Jim Renwick: flower of Scotland

(di Roberto Vanazzi)

Ho avuto la fortuna di giocare negli anni Settanta, quando il rugby stava davvero decollando.” (Jim Rendwick)

La testa pelata di Jim Renwick è stata una delle immagini più note degli anni Settanta. Anche se la mancanza di capelli del Borderer lo faceva sembrare più vecchio, e, a volte è stato messo in ombra dal genio di John Rutherford, Renwick non era operaio. Solido in difesa, è stato in attacco dov’era più efficace. Uomo di bassa statura, aveva la capacità di rompere i tackles e guadagnare la linea di vantaggio.” (Richard Bath)

Le anguille possono invidiare l’inafferrabilità di Jim Renwick.” (Allan Massie)

Calvo e con i baffi, un po’ rotondo, simpatico e modesto, Jim Renwick è stato uno dei più scoppiettanti giocatori del rugby scozzese. Pericoloso in attacco, grande corridore con la palla in mano, ingannevolmente rapido, questo trequarti centro aveva come arma vincente la notevole capacità di aggirare l’avversario, deviando la sua corsa con una serie di finte. Oltre a questo, Jim possedeva anche la superba dote di gestire l’ovale, era un placcatore affidabile ed era dotato di un buon calcio.

Renwick ha disputato 52 partite con la maglia della nazionale, all’epoca un record, e ha intrapreso il tour dei British Lions del 1980 in Sudafrica. Le statistiche evidenziano che l’atleta dell’Hawick RFC sembrava al suo meglio quando di fronte aveva il Galles, al quale ha segnato più mete rispetto a qualsiasi altra squadra abbia affrontato.

Jim Renwick

Jim Renwick

James Menzies Renwick è nato il 12 febbraio 1952 a Hawick, negli Scottish Borders, e ha studiato presso la Hawick High School. Da giovane Jim eccelleva nel nuoto, ma si è dato alla palla ovale grazie al suo insegnante di educazione fisica, il leggendario Bill McLaren.

Renwick ha giocato per la squadra junior dell’Hawick, gli Harlequins, e poi per l’Hawick RFC, club del quale è stato capitano nel 1975 e nel 1978.

Giocatore dal talento precoce, Renwick ha guadagnato il suo primo cap in nazionale il 15 gennaio 1972, a diciannove anni, nella partita del Cinque Nazioni contro la Francia sul terreno amico di Murrayfield. La Scozia ha vinto 20 a 9 e il giovane trequarti centro ha realizzato una delle tre mete dei suoi.
Tre settimane più tardi gli Highlanders hanno perso a Cardiff, dove Jim ha ottenuto tre punti centrando i pali con un piazzato. Questo è stato il match in cui Gareth Edwards ha battuto Renwick in una corsa per raccogliere la palla, dopo che questa era rimbalzata nel modo sbagliato verso il gallese, e marcare una meta. Entrambi i giocatori si sono ritrovati coperti di fango dalla testa ai piedi.
Il 15 marzo la squadra allenata da Bill Dickinson e capitanata da Peter Brown ha conquistato la Calcutta Cup asfaltando l’Inghilterra in casa con il punteggio di 23 a 9. Questa edizione del torneo, però, non ha avuto nessun vincitore, in quanto le nazionali di Scozia e Galles si sono rifiutate di recarsi in Irlanda dopo avere ricevuto lettere minatorie da parte dell’IRA.

Il 16 dicembre 1972 la Scozia ha ospitato gli All Blacks di Ian Kirkpatrick. I neri hanno vinto 14 a 9, grazie alle mete di Sid Going e Alex Wyllie. Per il XV del cardo soltanto due punizioni realizzate da Andy Irvine e un drop di Ian McGeechan, che proprio quel giorno conquistava il suo primo cap.

A causa di un infortunio, Renwick ha disputato solo il match con la Francia a Parigi durante il Cinque Nazioni del 1973, l’anno in cui tutte le cinque squadre hanno vinto il torneo a pari merito, ma è sceso in campo in ogni sfida dell’anno successivo. Gli Highlanders hanno vinto le due gare casalinghe, una con i Galletti e l’altra con l’Inghilterra, partita quest’ultima che ha concesso loro di riportare la Calcutta Cup a nord del Vallo di Adriano.

