George Gregan: l’immortale

(di Roberto Vanazzi)

Gregan è l’epitome del giocatore professionista. Lui è quello cui tutti vorrebbero assomigliare.” (Stephen Larkham)

Amato per il suo talento o detestato per la sua spavalderia, comunque sia George Gregan si è guadagnato un posto nell’Olimpo della palla ovale. Questo mediano di mischia australiano, grazie alla sua arguzia e alla distribuzione di palla più veloce del mondo, è considerato uno dei grandi interpreti del rugby moderno. Aggiungiamoci poi che con i suoi 139 caps George è il giocatore con più presenze di tutti a livello internazionale, ed ecco che ne esce il ritratto di una vera leggenda.

George Gregan

George Gregan

George Musarurwa Gregan è nato il 19 aprile 1973 a Lusaka, in Zambia, da padre australiano e madre dello Zimbabwe. La famiglia Gregan si è trasferita a Canberra, in Australia quando lui aveva solo un anno. Giocatore di rugby league, George è passato all’altro codice nel momento in studiava presso il St. Edmund’s College. Una volta iscrittosi alla Canberra University, il ragazzo ha fatto parte del XV dell’università, dove ha iniziato a mostrarsi quale mediano di mischia di qualità. Se ne è accorto il  Randwick, la squadra in cui avevano militato anche David Campese e i fratelli Ella, e non ci è voluto molto per assoldarlo tra le sue file.

Il talento di George non è passato inosservato neppure nei piani alti, così ha cominciato ad entrare nel giro della nazionale: prima l’Under 19 e poi l’Under 21. Finché, il 18 giugno 1994, ha debuttato con la nazionale maggiore in un match contro l’Italia, a Brisbane, vinto dai padroni di casa per soli tre punti (23 a 20). L’eredità era pesante, in quanto c’era da sostituire un pezzo da novanta qual’era Nick Farr-Jones. Il ragazzo di Lusaka lo ha fatto nel migliore dei modi, nel suo stile e conforme al suo fisico. Alto solo 1,73 per 79 kg George era uno che in campo si vedeva poco, ma si sentiva molto. All’estro e alla potenza fisica, infatti, ha risposto con la precisione, la velocità di gambe, di mani e di testa, la pulizia di gioco e l’affidabilità.

Una settimana più tardi Gregan era ancora in campo contro l’Italia, a Melbourne. Questa volta i padroni di casa si sono imposti con un netto 20 a 7. Il 6 agosto, invece, contro Samoa, il mediano di mischia ha realizzato la sua prima meta con la maglia della nazionale.

Le notevoli doti di Gregan sì sono rese evidenti il giorno del suo cap numero 4, il 17 agosto, quando è apparso dal nulla per fermare una meta praticamente già fatta da parte di Jeff Wilson, facendogli perdere la palla con un placcaggio un millesimo di secondo prima che l’ala degli All Blacks si tuffasse oltre la linea. Un momento di genio, che ha aiutato l’Australia a vincere la Bledisloe Cup e che è ricordato come uno dei più grandi momenti della rivalità tra Wallabies e All Blacks.

Nel 1995 George ha partecipato alla prima delle sue quattro Coppe del Mondo, entrando in campo in due partite, contro Romania e Inghilterra. Gli australiani erano i detentori del titolo, ma hanno perso contro l’Inghilterra nei quarti di finale per colpa del drop di Rob Andrew all’ultimo minuto, quando le due squadre erano ancora sul pari. Quel 22 a 25 ha rappresentato la prima sconfitta di Gregan con la maglia della nazionale.

In quel periodo il mediano è stato avvicinato un paio di volte da squadre di Rugby XIII, prima i Raiders, nel 1993, e poi, proprio nel ’95, dagli Adelaide Rams. Lui, però, ha rifiutato l’offerta. Con l’avvento del rugby professionistico e la nascita del Super 12, George si è accasato alla nuova squadra dei Brumbies ACT, la franchigia di Canberra.

Altra conseguenza del professionismo è stata, nel 1996, la genesi del Tri Nations. Gregan ha giocato tre delle quattro partite del primo torneo, segnando una meta contro gli All Blacks a Brisbane, anche se non è riuscito ad evitare la sconfitta della sua squadra per 25 a 32.
Durante quella stagione il mediano di mischia ha fatto altre otto apparizioni con i Wallabies, incluse due nette vittorie a Brisbane contro Galles e Canada. Nell’incontro con questi ultimi, ha marcato ancora una meta che ha contribuito al trionfo australiano.

Nel 1997, dopo solo tre stagioni con i Wallabies, l’astuzia e la leadership di Gregan gli sono valsi i gradi di vice-capitano. Quell’anno, due settimane dopo avere marcato una meta all’Inghilterra a Sydney, George ha di nuovo varcato la linea bianca contro gli All Blacks durante il Tri Nations, un test, purtroppo per i canguri, perso per 18 a 33. L’Australia ha vinto solo una partita durante quel torneo, contro il Sudafrica a Brisbane, ed è finita in fondo alla classifica.

