Ian McGeechan: il re leone

(di Roberto Vanazzi)

Agli occhi dei giocatori i Lions sono ancora la cosa più grande nella quale possono essere coinvolti.” (Ian McGeechan)

Quando si parla di Ian McGeechan la prima associazione che viene spontanea è con i British & Irish Lions. Nonostante sia stato un punto fisso della nazionale scozzese tra il 1972 e il 1979, è con i Leoni che questo trequarti è diventato una leggenda. Con essi Ian ha partecipato a due tour da giocatore, quello degli Invincibles in Sudafrica nel 1974 e in Nuova Zelanda tre anni più tardi, e per ben cinque volte li ha guidati dalla panchina, quattro in qualità di head coach e una come assistente.

Abile tanto nel ruolo di centro quanto all’apertura, Geech ha totalizzato 32 presenze con la nazionale del Cardo, di cui nove da capitano, realizzando tutti i suoi 21 punti calciando l’ovale di rimbalzo con il suo piede sinistro. Da allenatore Ian ha condotto la Scozia al Grande Slam del 1990, l’ultimo sino ad oggi conquistato dalla nazionale del Cardo, e i London Wasps alla conquista dell’Heineken Cup e di un titolo di Premiership.

Ian McGeechan

Ian McGeechan

Ian Robert McGeechan è nato il 30 ottobre a Leeds, da madre inglese e padre di Glasgow, militare stanziato in Inghilterra. Cresciuto nella città del West Yorkshire, il ragazzo ha studiato presso il Moore Grange e in seguito all’Allerton Moore, per laurearsi infine in educazione fisica al Carnegie Physical Training College, dell’Università Metropolitana di Leeds.

Nonostante arrivasse da una famiglia dedita al calcio, durante il suo periodo scolastico Ian ha optato per il rugby e, nel 1964, ha iniziato l’avventura ovale tra le fila dello Yorkshire Carnegie Rugby, club con sede a Leeds dov’è rimasto per tutta la sua carriera.

L’anno successivo il trequarti ha rappresentato i Yorkshire Colts, il XV Under-20 dello Yorkshire, per poi passare alla rappresentativa maggiore nel 1966.

Essendo nato in Inghilterra Ian avrebbe potuto giocare per la nazionale con la Rosa. In effetti, nel 1968 il ragazzo è stato contattato dalla RFU, ma lui ha rifiutato per scegliere la Scozia, soprattutto a causa del forte nazionalismo di suo padre. La cittadinanza inglese, però, ha dato al ragazzo parecchio filo da torcere oltre il Vallo di Adriano, tant’è che è stato costretto ad attendere quattro anni prima che la Federazione Scozzese lo accettasse tra i suoi ranghi.

È stato solo nel 1972, a 26 anni, che McGeechan ha disputato la sua prima partita per la nazionale del Cardo. L’allenatore Bill Dickinson lo ha fatto esordire come apertura sabato 16 dicembre a Murrayfield, nella sfida persa 9 a 14 con gli All Blacks di Ian Kirkpatrick. Ian, quello scozzese, ha giocato in mediana con un altro Ian, McCrae, e ha bagnato il debutto con i suoi primi tre punti grazie ad un drop.

Geech ha realizzato un drop anche al suo secondo cap, giocato e perso contro la Francia al Parc Des Princes, nell’ambito del Cinque Nazioni del 1973.
Il nativo di Leeds ha disputato anche il resto delle gare di quel torneo, non più come apertura, ma nel ruolo di trequarti centro, e ha segnato ancora tre punti con un calcio di rimbalzo contro il Galles, regalando ai suoi la vittoria per 10 a 9. Il XV del Cardo ha sconfitto anche l’Irlanda e, caso unico nella storia, il torneo ha visto tutte le cinque contendenti terminare a pari merito, con due vittorie a testa.

L’anno successivo Ian ha disputato ancora tutte le sfide del prestigioso torneo, tre come centro e l’ultima, con la Francia, da apertura. Gli Highlanders hanno vinto le due gare casalinghe, una proprio con i Galletti e l’altra con l’Inghilterra, partita questa che ha concesso loro di riportare la Calcutta Cup a nord del Vallo di Adriano.

