Jeff Probyn: meglio tardi che mai

(di Roberto Vanazzi)

“Giocare in prima linea significa prendersi dita negli occhi, pugni, calci, morsi; insomma, un sacco di cose belle” (Jeff Probyn)

Se si entra nel bar di un qualsiasi club rugbistico del mondo è facile incontrare tre ragazzi bassi e larghi, con le orecchie a forma di cavolfiore. Saranno sicuramente in piedi e avranno la stessa posizione di quando sono sul campo, con il tallonatore in mezzo ai due piloni. Si tratta di un fatto istintivo, perchè i tre giocatori che compongono la prima linea in una squadra di rugby hanno un legame che non ha paragoni. Questo, almeno, è quanto dice Jeff Probyn, il pilone della nazionale inglese che ha ingaggiato mischie dalla fine degli anni ’80 a metà del decennio seguente, vincendo due volte il Grande Slam. Ancora oggi, quando lui si va a bere una birra con i vecchi compagni di squadra, gli viene naturale mettersi alla destra di Brian Moore, mentre l’altro pilone, Paul Rendall, si dispone a sinistra.

Una delle indicazioni più rilevanti dell’inefficienza del sistema di selezione che vigeva nella nazionale inglese durante gli anni ’80, sta nel fatto che un atleta dotato di ottima tecnica qual’era Jeff Probyn ha dovuto compiere 31 anni prima di fare il suo debutto internazionale. Probyn era un pilone abbastanza leggero per i moderni standard internazionali (1,80 metri per 99 chili) ma possedeva un fisico particolare, che è stato la causa principale della sua efficacia in mischia: fianchi larghi e spalle strette, inclinate ad angolo acuto, che l’hanno sempre fatto paragonare a un albero di Natale.

Jeff Probyn

Jeff Probyn

Jeffrey Alan Probyn è nato il 27 aprile 1956, a East London. A 20 anni ancora da compiere è passato dall’Askeans ai più  quotati London Wasps, con i quali ha debuttato il 26 aprile 1986 contro Bath.

L’anno seguente Jeff è stato selezionato per la Coppa del Mondo in Australia e Nuova Zelanda, ma alla fine non vi ha partecipato. Così è stato costretto ad attendere il Cinque Nazioni del 1988 per indossare finalmente la maglia bianca con la rosa. Il suo primo cap ha visto una sconfitta per 9 a 10 contro la Francia a Parigi, dove Probyn ha giocato in prima linea con il suo compagno di club Paul Rendall ed il tallonatore Brian Moore.

Jeff ha immediatamente recuperato il tempo perduto e ha disputato 37 delle successive 44 partite internazionali dell’Inghilterra, diventando uno dei migliori piloni destri della Gran Bretagna. Ad un certo punto della sua carriera, egli è stato anche votato “migliore pilone del mondo” e, in quanto tale, ha fatto parte di varie campagne pubblicitarie, tra cui quelle per la Nike e della Cotton Traders. Tuttavia, per lui la gioia del trionfo ci ha messo un bel po’ ad arrivare. Gli inglesi, infatti, hanno fallito il Cinque Nazioni 1989, quando hanno perso l’ultima sfida con il Galles all’Arms Park.
Il 13 maggio di quell’anno Jeff ha comunque avuto l’onore di segnare la sua prima meta internazionale, durante la partita vinta 58 a 3 contro la Romania a Bucarest.

Nel 1990 gli inglesi si sono visti sfuggire ancora campionato e Grande Slam, a causa della sconfitta subita nella leggendaria sfida di Murrayfield contro la Scozia di David Sole. Quella stessa stagione, però, Probyn si è consolato prima marcando all’Irlanda la sua seconda meta con la maglia della nazionale, quindi vincendo il campionato con i Wasps, che hanno sopravanzato Gloucester di un solo punto.

Il 1991 si è aperto in maniera entusiasmante per il pilone londinese che, durante il tour nel sud del mondo, ha segnato la sua terza meta internazionale, schiacciando l’ovale oltre la linea di Fiji. In quella stagione il coach dei bianchi, Geoff Cooke, ha deciso di sfruttare pienamente la forza dei suoi avanti, per poi vincere le partite con i calci di Rob Andrew e Simon Hodgkinson. In quel modo, l’Inghilterra ha trionfato in tutte e quattro le partite del Cinque Nazioni, conquistando un meritato Grande Slam che non arrivava dal 1980.

