J.P.R. Williams: un eroe quasi per caso

(di Roberto Vanazzi)

Come un animale della foresta, JPR possiede un sesto senso che gli permette di sentire il pericolo, un elemento che ha spesso cercato e amato. Egli è senza paura.” (Carwyn James)

La storia è questa. Un giorno un tennista gallese di 17 anni vince il torneo juniores di Wimbledon. Sarebbe pronto a sfidare i più grandi campioni, ma lui dice no, il tennis è troppo impegnativo e quella carriera entrerebbe in contrasto con la sua vera passione: la medicina. Il fatto è che non vuole rinunciare al piacere di fare anche della sana attività fisica. Qual’è allora quello sport, dilettantistico per eccellenza, che può permettere di divertirsi e di dedicarsi nel contempo agli esami per diventare chirurgo? Per chi vive in Galles non è difficile capire dove andare a parare, perchè si tratta dello sport più importante di quel Paese: il rugby. Ecco fatto; il ragazzo depone la racchetta e si dedica alla palla ovale. La storia però non finisce qui anzi, è proprio adesso che comincia, perchè quel ragazzo diventerà uno degli eroi più acclamati del gioco con la palla ovale. Un eroe per caso forse, ma pur sempre un eroe.

J.P.R. Williams

J.P.R. Williams

Nato a Bridgend, il 2 marzo 1949, John Peter Rhys Williams è diventato una leggenda prima di tutto con il suo acronimo, J.P.R., quindi con quel look che lo ha reso simbolo di un’epoca: calzettoni bassi alla George Best, capelli lunghi e basettoni da rock star.  In campo è stato numero 15, un estremo robusto, veloce, coraggioso e imprevedibile. Un giocatore completo, dotato di grande rapidità in attacco, stabilità sulle palle alte e ottimo placcatore in difesa, che sembrava comparire dal nulla per salvare una situazione disperata. Egli è stato il primo estremo ad essere, oltre che l’ultimo baluardo della difesa, anche un attaccante aggiunto. Ha indossato la maglia rossa della nazionale per la prima volta il giorno in cui ha compiuto 20 anni, il 2 marzo 1969, nel Cinque Nazioni sul campo di Murrayfield, dove i Dragoni hanno sconfitto la Scozia 17 a 3. Era un Galles pieno di fuoriclasse, che quell’anno ha vinto la Triple Crown e, nonostante non sia riuscito ad accaparrarsi anche il Grande Slam, ha dato inizio ad un ciclo d’oro.

Nel 1970 il Galles ha vinto ancora il torneo, pur mancando nuovamente il Grande Slam a causa della sconfitta contro l’Irlanda a Dublino. Il giovane JPR ha lasciato il segno nella partita contro l’Inghilterra, marcando una meta e contribuendo alla vittoria per 17 a 13.

Il 1971 è stato memorabile per Japes. La sua squadra ha finalmente vinto il Grande Slam dopo averlo sfiorato nelle stagioni precedenti. Per Williams l’apice di quel Cinque Nazioni è stato raggiunto probabilmente contro la Francia, quando ha intercettato un passaggio di Roger Bougarel ed ha corso per 70 yardes prima di passare l’ovale a Gareth Edwards che ha concluso in meta.

Ma il rosso quell’anno ha fatto parte della vita del nostro eroe anche fuori dai confini gallesi. È stato infatti chiamato a partecipare al tour dei British & Irish Lions in Nuova Zelanda. Anche qui JPR si è fatto notare per la sua bravura ed ha saputo entrare nella storia. Il 14 agosto 1971, ad Auckland, ha siglato un bellissimo drop a pochi minuti dalla fine, l’unico della sua carriera, che ha portato in vantaggio per 14 a 11 i leoni, con i neozelandesi che non sono riusciti ad andare oltre il pareggio grazie ad una meta non trasformata. Quel pareggio ha permesso ai gallesi di vincere la serie con i Tuttineri per 2 a 1.

L’anno seguente, 1972, i Dragoni hanno vinto ancora il torneo, ma non hanno potuto completare un’altro Grande Slam in quanto la Federazione gallese ha deciso di non giocare a Dublino a causa dei problemi politici insorti sull’Isola. Per Williams il momento clou dell’anno è stato, sicuramente, quando ha segnato i primi quattro punti per il Galles nella gara vinta 12 a 3 a Twickenham. Il Galles ha sconfitto poi anche la Scozia 35 a 12, ma in quella gara JPR è stato costretto ad uscire con una mascella rotta, per essere sostituito da Phil Bennett.

