Fran Cotton: gigante di fango

(di Roberto Vanazzi)

Guardate quei grossi froci che ballano.” (Fran Cotton, osservando la Haka degli All Blacks a Otley, nel 1979)

Tra i ricordi indelebili legati al rugby della mia infanzia c’è una fotografia in bianco e nero che ritrae un gruppo di uomini giganteschi che sembrano emergere dal terreno, completamente ricoperti di fango. È una foto bellissima, in cui traspare tutto l’eroismo ed il romanticismo di un rugby che è stato e che non sarà più; in cui veramente si respira il fango e l’orgoglio, tanto per citare Gregorio Catalano e Daniele Pacini. Il primo della fila è il pilone inglese Fran Cotton e quello che ancora oggi mi stupisce è che, nonostante il fango, nonostante la spossatezza, sul suo volto aleggia un’espressione fiera e determinata.

Si può tranquillamente affermare che Fran Cotton sia stato il primo giocatore del suo tempo ad introdurre un costante e specifico allenamento fisico nel rugby. La filosofia di Cotton nei confronti della palla ovale, e della vita in generale, era abbastanza semplice: lavorare molto per arrivare a dare il massimo, adottando un approccio professionistico in tutto quello che si fa. Così, mentre tanti giocatori inglesi dei primi anni 70 hanno tentato di ottenere risultati basandosi solo sulle loro capacità naturali e sulle pinte di birra, Fran ha sempre cercato di prepararsi fisicamente e tecnicamente il meglio possibile. Un grosso aiuto in questo senso gli è stato dato anche dal fatto che egli era uno studente di educazione fisica al Loughborough College, il che significa che ha potuto avere accesso a tutte le più recenti conoscenze in fatto di palestra e di condizionamento fisico. Questo approccio meticoloso, come poi si è visto, ha dato molte ricompense a Fran, e lo dimostrano i 31 caps con l’Inghilterra, le due tournée disputate con i British Lions e il Grande Slam del 1980. Allenamenti e dedizione a parte, la più grande risorsa di Fran Cotton è stata probabilmente la versatilità che ha fatto sì che egli potesse giocare sia come pilone destro sia come sinistro con la stessa professionalità. Molto alto per un prima linea (192 centimetri per 110 chili), Cotton ha sempre saputo sfruttare appieno la sua eccezionale potenza tanto in mischia quanto nelle maul, dimostrando allo stesso tempo di essere anche molto agile nel gioco aperto.

Fran Cotton

Fran Cotton

Francis Edward Cotton è nato a Wigan, nel Lancashire, venerdì 3 gennaio 1947. Figlio di un ex giocatore di rugby league, Fran ha iniziato con il rugby che conta nel XV della Loughborough University.

Passato al Sale, Cotton ha fatto il suo debutto in maglia bianca nell’anno del centenario della nazionale inglese, il 20 marzo 1971, giocando contro la Scozia a Twickenham in una partita persa 26 a 6. Già allora i British Lions avevano messo gli occhi su di lui, ma per la tournée che hanno svolto quell’anno Fran è stato posto in stand by.

L’anno successivo il pilone non ha giocato alcun test, ma, oltre ad essere stato capitano della nazionale seven, ha suscitato notevole scalpore quando il 22 novembre ha capitanato la squadra del North West Counties nella vittoria per 16 a 14 contro gli All Blacks di Ian Kirkpatrick ad Allerdale. Era quella la prima volta che una provincia inglese riusciva a battere la Nuova Zelanda.

Nel 1973 il gigante di Wigan è diventato finalmente titolare e ha giocato in tutte e quattro le partite del Cinque Nazioni, vincendo contro la Scozia e la Francia. Quindi, ha fatto parte della squadra che ha stordito 16 a 10 la Nuova Zelanda ad Auckland  e che ha battuto una debole Australia per 20 a 3 a Twickenham.

Nonostante le due eroiche vittorie dell’anno prima però, l’Inghilterra non è stata in grado di portare una sfida credibile nel Cinque Nazioni del 1974. Fran ha giocato due incontri entrambi persi, 16 a 14 con la Scozia e 26 a 21 con l’Irlanda, mentre ha saltato la partita vinta 16 a 12 dai bianchi contro il Galles a Londra.

Il ragazzo è comunque stato selezionato per il tour dei British Lions in Sudafrica, il famoso Tour degli Invincibili. Fran è stato schierato in tutti i quattro test match della vittoriosa serie, giocando in prima linea con il tallonatore gallese Bobby Windsor ed il pilone scozzese Ian McLauchlan. Cotton aveva originariamente iniziato come pilone sinistro, ma in seguito, grazie alla sua intesa con Windsor, è stato spostato a destra.
Nonostante piovessero accuse sul fatto che i Leoni attuassero un gioco prettamente orientato con gli avanti, essi quella volta hanno riscritto il libro dei record vincendo 21 su 22 partite, segnando 729 punti con ben 107 mete. I rossi hanno inoltre vinto la serie di test 3 a 0, pareggiando la quarta partita 13 a 13 soltanto perché la meta di Fergus Slattery all’ultimo minuto non è stata convalidata.

