Doug Bruce: il drop come arma vincente

(di Roberto Vanazzi)

Il drop vale più di tre punti.” (Pierre Albaladejo)

La tua squadra è in svantaggio, di uno, di due o anche di tre punti. Alla fine della partita manca poco e gli avversari sono schierati in maniera così impeccabile che tra la loro linea di difesa non passa neppure una mosca, e sono anche bravi a non commettere quel fallo che ti permetterebbe di calciare tra i pali. Proprio in quel momento, per vincere o pareggiare, non rimane che un arma a tua disposizione: il drop. Gli avanti preparano la piattaforma, ti creano spazio, tengono lontani gli energumeni che vogliono la tua palla, e la tua pelle. L’ovale arriva finalmente tra le tue mani, lo lasci cadere a terra e non appena rimbalza, anche se solo di pochi millimetri, lo calci in mezzo ai pali e sopra la traversa. Sono tre punti.

Nel 1932 l’estremo sudafricano Gerry Brand, durante un Inghilterra – Sudafrica a Twickenham, ha calciato un drop da 82 metri, il più lungo della storia. Jannie De Beer, un altro Springbok, di drop ne ha segnati cinque in un’unica partita, sempre contro l’Inghilterra, nei quarti di finale della Coppa del Mondo del 1999. I più famosi, però, sono quelli calciati da Joel Stransky nel 1995 e da Jonny Wilkinson nel 2003, due fucilate arrivate nel tempo supplementare a risolvere finali inchiodate sul pari. Due bombe che hanno consegnato alle rispettive nazionali la Coppa del Mondo. Gli italiani ricordano con piacere il drop di Andrea Marcato, in un Italia – Scozia da Sei Nazioni nel 2008, che ha infiammato il Flaminio e ci ha evitato il Cucchiaio di Legno. Sei anni più tardi: stessi avversari, gli Highlanders, stessa competizione, il Sei Nazioni, stessa città, Roma, ma stadio diverso, l’Olimpico. Questa volta a gioire con il drop della vittoria all’ultimo secondo sono stati loro. Il nostro carnefice si chiama Duncan Weir.

Il mediano d’apertura Doug Bruce è esploso tardi sulla scena internazionale, essendo il suo debutto con gli All Blacks arrivato all’età di 29 anni, in una gara contro il Sudafrica nel 1976. Dopo di allora Doug ha disputato tredici gare internazionali, sino al 1978, sempre con il numero 10 sulle spalle. Dotato di mente fredda e notevole abilità, sia per quanto riguarda il gioco al piede sia con la palla in mano, ha fatto del drop la sua arma vincente.

Doug Bruce

Doug Bruce

Nato il 23 maggio 1947 a Dunedin, Oliver Douglas Bruce ha studiato presso l’Ashburton High School, dove ha fatto parte per due anni del primo XV. Compiuti i 20 anni, nel 1967, Bruce ha disputato la sua prima gara nel rugby che conta rappresentando Mid Canterbury.

Nel 1970 Doug è passato al Canterbury, dove ha giocato titolare per i successivi nove anni. È stata quella anche la stagione in cui il ragazzo è apparso a livello provinciale per Southern Island e per i New Zealand Juniors. Nonostante le partite con l’Isola del Sud e i trials con gli All Blacks, Bruce ha dovuto aspettare fino al 1974 prima di guadagnare la selezione in nazionale. Convocato sia per la tournée in Australia, sia per quella in Irlanda, l’apertura di Dunedin è stato però tenuto fuori squadra per lasciare spazio a Duncan Robertson.

Un paio di anni più tardi, finalmente, Doug è stato scelto dal coach John Stewart per intraprendere il tour in Sudafrica con gli All Blacks, dove ha disputato 13 partite, di cui tre dei quattro test match. Il debutto ufficiale è arrivato il 24 luglio, all’età di 29 anni. Doug, schierato in mediana con il leggendario Sid Going, ha giocato bene i primi due test (uno perso 7 a 16 e l’altro vinto 15 a 9) e molti hanno ritenuto che la sua omissione dal terzo sia stato un errore. La Nuova Zelanda, infatti, ha perso quell’incontro 10 a 15. Bruce è tornato in squadra per l’ultima sfida, terminata con la sconfitta di misura 14 a 15.

In quella serie il mancino numero 10 ha centrato i pali con due drop e da quel momento i calci di rimbalzo sarebbero stati la sua arma vincente. Ne ha segnati 5 in 14 gare, un record per la Nuova Zelanda e un dato abbastanza impressionante se si considera che un cecchino come Grant Fox ne ha messi a segno solo 7 in 46 partite. Oltre ai due sparati tra i pali degli Springboks, Bruce ne ha aggiunto un altro contro l’Australia nel ‘78 e altri due con l’Irlanda lo stesso anno, diventando anche il primo neozelandese a segnare due drop in una partita.

