Jack Kyle: la Primula Rossa

(di Roberto Vanazzi)

Come si fa a definire ‘signore’? Beh, per me si tratta di due parole e queste sono ‘Jack Kyle’.” (Willie John McBride)

Era soprannominato “Primula Rossa”, come l’inafferrabile personaggio del romanzo di Emma Orczy, ma anche “Fantasma”, in quanto i difensori afferravano il vuoto mentre lui era già passato, e “Il Perfetto”, che non ha bisogno di commenti. Si tratta di Jack Kyle, il leader della nazionale irlandese che nel 1948 ha portato il primo Grande Slam sull’Isola di Smeraldo e di quei British Lions che due anni più tardi hanno realizzato un ottimo tour in Nuova Zelanda e Australia.

Ampiamente acclamato come uno dei più grandi atleti ad avere indossato la maglia col trifoglio, Kyle era un mediano d’apertura che possedeva una tecnica strepitosa e sapeva sempre non solo cosa fare, ma anche quando farlo. Giocatore fuori dal tempo, come ce ne sono stati pochi e pochi ce ne saranno, il ragazzo era anche una presenza discreta, uno di quei giocatori umili e altruisti che regalano il loro meglio ai compagni. Molto religioso e colto, prima di entrare in campo Kyle amava leggere poesie.

Era soprannominato “Primula Rossa” e anche “Il Perfetto, ma per la gente dello Zambia era semplicemente “Dottor Kyle”. Perché lui, laureato in medicina, una volta smesse le scarpette da gioco si è trasferito nel povero paese africano, dove ha svolto un servizio umanitario per oltre trent’anni.

Jack Kyle

Figlio di Elisabeth Warren e John Kyle, un manager della North British Rubber Company, John Wilson Kyle, meglio conosciuto come Jack, è nato il 10 febbraio 1926 a Belfast, il più giovane di quattro figli in una famiglia di sportivi. Il fratello Eric, infatti, ha giocato a rugby per l’Ulster, mentre sua sorella Betty era un’atleta internazionale di hockey. Jack ha studiato presso la Belfast Royal Academy dove, oltre al rugby, praticava con successo cricket e boxe, e in seguito ha frequentato medicina alla Queen’s University, sempre nella capitale dell’Irlanda del Nord, laureandosi nel 1951.

Giocatore tesserato proprio per la Queen’s University RFC, quando è apparso per la prima volta sulla scena con la maglia della nazionale irlandese, Jack Kyle è stato descritto come “uno studente di medicina pallido e lentigginosa, con i capelli crespi color zenzero.“. Era il dicembre del 1945, nel pieno della seconda guerra mondiale, e la gara in questione era contro un XV dell’esercito britannico, al Ravenhill di Belfast.
Alla sfida non è stato assegnato il cap, così, il debutto ufficiale del mediano d’apertura è datato 25 gennaio 1947, quando è entrato sull’erba del Landsdowne Road per affrontare la Francia, squadra appena riammessa nel Cinque Nazioni dopo l’esclusione per professionismo del 1931. Non è stato un esordio da ricordare. La partita ha visto i verdi perdere per la prima volta in casa con Les Blues: 8 a 12 il risultato, con quattro mete subite (allora la meta valeva 3 punti).
Era questo il primo torneo dopo l’interruzione dovuta alla Grande Guerra e se lo sono aggiudicato Inghilterra e Galles a pari merito. Kyle ha disputato tutti i match, conquistando due vittorie, in casa con l’Inghilterra e a Murrayfield, e altrettante sconfitte.

Il rugby era allora un gioco prettamente amatoriale. C’era pochissima preparazione prima di una sfida internazionale: “quelli di noi che erano disponibili”, ha ricordato Kyle, “potevano lanciare la palla per un’ora o poco più nel pomeriggio del venerdì precedente la partita. Tattiche pianificate non esistevano.

Il punto culminante della carriera di Jack è stato il Cinque Nazioni del 1948. Insieme a Karl Mullen e Mick O’Flanagan, l’apertura è stato l’artefice del primo Grande Slam nella storia del rugby irlandese.

