Gary Teichmann: e l’ottavo giorno Dio creò Teich

(di Roberto Vanazzi)

Cos’ha mai fatto Teichmann per gli Springboks, voi vi chiederete. A parte tirarli fuori dalla melma, vincere il Tri Nations a mani basse, infilare 17 vittorie in sequenza, aggiornare il libro dei record e farli diventare la miglior squadra del mondo, assolutamente niente.” (Chris Hewett)

E l’ottavo giorno Dio creò Teich!” (Striscione esposto a Newport)

Il Numero 8 Gary Teichmann è stato capitano della propria nazionale in 39 partite, tra il 1996 e il 1999, con 26 di queste terminate in vittoria; una percentuale che ha fatto di lui uno degli skipper sudafricani di maggior successo di sempre. Gli Springboks, con Teich al timone, sono stati considerati da molti la più grande squadra nella storia del rugby sudafricano.

Capitano anche dei Natal Sharks, e a fine carriera del Newport, Gary era un leader silenzioso, che preferiva guidare con l’esempio piuttosto che con le parole, nonché un personaggio che è sempre stato sincero, sia nei confronti dei compagni che degli avversari, un comportamento che hanno portato su di lui grande rispetto da tutte le parti.

Gary Teichmann

 

Gary Hamilton Teichmann è nato il 9 gennaio 1967 a Gwelo, in quella che all’epoca si chiamava ancora Rhodesia e oggi è lo Zimbabwe. All’età di 11 anni Gary si è trasferito con la sua famiglia in Sudafrica, trovando residenza a Hilton, nella provincia del KwaZulu-Natal.

Come qualsiasi ragazzino, anche Teichmann ha iniziato a praticare il calcio quando ha imparato a camminare e ha giocato pure a cricket, nonostante lo trovasse un po’ noioso. Il rugby Gary lo ha conosciuto solo una volta approdato in Sudafrica, quando aveva 14 anni, e ha assaggiato l’alto livello giocando nella squadra dell’Università del Natal a Pietermaritzburg, prima di essere notato dal team della provincia nel 1991. Già alla sua prima stagione il ragazzo ha conquistato la Currie Cup, battendo in finale il Transvaal con il punteggio di 14 a 13.

Nel 1993 Teichmann ha ricevuto l’onore e l’onere di essere il capitano del club e ha guidato i suoi ragazzi a giocarsi un’altra finale di campionato nuovamente contro Transvaal. Questa volta, però, sono stati sconfitti 15 a 21.

Lo stesso anno Ian McIntosh, che aveva da poco preso in mano le redini degli Springboks, ha selezionato Gary per il tour in Argentina, mentre l’anno successivo lo ha voluto con se in Galles e Scozia. In entrambi i casi, però, il terza linea centro non ha disputato alcun test match.

Nel 1994 Teich ha condotto la squadra del Natal alla finale del neonato Super 10, competizione di club dell’Emisfero Sud precursore del Super 12 e del Super 14, dove è stata battuta dal Queensland di John Eales e Jason Little.

L’anno seguente McIntosh ha lasciato la nazionale e si è accasato proprio al Natal, dove in coppia con il capitano Teichmann ha guidato subito la squadra alla conquista di un’altra Currie Cup, con vittoria in finale sul Western Province per 25 a 17

Infine, il 2 settembre 1995 è arrivato anche l’esordio ufficiale di Gary in nazionale, quando il nuovo coach Kitch Christie lo ha schierato titolare all’Ellis Park di Johannesburg per affrontare il Galles, in una terza linea composta, oltre che da lui al centro, dal capitano François Pienaar e da Ruben Kruger. Il ragazzo di Gwelo ha marcato la sua prima meta internazionale, contribuendo in quel modo alla vittoria dei padroni di casa per 40 a 11.

Da quel momento il nativo della Rhodesia è diventato un appuntamento fisso per tutti i XV degli Springboks. Nel 1996 ha iniziato con la vittoria sulle Fiji a Pretoria e poi ha preso parte alla prima edizione del Tri Nations, dove ha disputato tutte e quattro le gare in programma, con i sudafricani che hanno vinto solo con l’Australia a Bloemfontein.
A quel punto, dopo aver giocato solo 6 test match con la maglia degli Springboks, con l’addio alla nazionale del grande François Pienaar, Teich è stato nominato capitano della squadra in vista di tre incontri casalinghi con gli All Blacks nell’agosto del 1996. I verdi, per la cronaca, hanno perso i primi due e vinto il terzo all’Ellis Park con il risultato di 32 a 22, grazie ad una meta di André Joubert e alla doppietta di Joost van der Westhuizen.

