Doug Howlett: sulle ali del vento

(di Roberto Vanazzi)

Le mete non sono il modo migliore per misurare le qualità di un’ala. Personalmente vorrei ottenere il maggior numero possibile di tocchi di palla. L’obiettivo è di circa sette in ciascun tempo della gara. Tocchi decenti, naturalmente.” (Doug Howlett)

Nel rugby c’è chi sposta il piano e chi, invece, quel piano lo suona. Questi ultimi sono i trequarti: i due mediani, le ali, i centri, l’estremo, coloro, insomma, che finalizzano l’azione. Loro sono i più appariscenti, quelli che non si sporcano mai la maglietta, come dicono gli avanti. Tra i suonatori di pianoforte più dotati di sempre non può mancare Doug Howlett. Come potrebbe essere altrimenti. Velocista puro, che non avrebbe sfigurato in una finale dei 100 metri, abile placcatore in difesa e, soprattutto, incredibile finalizzatore. Lui è il giocatore che ha segnato più mete nella storia della squadra più forte del pianeta, gli All Blacks, e anche nel campionato più spettacolare di tutti, il Super Rugby.

Doug Howlett

Doug Howlett

Douglas Charles Howlett è nato il 21 settembre 1978 a Auckland, da padre neozelandese e madre tongana. Il rugby, Doug, lo ha imparato a scuola, alla Auckland Grammar School, dove ha giocato con il futuro azzurro Kaine Robertson e dove è stato anche una stella dell’atletica. La sua specialità erano i 100 metri piani, disciplina in cui ha vinto il titolo nazionale. A diciassette anni, mentre ancora studiava, Dougie ha debuttato in NPC con la squadra di Auckland, giocando ala e, occasionalmente, estremo.

Nel 1997, con i suoi 18 anni e 230 giorni, Doug è diventato il giocatore più giovane ad esordire nel Super 12, tra le fila degli Highlanders, la franchigia della provincia di Otago. Il giorno del debutto, il ragazzo ha realizzato una favolosa hat trick.

Howlett ha disputato solo un’altra partita con i giallo-blu e l’anno successivo è stato assoldato dagli Hurricanes. Anche con la franchigia di Wellington il ragazzo è rimasto solo una stagione, scendendo in campo in cinque occasioni e marcando una meta.

A quel punto, nel 1999, Doug è approdato agli Auckland Blues, la squadra in cui si è imposto subito come uno dei trequarti più interessanti del rugby neozelandese.

A livello di nazionale, Dougie ha fatto parte di tutte le rappresentative giovanili, dalla under 16 a quella studentesca, dalla New Zealand Rugby Academy alla under 21, dove la velocità superiore e il fantastico lavoro difensivo, con le sue grandi doti di placcatore, lo hanno messo sulla buona strada per una carriera di successo.

Infatti, il 16 giugno del 2000, Howlett ha debuttato con gli All Blacks a North Shore City, dove ha affrontato Tonga. Il trequarti si è presentato al mondo con due mete, la prima delle quali dopo soli 20 secondi dal suo ingresso in campo.

A novembre, il ragazzo di Auckland è partito con la squadra per l’Europa, dove ha giocato due sfide contro la Francia e una con l’Italia a Genova, realizzando una marcatura in ogni gara.

Anche nelle prime tre partite del 2001 Doug ha marcato una meta ogni volta che è sceso in campo, con Samoa, Argentina e Francia, toccando quota otto segnature in sette gare.

Nel 2002 la Nuova Zelanda ha conquistato il Tri Nations. Doug ha realizzato due mete, entrambe al Sudafrica. Quindi, ha eguagliato il record di dieci marcature in una stagione di Super 12, che apparteneva a Joeli Vidiri, per abbatterlo l’anno successivo con dodici realizzazioni. Proprio nel 2003 i Blues hanno vinto il campionato. Gli Aucklander, dopo avere sconfitto i Brumbies in semifinale, si sono ritrovati di fronte i connazionali Crusaders nella finale disputata all’Eden Park. La sfida, vissuta sui calci tattici di Carlos Spencer da una parte e Andrew Mehrtens dall’altra, ha visto i Crusaders realizzare tre mete, contro le due dei padroni di casa, una delle quali di Doug Howlett. Alla fine, sono stati i Blues ha condurre in porto la vittoria, un 21 a 17 ottenuto grazie all’indisciplina dei rosso-neri, che hanno portato Spencer a realizzare tre calci dalla piazzola.