Nel 1977, dopo avere conquistato il titolo NPC con Canterbury, il ragazzo ha fatto parte della squadra che ha sconfitto i British Lions.

Dopo avere fatto la storia nel 1971, vincendo la prima serie in Nuova Zelanda, i Lions avevano deciso che era tempo di tornare nella Terra della Lunga Nuvola Bianca. In mezzo c’era stato il tour in Sudafrica, quello degli Invincibili, ma agli All Blacks importava solo una cosa: vendicarsi della sconfitta patita sei anni prima. Qualche Leone che aveva partecipato al tour del ’71 era ancora presente: lo scozzese Gordon Brown, ad esempio, e anche il gallese Dererk Quinnell. E poi John Dawes, allora trequarti centro e adesso seduto sulla panchina nel ruolo di coach. Lo skipper era Phil Bennett, un tipo che aveva già sconfitto i Tuttineri con la maglia del Llanelli e con quella dei Barbarians. Anche gli All Blacks vantavano tra le loro fila alcuni veterani di quella vecchia battaglia: Ian Kirkpatrick, Sid Going, Bryan Williams e l’attuale capitano Tane Norton. In quel ’77 i Lions avevano ancora la materia prima per ripetere l’impresa dei loro predecessori: trequarti talentuosi e un pack sicuramente superiore a quello dei neozelandesi. Purtroppo per loro, una combinazione di fattori sfavorevoli sul campo li ha condannati alla sconfitta. Nel vento di Wellington, i britannici hanno giocato bene il primo test match, ma la doppia doccia gelata di una meta contestata di Brad Johnstone e una d’intercetto con corsa di 55 metri di Grant Batty poco prima della pausa, hanno lasciato loro poche speranze di ribaltare il risultato nella ripresa. All’intervallo il punteggio era di 16 a 12 per la Nuova Zelanda e tale è rimasto sino al fischio finale.
La seconda prova è stata caratterizzata da alcuni atti di violenza, ma sono stati i Lions a vincere 13 a 9, grazie ad una meta di J.J. Williams e a tre penalties di Bennett.
Nel terzo match la Nuova Zelanda ha segnato due mete, con Ian Kirkpatrick e Andy Haden, contro una dei rivali, marcata da Willie Duggan. I Lions, poi, hanno sbagliato sei dei loro sette calci piazzati e i padroni di casa hanno conquistato un meritato 19 a 7.
La quarta e ultima prova ha visto gli uomini in rosso dominare la sfida, ma gli All Blacks hanno mostrato tutto il loro carattere e alla fine, grazie alla meta di Lawrie Knight trasformata da Bevan Wilson, hanno vinto 10 a 9 e conquistato la serie.

Doug Bruce era in campo in tre di questi quattro match. Dopo avere saltato il primo, nel quale ha giocato Duncan Robertson, il mediano d’apertura è stato schierato negli altri tre, una volta in coppia con Sid Going e poi assieme a Lyn Davis.

L’anno successivo Doug ha giocato tutte e quattro le partite del tour nel Regno Unito, sfociato nel primo Grande Slam della Nuova Zelanda.

L’esordio nel Vecchio Continente è avvenuto a Dublino, sull’erba del Lansdowne Road, dove il mediano di Dunedin ha realizzato due drop; due gioielli che hanno aperto la strada verso lo Slam. Gli uomini di Graham Mourie hanno poi affrontato e sconfitto il Galles a Cardiff, con un penalty inesistente concesso all’ultimo minuto dall’arbitro inglese Roger Quittenton e calciato da Brian McKechnie, e l’Inghilterra a Twickenham. L’ultimo test, quello che ha assicurato il Grande Slam, è stato disputato contro la Scozia a Murrayfield e Doug Bruce ha avuto un ruolo fondamentale negli ultimi minuti. Con il buio che stava calando e la Nuova Zelanda in vantaggio 12 a 9, il capitano scozzese Ian McGeechan ha tentato di calciare un drop. Nel caso il calcio avesse centrato i pali, la sfida sarebbe finita in pareggio e gli All Blacks si sarebbero visti negare l’onore di essere il primo XV neozelandese a realizzare il Grande Slam. Doug Bruce, però, ha bloccato con successo il tentativo di McGeechan e ha lanciato l’ovale al compagno Bruce Robertson, il quale si è involato a marcare la meta all’altra estremità del campo. In quel modo, un match che avrebbe potuto facilmente terminare 12 a 12 è invece finito 18 a 9 per i neri

Ritiratosi dopo quel tour, Bruce è stato assistente allenatore d Grizz Wyllie al Canterbury, dal 1982 al 1985, e primo allenatore degli stessi nella stagione 1987-88.

Come giocatore di cricket, Doug ha rappresentato Ashburton a livello di Hawke Cup.

 

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