Jerry Collins: All Black Terminator

(di Roberto Vanazzi)

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.” (John Belushi, dal film Animal House)

Lo chiamavano Terminator, a causa dei micidiali placcaggi e dell’atteggiamento intimidatorio con cui si presentava in campo, e anche Guinness, per la chioma bionda sulla pelle scura. Lui è Jerry Collins, l’abrasivo blindside flanker, e a volte anche terza centro, degli All Blacks del nuovo millennio: uno dei giocatori più duri ad avere indossato la maglia con la felce. Collins è stato spesso criticato per il suo modo di giocare, per così dire, unidimensionale. Come terza linea sul lato chiuso egli non possedeva la finezza di alcuni illustri predecessori, come Alan Whetton e Ian Kirkpatrick, e non è stato neppure troppo prolifico, avendo segnato solo cinque mete. Ciò nonostante, la sua convocazione non è mai stata contestata e la sua rocciosa presenza nel pack della nazionale neozelandese ha sempre suscitato entusiasmo. Jerry era tanto temuto dagli avversari quanto amato dal proprio pubblico. Al momento in cui si è ritirato dal rugby internazionale e ha deciso di lasciare la Nuova Zelanda per provare l’avventura in Europa, nel 2008, era considerato un eroe popolare.

Jerry Collins

Jerry Collins

Jerry Collins è nato giovedi 4 novembre 1980 ad Apia, la capitale delle isole Samoa, ma ancora bambino si è trasferito a Porirua, una cittadina vicina a Wellington, in Nuova Zelanda. Cugino di Tana Umaga, Collins ha iniziato il suo rugby con la squadra del college in cui studiava, il St.Patricks di Wellington, guadagnandosi la chiamata per la nazionale delle scuole secondarie nella stagione 1997/98.

Giocatore del Northern United, a soli 18 anni, grazie alle sue doti atletiche e di leadership, Collins è diventato capitano del club di Porirua per disputare la Wellington’s Premier Competition.

Conquistata la convocazione per la nazionale Under19, Jerry ha vinto la Coppa del Mondo di categoria del1998, dov’è stato eletto miglior giocatore del torneo. Nel 1999, invece, Jerry ha fatto parte dei New Zealand Colts.

Sempre nel 1999, il ragazzo di Apia ha iniziato l’avventura a livello provinciale tra le fila dei Wellington Lions, con i quali, nel 2000, ha conquistato il campionato NPC dopo avere sconfitto in finale Bay Of Planty. Durante la stagione, però, Collins ha subito la frattura di una gamba, che lo ha costretto a posticipare l’ingresso nel Super Rugby di un anno. È stato nel 2001, infatti, che il nativo di Samoa è stato inserito nella line-up degli Hurricanes, la franchigia della provincia della capitale.

Sempre nel 2001, esattamente il 23 giugno, il coach degli All Blacks Wayne Smith ha fatto debuttare Jerry al Lancaster Park di Christchurch, schierandolo openside flanker nella sfida contro l’Argentina capitanata da Lisandro Arbizu. Per la cronaca, la gara è stata vinta dai padroni di casa 67 a 19.

A causa di un altro infortunio il ragazzo ha dovuto aspettare due anni per ottenere il  successivo cap internazionale. Il rientro è avvenuto il 14 giugno 2003, a seguito di un’ottima stagione di Super Rugby, quando si è alzato dalla panchina dalla panchina per giocare con l’Inghilterra, nella sua Wellington. Quel giorno i sudditi dei Windsor hanno violato il Westpack Stadium vincendo 15 a 13.

Una settimana più tardi, con il Galles a Hamilton, Jerry ha giocato terza linea centro. È in questo ruolo che il ragazzo ha gustato la sua prima vittoria nel Tri Nations ed è sempre con il numero 8 che ha partecipato alla Rugby World Cup in Australia.

