Jean-Pierre Rives: il marchio del campione

(di Roberto Vanazzi)

Ho messo la testa dove gli altri non osavano mettere nemmeno i piedi.” (Jean-Pierre Rives)

Il flanker è l’uomo che sta nell’ultima fila di quell’architettura vivente che è la mischia. All’apparenza, ma solo all’apparenza, lontano dal caos, perché il pacchetto non sta unito se lui lavora male. Il flanker è l’uomo che per primo si stacca dal groviglio, per placcare l’avversario che avanza o per avanzare senza farsi placcare, a seconda di chi vince l’ingaggio. Il flanker, per questo motivo, deve essere potente e al tempo stesso veloce: un po’ avanti e po’ trequarti. Uno dei più forti atleti che hanno giocato in questo ruolo è senza dubbio il francese Jean-Pierre Rives, un troisième ligne aile, come si dice nella sua lingua, che in quanto a tecnica, coraggio e agonismo ha avuto pochi eguali.

Durante la sua carriera con la nazionale francese, infatti, Rives è arrivato ad incarnare lo spirito della squadra stessa. Lui era l’uomo che si assumeva tutti i rischi, un’imprevedibile bomba bionda che, grazie all’impegno e alla determinazione, ha superato i pregiudizi di quelle persone che lo vedevano troppo piccolo per giocare a rugby. Soprannominato Casco d’Oro dal celebre commentatore di rugby Roger Couderc, Jean-Pierre è una leggenda che trascende dallo sport, una fonte di ispirazione e un modello che passa attraverso le generazioni e le idee culturali.

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Jean-Pierre Rives

Jean-Pierre Rives è nato a Tolosa il 31 dicembre 1952. Suo padre, Jo, era un pilota e un accanito giocatore di tennis e ha incoraggiato il figlio, che eccelleva nell’atletica, a prendere in mano la racchetta. Jean-Pierre, però, ha scelto il rugby e ha iniziato a giocare con la palla ovale nel club della piccola cittadina di Beaumont-de-Lomagne, per poi sistemarsi, nel 1974, tra le file dello Stade Toulousain.Non è passato molto tempo quando, grazie al suo inconfondibile talento, Jean-Pierre si è guadagnato l’attenzione dell’allora tecnico della nazionale Jean Desclaux, guarda caso un ex flanker. Il ragazzo di Tolone ha indossato la sua prima maglia con il galletto il 1 febbraio del 1975, all’età di 22 anni. Era una sfida contro l’Inghilterra a Twickenham, che la Francia ha vinto 27 a 20. È stato questo l’inizio di una carriera internazionale che lo avrebbe portato fino alle vette del mondo ovale, sia in termini di successi personali che di squadra.

Presto la lunga criniera bionda di Jean-Pierre ha fatto di lui la figura più riconoscibile nella squadra francese. Assieme a Jean-Claude Skrela e Jean-Pierre Bastiat, egli ha fatto parte di una delle terze linee più forti di tutti i tempi. Giocando con un vigore che è fin troppo raro nel rugby moderno, Rives sembrava essere in più punti del campo contemporaneamente.
Il 19 ottobre, sempre del 1975, contro l’Argentina a Lione, il ragazzo ha segnato la prima delle sue 5 mete per la nazionale.

Nel 1977 la Francia ha conquistato il Grande Slam e Jean-Pierre, naturalmente, ha svolto un ruolo determinante. Era la seconda volta nella sua storia che i Blues vincevano lo Slam, dopo quello del 1968, e i ragazzi di Desclaux lo hanno conseguito con gli stessi quindici giocatori in tutte e quattro le partite, senza subire alcuna meta. Nessuno degli altri vincitori del Grande Slam ha mai ottenuto un simile record. La Francia, poi, ha fatto registrare il minor numero di punti totali subiti, solo 58, rispetto qualsiasi altra squadra che ha realizzato ilo Slam nell’epoca in cui la meta valeva quattro punti, dal 1972 al 1992.

Il risultato poteva essere ripetuto anche la stagione successiva, non fosse stato per il 7 a 16 rimediato nella gara decisiva contro l’irresistibile Galles a Cardiff, che ha conquistato il Grande Slam.

È  stato allora che Rives ha ricevuto i gradi di capitano ed è in questa veste che egli ha raggiunto quella che forse è la sua più bella vittoria.

Dal loro primo incontro, nel lontano 1 gennaio 1906, Francia e Nuova Zelanda si sono affrontate varie volte, ma è stato necessario attendere 73 anni per vedere i Blues battere gli All Blacks nella loro terra, raggiungendo in quel modo una leggendaria prestazione sportiva.