Nel 2003 Doug era ormai l’ala titolare degli All Blacks ed è sceso in campo in tutte le partite dei match estivi, contro Inghilterra, Galles e Francia, e del Tri Nations, di nuovo conquistato dalla Nuova Zelanda a punteggio pieno. Il trequarti ha totalizzato sette mete, tra cui due doppiette, rifilate agli Springboks a Pretoria e ai Wallabies nella sua Auckland. Molto bella la seconda segnata agli Aussies, con un delizioso calcetto in avanti di Carlos Spencer, una decina di metri fuori dall’area dei 22, e lui che ha bruciato Elton Flatley in velocità, ha raccolto l’ovale, dopo che questo aveva rimbalzato un paio di volte, e lo ha schiacciato oltre la linea bianca. In autunno, poi, è volato in Australia per disputare la Coppa del Mondo.

Il torneo dei neri è iniziato con la straripante vittoria sull’Italia a Melbourne: 70 a 7, con undici mete realizzate, comprese le doppiette di Joe Rokocoko, Carlos Spencer e Doug Howlett. Quindi, si è proseguito con un’altra asfaltata, questa volta al Canada, sepolto da dieci mete, quattro delle quali marcate da Mils Muliaina. Doug, per l’occasione, è stato fatto entrare dalla panchina a gara iniziata e non ha preso parte alla scorpacciata. Il trequarti si è rifatto nella terza sfida, con Tonga, dove ha realizzato un’altra doppietta. In questo caso le mete siglate dagli All Blacks sono state ben tredici, per un trasbordante 91 a 7. La partita che ha chiuso il girone è stata giocata con la squadra che sulla carta era la più equipaggiata ad affrontare la marea nera: il Galles di Steve Hansen. Anche stavolta, la Nuova Zelanda ha seppellito gli avversari di mete, otto, tra le quali due di Doug, alla sua terza doppietta in quattro partite.

Con 282 punti realizzati e 57 concessi, gli uomini di John Mitchell sono approdati ai quarti per affrontare gli Springboks, arrivati secondi nel loro girone alle spalle dell’Inghilterra. La gara, praticamente, non ha avuto storia. A Melbourne è finita 29 a 9 per i neri. A quel punto, però, la perfetta macchina schiacciasassi si è inceppata proprio sul più bello. In semifinale, al Telstra Stadium di Sydney, gli All Blacks hanno dovuto scontrarsi con i padroni di casa, i quali, grazie ad una maggiore disciplina, e con uno Stirling Mortlock indemoniato, hanno sconfitto i rivali di sempre 22 a 10. Decisivo l’errore di Carlos Spencer dopo soli 10 minuti di gara. Il mediano ha sbagliato un passaggio e si è fatto intercettare l’ovale da Mortlock, il quale è andato a depositarlo in meta dopo una corsa di 80 metri.

La Nuova Zelanda si è consolata cinque giorni più tardi, vincendo 40 a 13 la finale per il terzo posto contro la Francia. Howlett ha marcato ancora una meta, portando a sette il totale delle sue marcature nell’arco del torneo.

Quell’anno Doug ha ricevuto la nomination per il premio di Player of the Years, alla fine vinto, giustamente, da Jonny Wilkinson.

Dopo il mondiale, gli All Blacks hanno assoldato Graham Henry in qualità di nuovo allenatore. Un altro cambiamento è stato l’addio di Carlos Spencer alla maglia numero 10, diventata di proprietà del più razionale Daniel Carter. Purtroppo per loro, i Kiwis hanno perso il Tri Nations a discapito del Sudafrica. Doug, durante il torneo, ha realizzato due segnature, che sommate a quella marcata a giugno all’Inghilterra fanno un totale di tre per l’intera stagione. Un bottino abbastanza povero per uno come lui.

Le sue sette mete nei test nel 2005, invece, hanno portato Dougie a quota 41, posizionandolo al terzo posto nella lista dei finitori All Blacks di tutti i tempi, a tre lunghezze da Jeff Wilson e a cinque dal capofila Christian Cullen. Tra le sette mete, c’è da annoverare una tripletta all’Australia all’Eden Park, nella gara finale del Tri Nations, con la quale Howlett è diventato il primo giocatore a segnare una hat trick agli Aussies in un test. Gli All Blacks quel Tri Nations lo hanno vinto, con tre vittorie e una sola sconfitta, patita a Città del Capo.

