marcando tre mete e concedendone solo una agli avversari a tempo scaduto.

In semifinale i campioni del mondo in carica hanno marciato verso l’ultimo atto demolendo con una gara cinica coloro che erano considerati i favoriti del torneo: gli All Blacks. Sotto assedio da parte dei media a seguito di una serie di prestazioni poco brillanti, i Wallabies hanno dominato lo scontro di Sydney dall’inizio alla fine. Stirling Mortlock ha segnato una fantastica meta di intercetto dopo dieci minuti, rubando al volo un passaggio di Carlos Spencer per poi correre 75 metri sino alla linea bianca avversaria. Il piede di Elton Flatley ha aggiunto altri 17 punti allo score, facendo pagare cara agli All Blacks la loro indisciplina. Anche in questo caso Roff è entrato a gara iniziale al posto di Rogers.

Il 22 novembre, al Telstra Stadium di Sydney, è andato in scena l’atto conclusivo. La sfida, molto combattuta e sempre in bilico, si è trascinata sino ai tempi supplementari in perfetta parità. Gli 80 minuti regolamentari sono terminati 14 a 14, grazie alle mete di Lote Tuqiri e Jason Robinson e a due calci a testa di Elton Flatley e Jonny Wilkinson. Nell’extra time, i due cecchini hanno centrato i pali ancora con un piazzato a testa, con il tabellone a segnalare 17 a 17. Mentre il cronometro registrava il 99’34” di gioco, a poco meno di 30 secondi dalla lotteria dei calci, dopo un imponente lavoro degli avanti inglesi, Wilko ha raccolto la palla a circa 30 metri dai pali avversari e ha sparato un drop perfetto con il piede destro: la palla ha centrato l’acca e l’Inghilterra, con quel 20 a 17, ha conquistato la Coppa del Mondo. Il trequarti di Melbourne è entrato dalla panchina al 71° minuto per prendere il posto di uno spento Sailor.

Roff si è consolato l’anno successivo, quando i Brumbies sono diventati nuovamente campioni di Super Rugby. Dopo un campionato terminato in cima alla classifica, e dopo avere sconfitto i Chiefs in semifinale, la squadra di Stephen Larkham ha affrontato in finale i neozelandesi Crusaders. A Canberra è andata in scena la partita che è considerata una delle più belle nella storia del Super Rugby.

Gli australiani di David Nucifora hanno iniziato la sfida con grande impeto. Già al primo minuto Joe Roff, sfruttando un lungo calcio di Stephen Larkham da metà campo, ha varcato la linea di meta neozelandese. Dopo altri due minuti è arrivata anche la marcatura di Mark Gerrad. Al decimo è stato Jeremy Paul ha siglare una meta, seguito sei minuti più tardi ancora da Gerrard. Quando il cronometro segnava il minuto numero 19 dall’inizio della partita Matt Giteau ha schiacciato l’ovale oltre la linea bianca avversaria per la quinta volta. Aggiungendo i punti al piede di Roff, al ventesimo minuto i Brumbies erano in vantaggio 33 a 0. A quel punto, con notevole ritardo, si sono svegliati gli ospiti, grazie alle mete di Richie McCaw e Aaron Mauger, entrambe trasformate da Dan Carter. Le due squadre sono andate al riposo sul 33 a 14. Nella ripresa i primi a segnare sono stati di nuovo i Brumbies, per la hat trick di Mark Gerrad, che ha raccolto al volo e schiacciato sull’erba un calcio alto di Larkham nell’area di meta dei Crusaders. Quindi, è uscito l’orgoglio dei neozelandesi, che hanno provato a farsi sotto segnando due mete con Brad Thorn e il neo entrato Chris King. Purtroppo per loro, la seconda meta della partita da parte di Roffie, a dieci minuti dal termine, ha tolto ai Crusaders ogni speranza. La gara, comunque non era ancora finita. Prima del fischio finale c’è stato il tempo per altre due segnature da parte degli uomini di Robbie Deans, con Casey Laulala e, a tempo ormai scaduto, con Dan Carter. Il 47 a 38 finale è il punteggio complessivo più alto realizzato in una finale di Super Rugby. Questa è stata la partita in cui Roff ha detto addio ai Brumbies.

Joe ha disputato quattro gare con la propria nazionale nell’estate del 2004.
Il 14 e il 19 giugno ha affrontato due volte la Scozia schierato nel ruolo di estremo, realizzando tredici punti a Melbourne e quattordici a Sydney, dove ha marcato quella che si sarebbe rivelata la sua ultima meta internazionale.

Il 26 giugno, a Brisbane, è andata in scena la rivincita della finale mondiale con l’Inghilterra. Questa volta i padroni di casa si sono ampiamente vendicati vincendo 51 a 15 e Roff, che ha giocato ancora con la maglia numero 15, ha fatto registrare uno score di 21 punti, suddiviso in cinque penalties e tre trasformazioni, il punteggio più alto della sua carriera con la maglia dei Wallabies.

Infine, il 3 luglio, il trequarti ha giocato ad Adelaide la sua ultima partita con la divisa giallo-oro. La sfida ha messo di fronte all’Australia i Pacif Islanders, una selezione mista di tongani, samoani e fijani. Per la cronaca, la partita è finita 29 a 14 per i padroni di casa, con Joe che ha realizzato gli ultimi 2 punti in carriera grazie ad una trasformazione.

Roffie ha salutato la nazionale a soli 29 anni, dopo avere guadagnato 86 caps e realizzato 244 punti.

A quel punto Joe ha lasciato l’Australia e si è recato in Giappone, tesserato presso i Kubota Spears di Funabashi per la stagione 2005-06.

La sua mossa successiva è avvenuta lontano dai riflettori, quando ha scelto di intraprendere una laurea in Filosofia, Politica ed Economia presso l’Università di Oxford.

Il 17 settembre 2006 Roff ha disputato la sua prima partita con i Barbarians, battendo i Leicester Tigers 52 a 42. Il 28 maggio il trequarti ha indossato ancora la divisa bianco-nera per affrontare l’Inghilterra, con il XV della Rosa che ha vinto 46 a 19. Di quella squadra faceva parte anche Andrea Lo Cicero.

Il 12 dicembre 2006 Roff ha giocato per Oxford il Varsity Match, perso 6 a 15 contro Cambridge a Twickenham.

Joe è stato capitano dei Barbarians il 4 aprile 2007, quando il club ad inviti ha affrontato la squadra dell’esercito britannico vincendo 14 a 0.

Infine, il 7 dicembre 2007 Roffie ha disputato la sua ultima partita di rugby, quando è sceso sull’erba di Twickenham come capitano di Oxford per giocare il suo secondo Varsity Match. La partita è stata vinta da Cambridge 22 a 16.

Joe Roff detiene ancora il record del maggior numero di mete realizzate in una sola stagione di Super Rugby: ben quindici, nella stagione 1997. Sino al 2007, invece, Joe ha detenuto il titolo di miglior finisher del campionato, quando è stato superato dal neozelandese Dough Howlett.

Una volta in pensione Roff ha lavorato per il Gruppo Nous e poi per Lifetime Australia. Nel 2012 l’ex Wallaby ha intrapreso la carriera all’Università di Canberra come Chief Executive Officer.

Nel 2010 Roff è stato introdotto nella ACT Brumbies Hall Of Fame.

 

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