Il XV del Trifoglio ha cominciato il torneo a Parigi, il giorno di capodanno del 1948, che allora cadeva di giovedì. La squadra arrivava da una brutta sconfitta casalinga subita il 6 dicembre precedente per mano dell’Australia, ma quel giorno i trequarti irlandesi sono riusciti a strappare il risultato. La partita è terminata 13 a 6, grazie alle mete di McCarthy, un esordiente di 22 anni, e di Paddy Reid; entrambe trasformate da Barney Mullan. Per Kyle, il viaggio da Belfast a Dublino, quindi Holyhead, Londra, Dover, Calais e Parigi, era durato due giorni.
La gara successiva si è disputata il giorno di San Valentino, quando i celti hanno fatto visita agli odiati inglesi nel loro tempio di Twickenham. La sfida ha visto l’Irlanda portarsi avanti 11 a 0, con Jack che ha realizzato la sua prima meta internazionale. Oltre a lui hanno schiacciato l’ovale sull’erba il flanker Bill McKay e il centro William McKee. In seguito, però, i padroni di casa hanno avuto una reazione di orgoglio e si sono portati sotto sino al risultato di 11 a 10, con Dickie Guest che ha realizzato una meta intercettando un passaggio proprio di Kyle. Alla fine la gara è finita senza che lo score cambiasse, con un grande sospiro di sollievo degli uomini in verde. Quel giorno la fascia di capitano era passata dal braccio del vicario della chiesa d’Irlanda Ernie Strathdee, a quello di un 21enne studente di medicina, Karl Mullen, tallonatore di razza che da lì a due anni avrebbe condotto da skipper anche i Lions.
A quel punto le restanti due partite si sarebbero giocate entrambe in Irlanda. Il 28 febbraio è arrivata la Scozia a Lansdowne Road. Kyle ha varcato nuovamente la linea proibita e con lui è passato pure Barney Mullan e la partita è terminata 6 a 0.
Rimaneva solo da superare il Galles per acquisire lo Slam e la Triple Crown. L’atto finale è andato in scena il 13 marzo a Belfast, così Jack, quella notte, ha potuto dormire a casa sua. La sfida è stata a tratti violenta. L’estremo gallese Frank Trott, di professione becchino, ha preso a pugni Mullen durante una mischia. I Verdi si sono vendicati mettendo alle strette il mediano di mischia Haydn Tanner, vero punto di forza dei Dragoni; lo hanno picchiato sia con la palla in mano sia senza di essa. I primi punti li ha realizzati l’Irlanda con una meta di Barney Mullan, la sua quarta personale nel torneo, alla quale ha fatto seguito il pareggio di Bleddyn Williams. A sistemare le cose ci ha pensato John “Jack” Daly. Daly era un tecnico delle linee telefoniche e aveva trascorso la seconda guerra mondiale a trascinarsi dietro un dispositivo senza fili per tutta l’Italia settentrionale. Quel giorno, il pilone del Munster si è trascinato tre o quattro difensori gallesi oltre la linea di meta. Alla fine l’ostacolo rosso è stato superato con il risultato di 6 a 3 e le squadre si sono ritrovate per una cena al ristorante, prima che i giocatori se ne tornassero alle loro faccende quotiduane. Si trattava del primo Grande Slam per l’Irlanda, ma nessuno poteva immaginare che per ottenere il secondo si sarebbe dovuto aspettare sino al 2009.

Nel 1949 Jack ha aiutato l’Irlanda a vincere di nuovo il titolo, con tanto di Triple Crown, ma senza il Grande Slam; complice la sconfitta casalinga per 9 a 16 patita per mano della Francia di Jean Prat. Poco importa; in quel periodo, per i britannici, conquistare la Triplice Corona aveva un significato maggiore che non il vincere tutte e quattro le partite.

L’anno successivo l’Irlanda ha vinto solo la partita con la Scozia, ha pareggiato in Francia e perso con Inghilterra e Galles.