A giugno, Doug ha disputato il primo test contro i British & Irish Lions allenati da Clive Woodward, con gli All Blacks che hanno vinto la sfida 21 a 3. I padroni di casa vinceranno anche le altre due partite, con Rico Gear sulla fascia al posto di Howlett, conquistando la serie con un netto 3 a 0. Doug ha affrontato i Leoni anche con il suo club e solo una grande prestazione delle seconde scelte dei britannici ha evitato loro la sconfitta con i Blues.

I 19 novembre, sempre del 2005, durante i test down-under, Doug ha disputato la sua cinquantesima prova per gli All Blacks, contro l’Inghilterra, a Twickenham. Per la cronaca, la partita è stata vinta dai Kiwis 23 a 19, con le mete di Keven Mealamu e del capitano Tana Umaga.

Il 2006 è stato l’anno meno prolifico per il finisher neozelandese. Nonostante l’ennesimo trionfo degli All Blacks nel Tri Nations, Doug ha realizzato una sola meta in tutta la stagione, all’Irlanda, a Hamilton, durante i test match estivi. C’è da dire, però, che Howlett è stato costretto a saltare i test match invernali a causa di un infortunio al ginocchio, patito a ottobre nella gara di NPC contro Bay of Planty. A rendere ancora più amara la stagione, c’è stato anche un incidente al bicipite femorale, durante la sfida di Super Rugby tra i Blues e i Crusaders, a marzo, proprio quando l’ala era in procinto di partire con la nazionale Seven per i giochi del Commonwelth. A quel punto, Doug ha dovuto rinunciare.

La stagione successiva, Howlett ha raggiunto quota 100 caps nel Super 14, diventando così il settimo atleta neozelandese a tagliare questo simbolico traguardo.

Dopo avere disputato due gare di un altro trionfale Tri Nations, Doug ha rappresentato la Nuova Zelanda alla Coppa del Mondo del 2007. La sua tripletta all’Italia, l’8 settembre a Marsiglia, ha portato il ragazzo a pareggiare il record di Christian Cullen riguardo le mete realizzate per gli All Blacks. Con la sua marcatura al 15° minuto nella sfida seguente, contro la Scozia, Howlett è diventato il metaman più prolifico nella storia della nazionale neozelandese.
La gara successiva, con la Romania, è l’ultima in cui Doug è sceso in campo per la sua squadra. Subentrato a fine gara, addirittura nel ruolo di apertura, per sostituire Luke McAllister, ad un minuto dalla fine Howlett ha segnato anche la sua ultima meta internazionale: la numero 49, in 62 partite.

Purtroppo, il torneo si è concluso su una nota bassa per Howlett. Il giorno dopo l’eliminazione nei quarti di finale per mano della Francia, il trequarti, che non era stato schierato nella partita, è stato arrestato con l’accusa di avere causato danni a due veicoli nel corso di una serata fuori dall’Hotel Hilton, all’aeroporto di Heathrow. Doug, che era sotto l’effetto dell’alcool, è stato costretto a pubbliche scuse e a ripagare i danni.

All’inizio del 2008, dopo 97 caps e 59 mete realizzate per i Blues, Howlett è emigrato in Irlanda e si è unito al Munster, seguendo le orme di Christian Cullen. Da subito, il trequarti ala è diventato un eroe di culto per la Red Army. Il debutto è avvenuto in Heineken Cup, contro il Clermont, dove si è distinto dando il via all’azione che ha portato alla marcatura di Lifeimi Mafi. Il 22 marzo 2008, Doug ha realizzato la sua prima meta per la nuova squadra, durante il derby con l’Ulster. Meno di cinque mesi dopo il suo arrivo sull’Isola di Smeraldo, il trequarti ha avuto il piacere di conquistare l’Heineken Cup, battendo in finale Tolosa 16 a 13. Doug, quel giorno, ha segnato anche una meta, ma gli è stata negata dal TMO perché l’azione era viziata da un passaggio in avanti del connazionale Rua Tipoki.

