Hika Reid: potenza d’impatto

(di Roberto Vanazzi)

Giocare contro gli All Blacks è come prendere un’autostrada piena di camion contromano e sperare che vada bene.” (Marzio Bruseghin)

Fate questo esperimento. Prendete una persona a caso, totalmente digiuna di rugby, una che di questo sport sa soltanto che si gioca con la palla ovale e spesso lo confonde con il football americano. Adesso chiedete cosa ne pensa del grande Galles degli anni ’70. Sicuramente sul suo volto si disegnerà un’espressione simile a quella delle mucche che guardano passare il treno. Provate allora ad alzare il tiro e domandate dell’Australia di David Campese. Potreste notare un fugace bagliore negli occhi. Campese è un nome che la persona in questione ha già sentito, ma lo ha sempre associato ad una specie di pollo allevato all’aperto. Alla fine estraete dal cilindro il coniglio e buttate lì le parole “All Blacks”. Sono sicuro che, a questo punto, il vostro interlocutore cambierà atteggiamento e parlerà di Haka, di giganti tatuati che non hanno mai perso una partita, di uomini che da quando nascono non fanno altro che giocare a rugby e navigare in barca a vela.

Tutto ciò per arrivare a dire che gli All Blacks sono ormai entrati nell’immaginario comune come la squadra di rugby per eccellenza; un’entità mitologica, come lo sono il Brasile per il calcio e gli Stati Uniti per il basket. Gli All Blacks li conoscono tutti, anche chi il rugby lo vede solo da lontano, e i campioni in divisa nera hanno le sembianze di esseri leggendari che arrivano da un altro mondo. Anche quelli meno famosi. Anche uno come Hika Reid.

Coloro che credono che il ruolo del tallonatore moderno sia iniziato con Sean Fitzpatrick alla fine degli anni ’80, di sicuro hanno dimenticato quanto fatto in precedenza da un giocatore altrettanto dinamico, il numero 2 del Bay of Plenty Hika Reid.

Hika Reid

Hika Reid

Hikatarewa Rockcliffe Reid è nato a Rotorua, l’8 aprile 1958, e ha studiato presso la Western Heights High School. Giocatore del Ngongotaha, una cittadina a 10 chilometri da Rotorua, dove hanno iniziato anche campioni del calibro di “Buck” Shelford, Steve McDowell e John Drake, il ragazzo è entrato nella squadra di Bay of Plenty nel 1978, dov’è rimasto per dieci stagioni.

Hika si è fatto conoscere a livello internazionale a 22 anni, in occasione del tour della Nuova Zelanda in Australia del 1980. Con il tallonatore titolare Andy Dalton indisponibile, Reid ha debuttato nella prima prova della serie a Sydney, dove i neri hanno perso 9 a 13. È stato nel secondo match, disputato a Ballymore, che il ragazzo di Rotorua si è trasformato in una stella. Giocatore veloce e mobile, Hika sarà sempre ricordato per avere iniziato e poi terminato un’azione che si è svolta per tutta la lunghezza del campo e che ha contribuito alla vittoria della Nuova Zelanda per 12 a 9. Con i Wallabies in vantaggio di tre punti nelle ultime fasi di gioco, Reid ha afferrato un pallone vagante in profondità nella propria metà campo e si è buttato contro l’avanti avversario travolgendolo, per poi passare a Dave Loveridge. La palla è quindi volata attraverso non meno di cinque paia di mani prima che Murray Taylor l’ha restituita al tallonatore per la meta che ha chiuso l’incontro. A fine gara gli esultanti tifosi della Nuova Zelanda sono entrati in campo per portare in trionfo il loro nuovo eroe.

Hika ha purtroppo mancato il terzo decisivo test a causa di un infortunio, ma le sue prestazioni gli sono valse la chiamata, a discapito di Dalton, per il match contro il Galles a Cardiff nel corso dello stesso anno. Egli ha ripagato la fiducia segnando un’altra meta nella vittoria per 23 a 3.

Andy Dalton ha ripreso il posto in mezzo ai piloni nel 1981 e nei seguenti tre anni Hika è stato costretto a sedersi in panchina. La successiva apparizione internazionale è arrivata per lui nel pareggio 25 a 25 contro la Scozia, durante il tour nel Regno Unito del 1983, quando Dalton era di nuovo indisponibile. Reid era in campo anche nella sfida persa 9 a 15 con l’Inghilterra.

Nel 1984 Hika ha perso di nuovo il posto in nazionale, anche se ha partecipato al tour estivo in Australia giocando nelle partite infrasettimanali, dove ha marcato 5 mete.

L’anno successivo il tallonatore è tornato in campo con gli All Blacks, disputando due partite contro l’Argentina a Buenos Aires, una vinta e l’altra pareggiata.