In primavera McGeechan è partito alla volta del Sudafrica con i British & Irish Lions. Quando il coach irlandese Syd Millar lo ha convocato, Ian lavorava come insegnante di educazione fisica e geografia presso la Fir Tree Middle School di Leeds ed è stato costretto a chiedere un’aspettativa non retribuita alla scuola.

Il tour, iniziato il 15 maggio e terminato il 27 luglio, ha visto i rossi rimanere imbattuti attraverso un programma di ventidue gare, con tre test match vinti e il pareggio nel quarto, guadagnandosi l’etichetta di Invincibles. È stata questa anche la serie più controversa e violenta che sia mai stata giocata, con i sudafricani che hanno dominato i loro avversari con feroce aggressività fisica. I primi scontri sono avvenuti con la squadra di Eastern Province, durante il quarto incontro, mentre contro il XV tutto colored dei Proteas il mediano d’apertura inglese Alan Old è stato costretto a tornare a casa. A quel tempo c’erano le sostituzioni solo se un medico dichiarava che un giocatore non era fisicamente in grado di continuare e non esistevano telecamere e funzionari a bordo campo per tenere d’occhio eventuali colpi proibiti. I Lions hanno deciso allora di farsi giustizia da soli con la famigerata Chiamata 99, che portava 14 leoni a difesa del compagno aggredito. Il terzo test match con gli Springboks è stato quello in cui si è assistito alla rissa più clamorosa, con la chiamata del capitano Willie John McBride del Code 99.
Come già scritto, i rossi hanno vinto i primi tre match per poi pareggiare 13 a 13 l’ultima gara a Johannesburg. Fergus Slattery ha cercato di portare a casa la serie con un netto 4 a 0, ma la sua meta all’ultimo minuto non è stata convalidata. Il flanker irlandese era sicuro di avere schiacciato la palla, l’arbitro, però, è stato influenzato dal mediano di mischia degli Springboks Paul Bayvel, il quale gridava “Non ha toccato. Non è meta, non è meta!“. Il signor Max Blaise si era anche ricordato di avere assegnato una meta dubbia a Roger Uttley a inizio gara e non se l’è sentita di sbagliare una seconda volta. Il successivo replay dell’azione, invece, ha dimostrato che l’ovale aveva realmente toccato il terreno.

Ian ha disputato tutti i match con gli Springboks nel ruolo di trequarti centro, in coppia con Richard Milliken, realizzando un drop nel secondo test a Pretoria. Lo scozzese ha marcato anche una meta al PAM Stadium di Spring il 23 luglio, nella sfida infrasettimanale con Eastern Traansval.

I Lions del 1974

I Lions del 1974

Nel Cinque Nazioni del 1975 Geech è tornato ad indossare la maglia con il numero 10. Nell’arco del torneo il ragazzo ha segnato altri due drop kicks con il suo piede sinistro: all’Irlanda, nella prima partita, e poi al Galles, entrambi sull’erba di Murrayfield.

Tra maggio e giugno dello stesso anno la nazionale del Cardo ha intrapreso il suo primo tour in Nuova Zelanda. Gli scozzesi hanno ottenuto discreti risultati contro le squadre provinciali, vincendo quattro incontri e perdendone due: con Otago e Canterbury. Quindi, il 14 giugno, gli uomini capitanati da Ian McLauchlan sono stati sconfitti con un bruciante 24 a 0 a Auckland, nell’unico test match giocato contro gli All Blacks.

Il 6 dicembre la Scozia si è rifatta vincendo 10 a 3 con l’Australia a Edimburgo, grazie alle marcature di Lewis Dick e Jim Renwick. In questa partita Ian è stato schierato centro, così come nella sfida contro la Francia che ha aperto il Cinque Nazioni del 1976. In seguito ha giocato apertura con il Galles e di nuovo al centro della backline nelle restanti partite, con gli uomini di Bill Dickinson che hanno terminato il torneo con due vittorie e altrettante sconfitte.