Il 18 novembre del 2008, il Munster ha affrontato gli All Blacks al Thormond Park. Doug Howlett, assieme agli altri neozelandesi in forza alla franchigia di Limerick, Rua Tipoki, Lifeimi Mafi e Jeremy Manning, ha sfidato i suoi ex compagni di squadra con una Haka prima della gara. Il team di Limerick aveva già sconfitto i neri, il 31 ottobre 1978, con un netto 12 a0, primo e fin’ora unico club irlandese a riuscire nell’impresa. Quel giorno, Munster stava quasi per ripetere la storia. Alla fine del primo tempo conduceva 16 a 10, e al 76° minuto stavano ancora vincendo 16 a 13.  Poi, una meta di Joe Rokocoko ha ribaltato il punteggio sul 18 a 13 in favore dei neri. La marcatura del Munster nel primo tempo, da parte di Barry Murphy, è stata l’unica subita dalla Nuova Zelanda durante quel trionfale tour europeo di fine anno.

Dougie è stato di nuovo arrestato il 23 dicembre 2010, dalla Garda, la polizia irlandese, con l’accusa di ubriachezza molesta, dopo la festa di Natale con la sua squadra nella città di Kilkenny, dove un tifoso del Muster è rimasto ferito. Tuttavia, egli non ha mai ricevuto un’accusa precisa e questo ha portato a domande su ciò che era realmente accaduto quella notte. Le risposte sono arrivate nel mese di agosto 2011, quando il quotidiano Irish Sun ha stampato le scuse per Howlett, ammettendo di avere commesso numerosi errori nel dare la notizia sulla vicenda e che si trattava di uno sbaglio di persona.

Sul campo, intanto, Doug ha continuato ad eccellere nell’emisfero settentrionale con il Munster e ha contribuito a portare la provincia in cima alla Magners League l’anno successivo. Alla luce della sua forma eccezionale, è iniziata la speculazione sul fatto che Howlett sarebbe tornato in Nuova Zelanda nel 2010, nel tentativo di forzare il suo ingresso nella squadra che avrebbe affrontato la Coppa del Mondo casalinga. Alla fine, però, il ragazzo ha deciso di firmare un nuovo contratto con la franchigia irlandese, garantendo così che avrebbe finito i suoi giorni di gioco da leggenda in entrambi gli emisferi.

Nel 2011 il Munster si è aggiudicato nuovamente il titolo della Celtic League, sconfiggendo in finale i cugini del Leinster: 19 a 9, al Thomond Park. Howlett ha segnato la prima meta della gara, dopo dodici minuti dal fischio iniziale.

Il 4 giugno, sempre del 2011, Dougie è stato invitato dai Barbarians per giocare contro il Galles, a Cardiff, in una squadra bianco-nera che annoverava anche i nostri Leonardo Ghiraldini e Sergio Parisse. La partita è stata vinta dai Baa-baas 31 a 28, con il capitano azzurro che ha segnato una meta.

Purtroppo, nel dicembre del 2011, Doug ha subito un infortunio al tendine di Achille durante la partita con gli Ospreys, che lo ha escluso dai giochi per tutto il 2012.

Al suo rientro in squadra, nella stagione 2012-13, Howlett è stato nominato capitano del Munster al posto di Paul O’Connell. Era solo il secondo giocatore straniero ha ricevere tale onore, dopo Jim Williams. Il neozelandese ha intrapreso un’altra annata impressionante, dove si è cementato come marcatore principe del Munster, nonostante a gennaio abbia subito un operazione al ginocchio che lo ha costretto a due mesi di stand-by.

A fine stagione, Doug Howlett si è ritirato dal rugby giocato, a causa  di un infortunio alla spalla subito nella sfida con i Glasgow Warriors, proprio mentre si accingeva a marcare una meta.

In totale, Howlett ha realizzato 10 mete in Heineken Cup e 3 in Amlin Challenge Cup. In Mgners League, invece, il suo score è stato di 22 segnature.

Howlett, che ha preso la cittadinanza irlandese, si è fermato a Cork, dove vive con la moglie Monique, sposata nel 2008, e i loro tre figli, in attesa di ottenere qualche incarico di coaching con il Munster. Nel frattempo, è diventato l’ambasciatore commerciale della squadra.

Nel 2007, Doug ha creato la Doug Howlett Outreach Foundation, fondazione caritatevole in aiuto di bambini tra gli 8 e i 14 anni che dimostrano spiccate qualità negli studi e nello sport, a prescindere dalla loro situazione finanziaria, fornendo loro libri e abbigliamento sportivo.

 

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