Jason Leonard: professione pilone

(di Roberto Vanazzi)

Se non sai perdere con leggerezza e vincere con umiltà, è meglio che non giochi a rugby“. Jason Leonard

Professione pilone, sia destro che sinistro, Jason Leonard è una leggenda del rugby inglese ed è considerato uno tra i più grandi avanti nella storia della palla ovale. I suoi numeri parlano da soli. Quattro: le edizioni della Coppa del Mondo cui è stato protagonista, dal 1991 al 2003, giungendo alla finale nella prima e nell’ultima partecipazione, entrambe le volte contro l’Australia, la prima subendo una sconfitta a Twickenham, la seconda vincendo al Telstra di Sydney e laureandosi campione del mondo. Sette: le volte che ha conquistato il torneo Cinque Nazioni, quattro delle quali con tanto di Grande Slam. Tre: i tour con i British & Irish Lions, con cui ha visitato tutte e tre le superpotenze dell’emisfero sud. Centoquattordici: i caps con la Rosa dei Lancaster sul petto. Un’enormità per un uomo di mischia e primato assoluto per quanto riguarda la sua nazionale.

Leonard è anche uno dei quattro inglesi che figurano nellInternational Rugby Hall of Fame (gli altri sono Lord Wavell Wakefield, Bill Beaumont e Martin Johnson).

A livello di club Jason ha giocato per sedici stagioni in Premiership, tra le fila dei Saracens prima e negli Harlequins poi. Con questi ultimi il pilone ha vinto una coppa Anglo-Gallese, nel 2003, e due European Challenge Cup, nel 1991 e nel 2004.

Jason Leonard

Jason Leonard

 

Jason Leonard è nato nel quartiere londinese di Barking, il 14 agosto 1968. The fun bus (il bus divertente), com’è stato soprannominato dal compagno di squadra Martin Bayfield, al quale ricordava il tipico autobus a due piani di Londra, fa parte di quella generazione di rugbysti inglesi la cui carriera è posta a cavallo tra l’era dilettantistica a quella del professionismo. Dilettante fino al 1988 nelle fila del Barking RFC, quando divideva la passione per il rugby con il lavoro da carpentiere, ha firmato quell’anno il suo primo contratto da professionista con i Saracens, formazione presso la quale è rimasto due stagioni prima di trasferirsi alla squadra con la quale ha in seguito conquistato tutti i suoi trofei a livello di club, gli Harlequins di Twickenham.

Contemporaneamente all’ingaggio con i Quins è arrivata anche la prima convocazione in Nazionale da parte di Geoff Cooke. Era il 27 luglio 1990, e con i suoi 22 anni Leonard era il più giovane nella prima linea inglese che ha sfidato l’Argentina. L’incontro, per la cronaca, è terminato con la vittoria dei britannici per 25 a 12.

L’anno seguente, un Jason fresco vincitore del Grande Slam ha partecipato alla seconda edizione della Coppa del Mondo, che si è tenuta proprio in Inghilterra. Nonostante abbia perso la partita di apertura con la Nuova Zelanda (12 a 18) l’Inghilterra è riuscita a passare il turno grazie alle vittorie sull’Italia (36 a 6) e gli Stati Uniti (37 a 9). Nei quarti di finale i bianchi si sono sbarazzati della Francia con un perentorio 19 a 10, mentre la partita da ricordare è la drammatica semifinale giocata contro i rivali scozzesi. La sfida, disputata a Murrayfield, è stata praticamente la rivincita di quella dell’anno precedente nel medesimo stadio; quella sfida epica che aveva consegnato il Grande Slam agli uomini di David Sole. Questa volta la vittoria ha sorriso agli uomini in maglia bianca, che hanno condotto in porto un risicato 9 a 6, grazie a due calci di Webb e a un drop di Andrew, contro 2 penalties di Gavin Hastings . Lo stesso Big Gave ha sbagliato un facilissimo calcio di punizione di fronte ai pali, consentendo così la vittoria dei rivali.

In finale l’Inghilterra ha trovato l’Australia di David Campese, che nell’altra semifinale si era sbarazzata della Nuova Zelanda con un secco 16 a 6. Era stato grazie al dominio degli avanti che il XV della Rosa aveva vinto il Grand Slam del 1991, così come le gare del mondiale sino a quel momento. La prima linea formata da Leonard, Brian Moore e Jeff Probyn era terribile e la mischia inglese era notoriamente solida, ma quel giorno Geoff Cooke ha pensato di cambiare modulo e ha cercato un gioco più aperto, basato sui trequarti. Purtroppo per lui, la sfida è stata persa 6 a 12, grazie ad una meta di Tony Daly trasformata da Michael Lynagh, e a due penalty sempre affidati al piede dell’apertura, contro due calci di punizione messi in mezzo ai pali da Jon Webb. La sconfitta con i Wallabies in quella finale è stato, secondo Leonard, il punto più basso della sua carriera.