Nel 1977 gli scozzesi, guidati dal nuovo coach Nairn McEwan, hanno vinto solo la partita con un’Irlanda andata in whitewash. McGeechan ha calciato tra i pali un altro dei suoi famosi drop; questa volta a subirlo è stata la squadra gallese, nell’unica sfida in cui il nativo di Leeds ha giocato apertura.

Il pessimo torneo della Scozia non ha impedito a John Dawes di richiedere i servigi di Ian per il tour dei suoi British Lions in Nuova Zelanda.
Purtroppo si è trattato di una tournée deludente, soprattutto per quanto riguarda i trequarti, che non sono stati in grado di tramutare in punti il grosso lavoro svolto dagli avanti. I due centrali, McGeechan e Steve Fenwick, hanno svolto un ottimo lavoro per quanto riguarda la fase difensiva, ma non altrettanto nel gioco d’attacco, tant’è che la diga degli All Blacks di Tane Norton ha retto alla perfezione.
A dire il vero i Lions quella serie sono stati vicini a pareggiarla quando, con una vittoria e due sconfitte alle spalle, hanno perso il quarto decisivo test match a Auckland di un solo punto (9 a 10). Avanti per 9 a 6, i britannici si sono fatti superare nel finale da una meta del numero 8 neozelandese Lawrie Knight.
La squadra ha comunque vinto tutti gli incontri non ufficiali, perdendo solo con il XV della New Zealand Universities e con le Fiji a Suva, dove si è chiuso il tour.
Ian ha giocato ancora una volta tutti i test match, tre da titolare e uno, il terzo della serie a Dunedin, entrando dalla panchina per sostituire J.J. Williams sulla fascia. Lo scozzese è stato capitano nelle partite con Poverty Bay-East Coast e New Zealand Universities.

Il 10 settembre 1977 una selezione di quei Lions, tra cui McGeechan, ha disputato una partita commemorativa a Twickenham contro i Barbarians, nell’ambito del Giubileo per i 25 anni di regno di Elisabetta II. Si è trattato della prima partita dei Leoni sul suolo britannico e, per la cronaca, la sfida è terminata 23 a 14 in favore degli uomini in maglia rossa.

Tre mesi più tardi Ian ha affrontato il Leicester proprio tra le fila dei Barbarians. È stata questa l’ultima di tredici partite giocate per il club ad inviti dal 1973, cinque della quali da capitano.

Geech è sceso in campo in tre gare del Cinque Nazioni del 1978, saltando solo la sfida per la Calcutta Cup, schierato centro in due occasioni e apertura contro il Galles. Quel torneo è stato particolarmente amaro per la Scozia, che ha chiuso con quattro sconfitte su quattro.

L’8 dicembre 1978 a Murrayfield è arrivata la Nuova Zelanda. La sfida si è risolta in favore degli uomini capitanati da Graham Mourie, in rotta verso il loro Grande Slam con le Home Unions britanniche. In questa gara Ian McGeechan ha indossato la maglia (per l’occasione bianca) numero 10 e si è reso protagonista dell’ultimo drop della sua carriera, il numero 7, ai quali va aggiunto quello calciato tra i pali per i Lions nel ’74. A tempo scaduto, sul 12 a 9 in favore degli ospiti, Ian ha tentato ancora il calcio di rimbalzo che avrebbe regalato il pareggio, ma il tiro è stato stoppato da Doug Bruce e sull’azione che ne è seguita gli All Blacks hanno marcato la meta del 18 a 9 con Bruce Robertson.

Nel 1979 Geech ha disputato il suo ultimo torneo delle Cinque Nazioni, schierato trequarti centro in tutte e quattro le sfide. Anche questa volta il XV del Cardo non ha riportato alcuna vittoria, ma è comunque riuscito ad evitare il whitewash grazie a due pareggi: con l’Irlanda in casa e a Twickenham.

L’ultima partita del torneo, il 17 marzo 1979 a Parigi, ha visto McGeechan salutare il rugby internazionale. L’anno successivo, a seguito di un infortunio al ginocchio, dopo 300 incontri con la maglia dell’Headingley il trequarti ha concluso la sua carriera da giocatore a soli 33 anni.