Dopo aver perso una sfida piena di polemiche contro gli All Blacks a Cardiff con la maglia rossa del Galles, JPR ed i suoi compagni hanno avuto modo di prendersi la rivincita battendoli nel gennaio 1973, vestiti però con le maglie a strisce bianche e nere dei Barbarians. In quell’epica gara, caratterizzata dalla segnatura di Gareth Edwards, considerata la più bella di tutti i tempi, Williams ha anche segnato una meta nel secondo tempo, quella che ha chiuso i conti sul definitivo 23 a 11.

JPR-Williams_181887kIl successivo Cinque Nazioni è stato insolito in quanto caratterizzato da un ex equo di tutte e cinque le squadre partecipanti. Infatti, ognuna ha vinto due volte in casa e ha perso due volte in trasferta. È stato nella gara persa 12 a 3 a Parigi che John è diventato ufficialmente “JPR”, in seguito all’esordio di un altro John Williams, che successivamente divenne noto come “JJ”.

La stagione 1974 è stata relativamente povera per il Galles (il Cinque Nazioni è stato vinto dall’Irlanda). Da notare in quel torneo un’insolita sostituzione di JPR che, secondo molti, ha portato alla sconfitta contro gli inglesi a Twickenham. Nella gara in questione, infatti, Williams è stato sostituito da Roger Blyth il quale, alla fine, si è reso responsabile di avere fatto segnare una meta a David Duckham, meta che, a detta di tutti, JPR avrebbe impedito.

Sempre nel 1974 JPR ha partecipato al suo secondo tour con i British Lions, questa volta in Sudafrica. La serie, caratterizzata da molta violenza e diventata famosa per il grido di battaglia “99” da parte del capitano irlandese Willie John McBride, è stata vinta dai britannici 3 a 0, con pareggio nel quarto test match che ha tolto loro la possibilità di un favoloso Grande Slam.

Finito il tour, l’estremo gallese ha giocato alcune gare con i sudafricani Natal Sharks.

Con un paio di anni relativamente poveri alle spalle, nel 1975 il Galles è tornato a vincere il Championship, anche se si è visto negare la gioia di un Grande Slam a causa della sconfitta 10 a 12 con la Scozia a Murrayfield, di fronte ad una folla di 104000 persone.

L’anno seguente, tuttavia, i rossi hanno raggiunto il loro picco di potere intascando il secondo Grande Slam degli anni ‘70. Contro l’Inghilterra, a Twickenham, JPR ha inanellato il suo 33 caps, superando così il record di presenze per un estremo che apparteneva a Billy Bancroft. In quella gara ha regalato una memorabile performance segnando due mete e ricevendo sette punti di sutura per una grave ferita al viso.

Nel 1977 JPR si è visto assegnare il premio Rothman’s Player of the Year per la stagione 1976/77. Il Cinque Nazioni l’ha visto poi marcare la sua quinta meta in carriera contro l’Inghilterra, nella partita vinta 14 a 9 a Cardiff., alla quale è seguita la vittoriosa trasferta per 18 a 9 a Murrayfield, caratterizzata da una sensazionale meta di Phil Bennett nella costruzione della quale il nostro estremo ha svolto un ruolo decisivo. Quell’anno però, nonostante il Galles abbia conseguito ancora la Triple Crown, ha pesato la sconfitta per 16 a 9 nella gara decisiva a Parigi, grazie alle mete di Jean-Claude Skrela e Dominique Harize, contro soli tre penalty del Galles di Steve Fenwick, con i rossi costretti a lasciare la vittoria del torneo ai galletti.

JPR_WilliamsJPR è diventato capitano della nazionale Gallese nel 1978, conducendo subito la squadra al Grande Slam, il suo terzo personale. Il torneo è stato vinto a mani basse dai dragoni. Il punteggio peggiore è stato ottenuto contro l’Irlanda a Dublino, con i verdi battuti ‘solo’ per 20 a 16. In quella gara però, Williams ha commesso un brutto fallo entrando in ritardo sulla leggenda irlandese Mike Gibson, per il quale  è stato in seguito duramente contestato ogni volta che toccava la palla.
In estate ha partecipato con il Galles all’infelice tour in Australia. La serie di test è stata persa 2 a 0, ma JPR è stato in grado di svolgere compiti non suoi quando ha giocato flanker a causa degli infortuni di altri giocatori.