Gli inglesi si sono consolati nel 1992 con un altro Grande Slam. In quel torneo, nella gara contro il Galles, Leonard ha subito un serio infortunio al collo. In principio ha sperimentato una sensazione paralizzante al braccio destro, ma non aveva idea che si era rotta una vertebre del collo, così ha continuato a giocare il resto della partita. Più tardi, ha richiesto un intervento chirurgico, dove l’osso della sua anca è stato innestato nel collo. Un vero problema per chi sulle proprie spalle deve reggere il peso di otto giganti. Dopo solo 10 prove la carriera del pilone sembrava essere arrivata al capolinea. Grazie alla brillante chirurgia e al suo regime di riabilitazione, però, Jason ha compiuto un recupero completo e già in autunno ha guadagnato il suo undicesimo cap a Twickenham, contro il Canada.

Nel 1993 Leonard è stato convocato dai British Lions per la tournée in Nuova Zelanda. Il capitano era Gavin Hastings, l’allenatore Ian McGeechan. Dopo aver perso il primo test  18 a 20, i Leoni hanno vinto il secondo alla grande per 20 a 7, portando così la serie in parità. Purtroppo, nella terza, decisiva sfida, i britannici hanno subito l’orgoglio degli All Blacks e sono stati asfaltati 30 a 13.

Due anni più tardi, nella sfida con la Scozia valida per il Cinque Nazioni, Leonard ha guadagnato il cap numero 38 con la maglia della nazionale, raggiungendo così il record quale pilone con più presenze al mondo. I sudditi di Sua Maestà hanno conquistato il Grande Slam, che per Jason era il suo personale numero tre.

Con la vittoria del torneo in tasca, Leonard è approdato in Sudafrica per la Coppa del Mondo. L’Inghilterra nutriva grandi speranze, confermate in parte dal primo posto di un girone che comprendeva anche l’Italia. Nei quarti i bianchi si sono vendicati del’Australia, eliminandoli dalla competizione grazie alla vittoria per 25 a 22, conquistata con il famoso drop all’ultimo minuto di Rob Andrew. Una settimana più tardi, però, l’Inghilterra, è stata disintegrata in semifinale dalla Nuova Zelanda e da Jonah Lomu, il quale gli ha rifilato quattro mete come se niente fosse.

Mentre la sua carriera progrediva, Leonard ha imparato l’arte di giocare sia pilone destro sia pilone sinistro, un’abilità insolita che ha permesso lui di essere sempre presente nella prima linea della nazionale con la rosa.

Nel dicembre del 1996 Leonard ha indossato per la prima volta la fascia di capitano della nazionale, in una partita contro l’Argentina a Twickenham. Nella stessa gara il pilone ha marcato la sua unica meta con la maglia bianca.

Nel 1997 è arrivata un’altra convocazione da parte dei Lions. Questa volta i rossi, allenati ancora da Ian McGeechan, sono partiti alla volta del Sudafrica, dove hanno vinto le prime due partite contro gli Springboks, lasciando loro il terzo test match a serie ormai conquistata.

Jason-LeonardNel 1999 l’Inghilterra ha vinto ancora il Cinque Nazioni (stavolta senza Grande Slam, a causa della sconfitta subita dal Galles). In quel periodo, sotto la guida del nuovo coach Clive Woodward, il XV della Rosa sembrava finalmente mostrare segni di miglioramento  dopo un paio di stagioni decisamente di basso livello.

Lo stesso anno Jason ha partecipato al suo terzo mondiale, quello gallese. Seconda nel proprio girone, con la sconfitta subita dalla Nuova Zelanda e la vittoria record per 101 a 10 con Tonga, passando per la sfida ancora una volta contro l’Italia, finita 67 a 7,  l’Inghilterra è franata nei quarti di finale per mano del Sudafrica, in una gara disputata allo Stade de France e persa 21 a 44.

Il nuovo millennio si è aperto con due record per il pilone, che ha superato prima Rory Underwood quale nazionale inglese con maggior numero di caps (86). Quindi, dodici mesi più tardi, ha battuto anche il tallonatore neozelandese Sean Fitzpatrick in quanto a maggior numero di presenze internazionali per un avanti (93).

Nel 2001 Graham Henry lo ha voluto con se nella prima linea dei British & Irish Lions, questa volta in tour in Australia. Leonard ha guadagnato così altri due caps in maglia rossa, nel primo e nel secondo test. La serie, però, è stata vinta dai Wallabies 2 a 1.

