Grant Fox: infallibile cecchino

(di Roberto Vanazzi)

La forma è temporanea, la classe è per sempre.” (Grant Fox)

Grant Fox è stato un calciatore fenomenale, uno dei più grandi di tutti i tempi, al quale sono bastate solo sei partite per raggiungere la quota di cento punti. Nella sua dodicesima gara, poi, Grant ha sorpassato il record neozelandese appartenuto al leggendario Don Clarke, arrivando ad uno score di 207 punti. Clarke, il suo primato, lo aveva stabilito in 32 caps.

Per Fox la perfezione era tutto e spesso, il giorno prima di un test, si fermava nello stadio per provare e riprovare i suoi tiri, anche più di cinquanta volte. Il suo modo di calciare è stato sovente criticato, ma anche molto copiato. Tifosi e addetti ai lavori si sono concentrati troppe volte solo sul suo calcio, dicendo che, come numero 10, non aveva il fascino e la fantasia di Frano Botica. Poteva essere vero, ma dimenticavano che egli possedeva anche una grande abilità nella distribuzione dell’ovale, una buona visione di gioco e notevole finezza. Comunque sia, nel corso delle successive quattro stagioni Fox, di solito con uno sfortunato Botica seduto in panchina, ha avuto un ruolo incontrastato in tutti i test dei neri.

Grant Fox

Grant Fox

Nato il 6 giugno 1962 a New Plymouth, Grant James Fox ha studiato presso la Grammar School di Auckland, dove ad allenare il XV di rugby c’era Graham Henry, futuro coach degli All Blacks.

Il ragazzo ha giocato con le selezioni delle scuole, con i Colts, con il team universitario di Auckland e, dal 1982, con la prima squadra di Auckland.

Per essere un personaggio che in seguito avrebbe dominato la maglia numero 10 degli All Blacks, dalla fine del 1980 fino alla metà degli anni ’90, e che è stato uno dei più forti marcatori di tutta la storia del rugby targato Nuova Zelanda, Grant Fox ha avuto parecchia difficoltà ad entrare tra le fila della propria nazionale. Infatti, ci sono voluti tre tour prima che il ragazzo riuscisse ad affermarsi come il numero uno delle aperture, lottando a lungo per far valere i suoi diritti nei confronti di Wayne Smith e Frano Botica.

Il debutto con gli All Blacks è arrivato nel 1984, quando Grant ha partecipato come riserva ad un breve tour nelle isole Fiji. Il rugger di New Plymouth ha disputato solo due gare infrasettimanali, contro President XV e Eastern XV, in quanto nei test match gli era stato preferito Smith, condividendo il compito di calciare con l’estremo Mark Finlay.

Il debutto ufficiale con la felce sul petto di Fox è arrivato il 26 ottobre 1985, contro l’Argentina a Buenos Aires, quando Wayne Smith ha dato forfait a causa di una malattia. La partita è finita 33 a 20 per i neri e Fox ha centrato i pali con il suo primo drop internazionale. Quelli sono stati gli unici punti che ha inanellato durante quel tour, in quanto il calciatore ufficiale della squadra era l’estremo di Taranaki Kieran Crowley.

Nel 1986 l’apertura ha visitato il Sudafrica con i New Zealand Cavaliers, squadra non ufficiale che ha deliberatamente eluso l’embargo imposto al paese africano a causa del regime di apartheid. Per tale motivo Fox è stato squalificato e ha perso tutta la stagione, compreso il tour in Francia, dove la maglia numero 10 è stata affidata a Frano Botica.

L’anno seguente, però, grazie anche all’incredibile exploit con Auckland, dove il suo record di punti è stato fenomenale, il mediano ha riconquistato il posto nella nazionale giusto in tempo per la prima edizione della Coppa del Mondo.