Colins è sceso in campo in tutte le partite che gli All Blacks hanno disputato durante il mondiale, a cominciare dall’11 ottobre, giorno dell’esordio al Telstra Dome di Melbourne contr0 l’Italia. La partita è finita con ben undici mete da parte dei neri, per un risultato finale di 70 a 7. Il seguente match non è stato da meno. Questa volta la vittima sacrificale si chiamava Canada e la sua linea di meta è stata oltrepassata dieci volte, tra cui un poker di Mils Muliaina. Terzo incontro, terza tonnellata di punti: con Tonga è finita 91 a 7, grazie a dodici marcature. La partita più dura, per modo di dire, è stata con il Galles, dove le mete segnate sono state “soltanto” otto, con doppiette di Dough Howlett e Joe Rokocoko. Questa volta, però, anche la linea degli All Blacks è stata violata quattro volte, per un risultato, tutto sommato nei limiti, di 53 a 37.
Nei quarti gli uomini di John Mitchell hanno continuato il loro impressionante ruolino di marcia, sconfiggendo senza fatica gli Springboks 29 a 9. A quel punto, però, qualche cosa si è inceppato. Al Telstra Stadium di Sydney, nella semifinale con i padroni di casa, gli All Blacks sono stati costretti alla resa. La doccia fredda è arrivata dopo soli 10 minuti di gioco, quando Stirling Mortlock ha intercettato un passaggio sbagliato di Carlos Spencer e ha corso per tutta la lunghezza del campo sino a depositare l’ovale in meta. La trasformazione di Elton Flatley e due penalties della stessa apertura hanno portato i Wallabies sul 13 a 0. Solo allora gli All Blacks hanno fatto gli All Blacks e sono andati oltre la linea bianca con Reuben Thorne. Nella ripresa hanno segnato solo i cecchini: tre volte Flatley e una Leon McDonald, con il tabellone che alla fine segnalava: Australia 22 – Nuova Zelanda 10. In seguito gli All Blacks hanno battuto la Francia 40 a 13 nella finale di consolazione, oltrepassando sei volte la linea proibita. Poi, hanno fatto le valige e sono tornati mestamente nel Paese della Lunga Nuvola Bianca.

Nel 2004 Terminator è stato finalmente utilizzato nella sua posizione più consona di blindside flanker e con l’arrivo sulle scene del terza centro Rodney So’oialo, suo compagno negli Hurricanes, da questo momento Collins ha indossato in maniera definitiva la maglia numero 6. Il 24 giugno di quell’anno, durante una gara a Buenos Aires, che la Nuova Zelanda ha vinto con poco scarto, Sir Graham Henry gli ha affidato la fascia da capitano della squadra. Cinque mesi più tardi, il 27 novembre allo Stade De France, Collins ha segnato alla Francia la sua prima meta internazionale.

Nell’estate del 2005 i British & Irish Lions sono approdati in Nuova Zelanda per l’undicesima volta nella loro storia. I rossi erano guidati da Clive Wooward, il coach che due anni prima aveva portato l’Inghilterra sul tetto del mondo. Come capitano era stato scelto Brian O’Driscoll, ma, a causa di un infortunio nel primo test match, la fascia è in seguito passata al braccio del gallese Gareth Thomas. Jerry ha giocato tutti i test match, in una terza linea formata, oltre che da lui, dall’openside Richie McCaw e dal terza centro Rodney So’oialo. Il flanker di Apia ha incontrato i britannici anche il 15 giugno, quando sono approdati a Wellington per affrontare il club di casa. Se la gara infrasettimanale è stata persa (6 a 23) questo non si può dire per quanto riguarda le sfide ufficiali. I Tuttineri, infatti, hanno conquistato la serie vincendo tre gare su tre.
Il primo test è stato giocato al Jade Stadium di Christchurch. I padroni di casa hanno realizzato 21 punti, lasciando agli ospiti venuti dal nord solo un penalty di Jonny Wilkinson. Quel giorno i Lions non hanno solo perso la sfida, ma anche il loro capitano Brian O’Driscoll, dopo due minuti di gioco, a causa di un doppio micidiale placcaggio da parte di Tana Umaga e Keven Mealamu, che gli ha causato una lussazione alla spalla.
Dalla partita dei record contro Manawatu, finita 109 a 6, i Lions sono passati al punto più basso dei loro centoquattordici anni di storia. Al Westpac Stadium di Wellington è finita 48 a 18, il peggior risultato di sempre conseguito nei test con gli All Blacks. I padroni di casa hanno realizzato cinque mete, tra cui una doppietta di Dan Carter.
Nonostante la serie fosse già nelle loro mani, i ragazzi di Graham Henry hanno infierito sui Leoni anche nel terzo test match. A Auckland è finita 38 a 18, con altre cinque marcature realizzate. Questa volta la doppietta è stata realizzata dal capitano Tana Umaga.

