Hugo Porta: tango argentino

(di Roberto Vanazzi)

Il rugby mi ha insegnato i valori più importanti; valori che sono rimasti con me anche quando ho smesso di giocare.” (Hugo Porta)

Per chi scrive di rugby è sempre rischioso proporre dei paragoni fra il nostro ed un altro sport, soprattutto se si tratta del calcio. Lo snobismo che caratterizza noi della palla ovale è risaputo e se decidiamo di spendere due parole sui nostri “cugini” calciatori è solo per parlarne male. A costo di fare arricciare un bel po’ di nasi però, questa volta nuoto controcorrente e vado a cogliere alcune similitudini fra due campioni come Hugo Porta e Diego Armando Maradona. Entrambi sono argentini di origine italiana e ambedue hanno indossato la maglia numero 10 della nazionale, anzi, la Maglia Numero 10 (con la emme maiuscola). Tutti e due poi, erano bravi sia con i piedi sia con le mani (come non ricordare la famosa Mano de Dios con cui Diego ha deriso gli inglesi nel 1986). Ci sono, è vero, anche molte differenze, soprattutto se guardiamo come è stata gestita la loro vita privata. Limitandoci solo al fattore sportivo, però, è innegabile che ci troviamo di fronte a due geni di fama mondiale, che hanno fatto volare la nazionale bianco-celeste delle rispettive discipline molto in alto.

Huguito come Dieguito allora? Perché no? Visto che da giovane poi, lo sport che Porta ha praticato è stato il calcio e che in quella veste ha suscitato pure l’interesse del Boca Juniors il club, ecco un’altra analogia, di Diego Maradona. Su consiglio del padre però, Hugo ha preferito proseguire i suoi studi ed è rimasto coinvolto nel dilettantismo del rugby, firmando per il Banco Nación, squadra che con lui è stata campione d’Argentina nel 1986 e nel 1989.

Con la palla ovale il ragazzo è diventato in breve tempo una vera leggenda, entrando di diritto a fare parte del ristretto elenco dei migliori mediani di apertura del mondo. Questo perché Hugo Porta è stato un numero 10 completo, che ha saputo combinare il grande acume tattico ed il passaggio di Stuart Barnes, con la coerenza e l’abilità nel calcio di Rob Andrew. Tarchiato e incredibilmente veloce nello spazio breve, Hugo è sempre stato un’enorme e costante minaccia per le difese avversarie.

Hugo Porta

Hugo Porta

Hugo Porta è nato a Buenos Aires, l’11 settembre 1951. Figlio unico di Hugo Oscar e Ortensia Alvarado, Hugo ha iniziato a giocare a rugby nel Banco Nación nel ruolo di mediano di mischia. Solo dopo lo spostamento all’apertura, però, è arrivato il debutto con la maglia dei Pumas: contro il Cile a Montevideo, l’11 ottobre 1971, in una partita vinta 20 a 3.

I suoi primi successi con l’Argentina erano, a dire il vero, limitati al povero campionato sudamericano, che i bianco-celesti hanno sempre vinto a mani basse, ma in quei primi anni settanta che sono cominciati ad emergere alcuni risultati veramente impressionanti contro le grandi nazioni del rugby. Infatti, l’Argentina era molto pericolosa quando giocava a Buenos Aires, come dimostrano le due prime sfide ufficiali contro la Nuova Zelanda nel 1976, perse certo, ma con un divario non così trascendentale, soprattutto per quanto riguarda l’equilibrio delle forze in campo.

Lo stesso anno i Pumas hanno fatto visita al Galles, campione in carica del Cinque Nazioni, spaventandolo non poco e perdendo di un solo punto, 19 a 18. In quella gara, disputata a Cardiff, l’Argentina ha mostrato un rugby altamente spettacolare ed ha meritato gli applausi del tifo gallese il quale, naturalmente, presumeva che la loro squadra potesse assumere il controllo della situazione in qualsiasi momento, ma che alla fine degli ottanta minuti ha tirato un sospiro di sollievo per essere almeno riusciti a vincere, anche se solo grazie ad un penalty calciato all’ultimo minuto da Phil Bennett.

