Eddie Butler: il collezionista di ossa

(di Roberto Vanazzi)

Gli inglesi praticano questo gioco perché l’hanno inventato. Gli irlandesi perchè detestano gli inglesi e adorano le risse. Gli scozzesi l’hanno adottato per la loro inimicizia storica nei confronti degli inglesi. I gallesi hanno un enorme vantaggio sui loro avversari: tutti i loro giocatori, infatti, sono nati su un campo di rugby o vi sono stati concepiti.” (Peter Robbins, nazionale inglese anni 50)

Un solco ben marcato, costituito dalle valli del Dee e della Seven, segna il confine tra l’Inghilterra e il Galles, il Paese dove la Gran Bretagna è più britannica. I gallesi sono gente orgogliosa delle proprie origini, ma anche gentili e cordiali, non per niente il nome in lingua celtica del Galles è Cymru, che significa “terra dell’amicizia, terra della fratellanza”. I gallesi sono anche persone segnate da anni di povertà e lavoro duro, di discese negli inferi delle miniere e di scioperi a oltranza. L’appartenenza alla terra lì è tutto. Il rugby, sport fatto di orgoglio, amicizia e sacrifici, non poteva trovare un ambiente più fertile per attecchire e crescere forte. La palla ovale e il Galles sono una cosa sola. Per questo motivo, anche nei momenti meno entusiasmanti della sua storia, il rugby gallese è sempre riuscito a proporre sulle scene campioni di indubbia qualità.

Uno di questi è sicuramente Eddie Butler, un terza centro duro, notevole ball carrier e dotato di un placcaggio spaccaossa. Il ragazzo ha guadagnato sedici presenze per il Galles tra il 1980 e il 1984, indossando per sei occasioni la fascia di capitano. È stato comunque un peccato che la carriera internazionale di questo laureato di Cambridge sia iniziata nel momento in cui il periodo di gloria dei Dragoni stava ormai volgendo al termine.

Eddie Butler

Eddie Butler

Edward Thomas Butler è nato a Newport, che in gallese si dice Casnewydd, l’8 maggio 1957. Nel 1976 il ragazzo ha iniziato l’avventura ovale con il Pontypool RFC, club con il quale ha giocato per tutto l’arco della sua carriera, se si escludono i 3 anni in cui ha indossato la maglia a strisce bianche e azzurre della Cambridge University.

Numero 8 di grande temperamento, Eddie ha debuttato in nazionale a 22 anni, esattamente il 19 gennaio 1980 a Cardiff, contro la Francia di Jean-Pierre Rives. Il ragazzo è stato schierato nel mezzo della terza linea con Paul Ringer e il capitano Jeff Squire,  suo compagno del Pontypool. Il Galles ha vinto la sfida18 a 9. Il declino del rugby gallese, però, è iniziato proprio quella stagione, quando i Dragoni hanno subito un mortificante 8 a 9 con l’Inghilterra a Twickenham, in quello che era considerato il match decisivo per il Cinque Nazioni. Il Galles ha poi sconfitto la Scozia, ma ha perso malamente contro l’Irlanda a Dublino per 7 a 21.

Più tardi, nel corso dell’anno, Eddie è entrato in campo nel match del Centenario contro la fortissima Nuova Zelanda di capitan Graham Mourie, a Cardiff. La gara è finita con un’asfaltata per 3 a 23, e i gallesi hanno avuto la conferma che la loro nazionale non era più la forza che aveva dominato il mondo nel decennio precedente.

Dopo quella partita Butler è scomparso dalla scena internazionale fino al 1982, quando è stato convocato di nuovo per giocare in casa contro la Scozia. Il Galles ha perso 18 a 34, ma lui si è consolato marcando la sua prima meta internazionale.

A quel punto Butler si è guadagnato i gradi di capitano. Con la fascia al braccio Eddie ha disputato tutte le gare del Cinque Nazioni 1983, rimediando due vittorie, di cui una con la Scozia a Murrayfield, un pareggio con l’Inghilterra a Cardiff e una sconfitta per mano della Francia.

Lo stesso anno il Numero 8 è stato convocato dai British & Irish Lions per il tour in Nuova Zelanda, in sostituzione dell’infortunato Jeff Squire. Purtroppo Eddie non è sceso in campo in nessuno dei test match. I Leoni, guidati da Jim Telfer e Willie John McBride, hanno perso quattro sfide su quattro.

Nel 1984 Eddie ha ottenuto la sua prima e unica vittoria contro l’Inghilterra, un ottimo 24 a 15 a Twickenham, ottenuto grazie alla meta di Adrian Hadley e al piede dell’estremo Howell Davies. Al Galles, però, è stata negata la Triple Crown a causa della sconfitta casalinga con la Scozia. Durante il resto del torneo, nella gara persa 16 a 21 contro la Francia, Butler ha segnato la sua seconda e ultima meta con la maglia della nazionale.

L’ultima apparizione internazionale di Eddie è arrivata lo stesso anno, con la sconfitta 9 a 28 contro l’Australia del Grande Slam, un match in cui Butler e i suoi compagni del pack sono stati spinti oltre la loro linea bianca dagli avversari, per una facile meta tecnica.

Butler ha deciso di chiudere definitivamente con il rugby giocato nel 1990. A quel punto è diventato un rispettato giornalista con firme per The Observer Sport e per The Guardian, e anche commentatore della BBC al fianco dell’ex tallonatore inglese Brian Moore, creandosi una buona fama grazie ai suoi interventi incisivi, profondi e dall’accento lirico.

Oggi Eddie vive a Monmouthshire e ha sei figli: Rebecca nata nel 1984, Hannah 1986, Jack 1989, Jacob 1997, Nell 2002 e Seth 2004.

 

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