251032w300A seguito della cancellazione del tour in Sudafrica del 1985, a causa dell’apartheid, l’anno successivo i neozelandesi hanno intrapreso alcune gare non autorizzate con una squadra denominata Cavaliers, allenata da Colin Meads. Un altro infortunio di Andy Dalton, che di quel team doveva essere il capitano, ha aperto le porte a Reid, il quale è diventato tallonatore titolare di quel team e ha giocato quattro partite contro gli Springboks, tre perse e una vinta per un solo punto, anche se queste non sono mai state riconosciute dalla federazione neozelandese.

Dopo avere scontato una sospensione di due test a causa proprio di quel tour illegale, sempre nel 1986 Reed ha sostituito la stella nascente del rugby neozelandese Sean Fitzpatrick per le ultime due gare della serie contro i Wallabies. Alla fine dello stesso anno, però, Hika non è stato convocato per il tour in Francia e ha lasciato spazio a Dalton e Fitzpatrick, i quali avrebbero poi ricoperto il ruolo di tallonatore anche nella Coppa del Mondo del 1987. Hika Reid, a quel punto, non è mai più stato un all black.

In tutto, Reid ha giocato 40 partite per gli All Blacks, tra cui nove match ufficiali, e segnato 8 mete. È stato davvero un peccato che abbia calcato i campi da rugby in contemporanea con campioni del calibro di Dalton e Fitzpatrick, ed è stato anche sfortunato a giocare in un momento in cui le opportunità di entrare sul terreno per i giocatori della panchina non erano così frequenti come lo sono oggi.

L’ultimo coinvolgimento di Reid a livello internazionale è arrivato con i New Zealand Maori durante i tour di Europa e Argentina del 1987 e del 1988. Si è trattata di una piccola consolazione per il tallonatore, il quale è stato in diverse selezioni Maori negli anni ‘80, ma aveva perso per infortunio il tour del 1982 in Galles e Spagna.

Reid è stato due volte vincitore della Tom French Cup quale miglior giocatore Maori nelle stagioni 1980 e 1983. Altri riconoscimenti nazionali sono arrivati con i New Zealand Colts nel 1979, con North Island nel 1983-84 e con cinque trials per gli All Blacks nel 1981, ’82, ’83, ‘85 e 87.

Nel 1988, con 85 partite sulle spalle, Hika ha lasciato Bay Of Plenty e si è accasato alla squadra di Wellington, con la quale è sceso in campo 25 volte, compresa un’importante vittoria per 38 a 22 contro il Galles nel 1988.

Negli anni successivi il ritiro, avvenuto nel 1989, Reid ha trascorso molte stagioni allenando all’estero squadre come gli Harlequins e i London Irish. Nel 2003 è diventato agente dello sviluppo del rugby per Bay of Plenty, mentre nel 2006 ha assunto il ruolo di allenatore della squadra irlandese di Portadown.

Nel 2005 Hika si è visto diagnosticare una forma di leucemia per la quale è stato sottoposto a chemioterapia.

Nel 2012 Hika è stato nominato head coach della prima squadra del Melville, club di Waikato.

Hika Reid, nel 2013, è stato affiancato a volontari di Rotorua per piantare alberi all’Hamurana Springs Recreation Reserve. Il progetto di conservazione, chiamato Living Legends, è nato in vista della Coppa del Mondo che si è svolta in Nuova Zelanda nel 2011, con lo scopo di piantare alberi autoctoni in tutta la Nuova Zelanda. Ogni albero è dedicato ad una leggenda del rugby della regione e anche Reid è stato selezionato. Così, la mattina del 18 agosto, l’ex all black ha aiutato a completare il progetto di impianto. Un felice Hika ha dichiarato: “È un progetto fantastico, che unisce il rugby e la conservazione, ed è un privilegio essere in grado di fare la differenza in Nuova Zelanda per le generazioni a venire.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

anni 80, Leggende del Rugby, Nuova Zelanda, Tallonatore / , , , ,

Informazioni su Roberto Vanazzi

Sono nato a Lodi, il 19 gennaio del 1967, l'anno in cui la Francia ha vinto il Cinque Nazioni e L'Aquila conquistava il suo primo scudetto. Ho iniziato a giocare a rugby molti anni fa, nel momento in cui i mitici anni ’70 cedevano il passo ai più frivoli ’80, quando il professionismo era ben lungi anche solo dall’essere pensato e le partite in bianco e nero avevano la voce pacata di Paolo Rosi. È stata una di queste, un lontanissimo Petrarca – L’Aquila, che mi ha fatto conoscere questo splendido sport. Trenta giganti sporchi di fango, forti e orgogliosi, che si contendevano una strana palla bislunga: è stato amore a prima vista. Un amore che da allora non si è mai sopito.

I commenti sono chiusi.