Anche negli anni 2000 Jason ha continuato imperterrito a guidare il pack inglese ed è stato parte integrante della squadra che ha vinto il neonato Sei Nazioni nel 2000 e nel 2001 e il Grande Slam del 2003.

Il 15 febbraio proprio del 2003, nella gara del Sei Nazioni contro la Francia, Jason Leonard è entrato nella storia come il primo giocatore di una front row a raggiungere le 100 presenze in nazionale. In agosto, invece, Leonard ha capitanato l’Inghilterra per la seconda volta nella sua carriera, in una sfida con il Galles a Cardiff, vinta 43 a 9.

Lo stesso anno The Fun Bus ha fatto parte della squadra che ha conquistato la Coppa del Mondo in Australia. Era quello il quarto mondiale cui partecipava e, nonostante fosse considerato la terza scelta come pilone, dietro a Phil Vickery e Trevor Woodman, Leonard è apparso in tutte e sette le partite del torneo, compresa la semifinale contro la Francia, durante la quale ha superato Philippe Sella come giocatore con più caps della storia. Leonard ha disputato anche la sua seconda finale di una Coppa del Mondo, ancora contro gli eterni rivali dell’Australia. Entrato in sostituzione di Vickery, ha svolto un ruolo chiave nel ridurre i falli in mischia, che erano stati parecchi durante il tempo regolamentare. La gara, si sa, l’ha risolta Jonny Wilkinson con il suo storico drop, all’ultimo minuto dell’extra time. Alla fine della sua gloriosa carriera, Leonard è così riuscito a sollevare la Webb Ellis Cup.

L’avventura internazionale di Leonard si è chiusa allo Stadio Flaminio di Roma, il 15 febbraio 2004, nel corso di un Italia – Inghilterra valido per il Sei Nazioni, finita 50 a 9 per i bianchi. Quel giorno, in segno di rispetto, il veterano pilone inglese ha regalato la sua maglia all’opposto azzurro Andrea Lo Cicero.

Qualche settimana più tardi il giocatore ha annunciato la sua intenzione di ritirarsi dall’attività internazionale alla fine di quel torneo, anche se non vi è stato più impiegato da Clive Woodward.

Poco tempo dopo, Leonard ha annunciato anche la sua decisione di lasciare definitivamente il rugby giocato al termine della stagione di club, cui ha dato seguito non prima di aver vinto, nel suo ultimo incontro con gli Harlequins, l’European Challenge Cup, sconfiggendo in finale il Montferrand per un solo punto (27 a 26).

L’ultima partita Jason l’ha disputata con la maglia dei Barbarians, giocando contro la “sua” Inghilterra nel “suo” Twickenham. In quella partita il pilone ha dato il meglio di se: ha marcato  una delle sue rarissime mete ed è stato nominato Man of the Match.

Dal 2007 Leonard fa parte dell’International Rugby Hall of Fame.

Secondo lo stesso Jason, il segreto della sua longevità stava nell’andare tutti i giorni da casa al suo pub preferito di corsa. In realtà, il successo era dovuto alla sua abilità, all’impegno che propinava e alla capacità di adattarsi al rugby che stava cambiando.

A dispetto della stazza e della grinta agonistica che portava sul rettangolo di gioco, Leonard è sempre stata una persona corretta: “Dopo qualsiasi partita, comunque finisse, andavo dagli avversari, stringevo la mano e offrivo una birra.
Come ha scritto Marco Pastonesi in un suo articolo: dopo la finale della Coppa del Mondo 2003, vinta dall’ Inghilterra sull’ Australia, mentre tutti i suoi compagni vagavano in estasi per il campo, Leonard e il collega Phil Vickery erano accanto al pilone australiano Ben Darwin, seriamente infortunatosi all’osso del collo in semifinale contro gli All Blacks.

Fuori dal campo Jason non l’ha mai messa giù dura e ai bambini non ha mai detto di no: Dopo la partita tra Sale e Harlequins, Leonard era rimasto l’unico in campo a firmare autografi e di un piccolo fan, di cui si era scaricata la macchina digitale, si è fatto dare l’indirizzo e gli ha spedito a casa una sua foto autografata.

Oggi Jason Leonard è attivo in numerose iniziative di beneficenza ed è presidente onorario della zona dell’Essex della Wooden Spoon Society, l’associazione di ex rugbysti che organizza incontri per raccogliere fondi per cause benefiche.

La compagnia ferroviaria britannica c2c ha battezzato un suo treno Jason Leonard, in onore del rugbysta. Il treno effettua servizio nella regione a sud di Londra e tra le altre stazioni tocca quella di Barking, dove Leonard è nato.

Alla fine del 2014, Jason è stato introdotto anche nella International Rugby Board Hall of Fame.

 

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