Ormai sappiamo com’è andata. Gli All Blacks sono passati sopra ogni avversario che hanno incontrato come uno schiacciasassi, vincendo il trofeo senza quasi trovare difficoltà. Fox è stato una delle armi principali di quella squadra e ha chiuso il torneo da top scorer. L’apertura, infatti, ha accumulato 126 punti in sei partite, dai 22 realizzati all’Italia nella partita di apertura del torneo (8 trasformazioni e 2 punizioni) sino ai 17 della finale con la Francia, dove ha buttato in mezzo all’acca una trasformazione, un drop e quattro penalties. La Francia era arrivata a quella finale sulla cresta dell’onda, portando in dote una vittoria con l’Australia in semifinale, in quella che, probabilmente, è stata la più bella partita del torneo. Purtroppo per i Blues, l’energia spesa con i Wallabies è costa loro cara e non sono stati in grado di riproporre lo stesso eroismo sul terreno dell’Eden Park. La Nuova Zelanda ha dominato dall’inizio alla fine e questo è tutto. Di per se la gara è stata brutta. Fox ha passato 80 minuti a calciare lungo per cercare la conquista del territorio e tra i pali per mantenere un certo margine di vantaggio, piuttosto che scatenare i propri talentuosi trequarti. Nonostante questo, gli All Blacks tre mete le hanno segnate, per gentile concessione dell’uomo di ghiaccio Michael Jones, del capitano David Kirk e del trevigiano John Kirwan. La meta di Pierre Berbizier nel finale è stata di scarsa consolazione per i francesi, che non hanno potuto fare altro che osservare Kirk sollevare il trofeo.

L’anno successivo, nel secondo test con il Galles finito 54 a 9 per gli All Blacks, Grant ha messo fra i pali 8 trasformazioni e 2 piazzati, calci che ha dovuto svolgere da ogni angolo del campo. Quindi, con 3 trasformazioni e 2 penalties, ha contribuito alla vittoria della Nuova Zelanda sull’Australia a Sydney per 32 a 7.

L’apertura era ormai l’unico proprietario della maglia numero 10; i punti che metteva sul tabellone grazie al suo piede erano di vitale importanza per la squadra in maglia nera. Grant, però, aveva un difetto: non riusciva a marcare mete. Questa sua incapacità è diventata un motivo di scherno da parte dei compagni e anche lui ci ha scherzato sopra, ricordando di quella volta in cui gliene era stata crudelmente negata una contro l’Irlanda, il 18 novembre 1989. Fox aveva ballato di gioia per quella che sembrava essere una segnatura sacrosanta. Tuttavia, la folla di Lansdowne Road ha avvertito l’arbitro che il giudice di linea stava agitando la bandierina. Dopo che i due si sono consultati, la meta è stata annullata perché, secondo loro, Sean Fitzpatrick aveva un piede oltre la linea bianca prima che Fox schiacciasse l’ovale.

Nella stagione successiva, però, la delusione per la mancata prima meta in nazionale è stata cancellata quando, il 16 giugno, nella partita d’esordio di una mini serie contro la Scozia, è riuscito finalmente ha schiacciare la palla al di là della linea. La prima e unica meta di Grant Fox con la maglia degli All Blacks.

Sempre quell’anno, il piede dell’apertura di Auckland ha contribuito a far vincere 2 gare su 3 alla Nuova Zelanda nella Bledisloe Cup e, in seguito, anche le due partite a Nantes e a Parigi.

Nel 1991, ancora in Bledisloe Cup, l’Australia di Campese ha dimostrato al mondo la sua potenza vincendo la prima gara a Sydney 21 a 12. La Nuova Zelanda ha conquistato il secondo test 6 a 3 grazie a Fox, che ha messo dentro due calci di punizione, ma i Wallabies avevano ormai mostrato le loro intenzioni.

Per Grant era iniziata anche la sfida personale con il rivale in maglia gialla Michael Lynagh. La competizione tra i due calciatori era molto avvincente: entrambi centravano i pali da ogni posizione possibile e con qualsiasi condizione atmosferica. L’All Black, alla fine, è stato leggermente più prolifico dell’australiano, con 14 punti di media, ma è anche vero che Michael gli è stato superiore per quanto riguarda il gioco con la palla in mano, tant’è che a fine carriere sul suo tabellino personale erano annotate ben 17 mete, contro una sola del rivale.

Durante la Coppa del Mondo del 1991 Grant, nonostante abbia dovuto lottare con una lesione addominale, ha ripreso da dove aveva lasciato nel 1987, realizzando subito 14 punti contro l’Inghilterra nella gara di apertura. Altri 15 punti li ha realizzati con l’Italia e poi 9 contro il Canada nei quarti di finale.
Alla fine del torneo il suo tabellino personale ha visto segnati 44 punti, ma ciò non è stato sufficiente ad impedire agli All Blacks di perdere 6 a 16 in semifinale contro la forte Australia, che da lì a poco avrebbe alzato il trofeo. Fox, con due piazzati, ha segnato tutti i punti per i suoi.