A novembre la squadra allenata da Kitch Christie ha eseguito prima un tour in Argentina, dove ha affrontato in un paio di occasioni i Pumas vincendo entrambi i test con ampi margini, e poi è volata in Francia per altri due incontri.
Nel primo match, il 30 novembre 1996 sotto la pioggia di Bordeaux, gli Springboks hanno regolato Les Bleus con il punteggio di 22 a 12. Il secondo, andato in scena una settimana più tardi a Parigi, ha visto di nuovo la vittoria degli ospiti, questa volta per un solo punto: 13 a 12. Meta di James Dalton e 8 punti al piede di Henry Honiball, conto quattro piazzati di Richard Dourthe.
Il 15 dicembre la nazionale sudafricana ha chiuso il tour disintegrando 37 a 20 il Galles all’Arms Park.

Sempre nel 1996 il Natal ha assunto la denominazione Sharks e, sempre con Teichmann capitano, ha vinto la Currie Cup grazie alla vittoria in finale sui Golden Lions per 33 a 15. In seguito gli uomini del KwaZulu-Natal hanno preso parte alla prima edizione del Super 12, dove si sono classificati quarti durante la regular season. Poi, dopo avere strapazzato gli australiani Reds in semifinale con il risultato di 43 a 25, il 25 maggio 1996 hanno affrontato in finale all’Eden Park di Auckland i Blues dell’altro grande Numero 8 internazionale Zinzan Brooke, perdendo 21 a 45.

 

Nell’estate del 1997, a diciassette anni dal loro ultimo tour, in Sudafrica sono arrivati i British & Irish Lions. I rossi allenati da Ian McGeechan e capitanati da Martin Johnson hanno disputato tre test match, vincendo i primi due (il secondo per soli 3 punti grazie al drop di Jeremy Guscott a tempo quasi scaduto) per poi lasciare l’ultimo agli Springboks.
Teichmann è sceso in campo da capitano in tutti e tre gli incontri e ha affrontato i britannici anche il 14 giugno a Durban con la maglia degli Sharks, perdendo 12 a 42.

In agosto è andato in scena il Tri Nations. I sudafricani, guidati ora da Nick Mallett, hanno perso le prime tre sfide, con Gary che ha marcato una meta agli All Blacks in quel di Auckland, per poi vincere l’ultimo incontro a Loftus Versfeld di Pretoria per 61 a 22 sui Wallabies. È stata questa la prima di diciassette vittorie consecutive che gli Springboks hanno inanellato; una striscia vincente che ha costituito il record mondiale sino al 2016, quando gli All Blacks sono arrivati a quota 18, poi eguagliati nel 2017 dall’Inghilterra di Eddie Jones.

Dopo l’Australia, durante il tour autunnale in Europa sono cadute sotto le bordate degli Springboks l’Italia a Bologna, due volte la Francia, l’Inghilterra e la Scozia. Teichmann, dal canto suo, ha valicato la linea proibita a Parigi e poi sull’erba di Murrayfield.

Il 13 e il 20 giugno del 1998 è stata l’Irlanda a perdere due test match a Bloemfontein e a Pretoria, con Teich che durante quest’ultimo ha realizzato un’altra meta. Il 30 giugno, invece, è stato punito il Galles.

La squadra di Teichmann sembrava inarrestabile e anche il Tri Nations del ’98 è stato conquistato senza subire alcuna sconfitta. Come contraltare, è stata questa l’unica edizione in cui gli All Blacks hanno terminato in whitewash.

In autunno la nazionale sudafricana è arrivata ancora in Europa per il classico tour down-under.
Il 14 novembre è stato sconfitto il Galles per 28 a 20 nell’insolita cornice di Wembley, in quanto l’Arms Park era stato smantellato per lasciare posto al nuovo Millenium Stadium. Una settimana più tardi è stato espugnato Murrayfield con il punteggio di 35 a 10 e poi, il 28 novembre, gli Springboks hanno vinto la loro diciassettesima partita consecutiva a Dublino per 27 a 13.
Il treno lanciato nella sua corsa sfrenata da Nick Mallett si è fermato il 5 dicembre nella stazione di Twickenham, dove i padroni di casa si sono imposti con il risultato di 13 a 7, mettendo così la parola fine alla striscia positiva degli Springboks.

