Ian McLauchlan: il topo che fece grandi i leoni

(di Roberto Vanazzi)

Il rugby è come la boxe. Non c’è bisogno di entrare in campo e giocare sporco, ma se l’avversario lo fa allora tu devi restituire i colpi. Se non lo fai, essi continueranno a colpirti duro. Se tu reagisci non lo faranno. È come con i bulli in tutto il mondo.” (Ian McLauchan)

Lo scozzese Ian McLauchlan è stato un fenomenale uomo di mischia ed un pilone estremamente mobile anche in spazio aperto. Il suo soprannome, Mighty Mouse, gli è stato affibbiato per il fatto che egli era relativamente piccolo per un pilone, ma allo stesso tempo molto potente, come il Super Topo dell’omonimo cartone animato.

Ian ha rappresentato la Scozia 43 volte, dal 1969 al 1979, indossando la fascia da capitano in 19 occasioni, ed è stata al centro dei due tour di maggior successo dei British & Irish Lions: nel 1971 in Nuova Zelanda e, tre anni più tardi, in quello degli Invincibili in Sudafrica. Con i Leoni lo scozzese ha giocato complessivamente trenta partite, compresi tutti gli otto test match. Certo che nomi quali Gareth Edwards, Barry John, JPR Williams e Willie John McBride sono quelli che vengono maggiormente snocciolati quando si guarda a quelle serie leggendarie, ma la presenza di McLauchlan è stata sicuramente di pari importanza.

Ian McLauchlan

John “Ian” McLauchlan è nato il 14 Aprile 1942 a Tarbolton, nell’Ayrshire meridionale. Il ragazzo ha studiato presso l’Ayr Academy e poi al Jordanhill College, nei sobborghi di Glasgow, dove è entrato a far parte del rugby club.

Ian ha conquistato il suo primo cap con la nazionale il 15 marzo 1969, a Twickenham contro l’Inghilterra, l’ultima partita di un Cinque Nazioni in cui la Scozia è riuscita a vincere solo a Parigi. McLauchlan è stato inserito in squadra per sostituire l’infortunato pilone titolare Norm Suddon e ha giocato in una front row con il tallonatore Frank Laidlaw e il pilone destro Sandy Carmichael.

Il ragazzo di Tarbolton è sceso in campo in un’altra occasione durante l’anno, il 6 dicembre a Murrayfield, quando il XV capitanato da Jim Telfer ha sconfitto gli Springboks 6 a 3, con una meta dell’estremo Ian Smith trasformata dallo stesso.

L’anno successivo McLauchlan ha disputato due sfide del Cinque Nazioni: a Edimburgo con la Francia di Pierre Villepreux, che avrebbe vinto il torneo, e con il Galles all’Arms Park. Entrambe le partite sono sfociate in sconfitte e la Scozia ha chiuso ancora con una sola vittoria; il 14 a 5 a Murrayfield con l’Inghilterra che gli ha fruttato la conquista della Calcutta Cup dopo quattro anni di attesa.

Il 28 marzo Ian ha giocato contro il Cardiff la su prima partita con la maglia bianco-nera dei Barbarians. In seguito, nell’arco della sua carriera, il pilone avrebbe ricevuto altri quattro inviti.

Prima del 1971 non vi era alcun allenatore designato della nazionale scozzese; il ruolo era assunto dal capitano. Da quell’anno, la SRU ha nominato il primo coach in qualità di “consigliere del capitano”. Era Bill Dickinson, docente presso il Jordanhill College, e il suo contributo al rugby scozzese negli anni ‘70 sarebbe stato immenso. È stato con lui che McLauchlan è diventato titolare della nazionale del Cardo. Proprio nel 1971, infatti, Ian ha disputato tutte le sfide del torneo.
Era l’epoca d’oro del rugby gallese, una squadra di assoluti fuoriclasse che avrebbe vinto a man bassa per quasi tutta la decade, lasciando agli altri le briciole. Quell’anno gli scozzesi si sono accontentati di mantenere nella loro bacheca la Calcutta Cup, compiendo l’impresa di andare a conquistarsela a Londra. Molte persone da entrambi i confini del Vallo di Adriano ancora ricordano il calcio con cui Peter Brown, numero 8 nonché capitano di quella squadra e fratello del leggendario Gordon Brown, ha messo tra i pali a tempo quasi scaduto la trasformazione della meta di Chris Rea, regalando così il 16 a 15 con cui la Scozia ha espugnato Twickenham dopo 33 anni.

