Jason Little: lampi di genio

(di Roberto Vanazzi)

Senza dubbio la più grande abilità di Jason è il suo lavoro difensivo. Ha la capacità di salire su un uomo e una volta che questo è passato, di scivolare su di un altro. Lui è il tipo di ragazzo che davvero ti infastidisce. Lui è bravo in tutto.” (Michael Lynagh)

Jason Little è l’altra metà della coppia di centri più forte degli anni novanta, colui che, con Tim Horan, ha formato un binomio temibile e indissolubile. Dei 75 caps che Jason ha inanellato in nazionale, infatti, almeno tre quarti sono stati realizzati in tandem con il suo vecchio amico di Darling Downs. Dai primi giorni in cui i due hanno giocato fianco a fianco nelle squadre delle scuole (sono arrivati anche a Roma con l’under 11) sino alle altezze vertiginose di ben due mondiali vinti, la carriera di questi fenomeni è stata praticamente speculare. Sul campo, però, i “gemelli” erano diversi in quanto a stile e statura. Se Horan era compatto e potente, Jason era alto e flessuoso come una gazzella, con l’aspetto e lo scatto di un velocista olimpionico. Entrambi comunque, oltre che ad intendersi a meraviglia e a completarsi a vicenda, hanno avuto in dono una superba capacità difensiva, un fattore che si è rivelato importante per il dominio dei Wallabies in quel periodo.

Jason Little

Jason Little

Jason Sidney Little è nato il 26 agosto 1970 a Toowoomba, nel Queensland. Atleta proprio del Queensland (in seguito diventati Reds), ha debuttato in nazionale sabato 4 novembre 1989, a Strasburgo contro la Francia, il giorno in cui l’amico d’infanzia Tim Horan collezionava il suo secondo cap. Nelle ore prima della partita il diciannovenne aveva confessato di essere incredibilmente nervoso, fatto questo che non gli ha impedito di giocare in modo superbo e disinibito come un veterano, di contribuire alla vittoria della sua squadra per 32 a 15 e di ricevere i complimenti di compagni, avversari e anche della critica.

Il mix di gioventù ed esperienza messi in campo dai Wallabies si è dimostrato fondamentale durante la Coppa del Mondo del 1991, dove ragazzi come Tim, Jason e John Eales sono stati abilmente supportati dalle vecchie mani di David Campese, Michael Lynagh, Nick Farr-Jones e Simon Poidevin. I loro avversari nella finale, i padroni di casa dell’Inghilterra, hanno tentato di sorprenderli con il gioco alla mano anziché con la collaudata forza del pack. Il capitano dei bianchi Will Carling ha successivamente ammesso che proprio Jason, nel pre-partita, era stato individuato come il possibile anello debole del team australiano e che aveva incaricato i suoi uomini di giocare sul ragazzo. La teoria di Carling, però, si è dimostrata sbagliata, in quanto proprio la difesa impostata dalla coppia Little-Horan è stata alla base della vittoria dei canguri. La partita è finita 12 a 6 e Jason ha avuto l’onore di alzare la Coppa del Mondo a soli 20 anni di età.

Nel 1992 ’Sidney’ ha aggiunto al suo personale medagliere la vittoria nella Bledisloe Cup. Quindi, ha partecipato al successo per 26 a 3 col quale il 22 agosto i gialli hanno battuto il Sudafrica a Città del Capo.
A fine stagione, esattamente il 28 novembre, nel match contro i Barbarians a Londra, Little ha mostrato all’emisfero nord quello che i tifosi australiani già sapevano, ovvero che con la sua difesa egli poteva fermare qualsiasi attacco come e quando lo desiderava. I Wallabies hanno vinto la sfida 30 a 20.