Il trequarti centro di Hawick ha aperto il torneo del 1975 con una meta marcata all’Irlanda ad Edimburgo. Anche in questo caso la squadra di Bill Dickinson ha trionfato nelle due gare interne per perdere fuori casa, ma, entrambe queste ultime, sono state sconfitte di un sollo punto: 10 a 9 in Irlanda e 7 a 6 a Twickenham. A Murrayfield, in occasione della sfida con il Galles che i padroni di casa hanno vinto 12 a 10, sulle gradinate si è assiepata una folla record di 104mila tifosi, anche se qualcuno dice che, se si conta la gente fuori dallo stadio, erano molti di più.

Tra maggio e giugno dello stesso anno la nazionale del Cardo ha intrapreso il primo tour della sua storia in Nuova Zelanda. Gli scozzesi hanno ottenuto discreti risultati contro le squadre provinciali, vincendo quattro volte e perdendo in due occasioni: con Otago e Canterbury. Quindi, il 14 giugno, gli uomini capitanati da Ian McLauchlan sono stati sconfitti con un bruciante 0 a 24 ad Auckland, nell’unico test match giocato contro gli All Blacks.

Il 6 dicembre la Scozia si è rifatta vincendo 10 a 3 con l’Australia a Edimburgo, grazie alle marcature di Lewis Dick e dello stesso Renwick, a seguito di una corsa di 40 metri, dopo avere intercettato un passaggio del capitano australiano John Hipwell a Paul McLean. In questa partita Jim è stato schierato al centro in coppia con Ian McGeechan, così come nella sfida contro la Francia che ha aperto il Cinque Nazioni del 1976, dove ha centrato l’acca con un piazzato.
Il XV del Cardo quell’anno ha riconquistato la Calcutta Cup battendo a Edimburgo l’Inghilterra per 22 a 12.

Il 4 marzo 1976, Jim ha preso parte alla prima di sei partite giocate con la maglia dei Barbarians. Quel giorno il club ad inviti ha affrontato il XV delle East Midlands vincendo 36 a 10.

Nel 1977 gli scozzesi, guidati dal nuovo coach Nairn McEwan, hanno vinto solo la partita con un’Irlanda che ha terminato il torneo in whitewash. Jim, infortunatosi, è stato costretto a saltare la partita con il XV della Rosa.

Quello del 1978 è stato un torneo particolarmente amaro per la Scozia, che ha chiuso con quattro sconfitte su altrettante partite. Renwick è sceso in campo da titolare in ognina di esse e realizzato una meta al Cardiff Arms Park; una partita disputata in mezzo alla neve con la nazionale del Cardo che schierava sette giocatori dell’Hawick.

Il 9 dicembre gli Highlanders hanno perso a Murrayfield anche con gli All Blacks di Graham Mourie, in rotta verso il loro Grande Slam con le Home Unions britanniche. A tempo quasi scaduto, con gli ospiti avanti 12 a 9, Ian McGeechan ha tentato il drop del possibile pareggio, ma l’ovale è stato stoppato da Doug Bruce e sull’azione che ne è seguita gli All Blacks hanno marcato la meta del definitivo 18 a 9 con Bruce Robertson.

Renwick ha sfidato i neri anche una settimana più tardi, il 16 dicembre all’Arms Park, con i Barbarians, unico scozzese invitato assieme ad Andy Irvine. La gara ha visto i ragazzi di Mourie vincere con il punteggio di 18 a 16.

Anche l’anno seguente il XV del Cardo non ha riportato alcuna vittoria nel Cinque Nazioni, ma è riuscito ad evitare il whitewash grazie a due pareggi: in casa con l’Irlanda e a Twickenham. Il problema era che la Scozia di quel periodo aveva la migliore linea di trequarti d’Europa, ma la mischia non era all’altezza dei compagni e regalava loro pochi palloni.

In autunno in Scozia è arrivata di nuovo la nazionale neozelandese. A Murrayfield è terminata 20 a 6 per gli ospiti, i quali, dopo avere vinto anche a Twickenham, il 28 novembre 1979 sono approdati a Rovigo per disputare la prima partita con la nazionale italiana. La sfida, alla quale la federazione Neozelandese non ha concesso l’ufficialità, è terminata con il successo dei neri per 18 a 12 e quella di Nello Francescato risulterà essere la prima meta realizzata dagli Azzurri agli All Blacks.

