Fabio Ongaro: standing ovation

(di Roberto Vanazzi)

Quando ho iniziato a giocare, nel gruppo si creavano legami forti. Si viveva fra i compagni e per i compagni. Oggi, coi telefonini e tutto il resto, è un’altra cosa.” (Fabio Ongaro)

Fabio Ongaro, Yuri per gli amici, è uno di quei giocatori che, ogni volta che sono entrati in campo, hanno reso onore alla maglia di colore azzurro mettendoci sempre il massimo dell’impegno e che, ogni volta che da quel campo uscivano, si sarebbero meritati una standing ovation.

Nato flanker e poi diventato tallonatore di razza, Ongaro ha guadagnato 81 caps per la nostra nazionale, uno dei quali da capitano, ha preso parte a tre edizioni della Coppa del Mondo e ha giocato nove anni di Sei Nazioni, dal 2003 al 2012. A livello di club Yuri ha conquistato cinque scudetti con la Benetton Treviso, prima di trasferirsi ai londinesi Saracens e, infine, agli Aironi.

Fabio Ongaro

Fabio Ongaro è nato il 23 settembre 1977 a Venezia e ha iniziato l’avventura con la palla ovale a 11 anni, quando è entrato a fare parte della squadra di Casale sul Sile.
L’esordio in prima squadra è arrivato nel 1994, con i Caimani appena retrocessi in serie A2. Era il Casale del presidente Vanni Maggiore, griffato Record Cucine Casale, che aveva da poco salutato la partenza di campioni quali Zinzan Brooks, Craig Green e Stefano Bettarello. Al suo primo campionato Fabio ha visto i bianco-rossi arrivare terzi nel proprio girone, per poi perdere la pool promozione (vinta dal Piacenza e dal Calvisano).

Purtroppo, la stagione seguente il Casale è retrocesso in serie B, essendo arrivato penultimo nella pool salvezza davanti al Rieti ma alle spalle del Viadana. Da quel momento, fino al campionato 2014-15, i Caimani non sarebbero più riusciti a compiere il salto nella serie superiore.

Nel 1998 Ongaro è passato tra le fila del Benetton Treviso del coach Christian Gajan e già nella sua prima stagione si è cucito sulla maglia lo scudetto.
La squadra della Marca ha vinto il proprio girone con 18 punti, 5 in più del Rovigo, sono arrivati davanti a tutti anche nella pool scudetto e poi hanno asfaltato il Calvisano in semifinale con il punteggio di 64 a 10. A quel punto tra loro ed il titolo c’era soltanto il Petrarca Padova. Ongaro, che nell’arco del campionato è sceso in campo 11 volte marcando una meta, non ha disputato la finale del 29 maggio 1999 al Battaglini di Rovigo, dove gli uomini di Gajan sono riusciti a trionfare sul Petrarca Padova con il risultato di 23 a 14 grazie alle mete realizzate da Corrado Pilat e Tommaso Visentin, oltre ai punti al piede di Mario Pavin.

L’anno successivo la Benetton ha perso la semifinale per mano de l’Aquila, ma nella stagione 2000-01 è riuscita nuovamente a laurearsi campione d’Italia. Questa volta, dopo essersi sbarazzata in semifinale del Viadana, la squadra del nuovo coach Alain Teixidor ha battuto nella finale di Bologna il Fly Flot Amatori Calvisano. Il risultato di 33 a 13 la dice lunga su chi ha dominato l’incontro. Tre mete, per gentile concessione dei fratelli Denis e Manuel Dallan e di Walter Pozzebon, con 18 punti calciati tra i pali da Corrado Pilat. Fabio, dal canto suo, è stato schierato nel XV titolare come flanker assieme a Mauro Bergamasco, per poi essere sostituito al 25° minuto della ripresa da Salvatore Garozzo.

Intanto, l’11 novembre del 2000 Fabio Ongaro ha disputato la sua prima partita con la maglia azzurra. È stato un incontro con il Canada, al Battaglini di Rovigo, dove gli uomini allenati da Brad Johnstone e capitanati da Christian Stoica hanno perso con il punteggio di 17 a 22. Fabio ha giocato in terza linea ancora al fianco di Mauro Bergamasco e del Numero 8 Carlo Caione; la maglia numero 2 era all’epoca affidata al suo compagno della Benetton Alessandro Moscardi.