Anche nei due anni seguenti i Wallabies non sono riusciti ad imporsi nel Tri Nations, ma erano comunque considerati tra i favoriti per la Coppa del Mondo del 1999. Gli australiani sono arrivati in Gran Bretagna sulla cresta dell’onda, dopo le vittorie con Irlanda, Inghilterra e, soprattutto, con gli All Blacks a Sydney, con un netto 28 a 7 grazie ad un’ottima prestazione di Matt Burke, che ha  messo tra i pali 7 penalties.

Durante il Campionato del Mondo l’Australia ha concluso in testa il Girone E, vincendo tutti gli incontri. I Wallabies erano troppo forti. L’Irlanda, la squadra più accreditata ad opporre resistenza, è stata demolita 23 a 3. Romania e Stati Uniti hanno avuto bisogno del pallottoliere per contare i punti subiti, anche se le Aquile sono riuscite nell’impresa di realizzare quella che sarà l’unica meta subita dagli uomini di Rod Macqueen in tutto il torneo. Gregan ha disputato sia la gara con l’Irlanda, sia quella contro la Romania, saltando la sfida con gli americani.
Nei quarti di finale i Wallabies hanno affrontato i padroni di casa del Galles, a Cardiff. Gregan è stato il vero protagonista della partita ed ha segnato una doppietta, che unita alla meta di Ben Tune e ai calci di Matt Burke ha portato alla vittoria dei suoi per 24 a 9.
Il mediano di mischia ha quindi giocato un ruolo fondamentale nella lotta tra titani con il Sudafrica, in una semifinale che è finita ai tempi supplementari. Una sfida di calci tra Burke, che ha buttato tra i pali 8 piazzati, e Jannie de Beer, che ha tenuto il passo grazie a 6 penalties e ad un drop. Proprio un drop, questa volta calciato da Stephen Larkham, ha consegnato l’Australia alla finale.
L’ultimo atto si è giocato il 6 novembre al Millenium Stadium. Di fronte ai verde-oro c’era la Francia, ma anche in questo caso per gli avversari non c’è stato niente da fare. Mete di Ben Tune e Owen Finnigan e i calci di Matt Burke, contro solo 4 piazzati di Christophe Lamaison. L’Australia ha vinto 35 a 12, diventando così la prima nazionale a conquistare per due volte il Webb Ellis Trophy.

Nel 2000 l’Australia ha vinto finalmente anche il suo primo Tri Nation, un successo ripetuto anche nel 2001. Proprio quell’anno, dopo il ritiro di John Eales, Gregan è diventato capitano dei Wallabies.

Sempre nel 2001, il mediano di mischia è riuscito a raggiungere la finale del Super 12 coin  Brumbies e a conquistare il titolo, dopo aver sconfitto 36 a 6 i sudafricani Sharks al Bruce Stadium di Canberra.

Il numero 9 ha quindi condotto l’Australia nella Coppa del Mondo casalinga del 2003, giocando in tutti i sei gli incontri. Sulla strada verso la finale, George ha centrato i pali con un importante drop nell’incerta vittoria per 17 a 16 contro l’Irlanda e ha segnato una meta nella vittoria per 33 a 16 contro la Scozia, nei quarti di finale.
In seguito Gregan, come aveva fatto tante volte prima, ha spezzato nuovamente il cuore dei Neozelandesi quando ha guidato i Wallabies alla vittoria per 22 a 10 contro gli All Blacks, in semifinale. L’unica nota negativa è arrivata quando George, spavaldo come sempre, ha schernito il pari ruolo opposto Byron Kelleher con le parole “altri quattro anni, ragazzi, altri quattro anni!“.
Purtroppo, egli non è stato in grado di aggiungere un’altra Coppa del Mondo alla sua collezione. Jonny Wilkinson ha calciato il suo micidiale drop in una finale emozionante a Sydney, terminata nell’extra time, e a sollevare la coppa è stata l’Inghilterra.

greganDurante la stagione 2004, passata la delusione del Mondiale, G.G. ha guidato la Nazionale in una serie di successi. Dopo aver battuto per due volte la Scozia, gli australiani hanno ottenuto una rivincita contro gli inglesi, sconfiggendoli a Brisbane con un pesante 51 a 15. Sotto la guida di Gregan, i Wallabies hanno perso solo due partite durante tutto l’anno, contro Sudafrica e Francia, entrambe in trasferta.

A giugno di quello stesso anno Gregan è stato insignito dell’Ordine al Merito dell’Australia, come premio per i servizi resi al rugby del Paese. Inoltre, per la seconda volta ha fatto suo il Super 12, battendo i Crusaders in finale per 47 a 38.

Il 31 luglio 2004 George ha raggiunto la centesima presenza in Nazionale, in un test match del Tri Nations contro il Sudafrica, al Subiaco Oval di Perth. Era il secondo australiano a tagliare il traguardo dopo David Campese e il quarto giocatore al mondo dietro anche a Jason Leonard e Philippe Sella.

A ottobre è arrivato l’annuncio di Gregan riguardo l’epilessia del figlio Max, che ha spinto il giocatore a lanciare in Australia una campagna di sensibilizzazione riguardo la malattia. Nel 2005 è così nata la George Gregan Foundation, una fondazione che raccoglie fondi per la lotta contro l’epilessia dei bambini.