Del tour in Sudafrica con i Lions, FRan ama ricordare un simpatico episodio. Durante una gara, il pilone è stato costretto a duscire dal campo a causa di un forte dolore al petto. Nello spogliatoio, trovò il dottor Chritiaan Barnard, il primo cardiochirugo che ha effettuato un trapianto di cuore, nel 1967, il quale gli disse, con il classico humor anglosassone: “Fran, se hai bisogno, mi trovi in clinica.

Più tardi, nel corso dell’anno, Fran ha fatto parte dei Barbarians che hanno affrontato la Nuova Zelanda a Twickenham, ma i bianconeri non sono riusciti a ripetere la bella prova dell’anno precedente nella classica sfida di Cardiff e la partita si è conclusa con un pareggio 14 a 14.

L’anno successivo Cotton è stato eletto capitano della nazionale inglese, ma ha perso tutte e tre le partite che ha disputato durante il Cinque Nazioni, contro Irlanda, Francia e Galles. Un infortunio poi, l’ha costretto a lasciare la fascia a Tony Neary, sia nella partita contro la Scozia, vinta 7 a 6 dai bianchi, che nel successivo tour in Australia.

Neary è rimasto capitano anche per tutta la stagione 1976, nonostante il rientro in campo di Cotton, ma l’unica nota positiva di quella stagione è stata un’altra vittoria sul Australia a Twickenham, dopo che l’Inghilterra era andata in bianco nel Cinque Nazioni. Quella squadra non viveva un momento particolarmente felice, a causa della mancanza di talenti fra i tre quarti, sopravvivendo solo grazie alla forza della prima linea, formata da gente come Pullin, Wheeler, Burton e Stevens, oltre a Fran Cotton naturalmente.

Diventato capitano Roger Uttley, l’Inghilterra ha iniziato il Cinque Nazioni 1977 vincendo le prime due partite contro la Scozia (26 a 6) e l’Irlanda a Dublino (4 a 0). Purtroppo, tutto è andato storto a Twickenham contro la Francia, quando la nazionale della Rosa è incappata in una sconfitta per 3 a 4 per mano di un squadra che si apprestava ad intascarsi il Grande Slam. Con la fiducia ormai compromessa, gli inglesi hanno perso anche in Galles (14 a 9), mancando così pure la Triple Crown.

Ancora una volta, però, Fran è stato selezionato per la tournée dei British Lions in Nuova Zelanda, dove ha giocato tre test match, grazie anche all’infortunio accorso a Phil Orr nella prima partita.
Quei Leoni, capitanati da Phil Bennett, erano da tutti considerati superiori ai loro avversari. Purtroppo, i trequarti non sono stati in grado di convertire in mete i possessi vinti dagli avanti, che schieravano in prima linea Cotton, il pilone gallese Graham Price ed il tallonatore Peter Wheeler, così tre partite su quattro sono state perse. Sconfitti nella prima gara 16 a 12, i Leoni hanno vinto la seconda 13 a 9. Avendo però perso il terzo match 19 a 7, significava dovere vincere a tutti i costi ad Auckland per pareggiare la serie. Le cose sembravano evolvere nel verso giusto nel momento in cui Fran ha fatto un eccellente movimento, con la partecipazione di Steve Fenwick, Bill Beaumont e Graham Price, che ha dato via libera alla meta del mediano di mischia Doug Morgan. Gli All Blacks, però, hanno segnato una meta nel secondo tempo con Latrie Knight e con quel 10 a 9 hanno vinto partita e serie. Sconfitta a parte, il tour, diversamente da quanto era accaduto nel 1971 e nel 1974, ha mostrato anche uno scarso spirito di squadra, con gli atleti che sono stati distratti da una stampa molto invadente.

È successo durante quel tour che Fran Cotton è diventato un’icona del rugby, grazie alla foto di Colin Elsey, che ha gloriosamente catturato il suo volto soffocato dal fango durante una partita di preparazione contro i Junior All Blacks, a Wellington. Il fotografo ha scattato immagini sotto la pioggia per tutta la durata della gara, con i giocatori in campo che si potevano riconoscere solo dalle loro movenze e dal modo in cui correvano. Con questo ritratto, Elsey ha vinto il primo premio per la migliore fotografia sportiva dell’anno.

cottonDurante il Cinque Nazioni del 1978 Fran ha giocato in entrambe le vittoriose gare dell’Inghilterra contro Scozia e Irlanda, ma ha saltato per infortunio le partite perse contro Francia e Galles. È rimasto fuori anche per la sfida contro i neozelandesi, che erano saliti nell’emisfero nord a vincere il Grande Slam.

