Ian Kirkpatrick: fenomeno naturale

(di Roberto Vanazzi)

Ad essere onesto, mi sono chiesto cosa diavolo fosse successo per fare impazzire il pubblico in quella maniera.(Ian Kirkpatrick, dopo la meta segnata ai Lions nel 1971)

Capitano degli All Blacks nei primi anni ’70, il flanker Ian Kirkpatrick ha goduto di una lunga e onorevole carriera, forgiata nella fenomenale resistenza e nella durezza che ha caratterizzato molti giocatori provenienti dalla terra della Lunga Nuvola Bianca.

Estremamente atletico, veloce, senza paura e con un inquietante fiuto nell’anticipare le mosse degli avversari, Ian aveva dalla sua anche la rara capacità, per un uomo di mischia, di varcare la linea di meta. Infatti, nonostante questo leggendario atleta ha giocato in un periodo in cui le gare internazionali erano poche rispetto gli standard attuali, è giusto sottolineare come le sue 16 mete in 39 presenze abbiano fatto di lui uno dei più grandi avanti neozelandesi di tutti i tempi.

Ian Kirkpatrick

Ian Kirkpatrick

Ian Andrew Kirkpatrick, Kirkie per gli amici, è nato il 24 maggio 1946 a Gisborne, in Nuova Zelanda. Flanker di 190 centimetri per 102 chilogrammi, ha iniziato a giocare a rugby a livello scolastico con il Kings College di Auckland, per poi passare al club di Rangiora e, a livello provinciale, al Poverty Bay. Con questi ultimi Ian ha esordito nel 1966, a 20 anni appena compiuti e, lo stesso anno, ha disputato la prima partita internazionale nella squadra combinata di Poverty Bay e East Coast contro i British Lions, in coppia con l’amico Hamish Macdonald.

Nel 1967 i due, Kirkpatrick e Macdonald, si sono trasferiti al Canterbury ma, mentre il secondo ci ha messo molto tempo per emergere, Ian è diventato da subito una stella in ascesa. Dopo essere comparso nell’Under 23, infatti, è stato convocato dagli All Blacks per giocare una gara non ufficiale contro Eastern Canada.

Sempre nel 1967, Ian è partito per un tour in Gran Bretagna e Francia. Il coach Fred Allen ha visto in questa ventunenne un grande potenziale e lo ha messo in campo al posto del leggendario Kel Tremain, nella penultima gara contro la Francia, il 25 novembre a Colombe. Il debutto di Kirkpatrick è stato un successo assoluto e, come l’altro nuovo arrivato Sid Going, ha segnato una meta che ha portato la Nuova Zelanda a vincere 19 a 15.

Nel 1968 Ian ha ulteriormente rafforzato la sua reputazione segnando tre mete nel primo test contro l’Australia a Sydney, un risultato reso ancora più notevole dal fatto che era entrato in campo come sostituto di Brian Lochore, uscito per un infortunio ad un pollice. Prima di allora le sostituzioni non erano permesse e Ian ricorda il suo ingresso in campo come una strana esperienza, con il riscaldamento effettuato sulle scale del Sydney Cricket Ground. Da allora Kirkpatrick è diventato una chiamata automatica per i test degli uomini in nero.

L’arrivo dei British Lions in Nuova Zelanda, nel 1971, inizialmente non aveva fatto suonare molti campanelli d’allarme, soprattutto grazie alla facilità con cui gli All Blacks avevano surclassato la squadra gallese un paio di anni prima. Tuttavia, la sconfitta nel primo test match per 3 a 9 ha dato una tremenda scossa a tutto il Paese, così il coach Ivan Vodanovich ha rimescolato le carte e la squadra ha risposto colpendo duro nella seconda sfida, al Lancaster Park di Christchurch. In quell’occasione Kirkpatrick ha segnato una meta spettacolare, dopo essere uscito da una maul a sessanta metri di distanza dalla linea avversaria. L’immagine di lui che punta J.P.R. Williams (non uno qualunque) rompe il suo placcaggio, sembra incespicare, riprende la strada e si tuffa in meta è entrata nell’immaginario collettivo come uno dei più bei ritratti del rugby. Qualcuno ha affermato che David Duckham avrebbe potuto intervenire su Ian, ma che sia stato ostacolato da Bruce Hunter. L’impressione, però, è che il trequarti ala neozelandese stava cercando solo di dare sostegno al compagno. La partita è stata vinta dai padroni casa 22 a 12, ma, alla fine, sappiamo tutti com’è andata. A seguito della sconfitta nella terza gara (3 a 13) e del pareggio nella quarta (14 a 14) la serie è stata persa.

Un anno dopo Ian ha ricevuto l’onore di essere nominato capitano per il tour 1972/73 in Gran Bretagna e Francia, grazie anche al ritiro di Brian Lochore e all’infortunio che ha tenuto fermo Colin Meads. Purtroppo, durante quel tour gli eventi sul campo sono stati un po’ oscurati dal troppo pubblicizzato “incidente Murdoch”, quando il pilone di Otago è stato rispedito a casa a seguito di un pugno rifilato ad una guardia di sicurezza gallese. Da un punto di vista prettamente sportivo, invece, il tour è stato un grosso successo e gli All Blacks sono arrivati ad un soffio nel realizzare l’ambito Grande Slam sulle nazioni ospitanti, negato solo da un’audace squadra irlandese a Dublino, che li ha fermati sul 10 a 10.