In estate Ian è stato convocato da Carwyn James per il tour dei British & irish Lions in Nuova Zelanda.

McLauchlan ha iniziato il tour come terza scelta, ma è diventato titolare quando sia l’irlandese Ray McLoughlin che Sandy Carmichael si sono infortunati durante la sfida infrasettimanale con Canterbury. Ian ha così disputato tutti i quattro test match, in prima linea con il tallonatore inglese John Pullin e il pilone irlandese Sean Lynch.
Il primo match è andato in scena il 26 giugno al Carisbrook di Dunedin. È stato il giorno di Ian, il quale, oltre ad una prestazione eccezionale, ha marcato l’unica meta della sfida, nonché l’unica della sua carriera internazionale. Il pilone ha stoppato un rinvio di Alan Sutherland sulla linea bianca dei neozelandesi e si è buttato sopra l’ovale, rotolato nell’area di meta. Grazie anche a due calci di Barry John i britannici hanno vinto 9 a 6.
Quel primo test è stato probabilmente la gara più intensa che abbia mai giocato,” ha detto Ian: “ma, allo stesso tempo, abbiamo vinto e fissato il sigillo sul tour. Se avessimo perso quella partita la Nuova Zelanda sarebbe cresciuto in statura.
Dopo aver perso 12 a 22 il secondo test a Canterbury, dove i neozelandesi non avevano mai perso, i ragazzi di James si sono rifatti trionfando a Wellington con il risultato di 13 a 3.
Mancava ancora una partita per portare a casa la prima serie nel Paese della Lunga Nuvola Bianca ed è andata in scena il 14 agosto all’Eden Park di Auckland. Con il solito orgoglio gli All Blacks hanno tentato in tutti i modi di vincere quella sfida, ma, alla fine, non sono andati oltre il pareggio, grazie al sorprendente drop da 46 metri di JPR Williams. I Leoni hanno così potuto fregiarsi della prima, e finora unica, vittoria in Nuova Zelanda.

Il 1972 è l’anno in cui il campionato non è stato completato per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, in quanto le squadre di Scozia e Galles si sono rifiutate di recarsi a Dublino, a causa dell’escalation di violenza nella politica locale. Le restanti partite, però, sono state giocate e tra queste la sfida di Murrayfield con l’Inghilterra, che ha regalato la vittoria alla Scozia per 23 a 9 e mantenuto nella loro bacheca la Calcutta Cup. Era dal triennio 1925-27 che il XV del cardo non vinceva la Coppa per tre anni consecutivi.

Nel 1973 Bill Dickinson ha consegnato la fascia da capitano della nazionale scozzese a McLauchlan. La squadra quell’anno ha vinto le due gare interne del Cinque Nazioni ed è uscita sconfitta dalle trasferte, Londra compresa. Proprio prima della partita di Calcutta Cup, nonostante la frattura di un osso della gamba patita due settimane prima contro l’Irlanda, Ian è riuscito a convincere l’allenatore che egli era in grado di giocare. Il torneo, caso unico nella sua storia ultracentenaria, si è chiuso con tutte e cinque le squadre a pari merito.

Anche l’anno seguente la squadra di Dickinson ha vinto solamente le due sfide interne, ma è riuscita a riportare nella terra delle Highlands la Calcutta Cup, grazie al 16 a 14 con cui è stato sconfitto il XV della Rosa.

Per Ian, la soddisfazione a giugno della chiamata da parte dell’irlandese Syd Millar per il suo secondo tour con i British & Irish Lions, questa volta in Sudafrica.

Il tour, ribattezzato Invincibles Series, è durato tre mesi. Con uno dei pack più forti nella storia del rugby, i Lions hanno vinto tutti gli incontri infrasettimanali e si sono imposti abbastanza comodamente anche nei primi tre test match con gli Springboks. Gli uomini capitanati da Willie John McBride hanno sperato sino all’ultimo di portare a casa un netto 4 a 0 e per poco non ci sono riusciti. Nella sfida finale Roger Uttley e Andy Irvine hanno entrambi segnato una meta, ma ne è stata annullata un’altra a Fergus Slattery e la partita si è conclusa sul 13 a 13. Col tempo si è visto che la meta dell’irlandese era da considerarsi valida, ma le fotografie hanno anche dimostrato che proprio quella di Uttley non lo era affatto, in quanto l’ovale era stato schiacciato prima dall’ala sudafricana Chris Pope. Si può quindi dire che, alla fine, giustizia è stata fatta.