Nonostante l’immenso impegno profuso in favore della causa inglese, la carriera di Cotton sembrava destinata a giungere alla fine priva di vittorie significative. Questo sentimento è stato ripreso dal suo compagno nei Lions Gareth Edwards nella sua autobiografia: “Guardavo Fran Cotton, e mi ricordavo di quanto avesse fatto per la Gran Bretagna all’estero, di quante botte avesse preso, di quanto egli conoscesse il gioco e di come sia stato superiore a tutti tecnicamente e credo che, ogni anno che passava, vivesse quella maglia inglese come un incubo.

Nell’autunno del 1979 gli All Blacks si sono presentati in Europa per il loro classico tour. Tutte le partite sono state vinte, compresi i test match contro Inghilterra e Scozia, e anche la sfida con l’Italia a Rovigo. Solo una gara è andata loro storta: quella contro la selezione della Northern Division di Fran Cotton. Il 17 novembre, al Cross Green di Otley, le 8000 persone che hanno ignorato le inclementi condizioni atmosferiche dello Yorkshire non sono rimaste deluse. Essendo una gara giocata di sabato, i kiwi avevano scelto il loro XV migliore, in preparazione del test match della successiva settimana contro l’Inghilterra a Twickenham. Era una squadra ricca di talento, con campioni del calibro di Graham Mourie, il capitano, Murray Mexted, Andy Haden, Stu Wilson e Bernie Fraser, e fresca della vittoria per 20 a 6 sulla Scozia a Murrayfield, con quattro mete segnate a zero. Anche la selezione inglese, a dire il vero, aveva i suoi campioni. I vari John Carleton, Mike Sliemen, Roger Uttley, Bill Beaumont, Tony Neary, Steve Smith e lo stesso Cotton erano o sarebbero stati tutti nazionali della Rosa. Alla fine, la vittoria ha sorriso hai padroni di casa, che hanno dominato i rivali in nero per tutti gli 80 minuti e varcato la linea bianca quattro volte, per un eccellente 21 a 9.

Una settimana più tardi undici di quei giocatori, tra cui Francis, hanno fatto parte della nazionale inglese che ha perso di un solo punto (9 a 10) contro gli stessi neozelandesi. Secondo Cotton, quella partita i bianchi avrebbero potuto anche vincerla, se i selezionatori avessero convocato anche altri due eroi della partita precedente: Roger Uttley e il mediano d’apertura Alan Old. Al loro posto sono stati schierati Mike Rafter e Les Cusworth, risultati entrambi poco incisivi. Erano comunque dei chiari segnali che qualche cosa nel rugby inglese stava cambiando per il meglio.

Proprio i giocatori del Nord sono andati a costituire l’ossatura del team che ha partecipato al Cinque Nazioni del 1980, una scelta che ha garantito innanzitutto un maggiore spirito di squadra. Grazie a loro, la nazionale inglese ha visto finalmente riuniti insieme un gruppo di campioni straordinari ed è stata in grado di diventare la numero uno in Europa. I bianchi hanno sconfitto nell’ordine l’Irlanda (24 a 9), la Francia a Parigi (17 a 13), il Galles (9 a 8) e la Scozia a Murrayfield (30 a 18) dov’è stato conquistato un Grande Slam che mancava ormai da 23 anni.

Nello stesso anno, dopo il successo del Cinque Nazioni, Fran ha partecipato alla nuova tournée dei British Lions in Sudafrica. Purtroppo, all’inizio del tour gli è stata diagnosticata una complicanza al cuore e non ha potuto svolgere nessun test.

La carriera di Fran Cotton è finita il 17 gennaio 1981, con una gara contro il Galles a Cardiff (21 a 19 per i Dragoni), quando è stato costretto ad uscire dal campo per un infortunio.

Dopo il ritiro, Fran ha costituito con grande successo una società di abbigliamento per il tempo libero, la Cotton Traders, insieme al suo ex compagno di squadra Steve Smith, ed è diventato anche un’influente figura del RFU. Come se non bastasse, ha pure messo a disposizione dei Britsh Lions tutta la sua esperienza maturata nel mondo del rugby, diventandone il manager e accompagnandoli nel vittorioso tour in Sudafrica del 1997.

Nel 2007 Fran Cotton è entrato a fare parte del Consiglio d’Amministrazione dei Sale Sharks, la squadra di club in cui aveva militato.

Un detto tipicamente anglosassone recita: “Dio ha inventato la birra per evitare che gli avanti conquistassero il mondo”. Forse, Dio non conosceva ancora Fran Cotton, perché questo gigante, che ha sempre saputo scrollarsi di dosso il fango delle battaglie per ributtarsi senza timore nella mischia, il mondo, almeno quello ovale, l’ha conquistato davvero.

 

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