Nel Cinque Nazioni del 1980 si è notata una vistosa crescita nel gioco del XV del Cardo, grazie alla classe del capitano Andy Irvine, al talentuoso mediano d’apertura John Rutheford, a trequarti come Jim Renwick e, soprattutto, al nuovo allenatore Jim Telfer, l’uomo che ha inculcato un cambio di mentalità a tutto il movimento ed elevato la qualità del rugby a nord del Vallo di Adriano attraverso l’allargamento della base e la coltivazione di nuovi talenti. Nonostante il miglioramento, però, la squadra è arrivata di nuovo all’ultimo posto nel torneo, regalandosi solo la vittoria sulla Francia per 22 a 14, nel giorno in cui il quotidiano sportivo francese L’Equipe ha descritto il gioco degli scozzesi come “Le Triomphe de Baroque”.
Nell’arco del torneo Jim ha trasformato la meta di John Rutheford alla Francia e poi ha varcato a sua volta la linea proibita del Galles a Cardiff.

In estate, il coach irlandese Noel Murphy ha inserito Renwick nella rosa dei British & Irish Lions in partenza per il Sudafrica, dove gli scozzesi erano soltanto cinque. Oltre a Jim, c’erano il suo compagno dell’Hawick Alan Tomes, Andy Irvine, Bruce Hay e John Beattie.
I rossi, capitanati da Bill Beaumont, sono tornati in patria con tre sconfitte ed una sola vittoria nei test match, aggiudicandosi però tutti i 14 incontri non ufficiali.
Dal canto suo, Jim ha disputato 11 partite durante il tour, realizzando un drop ai Junior Springboks, incontro nel quale ha centrato i pali anche con tre penalties, e una meta al XV del South African Country. Quattro giorni prima il ragazzo era stato schierato in campo nel primo test match al Newlands Stadium di Cape Town, dove ha formato la coppia di centri con Dai Richards. Gli Springboks di Morné du Plessis e Naas Botha hanno vinto per 26 a 22. È stato questo l’unico incontro ufficiale del ragazzo di Hawick; per il resto della serie la maglia numero 12 è stata affidata una volta a Clive Woodward e le altre due a Paul Dodge.

Il 29 novembre 1980, in occasione del centenario della Welsh Rugby Union, Jim ha preso parte alla partita celebrativa che ha messo di fronte la squadra unita di Scozia e Irlanda a quella formata da gallesi e inglesi. I primi, capitanati da Andy Irvine, indossavano una maglia a scacchi verdi e blu, mentre quella degli avversari, il cui skipper era il centro gallese Steve Fenwich, era a scacchi bianchi e rossi. Alla fine ha vinto il XV scozzese-irlandese, grazie alle mete del nord irlandese David Irwin, di Irvine e di John Beattie. Per gli anglo-gallesi hanno marcato Bill Beaumont e Gareth Davies.

Nel 1981 la nazionale di Telfer ha vinto le due sfide casalinghe, contro Galles e Irlanda, e perso quelle in trasferta. Il trequarti del Hawick ha messo due punti sul tabellino trasformando ancora una meta di Rutheford alla Francia e poi ha centrato l’acca del Galles con un penalty e due trasformazioni sulle mete di Alan Tomes e Andy Irvine.

In primavera la Scozia si è recata in tournée in Nuova Zelanda, dove ha vinto cinque gare e perso le altre tre, tra cui entrambi i test match con gli All Blacks. Renwick li ha giocati entrambi, realizzando un drop nel secondo ad Auckland, un gesto tecnico che da questo momento diventerà il suo marchio di fabbrica. Quindi, il successivo 19 dicembre a Murrayfield, ha marcato una meta nella partita che ha visto gli Highlanders trionfare con il risultato di 24 a 15.contro l’Australia di Mark Ella.

Nel 1982 la Scozia, dopo anni di pessimi risultati, ha iniziato finalmente a mostrare la sua crescita grazie alle nozioni impartite da Jim Telfer.
Gli uomini in maglia blu notte hanno esordito nel torneo pareggiando 9 a 9 con l’Inghilterra a Murrayfield. Quindi, la seconda giornata, Jim ha realizzato due penalties tra i pali dell’Irlanda, ma gli scozzesi sono usciti dal Lansdowne Road sconfitti con il punteggio palindromo di 12 a 21.
Un paio di settimane più tardi il centro ha siglato un drop alla Francia, battuta sull’erba della capitale scozzese per 16 a 7.
L’ultima giornata ha visto i ragazzi di capitan Roy Laidlaw espugnare l’Arms Park con il risultato di 34 a 18. Era dal 3 febbraio 1962 che non accadeva. La nazionale del Cardo quel giorno ha marcato cinque mete, una con Renwick, il quale ha centrato anche i pali con un altro calcio di rimbalzo.