Già alla prima giornata si è capito che i sudditi di Sua Maestà facevano sul serio. La trasferta di Cardiff era tabù da 18 anni, cioè dal 19 gennaio 1963, quando gli inglesi si erano imposti per 13 a 6, ma quel giorno è arrivata una vittoria netta, contro un Galles indisciplinato che ha concesso troppi calci al piede preciso di Hodgkinson.
La seconda gara si è disputata a Twickenham ed è stata la rivincita del match dell’anno precedente, contro i campioni in carica della Scozia. 21 a 12 il risultato, con ancora Simon Hodgkinson sugli scudi.
Con la successiva partita di Dublino, l’Inghilterra ha conquistato la Triple Crowne dopo 11 anni. La sfida con il XV del Trifoglio è stato piuttosto equilibrata, almeno sino alla fine del primo tempo. Poi Rory Underwood e Mike Teague hanno oltrepassato entrambi la linea bianca, facendo prendere il largo alla loro squadra.
All’ultima giornata è arrivata a Londra la Francia, anch’essa a punteggio pieno. Si giocava per il titolo e per il Grande Slam. I galletti hanno segnato una meta stupenda con Philippe Saint-André, che ha finalizzato un’azione nata nella propria area di meta dopo un calcio fallito di Hogdkinson e che si è dipanata per tutta la lunghezza del campo. Sembrava che i Blues avessero vita facile, ma un drop di Rob Andrew ha rimesso in sesto la gara e dato coraggio ai compagni. La successiva marcatura di Rory Underwood si è rivelata decisiva per consentire ai bianchi di condurre in porto un più che sufficiente 21 a 19.

jeff

A quel punto l’Inghilterra era ormai la squadra dominante dell’emisfero nord ma, purtroppo, era ancora ben al di sotto del livello raggiunto da Australia e Nuova Zelanda. Il divario con le corazzate dell’emisfero sud è stato reso evidente dalla doppia sconfitta subita per mano dei Wallabies durante l’anno, tra cui la finale dei Mondiali, e da quella con gli All Blacks durante la prima partita dello stesso torneo.

A dire la verità la finale contro l’Australia di Campese, i bianchi l’avrebbero potuta anche vincere, se solo Geoff Cooke non avesse cambiato proprio allora la tattica. Il Grande Slam e le partite sino alla semifinale erano state vinte grazie ad una squadra impostata sulla forza e il dominio degli avanti. Per la finale, però, il coach ha preferito dare spazio ai trequarti ed è finita con i Wallabies che hanno vinto 12 a 6, grazie al pilone Tony Daly, che ha marcato l’unica meta della sfida, e al piede di Michael Lynagh. Per quanto riguarda Jeff Probyn, egli ha disputato cinque gare di quella Coppa del Mondo, compresa la finale.

Nel 1992 Probyn è stato in grado di aggiungere un altro Grande Slam alla sua collezione, quando il XV della Rosa, grazie a uno stile di gioco più veloce e brioso, ha sconfitto tutte le avversarie per il secondo anno consecutivo. Il XV della Rosa ha compiuto una vera e propria marcia trionfale, vincendo ogni partita con punteggi ampi: 25 a 7 alla Scozia a Murrayfield, 38 a 9 all’Irlanda, 24 a 0 al Galles. La partita di Parigi contro la Francia di Philippe Sella, vinta con il risultato palindromo di 31 a 13, è stata, secondo Probyn, la più violenta e fisica della sua carriera. Due espulsi tra le file dei Blues, Vincent Moscato e Gregoire Lascube, e tante risse.

L’anno dopo Jeff ha sofferto la delusione di essere ignorato dai British Lions, un onore che avrebbe meritato, ma che non ha mai ottenuto. Così, il 20 marzo il pilone ha deciso di disputare la sua ultima gara per l’Inghilterra, una sfida persa 3 a 17 contro l’Irlanda a Lansdowne Road. In quella stessa partita, oltre a Jeff, hanno detto addio alla nazionale anche Stuart Barnes, Wade Dooley, Mike Teague, Peter Winterbottom e Jon Webb.
In totale, Probyn ha giocato 37 volte per l’Inghilterra e ha segnato tre mete.

Nel 1995 Jeff ha terminato anche la sua avventura con i Wasps e si è trasferito presso i Bedford Blues, club con il quale è rimasto sino al 1998, anno del suo ritiro definitivo dai campi di gioco.

Una volta in pensione, Jeff è entrato nel comitato esecutivo della Rugby Football Union, rimanendovi sino al 2006.

Probyn è diventato in seguito presidente Onorario del Wooden Spoon, l’associazione caritatevole che aiuta i bambini disagiati di Gran Bretagna e Irlanda. Egli è anche un opinionista televisivo per la Guinness Premiership e co-conduttore accanto a Rhodri Williams nel programma The Show Rugby.

Grazie alle sue eccezionali doti tecniche in mischia chiusa, alcuni giocatori hanno deciso di tagliare le maniche della loro maglietta, poiché convinti che il modo in cui Jeff riusciva ad abbassare la mischia era proprio quella di usare le maniche degli avversari come leva. Nel momento in cui Probyn ha continuato a tenere la mischia incredibilmente bassa, era evidente che il taglio della manica non era necessario.

 

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