L’anno successivo gli Springboks, ormai rientrati a pieno titolo nel giro del rugby internazionale, sono stati nuovamente gli avversari dei Wallabies in una serie di tre partite. Nella seconda di queste, disputata a Brisbane, Little ha commesso un errore simile a quello di Campese contro i Lions nel 1989, facendosi intercettare un passaggio che ha consentito a Joel Stransky di correre per l’intera lunghezza del campo e andare a depositare l’ovale in meta. Jason ricorda che in quel momento ha pensato “Questo è tutto. Ho finito. La mia carriera è finita. Non potrò mai più giocare.”  I sudafricani avevano vinto il primo test match 19 a 12 e si apprestavano a portare a casa anche la serie. Tuttavia, Little ha cercato subito di riscattarsi e vi è riuscito alla grande, marcando una meta per tempo e regalando la vittoria ai suoi per 28 a 20. Con il successo anche nella terza gara (19 a 12), i gialli hanno chiuso la serie 2 a 1.

jmlittle300Nel 1994, Jason ha subito un infortunio esattamente nella stessa partita in cui Tim Horan si è distrutto il ginocchio, un match del nel Super 10 contro Natal. I due si sono ritrovati fianco a fianco anche nella stessa camera di ospedale, così come lo erano sul campo. A differenza dell’amico, però, Little è tornato in nazionale nel corso della stessa stagione e ha subito marcato una meta al primo minuto della Bledisloe Cup, con un salto sulla linea di meta degno di un ballerino.

Nel 1995 Jason Little è stato votato come uno dei più importanti giocatori del mondo e il migliore fra tutte le hit list, tra cui i club di rugby league in Australia e Gran Bretagna. Forse, proprio per quest’attenzione mediatica e per le ingenti somme di denaro che gli sono state offerte, è mancata un po’ di concentrazione e non ha giocato al meglio delle sue capacità durante la Coppa del Mondo sudafricana, dove l’Australia si è arenata nei quarti di finale contro l’Inghilterra.

Negli anni seguenti Jason non è più stato una scelta automatica per fare parte del XV titolare dei Wallabies, pur rimanendo comunque un elemento prezioso per la squadra. Nel 1996, durante il tour dei Wallabies in Europa, Little ha giocato la partita contro l’Irlanda nel ruolo di trequarti ala, con il coach che ha deciso di schierare al centro il nuovo binomio Tim Horan e Dan Herbert. La situazione si è ripetuta per tutta la stagione 1998 e buona parte di quella successiva. Giocando lungo la fascia, il ragazzo ha dato il meglio di se il 22 settembre del 1998, nella sfida di Canberra contro Tonga, quando ha varcato la linea di meta avversaria ben quattro volte.

Infatti, nella Coppa del Mondo 1999, Jason è stato utilizzato come ‘sostituto di lusso’ di Dan Herbert e ha partecipato anche alla sfida finale con la Francia al Millenium Stadium, terminata con la vittoria dell’Australia per 35 a 12. In comune con Horan, John Eales, Dan Crowley e Phil Kearns, quella è stata la seconda volta che conquistava il Webb Ellis Trophy su tre partecipazioni. Solo il pilone sudafricano Os Du Randt, nel 2007, si sarebbe unito ai cinque australiani per numero di mondiali vinti.

Quello stesso anno Little si è trasferito ai Waratahs, franchigia del New South Wales, con i quali è rimasto una sola stagione.

Nella stagione 2000, con Horan prima infortunato e poi ritirato, Jason ha giocato le sue ultime quattro partite di rugby internazionale nel ruolo di inside centre. I Wallabies, inizialmente, avevano provato Rod Kelfer in quella posizione chiave, con Little tenuto in panchina. La combinazione, però, non è stata di quelle da cliccare “mi piace” e l’uomo di Toowoomba è stato promosso titolare in coppia con Dan Herbert.

La carriera internazionale di Little si è conclusa il 26 agosto 2000, contro il Sudafrica a Durban, dopo avere aiutato l’Australia a vincere il suo primo Tri Nations. Jason con la  nazionale ha stabilito 75 presenze, di cui una da capitano, durante le quali ha marcato 21 mete.

Nel 2001 Jason ha ricevuto l’invito dei Barbarians e ha disputato con loro due incontri, contro l’Inghilterra e il Galles.

Dopo il ritiro dal rugby internazionale Jason Little ha giocato brevemente in Inghilterra, prima con il Gloucester quindi, per una stagione, come capitano del Bristol, squadra che ha condotto alla sua prima apparizione nella finale del Zurich Championship a Twickenham, persa contro i Leicester Tigers.

Nel 2002, appese definitivamente le scarpe al chiodo, a causa anche dei numerosi infortuni, Little si è laureato in agraria presso il Royal Agricultural College, di Cirencester.

 

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