Nel giugno del 2001 Yuri ha intrapreso con la nazionale italiana un tour nell’Africa Australe e in Sud America.
La squadra ha iniziato il 25 giugno vincendo 49 a 24 a Windhoek contro la Namibia, partita nella quale Fabio è entrato dalla panchina per sostituire Luca Mastrodomenico nel ruolo di flanker. Il veneziano è partito titolare in terza linea una settimana più tardi per affrontare gli Springboks a Port Elisabeth, dove gli uomini di Johnstone sono stati asfaltati con il risultato di 60 a 14, subendo la bellezza di otto mete (sette delle quali nella ripresa) contro l’unica realizzata da Alessandro Troncon.
Trasferitasi in Sud America, gli Azzurri hanno prima battuto 14 a 3 l’Uruguay, per poi perdere allo Stadio Etcheverri di Buenos Aires con i Pumas di Felipe Contepomi e Gonzalo Quesada per 38 a 17, dopo che due piazzati di Francesco Mazzariol in avvio di ripresa li avevano illusi. Queste due gare Ongaro le ha giocate entrando sempre in campo a gara iniziata per prendere il posto del terza linea Salvatore Garozzo.
Poco prima del match con gli albi-celeste, Fabio ha giocato tallonatore titolare la sfida contro l’Argentina A, in una front row con Beltrametti e Paolini. Per la cronaca, quegli Azzurri appannati hanno perso 12 a 62.
Ongaro e Marco Bortolami, i due ragazzini del gruppo, sono stati tra le poche note positive di un tour più agro che dolce.

Le successive sfide in azzurro del rugger veneziano sono state affrontate nel novembre del 2002 e, causa l’addio alla nazionale di Alessandro Moscardi, entrambe da tallonatore: a Roma con l’Argentina, quando ha sostituito dalla panchina Andrea Moretti, e poi contro l’Australia a Genova, dove è partito nel XV titolare.
A quel punto, il nuovo allenatore John Kirwan ha deciso che la maglia numero 2 doveva essere affidata in pianta stabile a Fabio Ongaro, che se la sarebbe divisa con Carlo Festuccia. Ed è stato in quel ruolo che il ragazzo ha disputato nel 2003 il suo primo Sei Nazioni.

Il tallonatore non era in campo il 15 febbraio a Roma, quando l’Italia ha vinto per la prima volta con il Galles, ma ha giocato contro l’Inghilterra e la Francia, entrando in entrambi i casi dalla panchina al posto di Festuccia.

Il 31 maggio 2003, al Plebiscito di Padova, Ongaro ha festeggiato con la Benetton Treviso il suo terzo titolo di campione d’Italia, entrando come sostituto di Alessandro Moscardi a metà del secondo nella finale giocata di nuovo contro il Calvisano targato Ghial. Gli uomini ora allenati da Craig Green si sono imposti per 34 a 12, con le marcature di Scott Palmer, Manuel Dallan e del giovane di belle speranze Sergio Parisse.

Tra agosto e settembre dello stesso anno la nazionale azzurra ha disputato un tris di partite in preparazione al mondiale. Fabio è sceso in campo come riserva a Murrayfield, per poi giocare titolare con l’Irlanda a Limerick e con la Georgia ad Asti, nell’unica partita del trittico vinta dagli uomini di Kirwan.
Un mese più tardi Ongaro è partito è volato con la nazionale in direzione Australia, dove ha disputato la Coppa del Mondo.

Il ragazzo ha giocato tutte e quattro le sfide in cui è stata coinvolta la nostra nazionale. La prima è andata in scena l’11 ottobre a Melbourne contro gli All Blacks, dove i nostri hanno subito una prevedibile sconfitta. Quel giorno Fabio è entrato dalla panchina per sostituire Carlo Festuccia, ma il resto del torneo lo ha disputato da titolare. La seguente gara ha visto gli uomini di John Kirwan vincere 36 a 12 con Tonga, grazie alle marcature della famiglia Dallan, una di Manuel e due del fratello minore Denis. Una settimana più tardi è arrivato anche il successo per 19 a 14 sul Canada.
L’ultima sfida del girone contro il Galles a Canberra era decisiva per il passaggio del turno. Fabio ha giocato nella front row azzurra con Andrea Lo Cicero e Martin Castrogiovanni, ma a vincere, purtroppo, sono stati i Dragoni; un 27 a 15 che ha chiuso la porta dei quarti di finale all’Italia. C’è da dire che gli uomini capitanati da Alessandro Troncon avevano giocato soltanto quattro giorni prima con i Canucks, mentre i Dragoni erano a riposo da una settimana.