Nel 2005 Gregan ha dovuto saltare la gran parte della stagione di super 12 a causa della frattura di una gamba, subita contro i NSW Waratahs a Canberra. Il mediano di  mischia è ritornato in campo in occasione del match contro l’Italia, a Melbourne, vinto dagli australiani per 69 a 21, partita in cui ha segnato anche una meta.

Dopo buone prestazioni in amichevoli contro Sudafrica e Francia, i Wallabies sono finiti ultimi in classifica nel Tri Nations del 2005, perdendo tutte le sfide del torneo.
In occasione del match conclusivo contro gli All Blacks, Gregan ha eguagliato il record di 114 presenze in nazionale, stabilito in precedenza dall’inglese Jason Leonard. Per onorare il loro capitano, i Wallabies lo hanno lasciato entrare per primo in campo, concedendogli così l’ovazione della folla.

George ha sorpassato il pilone inglese il 5 novembre del 2005, in un test match a Marsiglia contro la Francia, vinto dai francesi 26 a 16. Con lo stesso punteggio è terminata l’amichevole contro l’Inghilterra, durante la quale gli inglesi, forti di una mischia superiore, sono riusciti a piegare gli australiani.

Il 17 giugno 2006, nella seconda gara contro l’Inghilterra a Melbourne, sotto la guida del nuovo allenatore John Connolly, Gregan è entrato nel libro dei record toccando quota 120 caps in nazionale. Due settimane più tardi, quando gli All Blacks sono arrivati a Brisbane, il mediano di mischia ha superato pure il record di John Eales, che per ben 55 volte aveva capitanato l’Australia. Tale record è stato superato contro il Sudafrica a Sydney nel successivo incontro, valido per il Tri Nations: George è diventato così l’uomo che ha indossato più volte la fascia di capitano dei Wallabies.

La carriera internazionale di Gregan ha cominciato a declinare alla fine del 2006. Il giocatore è stato tenuto a riposo per il tour europeo nell’inverno di quell’anno, con la maglia numero 9 consegnata nientemeno che a Matt Giteau. In seguito, nonostante una mini ripresa contro il Sudafrica nel Tri Nations del 2007, George ha trascorso gran parte della sua ultima stagione da Wallabies entrando in campo dalla panchina.

Gregan è stato quindi selezionato per disputare le amichevoli contro Galles e Fiji e, in seguito, in occasione del Tri Nations del 2007.

A quel punto il mediano di mischia è stato incluso nella squadra che ha partecipato alla Coppa del Mondo in Francia, il suo quarto mondiale, anche se ha perso la fascia di capitano ai danni di Stirling Mortlock.
In quel torneo Gregan ha disputato tutte le gare del girone eliminatorio, quindi il quarto di finale contro l’Inghilterra, squadra che ancora una volta ha colpito duro i Wallabies. Nonostante l’Australia avesse segnato l’unica meta della gara con Lote Tuqiri, gli europei si sono imposti per soli 2 punti, un 12 a 10 realizzato grazie al piede di Jonny Wilkinson, che ha centrato l’acca con quattro penalties.
È stata questa l’ultima partita internazionale di George Gregan: il cap numero 139.

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Terminata la Rugby World Cup 2007, George è rimasto in Francia per giocare una stagione con il Tolone, che allora militava in Pro D2. Prima di trasferirsi in Francia, George ha disputato la sua ultima partita coi Brumbies il 28 aprile, conducendoli alla vittoria contro i Crusaders. Questo è stato l’addio alla maglia della franchigia di Canberra anche per Stephen Larkham. I due campioni sono stati salutati dalla società con l’annuncio che sarebbe stata loro dedicata una tribuna al Canberra Stadium. In nazionale, la coppia Gregan e Larkham ha stabilito il record per la più duratura mediana nella storia delle nazionali di rugby, con ben 79 partite giocate insieme.

In Francia, il mediano di mischia ha disputato 28 partite con Tolone, aiutando il club rossonero a raggiungere la promozione in Top14.

Il 18 giugno 2008 George è stato adescato dal Suntory Sungoliath, in Giappone, squadra allenata dal’ex coach di Brumbies e Wallabies Eddie Jones.

Il ruolo di mediano di mischia è tra quelli perennemente coinvolti nel centro dell’azione, eppure è anche un ruolo che può essere interpretato con approcci molto diversi, in maniera appariscente e spettacolare, oppure più riservata. Ecco, Gregan è stato uno che si notava poco, ma di cui si è sentita moltissimo l’assenza quando, alla fine della stagione 2010/11, ha deciso di calare il sipario sulla sua epica carriera. Il ragazzo di Lusaka è stato spesso il direttore d’orchestra della mischia in numerose vittorie dei Brumbies e dei Wallabies, ed è sempre stato rispettato in tutto il mondo per la leadership, l’intelligenza tattica e la determinazione implacabile.

Una volta ritiratosi dal gioco, Gregan si è unito ai Brumbies come consulente e poi, a partire dal 2012, ha assunto il ruolo nel consiglio dell’Australian Rugby Union.

 

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