Sabato 14 luglio 1979, anniversario della Presa della Bastiglia, la Francia era all’Eden Park di Auckland per affrontare la Nuova Zelanda, dopo una serie di test match in Oceania. Sette giorni prima, gli uomini di Jean Desclaux erano stati facilmente sconfitto 9 a 23 a Christchurch, un risultato che la diceva lunga sulla forza degli uomini guidati dal leggendario Graham Mourie, un altro flanker di eccezionale fattura. Durante il tour, comunque, i francesi erano riusciti a battere diverse province e il loro gioco era stato apprezzato e rispettato.
Il giorno della partita, subito dopo il calcio d’inizio, i compagni di squadra di Rives si sono trovati in difficoltà contro avversari decisamente aggressivi, ma la tenacia ha permesso loro di resistere e di guadagnare gradualmente la metà campo della Nuova Zelanda.
I primi punti sono arrivati grazie ai piazzati dei due estremi, il francese Jean-Michel Aguirre ed il neozelandese Bevan Wilson. Il gioco era dominato dalla squadra con il galletto sul petto, ma sono stati i neri a superare per primi la linea bianca avversaria, con il mitico Stu Wilson. La trasformazione di Bevan Wilson ha sistemato il risultato sul 7 a 3.
Sostenuti dalla grinta di Rives, gli europei si sono buttati avanti e hanno ribaltato la situazione con un paio di marcature. Jerome Gallion, che ha stoppato un rinvio infelice dell’apertura Murray Taylor, e poi Alain Caussade , hanno dato il vantaggio alla Francia, anche se gli errori dalla piazzola per le due trasformazioni, e un penalty finito sul palo, non hanno permesso alla Francia di allungare ulteriormente. Il primo tempo si è chiuso sull’11 a 7.
Nella ripresa la squadra di Rives sembrava essere un po’ febbricitante e ha concesso subito tre nuovi punti al piede del solito Wilson. Questo, però, è stato solo un attimo. Poco dopo, infatti, i Blues hanno ricominciato a macinare il loro gioco e hanno varcato ancora due volte la linea di meta dei neozelandesi. Prima con l’ala Jean-Luc Averous, al termine di una bellissima azione in velocità ed con un off-load sopra la testa di Alain Caussade, quindi con il mediano di mischia Jerome Gallion. Due marcature intervallate da uno splendido drop di Caussade. A quel punto il tabellone mostrava un confortante 24 a 10. Il pubblico di casa ha applaudito il gioco, la voglia e il dinamismo mostrato dagli ospiti e qualcuno ha iniziato anche a tifare per loro.
Gli All Blacks non potevano accettare questa umiliazione. Si sono buttati in avanti e hanno prima realizzato un penalty con Wilson e poi marcato una meta a 2 minuti dal termine con il loro capitano Graham Mourie, anche se il grosso del lavoro lo ha svolto Murray Taylor, con una corsa piena di finte tra le maglie nemiche. Era però troppo tardi e ultima occasione mancata da Stu Wilson non ha permesso loro di superare gli avversari, che eroicamente hanno difeso la vittoria sino alla fine. 24 a 19 il risultato, con Jean-Pierre Rives che è diventato il primo capitano francese a vincere nel Paese della lunga nuvola bianca.

In seguito altre imprese sono state portate a termine dalla nazionale francese, ma quella vittoria è ricordata attraverso gli anni come un’impresa senza precedenti. Il rugby di quel periodo non era ancora uno sport professionistico e vincere una partita contro la squadra più forte del mondo, dall’altra parte del pianeta, è stato un risultato raro ed eccezionale. Quel 14 luglio 1979, la nazione francese non ha festeggiato la Presa della Bastiglia, ma la presa dell’Eden Park.

Jean-Pierre-Rives-

Rives ha continuato a guidare la Francia con onore anche negli anni seguenti e nel 1981 ha portato un altro Grande Slam nella bacheca della propria nazionale. Quattro vittorie in altrettante gare, tra le quali spicca il 16 a 12 contro l’Inghilterra a Twickenham, quella con i due bellissimi drop di Bernard Laporte.

Lo stesso anno Rives ha lasciato il Tolosa, con i quali era arrivato a disputare la finale del campionato francese nel 1980, persa contro il Béziers, e si è accasato al Racing di Parigi.

Nel 1983 la Francia ha vinto ancora il Cinque Nazioni, anche se in condivisione con l’Irlanda. Nello scontro diretto tra le due pretendenti, a Dublino, hanno avuto la meglio gli uomini dell’Isola di Smeraldo.

Un anno più tardi il flanker ha concluso la sua carriera internazionale, a causa di una serie di lesioni alla spalla. La sua ultima partita per la nazionale è arrivata nel Cinque Nazioni, una sconfitta a Murrayfield. Quel giorno Jean-Pierre stava avviandosi verso la sua personale tripletta di Grande Slam, ma la gloria, alla fine, ha sorriso agli scozzesi di Jim Aitken.

Nel 1986, dopo più di un decennio di battaglie senza mai tirarsi indietro, Rives ha smesso definitivamente anche a livello di club.

Nel 1997 Jean-Pierre Rives ha fatto parte del primo gruppo di atleti ammessi nella neonata International Rugby Hall of Fame. È stato lui il primo francese, insieme a Serge Blanco, a esservi introdotto.

Dopo il ritiro dal rugby, Rives ha scelto di intraprendere un percorso poco battuto dagli sportivi: ha recitato in un paio di film ed è diventato scultore e artista. Le sue opere sono state esposte a Barcellona, Milano e New York, e sono presenti al centro di Les Fontaines a Chantilly.

Jean-Pierre non ha comunque perso il legame con lo sport che lo ha portato alla fama ed è stato determinante nel portare la Coppa del Mondo del 2007 in Francia, in qualità di vice presidente del comitato promotore per la candidatura del suo Paese. È stato lui, dopo la finale vinta dal Sudafrica, a consegnare il Webb Ellis Trophy al capitano degli springboks John Smit.

Nel 2007 Rives ha progettato la scultura che sarebbe stata consegnata al vincitore del Trofeo Garibaldi, il premio che viene assegnato ogni anno al vincitore del match, all’interno del Sei Nazioni, tra Francia e Italia.

Mentre lui è diventato ormai un appuntamento fisso della scena artistica mondiale, per molti Jean-Pierre Rives sarà sempre ricordato come l’impavido uomo alla base della mischia francese. Un eroe macchiato di sangue, un’icona per i fan della palla ovale di tutto il mondo.

 

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