A quel punto McGeechan ha lavorato qualche anno come professore di educazione fisica, finché, nel 1985, è stato chiamato da Jim Telfer per aiutarlo ad allenare la nazionale scozzese. Ian ha mantenuto l’incarico anche sotto la guida di Derrick Grant, viaggiando con la squadra sino in Nuova Zelanda per la prima edizione della Rugby World Cup nel 1987.

L’ex trequarti è diventato head coach della nazionale l’anno successivo il mondiale e, un anno dopo ancora, ha ripreso la sua associazione con i Lions, allenandoli nel loro tour in Australia con  Roger Uttley in qualità di vice. La serie è stata vinta dai Lions per 2 test match a 1, dopo che i Wallabies avevano conquistato il primo incontro 30 a 12. I ragazzi in maglia rossa sono riusciti a vincere anche tutti i nove incontri con le selezioni locali e le franchigie.
I Lions del 1989 sono stati i primi a conquistare una serie dopo essere andati sotto nel primo test match. Una simile impresa sarebbe bastata a garantire a McGeechan una posizione d’onore nel folklore dei Leoni Britannici, ma la sua carriera da allenatore nell’élite mondiale era solo all’inizio.

Nel 1990 Geech ha guidato gli scozzesi ad uno storico Grande Slam nel Cinque Nazioni, il secondo conquistato dal XV del Cardo in 65 anni. È stata l’edizione in cui Scozia e Inghilterra, dopo avere vinto tutte le loro partite, si sono ritrovate di fronte l’ultima giornata a Murrayfield per giocarsi il titolo, il Grande Slam, la Triple Crown e la Calcutta Cup. È stata la giornata dell’entrata sul terreno di gioco a passo funereo degli uomini in maglia blu notte, guidati dal loro capitano David Sole, e di Flower of Scotland, il nuovo inno gridato da tutto il pubblico di casa all’indirizzo di Margareth Thatcher. È stata la gara in cui i XV con il Cardo sul petto hanno dato l’anima e messo sotto quelli con la Rosa, conquistando un successo entrato nella leggenda.

Lo stesso anno Ian ha ricevuto dalle mani della Regina Elisabetta l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.

McGeechan era l’allenatore della combriccola scozzese anche durante la Coppa del Mondo del 1991. I suoi ragazzi sono arrivati sino alle semifinali, il punto più alto della loro storia mondiale, ma hanno capitolato a Twickenham, di fronte ad un Inghilterra pronta a vendicarsi per la sconfitta dell’anno precedente. La sfida è terminata 9 a 6 per i sudditi di Sua Maestà, con Gavin Hastings a disperarsi per avere calciato fuori, a un quarto d’ora dalla fine, il piazzato del possibile pareggio. La Scozia ha infine perso la finale per il terzo posto contro gli All Blacks.

Nel 1993 McGeechan è stato nuovamente chiamato sulla panchina dei British & Irish Lions, primo allenatore a ricevere l’incarico due volte consecutive dopo James Baxter, che aveva guidato la squadra nei tour del 1927 e del 1930. Con i rossi Ian ha intrapreso la tournée in Nuova Zelanda, assistito da Dick Best. La serie dei tre test match è stata conquistata dai padroni di casa per 2 a 1, con la prima partita che è stata vinta per soli due punti grazie al penalty di Grant Fox all’ultimo minuto.

Terminato il tour dei Lions, Ian ha lasciato la guida della nazionale del Cardo e si è accasato al club inglese del Northampton.

Nel 1997, durante il suo periodo in Premiership, Geech ha ricevuto nuovamente l’onore di allenare i British Lions nel primo tour dell’era del professionismo, con la squadra delle quattro Union Britanniche che tornava in Sudafrica dopo 17 anni, grazie alla fine dell’apartheid. Ad assistere Ian sulla panchina c’era l’altro scozzese Jim Telfer, mentre la fascia da capitano era stata affidata a Martin Johnson. I ragazzi del Nord del mondo hanno chiuso subito il discorso vincendo i primi due test match con gli Springboks, per poi lasciare ai campioni del mondo in carica il terzo.
Dei nove incontri infrasettimanali, invece, i Lions ne hanno vinti otto e perso solo con Northern Transvaal.