Nel 2004 Ongaro ha disputato da titolare tutte le partite del Sei Nazioni.
Il torneo è iniziato con due pesanti sconfitte per mano di Inghilterra e Francia. Poi, la terza giornata, il 6 febbraio, è arrivata la vittoria sulla Scozia al Flaminio. Questa gara è stata un testa a testa tra i calci di Roland de Marigny da una parte e di Chris Paterson dall’altra, che ha fatto chiudere il primo tempo sul 9 a 9. Due minuti dopo l’inizio della ripresa, ecco la prima meta in azzurro firmata da Fabio Ongaro; una marcatura di rapina dopo una touche lanciata da lui stesso. Nel finale ci ha provato Simon Webster ad accorciare le distanze, ma ancora De Marigny ha messo sul tabellone i punti sufficienti per portare in porto un meritato 20 a 14.
L’Italia ha poi perso a Dublino e a Cardiff, ma il successo sul XV del Cardo ha fatto in modo di evitare l’ultima piazza per il secondo anno consecutivo.

Il 19 giugno successivo, a Padova, la Benetton si è cucita sul petto un altro scudetto grazie alla vittoria ancora sul Ghial Calvisano, stavolta con il punteggio di 22 a 10, con il folletto Brendan Williams autore di una hat trick. I trevigiani hanno chiuso il campionato senza subire alcuna sconfitta. Yuri, ormai tallonatore titolare della squadra, ha giocato la finale sino al 31° minuto della ripresa, tra i piloni Salvatore Costanzo e Franco Sbaraglini, per poi cedere il ruolo ad Alvaro Tejeda.

Per i test match autunnali del 2004 Ongaro ha varcato altre due volte la linea di meta, entrambe il 6 novembre, nella sfida con il Canada a L’Aquila, dove gli Azzurri si sono imposti per 51 a 7.
Una settimana più tardi l’Italia ha perso quasi con il medesimo punteggio contro gli All Blacks a Roma (10 a 59) per poi terminare la serie di test match battendo gli USA in quel di Biella, partita nella quale, causa l’assenza di Marco Bortolami, il tallonatore ha ricevuto i gradi di capitano della nazionale.

L’anno successivo la banda azzurra è andata in whitewash e questo ha provocato la rottura tra John Kirwan e la FIR. Il neozelandese ha così ceduto l’incarico a Pierre Berbizier. Con il francese alla guida Fabio ha disputato di nuovo tutti gli incontri del torneo, ma poi, a causa di un infortunio, non ha potuto prendere parte al tour estivo in Argentina e Australia.
Il veneziano è rientrato tra i ranghi della nazionale a novembre, entrando dalla panchina per sostituire Carlo Festuccia nella sfida di Prato contro Tonga e anche a Genova con l’Argentina. Quindi, il 26 novembre successivo, è tornato titolare tra i piloni Martin Castrogiovanni e Matias Aguero per fronteggiare le Fiji a Monza, dove ha realizzato la sua quarta meta internazionale.

Ongaro è sceso in campo in tutti i match del Sei Nazioni 2006, con l’Italia che ha mostrato un netto miglioramento dal punto di vista del gioco, ma che è rimasta ancora con lo zero sotto la voce vittorie. Gli uomini di Berbizier si sono salvati dal whitewash grazie al pareggio con il Galles al Millenium Stadium di Cardiff; il primo punto esterno realizzato dai nostri nel prestigioso torneo. L’Italia nel principato ha sprecato tanto, soprattutto con Ramiro Pez dalla piazzola, e quel 18 a 18, pur buono che sia, ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

Il 27 maggio successivo, in quel di Monza, Fabio ha conquistato con la Benetton il suo quinto titolo nazionale, entrando a metà ripresa al posto di Tejeda nella terza vittoria consecutiva sul Calvisano, sconfitto per 16 a 12. La squadra di Craig Green, ancora una volta, aveva compiuto durante la stagione una cavalcata trionfale rovinata da una sola sconfitta, quella in casa del GRAN Parma. A quel punto Yuri (così come Alessandro Troncon approdato al Clermont) ha lasciato il Bel Paese ed è emigrato in Inghilterra per giocare tra le fila dei Saracens.

