Graham Mourie: la fascia al braccio

(di Roberto Vanazzi)

Ho avuto tanto dal rugby. La prima cosa, ovviamente, sono gli amici. Loro hanno cambiato la mia vita” (Graham Mourie)

Graham Mourie è unanimemente considerato uno dei migliori capitani All Blacks di tutti i tempi, assieme a Wilson Whineray e Brian Lochore. Le grandi qualità di Goss, questo il suo nickname, sono state l’intelligente approccio al gioco e la capacità d’ispirare fiducia tra coloro che lo circondavano, in particolare ai compagni di squadra più giovani, per i quali diventare un All Black non era una esperienza facile.

Giocatore veloce e costruttivo, Graham è anche uno dei flanker più forti che la Nuova Zelanda abbia mai prodotto e un esempio da seguire per chiunque, in ogni momento della sua carriera.

Graham Mourie

Graham Mourie

Graham Neil Kenneth Mourie è nato l’8 settembre 1952 a Opunake, nella regione di Taranaki, e ha studiato presso la locale High School dove, nel 1968, ha iniziato la sua attività con la palla ovale.

La prima volta che ha capito che sarebbe diventato un All Black Graham aveva sette anni, quando, dopo un placcaggio ad un bambino più grosso di lui, ha ricevuto i complimenti del coach. In seguito, a dodici anni, ha vinto il suo primo trofeo. Si tratta dell’Alf Bailey Memorial Scholarship, un premio per il miglior giocatore delle scuole di Taranaki.

Dopo avere rappresentato i XV delle scuole da lui frequentate, ricoprendo ruoli diversi quali apertura, mediano di mischia e seconda linea, Graham ha indossato la maglia di flanker per Wellington, New Zealand Colts, New Zealand Universities, mentre studiava alla Victoria University, e New Zealand Juniores. Con questi ultimi ha segnato una meta nella gara in cui i giovani sono riusciti a sconfiggere clamorosamente gli All Blacks 14 a 10 nel 1973. In seguito, in qualità di capitano, ne ha marcate altre due contro la nazionale rumena, durante il loro tour del 1975, conducendo i suoi a pareggiare 10 a 10.

Eletto capitano anche di Taranaki nel National Provincial Championship, nel 1976 Mourie è stato convocato dagli All Blacks per intraprendere l’imbattuto tour in Argentina e Sudamerica. Il 12 ottobre, a 24 anni, è entrato in campo con la fascia di capitano in una gara non ufficiale contro l’Uruguay a Montevideo, dove i neri hanno vinto 64 a 3. Il tour è culminato con due nette vittorie contro l’Argentina a Buenos Aires, anche se nessuna delle due è stata omologata test match.

In Argentina Mourie ha incontrato Claudia Maria Servin, che in seguito sarebbe diventata sua moglie. La coppia si è incontrata ancora l’anno seguente, quando Graham ha giocato a rugby per l’Università di Parigi e Claudia era in Francia per le vacanze. Lei non voleva tornare in Argentina, perché alcuni suoi amici erano scomparsi durante il golpe militare, e ha seguito l’All Black in Nuova Zelanda. Il matrimonio, però, è durato solo tre anni.

Tornando alla palla ovale, il debutto ufficiale di Mourie è arrivato il 30 luglio 1977, quando è entrato in campo per sostituire Keith Eveleigh nella terza prova contro i British & Irish Lions del coach John Dawes e del capitano Phil Bennett, vincendo 19 a 7. Il ragazzo ha giocato anche nel quarto test match, dove un suo tackle ha fatto sì che Laurie Knight marcasse la meta della vittoria per 10 a 9. Proprio grazie a questa segnatura la serie è stata vinta dai padroni di casa 3 a 1.

Queste sono state le uniche due partite in cui Mourie ha giocato senza essere capitano della squadra. Con Tane Norton ritiratosi dopo la serie dei Lions, infatti, da quel momento Mourie ha guidato gli All Blacks ogni volta che era disponibile, fino al 1982.

Graham ha assunto la prima volta il ruolo di skipper della nazionale Kiwi in un test ufficiale a novembre dello stesso anno, in occasione del tour in Francia, dove sono stati disputati due test match, uno vinto e l’altro perso. Queste gare hanno segnato anche l’inizio di una personale battaglia per la supremazia con il terza linea francese Jean-Pierre Rives, per il quale Mourie ha sempre dimostrato enorme rispetto.