Il 1979 si è rivelata un’altra annata di successo per il Galles. Gli uomini in rosso infatti, con l’estremo ancora capitano, hanno vinto un altro Cinque Nazioni. Il torneo era iniziato con una vittoria per 19 a 13 sulla Scozia a Murrayfield, che ha visto JPR mandare in meta con un’abile giocata Elgan Rees.
La seguente partita, vinta 24 a 21 contro l’Irlanda, ha segnato la cinquantesima apparizione di Williams con la maglia del Galles.
Nell’ultima gara, a Cardiff, i rossi hanno affondato l’Inghilterra 27-3, anche se in quella occasione JPR ha perso gran parte del secondo tempo per infortunio.

Nel 1980 John ha deciso di lasciare temporaneamente la scena internazionale per concentrarsi sulla sua carriera medica, mancando così il Cinque Nazioni di quella stagione, prima di tornare in campo contro la Nuova Zelanda in una partita speciale per commemorare il centenario della RFU gallese. Il Galles ha perso pesantemente, ma i tifosi sono stati comunque felici di vedere il loro vecchio eroe tornare in azione.

Nella stagione successiva JPR è rientrato nei ranghi per giocare il Cinque Nazioni: un campionato entusiasmante, dove spicca la vittoria 21 a 19 contro l’Inghilterra a Cardiff. Siamo però all’epilogo. La partita seguente è stata l’ultima per il nostro numero 15. Aveva iniziato la carriera contro la Scozia e sempre affrontando i blu, e sempre a Edimburgo, l’ha chiusa il 7 febbraio 1981, stavolta perdendo 15 a 6.

In totale con la nazionale ha realizzato 55 caps, di cui cinque da capitano. Per ben otto volte ha vinto il Cinque Nazioni, sei volte la Triple Crown e tre il Grande Slam. Ha siglato 36 punti, di cui 6 mete, 5 delle quali ai ‘nemici’ inglesi, contro i quali in undici anni non ha mai perso una gara. Ed è forse questo il suo record più singolare.
Ha indossato per otto volte la maglia dei Lions, mentre a livello di club ha giocato nelle file del Bridgend RFC e dei mitici London Welsh di fianco a campioni del calibro di Mervyn Davies e John Dawes.

Oltre ai numeri, e oltre ad essere considerato all’unanimità uno dei più forti tre quarti che abbiano mai giocato nell’emisfero nord, JPR Williams è anche il massimo emblema del connubio fra rugby e dilettantismo. Come ho già scritto all’inizio egli, prima di intraprendere la carriera nel rugby, è stato un promettente tennista. Da giovane, nel 1966, ha vinto un importante torneo juniores a Wimbledon, battendo per la cronaca il sovietico Korotkov. Ma poi ha deposto la racchetta per darsi alla palla ovale. Questo proprio perché il rugby era uno sport dilettantistico e Japes per il suo futuro aveva altro in mente. Voleva infatti studiare medicina. La laurea alla fine è arrivata e JPR Williams, una volta ritiratosi dalla nazionale, è diventato un ottimo chirurgo ortopedico: ancora oggi è consulente presso il Prince of Wales Hospital nella sua città natale di Bridgend. Nonostante tutto però non ha mai abbandonato il rugby ed ha continuato a giocare, anche se a livelli inferiori, fino agli anni ’90. Durante un’intervista, proprio parlando di questa sua scelta, ha detto: “Oggigiorno non potrei più studiare e giocare a rugby. Dovrei fare una scelta. Quale? La medicina, senza dubbio”.

 

Ma cosa sarebbe successo se egli non avesse interrotto la propria carriera nel tennis per darsi al rugby?  Dal momento che il Galles non ha mai prodotto un grande tennista è impossibile dire se sarebbe stato venerato allo stesso modo in cui lo è stato per il contributo che ha dato alla squadra in maglia rossa.
Per nostra fortuna, di noi che amiamo il rugby, JPR ha fatto una scelta che ha contribuito a scrivere altre pagine da leggenda su questo nobile sport.

Alla fine del 2014, J.P.R. è stato introdotto nella International Rugby Board Hall of Fame.

 

 

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