A causa di un infortunio il numero 12 dell’Hawick non ha preso parte al tour estivo in Australia con la propria nazionale. Il ragazzo è rientrato in rosa per il Cinque nazioni del 1983 dove la Scozia, anche se con margini ristretti, ha perso le prime tre partite del torneo. Durante la prima, giocata a Murrayfield con l’Irlanda, Jim ha realizzato ancora una volta un drop, mentre al Galles ha marcato la sua ultima meta in carriera: la numero 8, metà delle quali segnate ai Dragoni.
Infine, il 5 marzo, è andata in scena la sfida di Twickenham valida per la Calcutta Cup.

Quel giorno la Scozia doveva perdere, lo dicevano tutti. Arrivava da due sconfitte interne con Irlanda e Galles e dalla batosta di Parigi. Gli inglesi, a dire il vero, non erano messi meglio. Avevano pareggiato con il Galles e poi perso le altre due sfide, ma giocavano in casa e questo significava molto. Una lotta per la Calcutta Cup, quindi, ma anche per evitare l’ultimo posto, con i bianchi avvantaggiati dal mito del loro stadio ed il suo pubblico rumoroso. Gli uomini del Cardo avevano tolto il ruolo di capitano a Roy Laidlaw e investito il pilone Jim Aitken. Possedevano una buona mischia, con la prima linea formata dallo stesso Aitken, da Colin Deans e da Iain Milne, e trequarti che giocavano il loro rugby con impegno. L’orchestra era diretta dal rientrante John Rutheford, fino a quel momento assente per infortunio, e dal mediano di mischia Roy Laidlaw.
L’Inghilterra ha fatto del suo meglio nei primi 20 minuti, poi è uscita la Scozia, che da lì in poi ha creduto veramente alla possibilità di vincere. Due mete; di Laidlaw, il quale, dopo avere smesso la fascia da capitano, sembrava alleggerito da un peso, e del seconda linea Tom Smith, ex giocatore di basket al suo debutto internazionale. Quindi, una sfida di piazzati tra i due estremi, l’inglese Dusty Hare e lo scozzese Peter Dods, che ne hanno realizzati tre a testa. Per finire, un gioiello ciascuno sotto forma di drop di Ketih Robertson e John Horton. Il risultato è stato di 22 a 12 per la Scozia ed era la prima vittoria sugli Auld Enemy dal 1976, nonché la prima a Londra dal 1971. Sopra il Vallo di Adriano è esplosa la festa, ma da allora la nazionale scozzese non ha più trionfato a Twickenham.

Five Nations - England v Scotland

A causa di un infortunio patito durante il torneo Seven di Langholm, Jim non disputato il Cinque Nazioni del 1984, quello che ha portato agli Highlanders il loro primo Grande Slam da quando il torneo era passato da quattro a cinque nazioni. Il ragazzo è sceso in campo il 12 maggio a Bucarest, dove la Scozia ha perso 22 a 28.
È stata questa l’ultima partita internazionale del trequarti centro di Hawick, che con i suoi 52 caps ha superato il record di Andy Irvine ed è diventato il giocatore con più presenze della Scozia. Un record rimasto tale fino alla prima Coppa del Mondo.
Per la propria nazionale Jim ha totalizzato 8 mete, 4 drop, 5 penalties e 4 trasformazioni, per un totale di 67 punti.

Il 1 gennaio del 2000, subito dopo i botti di capodanno, Jim è sceso al Mansfield Park, lo stadio dell’Hawick, ha acceso i riflettori, ha preso una palla e si è messo a calciarla in mezzo ai pali, diventando così la prima persona al mondo a realizzare un penalty nello stadio in cui ha combattuto mille battaglie: “Non riuscivo a pensare ad un modo migliore di iniziare il nuovo millennio.”

Attraverso la Winning Scotland Foundation, Renwick è stato il mentore di Stuart Hogg, il giocatore internazionale che, dopo di lui, a seguito di un gap di 40 anni, ha esordire con la Scozia da adolescente.

Jim e la moglie Jane hanno sette figli.

 

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