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La stagione 1992 è stata caratterizzata da radicali modifiche apportate dal nuovo allenatore Laurie Mains, con molti giocatori della vecchia guardia costretti a lasciare la loro maglia nera. Grant è sopravvissuto al taglio, ma, dopo avere giocato la prima gara contro il World XV capitanato da David Sole, a Christchurch, è dovuto restare in panchina nella seconda, quella di Wellington, entrando solo a patita iniziata sostituzione di Walter Little.

Grant è stato escluso dalla successiva serie contro l’Irlanda, con la maglia numero 10 ceduta ancora a Little. Il messaggio di Mains era chiaro: “Chi vuole il posto deve lottare per ottenerlo“.

E così Fox ha fatto, tanto da tornare in campo a giocarsi la Bledisloe Cup, anche se quell’anno è finita nella bacheca dell’Australia, che ha vinto la serie 2 a 1. Le partite sono tutte terminate con punteggi vicini al pareggio: 16 a 15 e 19 a 17 a favore dei Wallabies, 26 a 23 quella vinta dalla Nuova Zelanda. La sfida tra Fox e Lynagh ha vissuto in questa serie un’intensità mai vista in precedenza. Alla fine, facendo un totale delle tre gare, l’australiano ha segnato 28 punti, contro i 27 di Grant, il quale si è concesso anche il lusso di un drop nel terzo test.

Il 14 agosto 1992, invece, con 3 trasformazioni e 2 penalties, Grant ha aiutato la sua squadra a battere gli Springboks a Johannesburg per 27 a 24. Era l’anno della fine dell’Apartheid e della conseguente riapertura delle porte sudafricane alle squadre straniere.

La vittoria del 1993 contro i British & Irish Lions del capitano Gavin Hastings è stata forse una delle più belle di Grant, il quale ormai aveva dimostrato come i critici si fossero sbagliati nel giudicare stucchevole il suo stile. I neozelandesi hanno vinto il primo test match di Christchurch per 20 a 18, con una meta di Frank Bunce, contestata dai Lions, e 5 penalties di Fox, di cui uno all’ultimo minuto che ha fatto guadagnare agli All Blacks la vittoria. I Leoni si sono rifatti due settimane più tardi a Wellington, vincendo 20 a 7 e pareggiando così la serie. Nel terzo, decisivo match, disputato nella sua Auckland, l’apertura ha realizzato altri 15 punti, grazie a tre trasformazioni e tre penalties, aiutando i suoi a vincere la gara per 30 a 13, e con essa la serie 2 a 1.
In totale, in tre incontri, Fox ha segnato 32 punti, ovvero quasi la metà dello score dei neozelandesi.

Dopo quel trionfo Grant ha giocato altre due gare, rispettivamente contro l’Australia a Dunedin (25 a 10) e, l’ultima della sua carriera internazionale, il 31 luglio 1993 contro Western Samoa, terminata 35 a 13, dove lui ha messo nell’acca sette penalties e due trasformazioni.

Tanto grande era stata la presenza di Fox nella mediana degli All Blacks, che nei 18 mesi che sono seguiti al suo ritiro la squadra ha avuto parecchie difficoltà nel trovare il giusto sostituto. La questione è stata risolta solo nel 1995, grazie alla comparsa di un altro eccezionale mediano d’apertura, Andrew Mehrtens. Questi, in seguito, ha superato molti record di Grant Fox, ma ciò non toglie che le statistiche del ragazzo di New Plymouth restano imponenti: in 78 partite per gli All Blacks, ha segnato qualcosa come 1067 punti, 645 nei 46 test match.

Giocatore chiave anche della grande squadra di Auckland dal 1982 al ’93, Grant ha segnato 932 punti durante i Ranfurly Shield, quasi tre volte più di chiunque altro.

Dopo il ritiro Fox ha lavorato per una ditta che si occupava di cartelli stradali e spesso è apparso anche in TV in qualità di commentatore.

Grant è entrato quindi a far parte dello staff tecnico sia di Auckland sia dei Blues, portando entrambi al trionfo in NPC nel 1999, nel 2002 e nel 2003 e nel Ranfurly Shield nel 2003.

Nel 2005 Grant Fox è stato introdotto nella International Rugby Hall of Fame.

 

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