Nel 1977 Hugo ha segnato tutti i punti in un 18 a 18 contro la Francia fresca vincitrice del Grande Slam, una gara che è stata praticamente una sfida personale di calci tra Hugo porta e l’estremo francese Jean Michel Aguirre. Era ormai palese che l’Argentina stesse diventando una potenza rugbistica di livello mondiale: il miglioramento delle tattiche di gioco ed il piede di Hugo Porta erano una formidabile combinazione.

L’anno seguente l’Argentina allenata da Angel Guastella ha giocato contro l’Inghilterra a Twickenham pareggiando 13 a 13, con Huguito, nel ruolo di capitano, che ha segnato 5 punti, e poi ha sconfitto il Galles a Llanelli con il punteggio di 17 a 14. La spocchia anglosassone, però, non ha concesso alle gare l’ufficialità. Pochi giorni dopo, i Pumas hanno perso con l’Italia del nuovo allenatore Pierre Villepreux a Rovigo per 6 a 19. Porta ha realizzato un penalty e un drop, ma gli Azzurri sono stati superiori: i loro uomini del pack hanno sovrastato i sudamericani, mentre i trequarti imperversavano per tutto il campo e hanno superato la linea proibita con Rino Francescato e Serafino Ghizzoni.

I Pumas hanno confermato il loro stato di forma anche nel 1979, vincendo contro una delle superpotenze del rugby mondiale: un ottimo 24 a 13 sull’Australia a Buenos Aires. Il successo è maturato sfruttando appieno il possesso di palla, surclassando gli avversari in mischia e, naturalmente, grazie alla classe di Hugo Porta che ha segnato 16 punti tra cui tre drop.

Nel 1980, mentre la sua nazionale aggirava il bando imposto ai sudafricani affrontandoli in casa loro con il nome di Jaguars, Hugo era stato invitato a giocare un match per i South African Barbarians, in una delle partite infrasettimanali contro i British & Irish Lions. La gara è stata persa 25 a 14, ma il rendimento di Porta è stato immenso, tanto da meritarsi gli elogi del mitico Carwyn James.

Nel 1981 l’Argentina ha ospitato l’Inghilterra nella prima serie ufficiale tra i due Paesi e ha reso la vita molto difficile ai bianchi. Il primo test, finito 19 a 19, ha visto Hugo centrare i pali con un penalty, una trasformazione ed un drop. L’Inghilterra ha vinto poi la seconda prova 12 a 6 e si è aggiudicata la serie 1 a 0.

L’anno 1982 ha visto forse la più grande prestazione di Hugo Porta, anche se questa è arrivata vestendo la maglia dei South American Jaguars, anziché quella dell’Argentina.
Contro l’enorme classe degli Springboks, tra i quali giocavano personaggi del calibro di Naas Botha, Rob Louw, Danie Gerber e Ray Mordt, i giaguari hanno perso la prima partita con un sonoro 50 a 18. Per la seconda sfida, disputata a Bloemfontein, Hugo ha istruito i suoi uomini indicando loro che l’obiettivo principale era semplicemente quello di ripristinare l’orgoglio della squadra. A metà gara, però, i sudamericani avevano capito che avrebbero potuto anche vincere. Supportato dalla micidiale mischia, che ha svolto un prezioso lavoro di conquista e di possesso, Hugo ha trovato la gara della vita ed ha segnato tutti i punti che hanno dato loro la vittoria per 21 a 14: una meta, una trasformazione, un drop e 4 penalties.

Un anno più tardi la stessa mischia argentina ha ispirato la vittoria 18 a 3 a Brisbane contro l’Australia. La serie con i Wallabies è finita 1 a 1 ed il bottino complessivo di Hugo Porta è stato di 19 punti.

hp11Nel 1985 la “fortezza” di Buenos Aires ha visto la nazionale bianco-celeste esibirsi in altre due prestazioni degne di nota, entrambe nuovamente ispirate da Hugo. Si è iniziato con una vittoria 24 a 16 con la Francia, la prima contro i galletti in sedici tentativi dal 1949. Quindi un lodevole 21 a 21 contro gli All Blacks di Jock Hobbs, dopo che il primo test era stato perso 33 a 20. Durante questa gara Porta ha segnato ancora una volta 3 drop, diventando così uno dei soli tre giocatori ad avere segnato almeno due volte una tripletta di calci di rimbalzo in un’unica gara.