Di quella tournée sono diventate leggenda, almeno per i gallesi. la partita del 31 ottobre, quando i neri sono stati sconfitti 3 a 9 dal Llanelli allo Stradey Park, e quella del 27 gennaio ’73 con i Barbarians, la cosiddetta “partita del secolo”, con il club a inviti che è uscito vincente dal campo per 23 a 11, grazie anche alla “meta più bella di tutte” realizzata da Gareth Edwards.

In quella medesima stagione. Kirkpatrick ha lasciato Canterbury per tornare a vestire la maglia di Poverty Bay.

Nel 1973, un test contro l’Inghilterra a Auckland è stato il primo con il nuovo coach John Stewart e l’ultimo da capitano per Ian Kirkpatrick. Il XV della Rosa era arrivato in Nuova Zelanda come una squadra insipida, proprio come lo era stata l’anno precedente in Sudafrica. Nonostante tutto, il risultato finale ha visto i bianchi di John Pullin prevalere per 16 a 10 e ha ammutolito l’enorme folla accorsa all’ Eden Park. Kirkpatrick è diventato il capro espiatorio di quella sconfitta e di conseguenza, per il tour del 1974 in Australia, la fascia di capitano è passata dal suo braccio a quello di Andy Leslie.

Anche se ormai era un’icona della squadra con la felce, Ian ha accettato con dignità di perdere il titolo di skipper e ha dato tutto il suo sostegno al nuovo capitano. Libero dal fardello della leadership, il flanker di Gisborne è stato immediatamente restituito alla sua forma migliore e ha giocato a rugby nello stesso modo disinibito che lo aveva caratterizzato al debutto sette anni prima. A dimostrazione di questo, il primo test contro i Wallabies, giocato a Sydney in condizioni atroci di vento e pioggia battente, vinto 12 a 6, ha visto la migliore prestazione di Kirkpatrick con la casacca dei Tuttineri.

76Kirkpatrickborder402.jpgLa forma strepitosa in cui si trovava  Ian in quel periodo è proseguita più tardi anche contro l’Irlanda a Dublino (15 a 6, il Galles a Cardiff (12 a 3) e nel 13 a 13 scaturito con i Barbarians. Nella sfida contro i Dragoni, il flanker ha segnato la meta vincente, ma per una curiosa decisione alla partita non è stato concesso lo status di test ufficiale.

Nel 1976 Ian si è messo in evidenza in tutte e quattro le prove del tour in Sudafrica, segnando una stupenda meta dopo avere eluso numerosi tentativi di placcaggio. Alla fine, però, con tre sconfitte gli All Blacks si sono visti ancora una volta negare la vittoria in casa dei loro vecchi rivali.

Un anno dopo c’è stato il ritorno dei Lions in Nuova Zelanda e la possibilità di vendicare la sconfitta del 1971. A differenza dei loro trequarti, gli avanti britannici si sono rivelati fantastici, ma gli All Blacks hanno resistito in maniera superba, riuscendo alla fine a vincere la serie per 3 a 1. Nella terza gara, disputata a Dunedin e vinta dai neri 19 a 7, Ian ha marcato la sua seconda meta ai Leoni, dopo quella del tour precedente. Una marcatura dopo neppure un minuto di gioco; una vera doccia fredda per gli uomini di Phil Bennett, che non hanno più saputo reagire.

Sorprendentemente, date le belle prestazioni, Ian non è stato selezionato per il successivo tour in Francia nel corso dell’anno. Così, la vittoria di Aukland sui British Lions per 10 a 9 si è rivelata essere la fine di una grande carriera internazionale. Il flanker ha appreso della sua esclusione dagli All Blacks sul bus, durante il viaggio di ritorno dalla trasferta che il suo Poverty Bay aveva effettuato a Pukekohe. Mi stavo chiedendo perché i miei compagni di squadra fossero così tranquilli.” Ha ricordato: “Poi mio fratello mi ha detto – A proposito, Ian, tu non sei più un All Black. Per quello che aveva dato al rugby del suo Paese, Kirkie avrebbe certamente meritato un trattamento migliore.

Kirkpatrick si è ritirato definitivamente dal rugby giocato all’inizio della stagione 1979. Per gli All Blacks il terza linea ha giocato 39 test consecutivi dal 1967 al 1977 e, al momento del ritiro, con un totale di 16 era il leader neozelandese in fatto di mete segnate, record rimasto inalterato sino al 1983, quando è stato battuto da Stu Wilson.

A lungo Ian è stato anche l’avanti All Black con più segnature, superato in seguito solo da Zinzan Brooke e da Richie McCaw. A differenza di questi due, però, Kirkpatrick ha marcato le sue mete solo contro squadre di primo livello, e con un numero inferiore di caps.

Con il suo club, Kirkpatrick ha segnato 115 mete in 289 partite, diventando uno dei pochi avanti del secolo scorso a raggiungere tale traguardo. Egli è stato anche l’unico uomo ad avere capitanato entrambe le isole: il Sud nel 1969, durante la sua ultima stagione con Canterbury, e poi il Nord nel 1972-73, quando è tornato al Poverty Bay.

Infine, nell’ultima delle 33 apparizioni per Canterbury, contro Hawke’s Bay, Ian ha vinto il Ranfurly Shield.

Negli ultimi anni Ian è rimasto comunque vicino al rugby, spesso come commentatore televisivo. Ha accompagnato gruppi di tifosi in tour ed è stato direttore dei Cavaliers, quando hanno fatto il loro tour non autorizzato in Sudafrica, nel 1986. Ultimamente è stato utilizzato anche come mentore da tutte le squadre All Blacks.

Nel 2003 Ian Kirkpatrick è stato introdotto nella International Rugby Hall of Fame.

 

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