Jeff Wilson: la spina nel fianco

(di Roberto Vanazzi)

Siamo la squadra più dominante della storia.” (Jeff Wilson)

Se mai c’è stato un soprannome che riassume perfettamente la carriera sportiva di un individuo questo è Goldie, affibbiato nel 1993 dai membri della squadra All Black in tour nel Regno Unito alla stella nascente del rugby neozelandese Jeff Wilson. Questo ragazzo, infatti, è stato uno dei più dotati sportivi che la Nuova Zelanda abbia mai prodotto e non è difficile pensare che avrebbe eccelso in qualunque disciplina avesse scelto di specializzarsi. Tanto per citarne un paio, prima ha vinto il campionato studentesco di basket e, inseguito, ha rappresentato la propria nazione agli Internationals di cricket.

Particolarmente letale nella stagione 1996-1997, Jeff Wilson è stato un giocatore completo: sapeva correre veloce, calciare, difendere, il tutto con notevole precisione e abilità. Il biondo trequarti aveva anche un grande fiuto per andare in meta, come dimostrano le 44 segnature in 60 partite, tutte festeggiate con il suo “tuffo del cigno”. Anche se successivamente il record è stato battuto da Christian Cullen e da Dough Howlett, egli è stato a lungo il marcatore più prolifico della Nuova Zelanda, tanto da superare anche una leggenda vivente come John Kirwan.

Jeff Wilson

Jeff Wilson

Nato a Invercargill, il 24 ottobre 1973, Jeffrey William Wilson è salito presto agli onori della cronaca nel mondo della palla ovale quando, studente presso la Cargill High School, ha sbalordito tutti totalizzando 66 punti in un’unica partita, con 9 mete (che all’epoca valevano quattro punti l’una) e 15 trasformazioni.

Nel 1992, Jeff ha marcato una meta sensazionale giocando nel ruolo di estremo per la nazionale delle scuole secondarie contro l’Australia: un segno precoce del suo enorme potenziale. Ma, a differenza di altri studenti prodigio, Wilson si è rapidamente adattato anche ai livelli più elevati, e ha fatto il suo esordio per Southland mentre era ancora tra i banchi di scuola.

Un anno dopo Jeff si è trasferito a Dunedin, dove ha intrapreso il tirocinio per diventare insegnante, ed è entrato a far parte della squadra di Otago, che a quel tempo era uno dei migliori team provinciali del Paese. Basta pensare che tra i suoi compagni di squadra c’erano personaggi del calibro di Stu Forster, Stephen Bachop, John Leslie, Marc Ellis e John Timu. Nonostante questo firmamemto di stelle, Wilson è riuscito a farsi notare marcando una splendida meta con la quale ha garantito a Otago la vittoria a sorpresa su Auckland, nel match di NPC a Carisbrook. Grazie anche a questo, il coach degli All Blacks, Laurie Mains, ha preferito Wilson al grande John Kirwan per il tour del 1993 in Scozia e Inghilterra.

Al suo arrivo in terra d’Albione, Jeff ha immediatamente catturato l’attenzione dei media inglesi in un modo che pochi giocatori di rugby d’oltremare avevano fatto prima, ed è stato perseguitato senza sosta da fotografi e giornalisti. Da un punto di vista prettamente rugbistico, per la Nuova Zelanda, che arrivava dalla vittoria sui British Lions e aveva da poco conquistato la Bledlisoe Cup, il tour è iniziato alla perfezione. I neri hanno giocato le prime dieci partite vincendole tutte con facilità, segnando 315 punti. Il test di debutto di Jeff è arrivato il 20 novembre contro la Scozia a Murrayfield, un trionfo con un margine record di 51 a 15. Per l’occasione il ragazzo ha marcato tre mete e ne ha anche trasformata una quando il kicker Matt Cooper è stato costretto a uscire per una ferita. Tutto ciò che restava per completare il Grande Slam era sconfiggere gli inglesi nel loro tempio di Twickenham. Con Cooper ancora infortunato,e Grant Fox rimasto in patria, il compito di calciare è stato affidato fin dall’inizio proprio a Wilson. La gara però, si è trasformata in una sorta di incubo personale per il ragazzo, il quale ha sbagliato cinque tiri su otto. La frustrazione della Nuova Zelanda si è trasformata nell’indisciplina e l’Inghilterra ha vinto con un meritato 15 a 9. Dalle stelle alle stalle in soli sette giorni: questo è stato l’esordio di Goldie a 20 anni appena compiuti.