Non si era ancora spenta l’eco della vittroria sui British & Irish Lions, che la Nuova Zelanda si è aggiudicata anche il Tri Nations, vincendo tutte le gare tranne quella di apertura a Pretoria, contro i campioni in carica sudafricani. Collins ha giocato le prime tre sfide del torneo, poi è stato costretto a fermarsi a causa di un infortunio.

Terminator è tornato in squadra in tempo per affrontare Galles e Inghilterra nel tour di fine anno in Europa, dove gli All Blacks hanno concluso il magico 2005 conquistando il Grande Slam dopo quello ormai lontano del 1978. La sfida di Cardiff festeggiava i cento anni dal primo incontro tra le due squadre. Gli All Blacks hanno realizzato cinque mete, una hat trick di Rico Gear e una doppietta di Dan Carter, autore anche di 26 punti al piede, a fronte di un piazzato di Gareth Thomas. Risultato finale: 41 a 3.
Collins ha saltato la partita al Lansdowne Road, terminata con l’asfaltata ai verdi per 45 a 7, ma ha fatto parte del XV che una settimana più tardi ha conquistato Twickenham. A dire il vero, è stata questa la gara più difficile del tour. Dopo 80 minuti di combattimento al limite della correttezza, gli uomini di Graham Henry sono riusciti ad imporsi con un minimo scarto per 23 a 19, grazie alle mete di Tana Umaga e Keven Mealamu e al solito piede fatato di Carter.
Lo Slam è stato consumato a Murrayfield, dove i neri hanno vinto 29 a 9, con Jerry Collins in tribuna, sostituito da Angus MacDonald.
Alla fine di questo tour è finita l’era del grande capitano Tana Umaga, che si è ritirato dal rugby internazionale, ed è cominciata quella di uno, se possibile, ancora più grande: Richie McCaw.

Nel 2006 la Nuova Zelanda ha conquistato un altro titolo del Tri Nations. Il torneo quell’anno prevedeva che le squadre s’incontrassero tre volte, per un totale di sei partite a testa. Collins ne ha giocate cinque, le tre vittorie sull’Australia, che hanno sancito il predominio All Blacks in Bledisloe Cup, e le ultime due con gli Springboks, entrambe in Sudafrica: una vinta e l’altra persa con un solo punto di scarto.

In autunno i neozelandesi sono riusciti a bissare anche il Grande Slam in Europa. I ragazzi di capitan McCaw hanno disputato e vinto quattro gare nel nord del mondo: con Inghilterra, Galles e due volte con la Francia. Terminator non ha giocato a Twickenham, dove gli All Blacks hanno vinto 41 a 20, ma era nel XV titolare nelle altre tre sfide.
A Lione i neri hanno letteralmente asfaltato i padroni di casa con un secco 47 a 3, varcando la linea Maginot ben sette volte. Anche l’altro incontro con i Blues, a Parigi, non ha creato particolari problemi, nonostante il risultato si sia risolto in un più contenuto 23 a 11. Infine, a Cardiff, dove si è completato il trionfo, gli schiacciasassi kiwis hanno vinto 43 a 20, dopo che i padroni di casa li avevano costretti ad eseguire la Haka nel tunnel che dagli spogliatoi porta al campo, per protestare contro il rifiuto neozelandese di anticipare la loro danza prima dell’inno gallese, come richiesto dalla WRU.