È stata quella anche la serie più violenta che sia mai stata giocata, con i sudafricani che hanno contrastato i loro avversari con feroce aggressività fisica. I primi scontri sono avvenuti con la squadra di Eastern Province, durante il quarto incontro, mentre contro la squadra tutta colored dei Proteas, il mediano d’apertura inglese Alan Old è stato costretto a tornare a casa. A quel tempo si poteva sostituire un giocatore solo se un medico dichiarava che l’infortunato non era fisicamente in grado di continuare e non esistevano telecamere e funzionari a bordo campo per tenere d’occhio eventuali colpi proibiti. I Lions hanno deciso allora di farsi giustizia da soli con la famigerata Code 99, la chiamata con cui il capitano McBride portava quattordici leoni a difesa del compagno aggredito.

Il 30 novembre, a Londra, Mighty Mouse ha giocato tra le fila dei Barbarians contro gli All Blacks. Per l’occasione i Baa-baas hanno “invitato” l’intero pacchetto di mischia dei Lions. I Bianco-neri sono riusciti a pareggiare 13 a 13, risultato che ha impedito agli uomini di John Stewart di uscire vincenti da tutte le otto partite del tour, compreso l’unico test match con l’Irlanda.

Nel 1975 ecco un altro Cinque Nazioni con le solite due vittorie interne e le altrettante sconfitte fuori casa, con la soddisfazione di avere inflitto al Galles l’unico stop del torneo, in una gara che si è svolta di fronte alla cifra record di 105mila spettatori.

In primavera la nazionale del Cardo ha intrapreso il suo primo tour in Nuova Zelanda. Buoni i risultati con le selezioni locali, con quattro vittorie su sei incontri, ma il test con gli All Blacks è risultato essere un vero incubo. Si è trattato di una partita a dir poco bizzarra, vinta 24 a 0 dalla Nuova Zelanda, nella quale i calciatori delle due squadre, Andy Irvine e Joe karam, non sono stati in grado di calciare tra i pali i loro 13 piazzati a causa delle pessime condizioni atmosferiche.

Il 6 dicembre, sempre del 1975, gli Highlanders hanno affrontato l’Australia a Edimburgo. La Scozia ha aperto le marcature al minuto numero 26 con una meta di Lewis Dick all’angolo, con il supporto di Ian McGeechan e Bruce Hay. Dougie Morgan ha trasformato. La seconda segnatura della Scozia, poco prima di metà tempo, è stata segnata da Jim Renwick dopo una corsa di 40 metri, intercettando un passaggio del capitano australiano John Hipwell a Paul McLean. Morgan ha convertito anche questa e la Scozia si è trovata sul 10 a 0 alla fine della prima frazione di gioco. I padroni di casa hanno dominato il territorio anche nel secondo tempo, ma non sono stati in grado di aggiungere altri punti al loro score. Un penalty da 32 metri di McLean ha fornito gli unici tre punti ai Wallabies e il risultato finale è stato di 10 a 3.

Mighty Mouse ha proseguito la carriera giocando tutte le partite di Cinque Nazioni dal 1976 al 1979, senza saltarne alcuna. Purtroppo, la Scozia è riuscita soltanto a vincere la Calcutta Cup del 1976 e un triste Cucchiaio di Legno nel ’79, l’anno in cui ha evitato il Whitewash soltanto grazie ai pareggi con l’Irlanda a Murrayfield e con l’Inghilterra a Twickenham. È stato questo l’ultimo torneo disputato dal pilone di Tarbolton, che a 38 anni ha deciso di ritirarsi.

La partita dell’addio è arrivata il 10 novembre 1979 a Edimburgo, dove la Scozia ha affrontato gli All Blacks di Graham Mourie e Stu Wilson, perdendo malamente per 6 a 20. Quel giorno McLauchlan indossava ancora la fascia da capitano. Le sue 19 partite da skipper all’epoca erano un record, che è rimasto tale sino a quando è stato superato da David Sole all’inizio degli anni ’90.

Nel 1978 Ian ha giocato anche una partita in Nuova Zelanda con il club ad inviti degli Zingari-Richmond, durante le celebrazioni del Centenario della NZRU, disputando gare contro Otago, Wellington e i New Zealand Barbarians.

Dopo il suo ritiro la Scottish Rugby Union ha impedito a McLauchlan di pubblicare la sua autobiografia in quanto era vietato riceve proventi.

Nel giugno del 2010 Ian è stato eletto presidente proprio della SRU, incarico che ha tenuto sino al 2012, quando è stato sostituito da Alan Lawson.

 

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