Jeff ha dovuto aspettare un tempo relativamente lungo prima che il suo talento si convertisse in caps e in punti. All’inizio della stagione 1994, nei due test contro la Francia, era emerso un certo Jonah Lomu, e con John Kirwan tornato al suo posto e John Timu passato da estremo ad ala, Wilson ha giocato una sola gara, tra l’altro una sconfitta per 16 a 20 contro l’Australia in Bledisloe Cup. Jeff avrebbe potuto segnare e vincere la sfida negli ultimi minuti, quando con una corsa piena di dribbling è arrivato a pochi centimetri dalla linea di meta. Purtroppo per lui, questa gli è stata negata dalla sorprendente opposizione del mediano di mischia George Gregan, che gli ha tolto l’ovale dalle mani.

La sua meta Jeff l’ha marcata circa diciotto mesi più tardi, entrando nel tabellino dei marcatori nello stratosferico 73 a 7 rifilato al Canada a Auckland.

Durante la Coppa del Mondo 1995 Jeff si è trovato offuscato dalla spettacolare ascesa di Jonah Lomu e ha goduto solo di tre mete nell’arco del torneo, tutte siglate nella vittoria record per 145 a 17 con la quale la Nuova Zelanda ha disintegrato il Giappone nella fase a gironi. C’è da dire che Jeff, insieme a Andrew Merhtens, è stato uno dei più colpiti dall’intossicazione alimentare che ha devastato gli All Blacks prima della finale. Dopo avere lottato invano per tutto il primo tempo, l’ala è stata scortata alla toilette e non è più rientrata in campo. Se qualcuno nutriva dubbi circa la gravità della situazione della squadra neozelandese, questi sono stati annullati dalle immagini televisive di Jeff in disparte che stava male.

Se il mondiale sudafricano rappresenta il momento più buio della carriera di Goldie, la stagione seguente è stata decisamente una delle migliori. Ormai fisicamente maturo e temprato dalle delusioni che il rugby e la vita avevano da offrire, Jeff ha iniziato a volare alto. Con John Hart subentrato a Laurie Mains sulla panchina degli All Blacks, il trequarti di Invercargill è sempre stato convocato. Lui ha ampiamente ripagato la fiducia, prima svolgendo un ruolo importante nel torneo che ha visto la Nuova Zelanda conquistare il Tri Nations, con una sua meta segnata all’Australia, quindi, realizzando altre 3 mete nell’arco di 7 giorni nei test di quella stagione contro il Sudafrica. Insomma, il 1996 può essere visto come il trampolino di lancio della carriera di Jeff Wilson.

Lo stesso anno Jeff ha iniziato la sua avventura nel Super 12 con la franchigia degli Highlanders.

Nel 1997 Wilson e la Nuova Zelanda hanno proseguito sulla stessa lunghezza d’onda dell’anno precedente, annientando ogni squadra che si presentava loro davanti. Prima di tutto ci sono state le cinque mete che l’ala ha segnato contro le Fiji al North Harbour Stadium di Albany, a una sola lunghezza dal record stabilito da Marc Ellis contro il Giappone. Poi, è arrivato un altro titolo del Tri Nations. La lunga stagione si è conclusa con il successo, anche se faticoso, del tour nel Regno Unito, dove gli All Blacks hanno vinto tre test match e pareggiato il quarto a Londra con il XV della Rosa. Il biondo trequarti ha segnato 3 mete nei match ufficiali, 2 all’Irlanda e 1 all’Inghilterra.

Il 1998, però, è andato diversamente. Dopo un paio di vittorie casalinghe contro l’Inghilterra, i neri hanno iniziato una lunga serie negativa che li ha portati a perdere tutte le partite del Tri Nations, subendo quindi un netto 0 a 3 nella serie per la Bledisloe Cup. Era stata quella la seconda volta nella storia che gli All Blacks subivano un whitewash dagli Aussies: la prima risaliva al lontano 1949. C’erano diverse ragioni per quelle prestazioni deludenti. Una di queste era la bassa produttività della loro backline. In quella stagione, infatti, talentuosi trequarti quali Christian Cullen, Jeff Wilson, Tana Umaga e Jonah Lomu si sono divisi tra loro soltanto due mete, una statistica incredibilmente bassa data la loro produzione nel corso degli ultimi due anni.