In estate gli italiani hanno prima vinto in Giappone e poi sono usciti sconfitti da Lautoka contro le Fiji.
I test autunnali, invece, hanno visto Ongaro perdere per 16 a 23 la sfida di Roma con l’Argentina, quadra che la settimana precedente aveva espugnato Twickenham. La settimana successiva il tallonatore è stato schierato anche nella vittoria di Fontanafredda sul Canada per 41 a 6.

Nel 2007 l’Italia ha disputato uno dei suoi migliori Sei Nazioni: il primo in cui la squadra è riuscita a vincere due partite. Ongaro, però, ha preso parte solo a due incontri di quel torneo: la prima giornata, che ha visto i nostri ragazzi patire una brutta sconfitta a Roma per mano della Francia, e poi il 24 febbraio a Murrayfield, dove gli azzurri hanno fatto la storia. Prima vittoria esterna, quarta del torneo dopo quelle del 2000 e del 2004, sempre con gli scozzesi, e del 2003 sul Galles. Tre mete marcate nei primi sette minuti di gara, con Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson. Sul 21 a 0 la rimonta era quasi impossibile, anche perché dopo quei colpi da knock-out gli Highlanders giravano in tondo come un pugile suonato. A cinque minuti dalla fine gli azzurri hanno varcato la linea proibita anche con Alessandro Troncon, eletto Man of the Match. All’ottantesimo il tabellone indicava 37 a 17 per l’Italia.

In tarda primavera gli Azzurri hanno intrapreso un breve tour in Sud America per prepararsi alla Coppa del Mondo. Berbizier ha lasciato a casa molti titolari che militavano nei campionati stranieri per testare alcuni giovani, come Antonio Pavanello e Roberto Mandelli. L’Italia ha vinto contro l’Uruguay con il punteggio di 29 a 5, per poi soccombere 6 a 24 con i Pumas, i quali si sono imposti sul piano fisico.

A ottobre il tallonatore dei Saracens è partito per la Francia dove ha preso parte al suo secondo mondiale. Fabio ha disputato due partite: la prima da titolare, la solita asfaltata patita dagli All Blacks (76 a 14) e l’ultima, contro la Scozia, entrato dalla panchina al 53° minuto al posto di Carlo Festuccia. Quest’ultimo aveva giocato la partita con la Romania, mentre con il Portogallo è stato schierato l’allora terzo tallonatore Leonardo Ghiraldini.
Con gli Highlanders, i ragazzi di Pierre Berbizier si sono trovati a disputare il passaggio ai quarti di finale. La sfida è andata in scena il 29 settembre allo stadio Geoffroy Guichard di Saint-Etienne, sotto una pioggia torrenziale. Gli italiani hanno marcato una meta grazie al loro capitano Alessandro Troncon, trasformata da David Bortolussi, e calciato tra i pali tre penalties con lo stesso estremo italo-francese, per un totale di 16 punti. La Scozia, invece, è andata a segno con 6 piazzati di Chris Paterson, il che, purtroppo, fanno 18 punti. E poi Bortolussi, che a 5 minuti dal termine ha fallito di poco il calcio piazzato che avrebbe potuto portare l’Italia a 19 punti, quindi in vantaggio, quindi, per la prima volta, a passare il turno. Tronky, che non voleva accettare che questa sarebbe stata la sua ultima partita in azzurro, ha provato un calcio a scavalcare a tempo scaduto; Mauro Bergamasco ha cercato di arrivarci, ma è stato anticipato da tre scozzesi che hanno buttato la palla fuori con buona pace di tutti.

Finito il mondiale, Le Petit General Pierre Berbizier non ha rinnovato il contratto che lo legava alla nostra nazionale. La FIR, allora, ha assegnato l’incarico al sudafricano Nick Mallett il quale, in vista del Sei Nazioni 2008, ha preferito consegnare la maglia numero 2 a Leonardo Ghirladini. Ongaro in quel torneo ha disputato due partite, con la Francia e l’Inghilterra, entrando sempre come sostituto del padovano.