Con questi grossi risultati nel carniere, i Pumas hanno affrontato l’avventura della prima Coppa del Mondo di rugby, disputata nel 1987. Purtroppo, l’Argentina sembrava avere raggiunto il suo apice troppo presto ed ha concluso il torneo nella prima fase con due sconfitte, contro Fiji (28 a 9) e Nuova Zelanda (45 a 15) e una vittoria con l’Italia per 25 a 16.

Tuttavia, a fine mondiale, il mediano di apertura ha avuto l’onore di guidare il proprio Paese in un’importante serie casalinga con l’Australia. I Pumas sono stati sconfitti in una partita ed hanno pareggiato la seconda 19 a 19.

Il 14 Luglio 1990 il Banco Nación ha trionfato in una gara contro l’Inghilterra, con il punteggio di 29 a 21. Porta ha siglato 21 dei 29 punti argentini. Si è trattato della prima (e fin’ora unica) volta in cui una squadra di club ha sconfitto la nazionale inglese. Con tale vittoria, inoltre, il Banco Nación è diventato l’unico club al mondo ad avere battuto due rappresentative nazionali, avendo precedentemente sconfitto il Canada.

Lo stesso anno, quando l’Argentina si trovava in tour nel Regno Unito, Hugo Porta ha deciso di ritirarsi. Non è stata proprio una tournèe gloriosa per i Pumas, che sono stati sconfitti 51 a 0 e 49 a 3 nelle due gare contro l’Inghilterra e la Scozia. Quest’ultima, giocata il 10 novembre 1990 a Murrayfield, è stata l’ultima gara internazionale di Hugo, a parte qualche successiva comparsa una tantum nel 1997 con il World XV.

Al momento del pensionamento, Porta aveva realizzato 58 caps fra Argentina e Jaguars, con un totale di 590 punti segnati nei test, compreso un record mondiale di 28 drop. Hugo è rimasto per 22 anni il miglior realizzatore argentino, sono a quando, nel 2012, è stato superato da Felipe Contepomi.

Nel 1978, la rivista francese Midi Olympique ha nominato Hugo Porta il quinto migliore giocatore nel mondo di rugby. Nel 1985, invece, la medesima rivista lo ha proclamato al primo posto.

Hugo è stato premiato cinque volte con l’Argento Olimpia, un riconoscimento annuale assegnato in Argentina dai giornalisti sportivi, cinque volte: nel 1975, nel 1977, nel 1978, nel 1980 e nel 1982. Nel 1985, invece, ha ricevuto il Golden Olimpia. L’anno successivo il premio è stato vinto da Maradona.

Laureato in architettura presso l’univeristà di Buenos Aires, nel 1991 Hugo Porta è stato nominato ambasciatore argentino in Sudafrica dal presidente Carlos Menem, mentre nel 1994 è diventato ministro per lo sport. Nel 1997, invece, è stato introdotto nella International Rugby Hall of Fame, unico argentino fino a questo momento.

Nel 2000, e questo è un episodio simpatico, la sua auto è stata rubata a Buenos Aires, ma i ladri, dopo avere letto a chi apparteneva la vettura, l’hanno restituita al proprietario.

Nel settembre 2007 Will Carling, il celebre capitano inglese degli anni ‘90, lo ha inserito tra i primi dieci giocatori di rugby più forti di tutti i tempi. Infine, all’inizio del 2008, Hugo Porta è stato nominato dalla UAR, la federazione argentina, suo rappresentante presso l’IRB. È stato dunque suo il difficile compito di traghettare la nazionale bianco-celeste nel Tri Nations, diventato dal 2012 Rugby Champioship.

Hugo Porta oggi si dedica con passione alla sezsione argentina della Fondazione Laureus, che fornisce aiuti per la pratica dello sport ai bambini più bisognosi.

La domanda resterà sospesa nell’aria, ma io mi chiedo ugualmente: se Hugo Porta avesse deciso di firmare per il Boca Juniors e avesse giocato a calcio, magari al fianco di Maradona, come sarebbe andata a finire la storia?

 

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