In primavera Kyle è partito con i Lions per il tour in Nuova Zelanda e Australia, agli ordini di Leslie Osborne.
La squadra è stata la prima ad essere denominata British Lions, anziché British Isles, e ha messo in mostra la nuova divisa rosso fiammante e uno stile di gioco più fresco. Gli uomini capitanati dall’irlandese Karl Mullen sono riusciti a vincere 22 partite e a pareggiarne una sulle 29 in programma.

I Lions hanno trionfato nelle prime quattro gare del tour, per poi perdere con Otago e Southland. Quindi, il 27 maggio al Carisbrock di Dunedin, hanno pareggiato 9 a 9 il primo test match con gli All Blacks, grazie anche ad una meta di Kyle.
I rossi sono usciti sconfitti dai successivi tre test, ma hanno vinto tutti i loro incontri contro le selezioni locali, così come hanno vinto tutte le partite in Australia, tranne quella che ha chiuso il tour contro il XV del New South Wales a Newcastle. I britannici hanno stropicciato gli Aussies in entrambi i test match, a Brisbane e a Sydney, con Jack che ha marcato ancora una meta nel secondo di essi.
Al ritorno in patria, poiché il viaggio era stato effettuato in nave, la squadra ha fatto uno scalo nello Sri Lanka (all’epoca chiamato Ceylon) dove ha giocato una partita contro una selezione formata da anglosassoni residenti sull’isola.
In totale Jack Kyle ha disputato 20 partite del tour, tra cui tutti e sei i test match, e realizzato 21 punti grazie a sette mete, con una tripletta rifilata a West Coast. L’apertura è stato il faro di quella squadra e, con l’altruismo che lo ha sempre contraddistinto, ha regalato la sua luce anche ai compagni. Non è un caso, quindi, che Bleddyn Williams, Jack Matthews e Ken Jones hanno giocato il loro miglior rugby nel tour del 1950 dei Lions più di quanto abbiano mai fatto per la nazionale gallese. Gli All Blacks si erano accorti di questo e non ci hanno pensato due volte a riservargli un trattamento particolare. Durante il quarto test match, a Auckland, il numero 10 irlandese è stato picchiato senza pietà per tutti gli 80 minuti. Da vero gentleman qual era, Jack non ha mai reagito.

Il capitano Karl Mullen, a proposito dell’influenza che Kyle ha avuto sulla squadra, in seguito ha dichiarato: “Non ci sarebbe stato nessun tour senza Jack Kyle.”
A conferma di questo, nel 1950 Jack è stato votato tra i sei giocatori più forti del mondo da parte dal New Zealand Rugby Almanac.

Nel 1951 l’Irlanda è tornata in auge e ha fatto suo un altro titolo del Cinque Nazioni. Jack ha realizzato una meta stupenda a Cardiff, con la quale ha regalato il 3 a 3 che ha assicurato ai suoi il terzo campionato in quattro stagioni. Quel giorno, tra le fila dei Dragoni esordiva un giovane mediano d’apertura che sarebbe a sua volta diventato una leggenda, Cliff Morgan, il quale ha sempre affermato di avere in Kyle un modello da seguire.

Il fuoriclasse irlandese, diventato giocatore dell’Ulster, ha disputato tutti i match di Cinque Nazioni anche nel 1952 e nel 1953, l’anno in cui ha ricevuto la fascia da capitano della nazionale, realizzando un totale di due mete: una alla Scozia e una alla Francia, nella sua Belfast. Proprio grazie a quest’ultima straordinaria marcatura al Ravenhill, il 24 gennaio 1953, il giornalista Paul MacWeeney, impressionato, ha parodiato per lui il romanzo La Primula Rossa:

“Lo cercano qui, lo cercano lì
Quei francesi lo cercano ovunque.
Che esempio di ritmo e astuzia,
Quel dannato sfuggente Jackie Kyle.”

All’epoca, però, la nazionale irlandese non è più riuscita a conquistare il titolo. Nel 1954, poi, il ragazzo di Belfast ha subito un brutto infortunio che lo ha costretto a fermarsi dopo una sequenza di ben sette tornei consecutivi senza interruzioni. Quell’anno l’apertura ha disputato solo due sfide, sfociate in altrettante sconfitte: il 9 gennaio a Dublino con la Nuova Zelanda e tre settimane più tardi a Colombes, contro la Francia.