Nel 1999 Ian si è ricongiunto con la nazionale scozzese. La sua seconda esperienza con gli Highlanders, però, ha ottenuto meno successo rispetto la precedente. McGeechan ha guidata la squadra nelle prime quattro edizioni del Sei Nazioni, perdendo l’incontro d’esordio con l’Italia a Roma, e poi alla Coppa del Mondo del 2003 in Australia, dove la Scozia è stata eliminata ai quarti di finale proprio dai Wallabies, a Brisbane.

Finito il mondiale il coach si è preso un paio d’anni di riposo, finché, nel 2005, ha assunto la guida dei London Wasps nella Premiership inglese, con un coaching team che comprendeva Shaun Edwards e Leon Holden.

Nella medesima stagione, dopo aver visto le Vespe conquistare la Coppa Anglo-Gallese battendo in finale i Llanelli Scarlets a Twickenham, Ian ha fatto parte dello staff di Clive Woodward durante il tour dei Lions in Nuova Zelanda.

Sempre nel 2005, Geech è stato introdotto nella International Rugby Hall Of Fame.

Il 20 maggio 2007 I Wasps hanno battuto 25 a 9 i vecchi rivali del Leicester nella finale di Twickenham e il capitano Lawrence Dallaglio ha sollevato la Heineken Cup.

I successi di McGeechan sono continuati anche la stagione seguente, quando lo scozzese ha guidato le Vespe anche al titolo di Guinness Premiership, con la vittoria per 26 a 16 in finale di nuovo sui Tigers.

Lo stesso anno Ian ha ricevuto un invito per condurre i British Lions in Sudafrica nel 2009. Così, durante la stagione 2008-09, si è preso un anno sabbatico dal suo ruolo con i Wasps.

Nel 2009 Ian ha guidato per la quinta volta i Lions dalla panchina, quattro da head coach e una da assistente, come nessun’altro ha mai fatto. I Leoni capitanati da Paul O’Connell sono stati sconfitti dalla Springboks 2 a 1 dopo una serie di test brutali, con le sconfitte che sono entrambe maturate con un minimo scarto: 21 a 26 a Durban e 25 a 28 al Loftus Versfeld. Il terzo test all’Ellis Park è stato per Geech l’ultimo con i Lions: gli uomini in rosso hanno vinto 28 a 9, il risultato più ampio in quasi mezzo secolo di storia, garantendo al loro coach un finale degno del suo status.

Sempre nel 2009 Ian è stato introdotto anche nella International Rugby Board Hall Of Fame. Quindi, ha raggiunto l’apice con la nomina a Cavaliere da parte della Regina, per i suoi servizi allo sport.

Sir Ian McGeechan è tornato al rugby nel febbraio 2010, accettando una posizione di consulente con il Gloucester. Dimessosi a fine stagione, ha assunto lo stesso ruolo al Bath in vista della stagione 2010-11.

Dopo solo un anno con i nero-blu, a seguito delle dimissioni del tecnico Steve Meehan, Geech ha lasciato l’incarico di consulente ed è tornato a sedersi in panchina come allenatore-capo del club, coadiuvato dal suo staff tecnico che consisteva di Brad Davis e Martin Haag. Al termine del campionato 2011-2012, a causa dei risultati negativi della squadra, lo scozzese non si è visto rinnovare il contratto.

A luglio del 2012 McGeechan è diventato il presidente del Leeds Carnagies, il club con cui ha giocato per tutto l’arco della sua carriera.

Nell’agosto del 2014, un mese prima del referendum che avrebbe dovuto sancire l’indipendenza della Scozia, Ian è stato uno dei duecento personaggi pubblici scozzesi che ha firmato una lettera al quotidiano The Guardian per opporsi al distacco dall’Inghilterra.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.