Gary Armstrong: cuore impavido

(di Roberto Vanazzi)

Non ho mai visto un altro giocatore che come Armstrong riassume  il meglio del carattere scozzese.” (Jim Telfer)

Terrier feroce e senza paura, folletto imperiale, il mediano di mischia scozzese Gary Armstrong ha indossato la prima volta la maglia del cardo il 19 novembre 1988, per affrontare l’Australia a Murrayfield. Da quel momento il ragazzo ha avuto una straordinaria carriera internazionale, che si è chiusa 11 anni più tardi, in una serata umida, sempre sotto i riflettori di Murrayfield, contro la Nuova Zelanda nei quarti di finale della Coppa del Mondo del 1999.

Gary Armstrong

Gary Armstrong

Gary Armstrong è nato a Edimburgo, il 30 settembre 1966. Numero 9 del Jed-Forest RFC, ha fatto il suo debutto in nazionale otto mesi dopo che il leggendario Roy Laidlaw ha concluso la sua illustre attività, giocando l’ultimo dei suoi 47 caps nella gara persa 6 a 9 contro l’Inghilterra. Il generoso Laidlaw si era praticamente messo in stand-off da solo a livello di club, in modo da concedere al giovane Gary la possibilità di fare esperienza come mediano di mischia. Il ragazzo ha fatto tali passi da gigante che è  diventato ben presto una scelta obbligata per gestire il pack della nazionale nelle successive quattro stagioni, nonché l’elemento chiave nei successi della squadra alla fine degli anni Ottanta e nei primi anni Novanta.

La meta segnata contro il Galles all’esordio nel suo primo Cinque Nazioni, siamo nel 1989, e le buone prestazioni degli Highlanders, usciti sconfitti solamente da Parigi, hanno fatto si che sia lui sia il compagno di mediana, l’altrettanto esordiente Craig Chalmers, ricevessero la convocazione dei British & Irish Lions per il tour in Australia.

Erano Leoni a trazione scozzese, dal coach Ian McGeechan al capitano Finlay Calder, oltre ai fratelli Hastings e a David Sole, che hanno vinto 2 test match su 3. Sebbene Armstrong non abbia giocato in nessuna gara, l’esperienza è stata comunque preziosa, tanto da risultare determinante nella conquista del terzo Grande Slam nella storia del rugby scozzese; il più famoso, quello culminato nella ormai leggendaria sfida contro gli inglesi a Murrayfield il 17 marzo 1990.

Gli uomini di Ian McGeechan avevano vinto le prim tre partite del torneo e lo stesso avevano fatto gli inglesi. I bianchi erano favoriti, ma non avevano fatto i conti con l’orgoglio degli uomini del nord. Prima c’è stata quell’entrata diventata leggenda, lenta, funerea, con il capitano David Sole ad aprire la fila: l’ovale sotto il braccio, l’immancabile fascia bianca sulla fronte, lo sguardo a fissare il terreno di gioco. Quindi l’inno, il nuovo Flower Of Scotland, uno sfogo indirizzato al primo ministro inglese Margareth Thatcher e la sua Community Charge, la tassa sulla persona imposta proprio in Scozia. Gli Highlanders hanno dimostrato sin da subito di possedere una marcia in più, probabilmente dovuta all’odio verso quella gente che abita a sud del Vallo di Adriano. Due penalties dell’apertutra Craig Chalmers hanno portato in vantaggio il XV del Cardo, ma gli inglesi hanno reagito e un’azione velocissima, portata avanti dalla premiata ditta di centri Carling e Guscott, ha permesso al secondo di marcare una bellissima meta, con tanto di passaggio fintato e cambio di direzione. Solo la mancata trasformazione non ha provocato danni. Gli scozzesi sono rimasti avanti nel punteggio, anzi, un terzo penalty, sempre di Chalmers, con Gavin Hastings a tenere il pallone fermo con la mano a causa del vento, ha permesso ai padroni di casa di chiudere il primo tempo sul 9 a 4.
La ripresa si è aperta con la meta che ha definitivamente tagliato le gambe ai sudditi di Sua Maestà. Gli Highlanders hanno vinto una mischia a metà campo. La palla, raccolta dallo squalo bianco John Jeffrey, è finita tra le mani di Gary Armstrong, il quale, a sua volta l’ha ceduta a Big Gav. L’estremo ha corso qualche metro, quindi è riuscito a calciare davanti a lui, giusto un attimo prima di essere spinto fuori dal campo. L’ovale è finito in area di meta, inseguito dalle due ali, lo scozzese Tony Stanger e l’inglese Rory Underwood. Il più veloce è stato il primo, che l’ha afferrato al volo e schiacciato a terra, marcando così una delle mete più importanti nella storia del rugby scozzese. A quel punto è stata guerra di trincea. Gli avversari si sono buttati in avanti a testa bassa, mentre i padroni di casa hanno approntato una diga difensiva che ha concesso agli avversari solo 3 punti con il piede di Simon Hodgkinson. Il punteggio sul tabellone segnava 13 a 7 ed tale è rimasto fino a quando il neozelandese Bishop ha dichiarato chiuse le ostilità.
La Scozia quel giorno ha vinto il Cinque Nazioni, il Grande Slam, la Triple Crown, la Calcutta Cup, ma, soprattutto, ha sconfitto gli odiati rivali inglesi.