Il 9 giugno 2007 Collins ha marcato la sua seconda meta con la maglia della nazionale; ancora alla Francia, nella sua Wellington. Una settimana più tardi, contro il Canada, causa l’assenza di So’oialo il ragazzo è tornato a ricoprire il ruolo di terza centro. Il 14 luglio, con il Sudafrica nell’ambito del Tri Nations, Jerry è entrato dalla panchina per sostituire addirittura Keith Robinson in seconda linea. Gli All Blacks hanno conquistato per la terza volta consecutiva il torneo, uscendo sconfitti solo dal Melbourne Cricket Ground.

Nel 2007 è andata in scena anche la Coppa del Mondo in Francia.
La Nuova Zelanda ha esordito l’8 settembre a Marsiglia, contro l’Italia. Gli azzurri di Pierre Berbizier hanno oltrepassato due volte la linea bianca, con Marko Stanojevic e Mirco Bergamasco. I Tuttineri, invece, di mete ne hanno marcate undici. Alla scorpacciata ha partecipato anche Collins, che ha realizzato una doppietta nel giro di due minuti: al 68° e al 70° minuto.
Per la sfida seguente con il Portogallo, causa il riposo concesso a Richie McCaw (sostituito come openside da Chris Masoe) Terminator è stato insignito della fascia da capitano. Gli All Blacks hanno asfaltato i lusitani con un mirabolante 108 a 13. Sedici mete realizzate, quattordici delle quali trasformate da Nick Evans. Eppure per i portoghesi l’unica volta che hanno varcato la linea avversaria, per mano di Rui Cordeiro, è stato come vincere il mondiale.
Collins è stato lasciato a riposo con la Scozia, ma contro la Romania ha ottenuto di nuovo l’onore di essere lo skipper della squadra. La sfida ha visto i suoi uomini varcare la linea avversaria tredici volte, con Jerry che ci ha messo del suo passando l’ovale con uno stupendo sottomano a Joe Rokocoko per una delle sue tre mete.

A quel punto, se ci fosse un film da proiettare questi sarebbe “la caduta degli dei”. Nei quarti di finale, sotto il tetto apribile del Millenium Stadium di Cardiff, contro la Francia, quella macchina perfetta capace di stritolare ogni avversario si è inceppata. Alla mezz’ora gli All Blacks erano avanti 13 a 0, grazie a due penalties di Dan Carter e alla meta di Luke McAllister trasformata dall’apertura. La Francia sembrava annichilita e ha saputo rispondere solo con un piazzato di Lionel Beauxis alla fine del tempo, tanto per non andare a riposo con lo zero sul tabellone. Nella ripresa i francesi hanno prima piazzato ancora con Beauxis, quindi hanno marcato con Thierry Dusautoir. Grazie alla trasformazione del loro numero 10 si sono ritrovati in parità. Dopo una manciata di minuti la Nuova Zelanda ha varcato la linea di meta con Rodney So’oialo. Sembrava il colpo di grazia, ma l’errore sulla trasformazione alla fine avrà il suo peso nel computo finale dei punti. Poco dopo, infatti, la Francia ha trovato cinque punti grazie alla meta di Yannick Jauzion, viziata da un evidente passaggio in avanti, e altri due con la trasformazione di Jean-Baptiste Elissalde. Mancavano 10 minuti e gli uomini di Raphaël Ibañez erano avanti 20 a 18, un risultato che, nonostante l’assalto della marea nera, non cambierà più.

Nel mese di ottobre, in seguito all’uscita della Nuova Zelanda dalla Coppa del Mondo,  mentre si trovava in vacanza nel Devon, in Inghilterra, Collins è stato notato dal coach del Barnstaple RFC Kevin Squire, il quale lo ha invitato a vedere la partita della sua squadra durante il fine settimana. Con grande sorpresa del club, il flanker ha chiesto a Squire se gli fosse dispiaciuto che lui prendesse parte ad una sessione di coaching con la squadra juniores. Dopo aver fatto questo, Kevin Squire ha ringraziato Collins, domandandogli se c’era qualcosa cosa che potevano fare per ripagarlo. Jerry ha risposto che voleva solo giocare a rugby. Così, il sabato successivo è entrato in campo con la maglia bianco-rossa per il secondo incontro di campionato, contro Newton Abbot. Poche settimane dopo, quando ha giocato con i Barbarians contro una selezione sudafricana, Collins ha indossato i calzettoni del Barnstaple.