Prima di recarsi in Francia, gli uomini della Grande Nuvola Bianca avevano chiesto di poter giocare contro l’Italia, quello che per loro doveva essere una sorta di allenamento in vista della sfida coi Blues.
Purtroppo gli azzurri erano in Polonia, impegnati nel primo incontro di Coppa FIRA (Elio De Anna, invece, era a Parigi a giocare contro la Francia con il Resto del Mondo, nell’ambito della sfida per il settantacinquesimo compleanno della Federazione francese). Così, il 22 ottobre, all’Appiani di Padova, la FIR ha mandato in campo una selezione dei migliori giocatori del campionato (nazionali a parte): c’erano, ad esempio, i fratelli Nello e Rino Francescato, il pilone del Padova Pasquale Presutti e tre stranieri, come il sudafricano di Rovigo Dirk Naudè.
Quasi contro ogni aspettativa, il XV del Presidente, questo il nome della selezione, in maglia bianca con banda blu, ha dato parecchio filo da torcere ai neri di Oceania, con il risultato rimasto in bilico sino alle fasi finali del match. Alla fine hanno vinto gli All Blacks, 17 a 9, con due mete segnate da un Graham Mourie entrato dalla panchina al posto di Kevin Eveleigh: la prima viziata da un in avanti del mediano di mischia Kevin Greene, la seconda da una spinta degli avanti, dopo una touche a cinque metri dalla linea di meta italiana.

Dopo il tour, Graham si è offerto di restare in Francia, per aprirsi, come ha spiegato, ad una cultura che amava. L’idea era quella di giocare a La Rochelle, ma i giocatori dello Stade La Rochelle non hanno voluto che uno straniero prendesse il posto di un atleta formato dal club. Pertanto, Mourie si è accasato al Paris University Club, nel corso della stagione invernale.

Il flanker ha mancato la serie del 1978 contro l’Australia a causa di un infortunio alla schiena, ma è tornato a guidare la propria squadra nello storico tour in Gran Bretagna in autunno. Con il leggendario allenatore Jack Gleeson, Graham ha orchestrato le vittorie su tutte e quattro le nazioni ospitanti, conquistando il Grande Slam e ricevendo la nomina di Player of the Tour.

Il tour si è aperto con una vittoria 10 a 6 contro l’Irlanda al Lansdowne Road, grazie alla meta del tallonatore Andy Dalton. Quindi, è proseguito con il controverso successo di misura, 13 a 12, contro il Galles a Cardiff, che ancora oggi per i gallesi grida vendetta. Sebbene l’ala dei kiwi Stu Wilson avesse segnato l’unica meta della partita, il Galles ha dominato il possesso per tutti gli 80 minuti. Quando mancavano ormai pochi giri di lancette al cronometro, gli uomini in maglia nera si sono portati a distanza di due punti. In quel momento, durante una touche, le due seconde linee Andy Haden e Franck Oliver si sono gettati drammaticamente a terra fingendo di essere stati spinti, causando la furia dei giocatori gallesi. L’arbitro inglese Roger Quittenton ha assegnato un penalty che Brian McKechnie ha calciato tra i pali: il penalty del 13 a 12.

Il terzo incontro è stato il 16 a 6 a Twickenham contro l’Inghilterra, mentre il quarto ed ultimo, quello che ha sancito il Grande Slam, si è giocato a Murrayfield e ha visto una vittoria per 18 a 9, grazie alle mete del centro Bruce Robertson e del Numero 8 Gary Seear, e dieci punti al piede dell’estremo Brian McKechnie.

L’unico risultato negativo per gli uomini di Mourie in quel tour è stato il famoso 12 a 0 subito ad opera del Munster, al Thomond Park di Limerick. All’epoca il Munster era allenato da grande Tom Kiernan ed era una squadra feroce in difesa, con un Shay Dennison famoso per i suoi placcaggi devastanti. Christy Cantillon ha marcato una meta per gli uomini in rosso, con Tony Ward che l’ha trasformata e ha centrato i pali con due drop. Ancora una volta, come accaduto nel 1972 contro Llanelli, gli All Blacks sono usciti battuti da un incontro con una squadra di club.

Nel 1979 i francesi di Jean-Pierre Rives sono arrivati in Nuova Zelanda e hanno pareggiato la serie 1 a 1. Graham ha dichiarato che il secondo test è stato perso per i problemi in touche. Comunque sia, egli è passato alla storia come il primo capitano All Black battuto dal XV di Francia in casa. Quella partita ha visto anche Mourie segnare la prima delle sue quattro mete in match ufficiali, quando ha capitalizzato un buon lavoro svolto dell’apertura Murray Taylor verso la fine della gara.

Mourie e Rives

Mourie e Rives

In seguito gli All Blacks hanno perso 6 a 12 a Sydney: la loro prima sconfitta sul suolo australiano da trenta anni a quella parte.

La stagione è terminata con un buon tour in Europa, dove spiccano le vittorie contro Scozia (20 a 6) e Inghilterra di misura (10 a 9). La tournèe ha visto ancora l’arrivo dei Tuttineri in Italia.
Quella volta gli Azzurri hanno messo in campo tutti i loro effettivi: dal petrarchino Fulvio Lorigiola ai rovigotti Elio De Anna e Stefano Bettarello, dall’aquilano Massimo Mascioletti al pilone della Roma, nonché capitano, Ambrogio Bona, dai fratelli di Treviso Nello e Rino Francescato al livornese Gaetaniello.
La sfida è andata in scena il 28 novembre al Battaglini di Rovigo e gli azzurri (per l’occasione in maglia bianca) hanno perso con il minor scarto di sempre contro gli All Blacks: 12 a 18. Mourie non ha segnato mete, ma lo hanno fatto Mexted e Fraser. I 12 punti dell’Italia sono opera della meta di Nello Francescato e del piede infallibile di Bettarello.