La medesima situazione si è verificata il 21 giugno 2008, quando la squadra azzurra ha disputato un match con gli Springboks, vinto da questi ultimi per 26 a 0.
Una settimana più tardi la nazionale italiana ha affrontato a Cordoba l’Argentina. Quel giorno è stato Fabio ad iniziare la sfida nel XV titolare, con Leonardo che, entrato in campo a dieci minuti dalla fine, ha rmarcato una meta a tempo scaduto, la quale, grazie alla trasformazione di Andrea Marcato, ha concesso ai nostri la vittoria per 13 a 12.

I due tallonatori si sono dati il cambio anche durante i Cariparma Test Match di novembre, con l’Italia che ha perso con l’Australia a Padova, l’Argentina a Firenze e anche con i Pacific Islanders a Reggio Emilia.

Ongaro ha quindi giocato da titolare due sfide del Sei Nazioni 2009, con l’Inghilterra (quella famosa di Mauro Bergamasco schierato mediano di mischia) e l’Irlanda, prima di essere fermato da un infortunio che lo ha tenuto lontano dalla maglia azzurra sino ai test match autunnali.
Il trittico è iniziato il 14 novembre, il giorno in cui si è giocato il famoso match di San Siro di fronte ad oltre 80mila persone. Ai neozelandesi mancavano i pezzi da novanta, da Richie McCaw, in panchina, a Dan Carter e Brad Thorn, rimasti in tribuna, ma erano pur sempre i più forti del pianeta. Gli azzurri sono stati superiori in mischia, hanno giocato alla pari in touche e sono andati pure in vantaggio con un piazzato di Craig Gower, autore di tutti i nostri punti. I neri ci hanno tenuti in riga grazie ai calci di Luke McAlister e soltanto due volte hanno giocato alla mano: la prima azione è finita sul placcaggio di Mirco Bergamasco, la seconda con l’unica meta della partita realizzata da Corey Flynn. A dieci minuti dal termine il capitano Sergio Parisse ha inventato un up & under per se stesso che ha portato l’Italia dentro i 22 metri avversari, da dove non sarebbe più uscita. Quando mancavano cinque minuti alla fine il capitano ha scelto di non piazzare un facile calcio e si è assunto la responsabilità di provare a segnare la meta, che non avrebbe concesso la vittoria (si era sul 20 a 6) ma poteva rendere ancora più nobile un pomeriggio da leoni. A quel punto è stata una mischia continuata a cinque metri dalla linea proibita dei neri. La front row neozelandese ha fatto una fatica incredibile a reggere l’impatto con Totò Perugini, Ongaro, che era entrato nella ripresa al posto di Ghiraldini, e Ignacio Rouyet e alla terza irregolarità il pilone Neemia Tialata si è visto sventolare in faccia il cartellino giallo. Gli ingaggi sono diventati dieci, ma gli All Blacks non mollavano e per evitare di farsi spingere indietro hanno fatto ruotare i pack. L’arbitro a quel punto avrebbe dovuto decretare la meta tecnica, ma non lo ha fatto, anzi, sull’ultima inutile spinta dei nostri ha fischiato un fallo agli azzurri e con esso la fine delle ostilità.
Una settimana più tardi Yuri ha giocato da titolare nel XV di una stanca Italia che ha perso a Udine contro gli Springboks per 10 a 32.
La seguente sfida dei Cariparma Test Match è andata in scena il 28 novembre ad Ascoli e gli avversari erano i giocatori di Samoa. Ongaro è entrato a gara iniziata per prendere il posto del solito Ghiro, il quale aveva ricevuto anche l’onore di essere capitano al posto di un Parisse che, durante l’allenamento del 26 novembre, si era rotto il legamento crociato del ginocchio destro. La sida è terminata 24 a 6 in favore degli Azzurri.