Le cose cominciarono a migliorare nel 1999, quando gli All Blacks hanno riconquistato il Tri Nations, nonostante una sconfitta dolorosa contro l’Australia a Sydney per 7 a 28. Per quanto riguarda Wilson, egli ha iniziato la stagione rifilando 4 mete a Samoa ad Albany e una agli Springboks, ai quali ha dedicato anche con un drop.

I problemi per i neri si sono ripresentati durante la Coppa del Mondo nel Regno Unito. La difesa era ancora fragile. Per dare spazio a tutti i talentuosi trequarti che aveva nella line-up, Hart ha fatto giocare Lomu e Umaga sulle ali, Cullen al centro e Wilson estremo. Ultimamente, infatti, una delle sue migliori performance Jeff l’aveva sciorinata con la maglia numero 15 di Otago, nella gara di NPC contro Wellington all’Athletic Park. In quel mondiale Jeff è andato in meta 3 volte contro l’Italia, gara in cui ha superato il record nazionale di Kirwan, e una con Inghilterra, Scozia e Francia. Contro i galletti, nella semifinale di Twickenham, tutto è andato storto per i neri, i quali hanno subito un netto 31 a 43, che ha annichilito i loro sogni di gloria. Col senno di poi, la soluzione migliore sarebbe stata lasciare Cullen a estremo, Wilson e Lomu sulle ali e Umaga al centro.

Jeff_WilsonQuando Jeff è tornato a casa dopo il mondiale era sfinito, sia mentalmente che fisicamente. Il ragazzo aveva giocato 41 gare consecutive dal 1996 e stava cominciando a sentire la tensione. Come risultato, per la stagione 2000 si è messo in aspettativa, tornando poi nel 2001 dove ha giocato 4 gare come ala e 2 da estremo. Purtroppo, gli All Blacks sono stati costretti a guardare gli australiani conquistare ancora il titolo del Tri Nations e la Bledisloe Cup. Con una notevole inversione di tendenza, i loro rivali in maglia oro avevano ormai sconfitto gli All Blacks in sette gare su nove dal 1997. Le uniche soddisfazioni per Goldie sono arrivate da 2 mete marcate contro l’Argentina a Christchurch e da quelle rifilate a Samoa, alla Francia e agli stessi Wallabies.

Nel 2002, dopo avere disputato un magnifico Super 12 con gli Highlanders (la squadra è arrivata quarta dopo avere perso la semifinale dei play off contro i Crusaders) sembrava che Wilson fosse destinato a proseguire la sua carriera negli All Blacks ancora a lungo A maggio, però, il ragazzo ha sbalordito tutti annunciando il ritiro dal rugby, a soli 28 anni. L’ala ha spiegato che la decisione era stata presa a seguito di un desiderio di soddisfare le sue ambizioni nel cricket, sport che aveva accantonato nel 1996. Anche se la notizia è stata accolta con tristezza nell’ambiente della nazionale, tra i suoi fans non c’era risentimento, anzi, essi hanno reso omaggio a questo atleta che aveva indossato la maglia della loro squadra con dignità e orgoglio per tanti anni. La sua ultima partita in nero è rimasta così quella giocata il 26 agosto del 2001 a Auckland contro il Sudafrica, vinta 26 a 15.

Dopo il ritiro Jeff ha trascorso i successivi mesi allevando cavalli in una fattoria di Canterbury.

Nel 2003 l’ex All Black ha ricevuto la croce del New Zealand Order of Merit per i servizi resi al Paese con il Rugby. Nel maggio del 2006, Jeff ha accettato una posizione nella Rugby Football Union di Otago, per promuovere il rugby all’interno della regione di Otago-Southland.

Jeff Wilson è in seguito diventato vice-allenatore della squadra di North Harbour Rugby in Coppa ITM, torneo delle province neozelandesi, incarico che ha mantenuto sino al 2012. Quell’anno è stato annunciato che Wilson  si sarebbe unito a Pat Lam e Bryce Woodvard nello staff tecnico degli Auckland Blues per la stagione 2012-2013. Invece, nel 2013 l’ex trequarti è diventato un commentatore di sport per la radio, con Ian Smith e Nathan Rarere, in LiveSport Radios Breakfast of Champions.

 

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