Graham Mourie non era disponibile per il tour del 1980 in Australia, perché non poteva permettersi di stare lontano dalla sua azienda, ma è stato di nuovo capitano del XV che ha affrontato le Fiji a Auckland e ha guidato gli All Blacks in un tour imbattuto nel Nord America, durante il quale sono stati sconfitti Stati Uniti e Canada.

I neri sono quindi volati in Europa, dove il primo di novembre hanno affrontato il Galles al Cardiff Arms Park per la gara del Centenario, terminata 23 a 3. Nella netta vittoria All Black è stato giusto che la prima meta sia stata marcata proprio da Graham Mourie (le altre sono state segnate da Nicky Allen, Hika Reid e Bernie Fraser). La meta del capitano è nata da un ovale raccolto dopo una maul dal numero 9 David Loveridge, finito nelle mani del veloce Bruce Robertson. Il trequarti centro si è infilato tra le maglie della difesa gallese e ha passato a Mourie, che correva in sostegno alla sua destra. Il flanker ha finto il passaggio a Stu Wilson, che stava incrociando, ha raddrizzato la corsa e si è tuffato per schiacciare vicino alla bandierina. Graham ha ottenuto recensioni entusiastiche sia per il suo gioco sia per il modo in cui si è comportato fuori dal campo. Quel tour, infatti, ha fatto tanto per ripristinare i logori rapporti tra i due paesi.

Nel 1981 la squadra ha giocato in casa contro la Scozia e Mourie ha ottenuto un’altra meta nella seconda prova di Auckland. Più avanti nella stagione, però, il capitano ha rifiutato di scendere in campo contro il Sudafrica, poiché contrario alla politica di apartheid di quel Paese. Per l’occasione, l’onore di essere il capitano è stato assegnato ad Andy Dalton. Dopo la vittoria della Nuova Zelanda per 2 a 1, Graham ha temuto di non essere più un giocatore necessario, ma Dalton gli ha restituito il ruolo di skipper senza protestare e a fine anno il flanker ha potuto condurre la sua squadra in un nuovo tour in terra francese, dove sono stati vinti entrambi i test match.

Tutto ciò che rimaneva per chiudere una carriera splendida era la vittoria sui Wallabies e l’occasione ideale è arrivata quando l’Australia ha intrapreso una serie di match in Nuova Zelanda, nel 1982. Graham sapeva che quella era probabilmente la sua ultima possibilità per battere il vecchio nemico e ha messo il suo sigillo segnando una meta nella prima partita. Alla fine la serie è stata vinta 2 a 1, la Bledisloe Cup conquistata e Graham ha annunciato il suo ritiro subito dopo l’ultima prova, l’11 settembre 1982.

In tutto Graham Mourie ha giocato 21 test ufficiali con la propria nazionale, 19 dei quali come capitano, e ha siglato 4 mete.

A quel punto Mourie è tornato in Francia per un’altra stagione di club. Nello stesso periodo ha disputato anche due gare con i Barbarians, la prima contro il Racing Metro di Parigi e la seconda contro Waterloo, segnando un totale di 12 punti.

Alla fine del 1982 Graham è stato accusato di avere ricevuto Royalty dalla sua biografia, “Graham Mourie – Captain”, scritta insieme allo scrittore Ron Palensky. Il reato, in giorni in cui il rugby era considerato amatoriale, l’ha fatto bandire dall’IRB per dieci anni: “Era una regola talmente stupida, che se nessuno l’avesse sfidata non sarebbe mai cambiata.” Ha dichiarato lo stesso Mourie.

Comunque sia, Graham ha mantenuto il contatto con il mondo ovale, lavorando dietro le quinte per John Hart, nella stagione 1985/’86, quindi per la società di marketing West Nally, durante la prima Coppa del Mondo del 1987.

In seguito l’ex flanker ha iniziato la sua attività di allenatore, sedendo sulla panchina di Opunake (poi ribattezzata Coastal). Nel 1997 Mourie era alla guida di Wellington e alla fine del 1999 è diventato head-coach degli Hurricanes, squadra di Super 12, un ruolo che ha ricoperto fino alla fine della stagione 2002.

Dopo la deludente Coppa del Mondo del 2003 da parte degli All Blacks, Mourie è entrato a fare parte del consiglio direttivo della New Zealand Rugby Football Union.

Per finire, il giusto omaggio a un campione straordinario. Nel 2007 Graham Mourie è stato introdotto nell’International Rugby Hall Of Fame.

Graham ha un solo rammarico, quello di non avere mai partecipato alla Coppa del Mondo, vuoi perché è nato troppo presto, oppure perché i mondiali sono arrivati troppo tardi. La sua immagine, comunque, è ben impressa in tutti i neozelandesi e i suoi successori nel ruolo di flanker, da Michael Jones a Josh Kronfeld, sino a Richie McCaw, lo hanno spesso ricordato e citato quale fonte d’ispirazione.

 

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