Fabio ha disputato tutte le partite del Sei Nazioni 2010, entrando sempre come sostituto. In quell’occasione l’Italia è riuscita a non chiudere in bianco grazie alla vittoria per 16 a 12 sulla Scozia a Roma.
A quel punto il tallonatore veneziano ha intrapreso un tour in Sudafrica con la nazionale. Il 19 giugno 2010, a Witbank, la partita con gli Springboks si è risolta con la solita onorevole sconfitta per 13 a 29, ma la settimana successiva, a East London, gli stessi sudafricani hanno sommerso i ragazzi di Mallett sotto una pioggia di sette mete.

Anche i test match autunnali hanno visto gli azzurri patire due brutte sconfitte: con l’Argentina a Firenze e con l’Australia a Verona. Poi, a Modena, è arrivata la vittoria per 24 a 16 sulle Fiji a risollevare il morale, grazie a sette piazzati di Mirco Bergamasco.

Nel frattempo, a livello di club, Ongaro aveva lasciato i Saracens ed era rientrato in Italia per giocare con la neonata franchigia italiana degli Aironi. Con i Sarries, in quattro stagioni, il tallonatore ha disputato 67 match tra Guinness Premiership, Heineken Cup e Coppa Anglo-Gallese (49 da titolare) realizzando una meta nel campionato 2007-08.

Nel 2011 Ongaro è sceso in campo in tre partite del Sei Nazioni, due alzandosi dalla panchina e una, a Murrayfield, inserito nel XV titolare. Nella sfida di Twickenham il ragazzo ha realizzato la sua meta numero 5 con la maglia azzurra; una marcatura arrivata grazie ad una poderosa spinta del pack.
Non molto tempo dopo Fabio è stato inserito da Mallett nel gruppo che in autunno avrebbe preso parte alla Coppa del Mondo in Nuova Zelanda.

Nel suo terzo mondiale Ongaro ha giocato tre delle quattro partite disputate dalla nostra nazionale: con la Russia, da titolare, gli USA e l’Irlanda. La banda Mallett ha vinto le prime due, per poi subire un pesante passivo dal XV del Trifoglio (36 a 6). Avendo perso anche la gara d’esordio con l’Australia, gli Azzurri ancora una volta hanno visto sfumare la possibilità di approdare ai quarti.

Dopo il mondiale il francese Jacques Brunel è subentrato a Mallett sulla panchina italiana, ma la carriera di Ongaro era ormai agli sgoccioli. Poco prima della partita con la Scozia del 17 marzo 2012 a Roma, il tallonatore ha annunciato che quella sarebbe stata la sua ultima apparizione con la maglia azzurra. E così è stato. La sfida ha visto l’Italia uscire vincente per 13 a 6, grazie alla meta di Giambattista Venditti e ai punti al piede di Mirco Bergamasco e Kris Burton, autore anche di un drop.

Al momento del ritiro, con i suoi 81 caps, Yuri era il tallonatore con più presenza nella storia del rugby azzurro.

A giugno dello stesso anno, al termine della stagione, il 35enne di Venezia ha detto addio anche agli Aironi. Con la franchigia mantovana Fabio ha giocato, tra Rabo Direct Pro12 e Heineken Cup, 34 partite, 24 delle quali partendo nel XV iniziale.

Subito dopo avere appeso le scarpette al chiodo Fabio è stato ingaggiato dalla FIR in qualità di team manager delle Zebre, la franchigia federale con sede a Parma che ha preso il posto dei defunti Aironi. Yuri ha mantenuto tale incarico sino al 2014, quando ha lasciato per potersi dedicare anima e corpo alla gestione dei suoi due pub: il Galloway a Parma e il Gulliver a Collecchio, assieme al compagno di mille battaglie Totò Perugini.

Proprio nel 2014 Ongaro ha chiesto di potere chiudere definitivamente la carriera giocando un’ultima partita con la maglia della squadra con cui aveva iniziato tanti anni prima: quella bianco-rossa dell’ASD Casale sul Sile. Così, un mese dopo essere stato alle Bermuda per disputare il Mondiale Old, Fabio si è tesserato presso il Dopla Casale, ha fatto qualche allenamento con i ragazzi e domenica 8 dicembre è sceso in campo nel ruolo di terza linea, quello degli esordi, per il sentitissimo derby con i Canguri di Paese. Per la cronaca, la partita è stata vinta 18 a 12 dagli ospiti, ma a fine campionato i Caimani sono riusciti a raggiungere la promozione in serie A.

 

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