In seguito, sempre nel 1990, Gary ha partecipato alla tournée in Nuova Zelanda, dove la Scozia ha rischiato di battere i padroni di casa nella seconda gara, disputata a Auckland. Il XV del Cardo ha marcato due mete, con Stanger e More, contro una degli All Blacks di Richard Loe, perdendo solo 18 a 21. A dare soddisfazione sono state anche le 5 vittorie e un pareggio nei match non ufficiali. Mai la Scozia in tour era riuscita a fare meglio.

Nella stagione 1991 gli scozzesi si sono piazzati terzi nel Cinque Nazioni, ma sono andati decisamente meglio durante la Coppa del Mondo, dove, dopo avere vinto tutte le gare del proprio girone, sono arrivati fino alla semifinale contro l’Inghilterra. Disputata a Murrayfield, è stata praticamente la ripetizione della partita dell’anno precedente, contro un XV della Rosa deciso a cercare vendetta. Le mura amiche, però, quella volta non hanno potuto niente contro la potenza della squadra di Will Carling e gli uomini del cardo hanno perso 6 a 9, con due penalty per parte, di Hastings e Webb, e il drop di Rob Andrew a fare la differenza.

A quel punto Gary Armstrong era considerato un atleta di alto livello ed i suoi compiti in campo non si limitavano esclusivamente a quelli del classico mediano di mischia, ma si erano praticamente evoluti in quelli di una terza linea aggiunta. Nonostante il passaggio non fosse proprio il suo punto forte, egli si è sempre presentato come una costante minaccia per i tre quarti avversari, grazie ai suoi breaks incisivi e ai devastanti hand off. Quindi, è stato un duro colpo personale quando la sua carriera è stata devastata non da una ma bensì da due terribili lesioni al ginocchio: la prima nel 1992 e poi ancora nel 1995: due stagioni internazionali completamente perse, compresa la Coppa del Mondo in Sudafrica e il tour dei British Lions.

Fra un incidente e l’altro Gary ha totalizzato 6 caps nei Cinque Nazioni del 1993 e del 1994, vincendo solo le partite contro l’Irlanda (15 a 3) e il Galles (20 a 0), entrambe giocate a Murrayfield nel ’93. Il pareggio 6 a 6 con l’Irlanda, durante il Cinque Nazioni del 1994, è considerata una delle migliori gare disputate da Armstrong in blu scuro.

Come spesso accade, durante il periodo in cui Gary è rimasto lontano dalla scena internazionale erano emersi due nuovi mediani di mischia di grande classe: Andy Nicol e Bryan Redpath. Così, al suo rientro, Armstrong ha dovuto sudare parecchio per ottenere nuovamente la maglia numero nove.

Nel 1995 un Armstrong recuperato si è trasferito ai Newcastle Falcons e contemporaneamente è tornato in nazionale, in concomitanza del tour che la Scozia ha svolto in Nuova Zelanda nel 1996, giocando in entrambi i test match, tutti e due persi con ampi margini.

Nel 1998 i Falcons hanno vinto il campionato inglese. Molti tifosi sono concordi nell’affermare che Gary Armstrong sia stato il miglior giocatore nella storia del club.

Lo stesso anno Gary è rimasto fuori dalla rosa della nazionale, ma dopo quell’assenza è tornato in squadra come capitano per la stagione 1999, traghettando gli Highlanders verso un brillante quanto inatteso titolo nel Cinque Nazioni.
Quel torneo, l’ultimo disputato con 5 squadre prima dell’ingresso del’Italia, è stato altamente emozionante, grazie all’esito inaspettato dell’ultima giornata, quando la Scozia ha marcato cinque mete che hanno demolito la Francia di Raphaël Ibañez a Parigi per 36 a 22. Il giorno seguente Scott Gibbs ha segnato la meta nel finale di gara, con la quale il Galles ha battuto l’Inghilterra a Wembley per 32 a 31, consegnando, di fatto, l’ultimo titolo del Cinque Nazioni alla nazionale del cardo.

Armstrong ha avuto l’onore di guidare la sua squadra alla Coppa del Mondo del 1999, inanellando il 50° caps personale contro Samoa, prima di calare il sipario sulla sua carriera internazionale contro la Nuova Zelanda di un ispirato Jonah Lomu nei quarti di finale, il 24  ottobre 1999. Gli All Blacks hanno vinto 30 a 18, grazie alle mete di Lomu, Jeff Wilson e una doppietta di Tana Umaga, mentre Gary ha ricevuto l’abbraccio del suo pubblico.

Armstrong è tornato in Scozia per terminare la sua carriera come leader dei Borders Reivers, franchigia con sede a Galashiels, che ha partecipato alla Celtic League e all’Heineken Cup prima di essere sciolta per problemi finanziari. Il mediano di mischia vi ha giocato due stagioni, sino al 2004, quando ha passato definitivamente la maglia al suo erede Chris Cusiter, il quale ha dimostrato subito di essere un mediano di mischia di grande classe, pronto per l’arena internazionale.

Gary ha vissuto il suo rugby a cavallo dell’era dilettantistica con quella del professionismo. Se dividiamo la sua carriera in due metà, una amatoriale e l’altra professionistica, dalla seconda si è assicurato i fondi per comprare la fattoria che aveva sempre desiderato, mentre dalla prima ha ottenuto amici per la vita.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.