Il 1998 è anche l’anno in cui Gary ha condotto gli Sharks sino alle semifinali del Super 12, dove sono stati battuti 32 a 36 dai futuri campioni Crusaders, a Christchurch.


Il 12 giugno 1999 Gary ha segnato la sua meta numero sei nell’incontro di Port Elisabeth contro gli Azzurri di George Coste, terminato con il risultato di 74 a 3 a favore dei padroni di casa.
Un paio di settimane più tardi la nazionale sudafricana ha compiuto un viaggio al contrario rispetto alla tradizione e si è recata in Galles per inaugurare il nuovo Millenium Stadium. La sfida ha visto gli uomini di Mallett perdere con il risultato di 19 a 29.

Il 10 luglio 1999 Teich ha giocato a Dunedin il primo incontro del Tri Nations contro gli All Blacks, perso malamente per 0 a 28. È stato questo l’ultimo incontro del terza centro con lo Springbok sul petto.
Alla vigilia della Coppa del Mondo del 1999, infatti, Nick Mallett ha deciso, per ragioni piuttosto oscure, di lasciare Teichmann a casa e di sostituirlo con l’allora terza linea degli Stormers Bobby Skinstad. Subito dopo l’uscita di scena del loro capitano i sudafricani hanno ottenuto performance piuttosto pessime, tanto che Mallett è stato costretto a dare le dimissioni. L’allenatore ha ammesso con il senno di poi che lasciare fuori rosa Teich è stato un grosso errore.

Gary ha guadagnato 42 caps per la propria nazionale, 41 consecutivi e 36 da capitano, realizzando 6 mete.

A seguito di tale umiliazione il ragazzo si è descritto come “sventrato“. Così ha detto addio anche ai Natal Sharks, squadra per la quale è sceso in campo in 144 occasione. Come ultimo regalo il capitano ha portato il club alla finale di Currie Cup del 1999. Una folla incredibile ha riempito il Kings Park Stadium di Durban per assistere all’ultimo atto della favola di uno dei suoi figli prediletti. Sul campo, però, non è andata come avrebbe dovuto andare, perché gli avversari, i Golden Lions, si sono imposti per 32 a 9. Così è finita la carriera di Teichmann in bianco e nero.

A quel punto, nel mese di agosto 1999, il ragazzo ha accettato un contratto di due anni, e di 250000 Sterline, con il Newport RFC, club con i colori simili a quelli del Natal. Così, ha lasciato il Sudafrica e si è trasferito in Galles con la moglie Nicky.

Al Rodney Parade, dove è diventato ben presto capitano della squadra, Teichmann vi è rimasto un paio stagioni, fino al 2001. L’annuncio del suo ritiro definitivo il terza linea lo ha dato alla vigilia della finale di Challenge Cup, vinta dal Newport contro il Neath per 13 a 8. Erano 24 anni che i bianco-neri non portavano in bacheca un trofeo. “Francamente, non sapevo nulla di Newport, ma arrivando qui ho prolungato la mia vita rugbistica e ho ottenuto un capitolo finale che non avevo mai sognato. Il mio piano era quello di guidare il Sudafrica nella Coppa del Mondo del 1999 e andare in pensione dopo il finale di stagione di Super 12 con Natal. Niente di tutto questo è accaduto, ma ho avuto due anni fantastici in Galles e posso ritirarmi felice.” (Gary Teichmann)

Nel maggio del 2001 il rhodesiano è sceso in campo due volte con la maglia dei Barbarians. Il 20 ha affrontato il Galles vincendo 40 a 38. Una settimana più tardi i Baa baas hanno trionfato anche con l’Inghilterra con il punteggio di 43 a 29. È stato questo l’addio definitivo al rugby internazionale di Teich, il quale per l’occasione ha salutato il proprio pubblico con l’ultima meta.

A partire dal 2005 Teichmann ha lavorato come consulente nel consiglio degli Sharks. Nel luglio del 2016 è stato dato l’annuncio che l’ex capitano degli Springboks ha sostituito un altro grande ex skipper, Jon Smith, in qualità di amministratore delegato della franchigia del KwaZulu-Natal.

 

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