L’apertura è rientrata tra i ranghi della nazionale nel 1955 e ha disputato altre quattro edizioni del Cinque Nazioni, marcando ancora due mete che hanno portato a sette il suo bottino personale.

Il 18 gennaio 1958, a Dublino, l’Irlanda ha sconfitto i Wallabies, prima e fin’ora unica squadra dell’emisfero sud a perdere tutte e quattro le sfide con le europee. Quindi, Kyle ha preso parte a due sfide del Cinque Nazioni: l’8 febbraio a Twickenham, dove i verdi hanno perso 0 a 6, e contro la Scozia il 1 marzo. È stata questa la sua ultima apparizione per l’Irlanda.
All’epoca del ritiro dalla nazionale, i suoi 46 caps, più altri 6 per i Lions, avevano fatto di Kyle il giocatore con più presenze al mondo.

Tra il 1948 e 1954 Jack ha disputato anche 8 partite per i Barbarians, segnando una meta e indossando la fascia da capitano in due occasioni: contro Swansea nel 1949 e con East Midlands nel 1953.

Kyle è stato insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1959. Poi, nel 1963, dopo avere appeso definitivamente le scarpe al chiodo anche a livello di club, è partito per un progetto umanitario in Indonesia.

Tornato momentaneamente in patria, Jack è ripartito nel 1966 alle volte dello Zambia, dove ha vissuto per 35 anni lavorando come medico. Per la maggior parte del tempo lui è stato l’unico chirurgo in un ospedale di 500 posti letto a Chingola, nel Copperbelt, vicino al confine con il Congo.
Purtroppo, il tempo speso in Africa gli è costato il suo matrimonio. Jack, infatti, ha divorziato dalla moglie Shirley, con la quale aveva avuto due figli: Caleb e Justine.

L’ex mediano d’apertura è rientrato in Irlanda del Nord nel 2000, all’età di 74 anni, ritirandosi a vivere a Bryansford, contea di Down, ai piedi delle montagne di Mourne. Grazie al suo lavoro umanitario, il Dottor Kyle è stato premiato con una laurea ad honorem dalla Queen University nel 1991, e ha ricevuto un premio alla carriera da parte dell’Irish Journal of Medical Science e dall’Accademia Reale di Medicina d’Irlanda.

Jack Kyle con Brian O'Driscoll nel 2009

JAck Kyle con Brian O’Driscoll nel 2009

Tornando al rugby, nel 1999 Jack è stato inserito nella Rugby Hall of Fame e nel 2002 è stato nominato dalla Irish Rugby Football Union “giocatore di rugby irlandese più grande di tutti i tempi”, davanti a Mike Gibson, Willie John McBride e Brian O’Driscoll.
Nel 2008 il campione è stato inserito anche nella IRB Hall of Fame.

Nel 2009 Kyle era a Cardiff quando l’Irlanda ha conquistato il secondo Grande Slam della sua storia, dopo un’attesa durata 61 anni. Una fotografia lo ha immortalato nel momento in cui si stava congratulando con Brian O’Driscoll; forse l’unico rivale di Kyle quale migliore giocatore irlandese. È stato questo un simbolico passaggio di consegne.

Jack Kyle ha passato l’ovale il 2014, all’età di 88 anni. Durante la cerimonia commemorativa il reverendo Colin Morris, che serviva nella stessa città dello Zambia dove il chirurgo ha vissuto per tre decenni, ha parlato della sua posizione di principio sulle questioni razziali. Egli ha rivelato che Kyle si è sempre rifiutato di associarsi alle società sportive di bianchi nel paese post-coloniale, nonostante le numerose richieste. Secondo Morris, l’amico ha detto che non aveva intenzione di avere alcuna associazione con qualsiasi organizzazione sportiva che praticava la segregazione.

Come giocatore Kyle aveva il dono del tempo su un campo da rugby. Come uomo, ha dato il dono del suo tempo a tutti quelli che incontrava.

 

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