Il 3 dicembre 2008 Jerry è sceso in campo ancora con la maglia dei Barbarians per affrontare l’Australia. Era la sua quarta presenza per i Baa-baas, ma è stata questa la prima gara ufficiale, in quanto le altre non avevano assegnato alcun cap. Per l’occasione il flanker ha realizzato una splendida meta, anche se alla fine hanno vinto i Wallabies 18 a 11.

Prima di questa sfida, il 24 maggio, Collins aveva disputato la sua ultima partita per gli Hurricanes: la numero 74. Si tratta della semifinale del Super Rugby 2008, persa 22 a 33 per mano dei Crusaders. A causa di un infortunio Jerry non è mai stato al massimo in quella stagione, ma aveva solo 27 anni e la sua uscita dal rugby neozelandese è apparsa a tutti prematura.

A quel punto Terminator è stato contattato dal Munster, ma lui ha preferito accettare l’offerta del Tolone, la squadra in cui militavano altri All Blacks quali Andrew Mehrtens, Anton Oliver, Saimone Taumoepeau, Nathan Mauger e, soprattutto, Tana Umaga, che di quel club era il direttore sportivo. Nell’Alta Garonna Jerry è rimasto una sola stagione, segnando tre mete nel Top14 e una in Challenge Cup. Poi, nel 2009 ha firmato per gli Ospreys.

L’anno in cui Jerry è arrivato in Galles la franchigia di Swansea ha vinto per la terza volta la Celtic League, in quella che è stata l’ultima edizione senza le squadre italiane. Gli Ospreys hanno sconfitto in finale il Leinster a Dublino per 17 a 12, con le mete di Tommy Bowe e Lee Byrne. Durante la stagione, Collins ha totalizzato tre mete in Celtic e una in Heineken Cup.

Il 4 giugno, sempre del 2009, Collins ha ricevuto il suo quinto invito da parte dei Barbarians. Quel giorno ha sfidato di nuovo l’Australia, ma il risultato è stato differente rispetto a sei mesi prima. I bianco-neri, infatti, hanno vinto 55 a 7.

Dopo un’altra stagione con gli Ospreys, conclusa con la sconfitta nella semifinale di campionato per mano del Munster, nel 2011 Jerry è stato ingaggiato dai Yamaha Júbilo di Iwata, nella Top League giapponese.

Due anni dopo il suo arrivo nel Paese del Sol Levante, Collins è stato arrestato dalla polizia giapponese in quanto trovato in possesso di un coltello da 17 centimetri in un grande magazzino nella città di Hamamatsu. L’ex All Black si è giustificato dicendo di avere rievuto minacce da parte di una banda formata da lavoratori brasiliani che avevano preso in antipatia i giocatori di rugby stranieri, e che portava il coltello per sua difesa personale. Jerry ha dichiarato di sentirsi sollevato per essere stato arrestato, in quanto temeva per la propria vita.

A quel punto Terminator ha deciso di prendersi un anno sabbatico, ma, nel gennaio del 2015, ha firmato per il Narbonne, squadra che naviga nelle parti passe del campionato di ProD2. Il trentaquatrenne ex All Black è stato chiamato per sostituire l’australiano Rocky Elsom, che ha novembre aveva subito un infortunio alla spalla.

Il 5 giugno 2015, alle 3,10 del mattino, Jerry è stato coinvolto in un terribile incidente nei pressi di Beziers, nel sud della Francia. L’auto su cui viaggiavano l’ex All Black e la sua famiglia, di ritorno da una cena a casa dei fratelli Tuilagi a Perpignan, è stata colpita da un autobus proveniente dal Portogallo che l’ha mandata a sbattere contro la barriera di sicurezza. Purtroppo per lui e per la moglie Alana, che era alla guida, non c’è stato niente da fare. L’ultimo atto di Jerry, quando si è reso conto di quello che stava succedendo, è stato quello di fare scudo con il suo corpo alla piccola Ayla, la figlia di appena dieci settimane, salvandole la vita; un estremo gesto di amore e generosità di questo grande campione.

 

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