Dean Richards: la grinta di Deano

(di Roberto Vanazzi)

Eccolo la, Dean Richards, con un dente spezzato, gli zigomi spaccati, i capelli arruffati, la pelle che sembrava non avere visto il sole per sei mesi. Pareva come se fosse uscito da un bunker. Ma, che giocatore.” (Laurent Cabannes, flanker francese anni ’90)

Il numero 8 dell’Inghilterra Dean Richards, Deano, come lo chiamavano i tifosi, era facile da individuare sul campo, in quanto ha sempre giocato con i calzettoni abbassati alle caviglie. Questo aspetto leggermente trasandato non avrebbe potuto essere più ingannevole, perché il poliziotto di Leicester, in realtà, aveva una grinta e una forza enorme, tanto da essere considerato il migliore giocatore al mondo nel suo ruolo al centro della terza linea.

Dean Richards

Dean Richards

Dean Richards è nato l’11 luglio 1963 a Nuneaton, nel Warwickshire. Dopo le scuole superiori è emigrato un anno in Francia, dove è entrato a far parte di un club di Roanne. Nel 1982 il ragazzo è tornato in patria, è entrato nel corpo di polizia della città di Leicester ed è stato ingaggiato dai Tigers, squadra con la quale ha trascorso 15 anni della sua carriera rugbistica.

Deano ha quindi fatto parte della selezione scolastica e dell’Under 23, per poi approdare alla nazionale maggiore il 1 marzo 1986, in una gara contro l’Irlanda vinta dagli inglesi per 25 a 20. L’esordio non poteva essere migliore per il ventiduenne numero 8, che ha segnato due mete e dato nuova linfa ad un pack che stava rinascendo dopo un lungo periodo di delusioni.

L’anno successivo è bastata una sola partita nel Cinque Nazioni, quella di Twickenham contro la Scozia, vinta 21 a 12, affinché Martin Green inserisse Richards nella squadra in partenza verso la Nuova Zelanda, dove avrebbe affrontato la prima Coppa del Mondo di Rugby. Dean ha giocato quattro gare in quel torneo, marcando una meta contro il Giappone nella fase a gironi. Purtroppo, è stato un mondiale deludente per il team inglese, escluso dai quarti di finale dal Galles con un secco 16 a 3, in quella che è considerata la peggiore partita del torneo.

Nel 1988, con lo scudetto del campionato inglese cucito sulla maglia del Leicester, Deano era ormai diventato un titolare fisso del XV della Rosa. Le sue spinte potenti e la capacità di essere nel posto giusto al momento giusto, gli hanno creato una formidabile reputazione sulla scena internazionale. Il suo marchio di fabbrica era il cosiddetto “abbraccio dell’orso”, con il quale riusciva a girare un avversario presentando in tal modo la palla al proprio pack.

Durante quella stagione, Dean è salito agli onori della cronaca quando, dopo la sfida con la Scozia per la Calcutta Cup, ha giocato a calcio usando il trofeo come palla in Princess Street, a Edimburgo, insieme al collega scozzese John Jeffrey. Quest’ultimo ha ottenuto una squalifica di sei mesi, mentre Richards se l’è cavata con una sola giornata.

Nel 1989, durante il tour dei British & Irisih Lions in Australia nel 1989, Richards ha pienamente dimostrato la sua abilità e la sua forza. Dopo avere perso il primo test 12 a 30, con una performance davvero poco brillante, i Leoni sono stati costretti a rifarsi in quella successiva, al Ballymore Stadium di Brisbane. In quel match, che sarà sempre ricordato come “La Battaglia di Ballymore”, i rossi hanno raggiunto una sofferta vittoria per 19 a 12, grazie alle mete di Jeremy Guscott e Gavin Hastings e al piede magico di Rob Andrew. Deano era parte fondamentale di una terza linea di grande classe, che comprendeva anche Mike Teague e lo skipper scozzese Finlay Calder, e di un pack che, oltre a lui, aveva in mischia altri due poliziotti, Paul Ackford e Wade Dooley. Costringendo i Wallabies ad un confronto molto fisico, gli avanti britannici hanno offerto la piattaforma ideale per le corse dei propri trequarti: in quel modo la partita e la serie sono state vinte.

Purtroppo, ad attendere il numero 8 al suo rientro in patria c’era un infortunio alla spalla che lo ha costretto a restare fuori per tutta la stagione 1990.

Il ritorno di Richards al rugby internazionale, nel 1991, è stato a dir poco trionfale. Egli, infatti, ha giocato in tutte e quattro le sfide del Cinque Nazioni, diventando una figura fondamentale nella conquista, a lungo attesa, del Grande Slam. C’è stata, è vero, la delusione per la finale di Coppa del Mondo persa contro l’Australia di Campese, ma si può dire che il numero 8 non ne è stato coinvolto direttamente, in quanto la confusionaria tattica indotta da Geoff Cooke lo ha relegato in panchina in favore di Mick Skinner, a partire dai quarti di finale contro la Francia. Da quel momento Deano non ha più avuto alcun ruolo nel torneo.

Richards ha saltato anche la prima partita del Cinque Nazioni 1992 contro l’Irlanda, ha giocato solo uno scampolo della seconda con la Scozia, entrando nel finale per sostituire Tim Rodber, ed è tornato a pieno titolo in squadra contro Francia e Galles, risultando determinante per vincere il secondo Grande Slam consecutivo dell’Inghilterra.

dean richards

L’anno successivo, però, alcuni infortuni hanno escluso il Numero 8 ancora dalla rosa della nazionale e ciò è costata una serie di prestazioni non proprio entusiasmanti da parte del pack inglese.

Lo staff dei British and Irish Lions, ovvero il manager Geoff Cooke e l’allenatore Ian McGeechan, ha visto tutto questo e ha deciso che il grintoso Deano era il tipo giusto per sbaragliare i forti avanti della Nuova Zelanda sul proprio territorio. Il terza linea di Nuneaton ha giocato in tutti e tre i test match, ma la serie è stata persa e lui stesso è stato penalizzato per un reato innocuo nella prima sfida, che ha consegnato la vittoria agli All Blacks per 20 a 18.

La possibilità della vendetta è arrivata rapidamente, quando la Nuova Zelanda è salita nel Regno Unito per il tour invernale nel corso dello stesso anno. Dean è stato affiancato in terza linea da Ben Clarke e Tim Rodber e ha orchestrato la distruzione totale del pack in nero, ispirando in quel modo un meritato 15 a 9. I punti per l’Inghilterra sono arrivati grazie a quattro penalties di Jon Callard e ad un drop di Rob Andrew.

Meno di un anno più tardi Richards è stato di nuovo il fulcro di una famosa vittoria, quella in cui l’Inghilterra ha sconfitto il Sudafrica 32 a 15 a Pretoria, con tutti i punti messi tra i pali dal principino Rob Andrew.

Sempre in Sudafrica, durante la Coppa del Mondo del 1995, i bianchi hanno sconfitto anche l’Australia 25 a 22 ma, in seguito, sono stati esclusi dalla competizione dall’esplosione sulla scena di uno straordinario Jonah Lomu, che in semifinale ha rifilato loro quattro mete.

In quella stagione Richards si è consolato conquistando il terzo Grande Slam nell’arco di cinque anni, dove lui è sceso in campo in tutte le partite, e vincendo per la seconda volta il campionato con la sua squadra di club, della quale era diventato capitano.

Il 1996 ha visto Dean disputare la sua ultima gara in maglia bianca: la vittoriosa sfida con l’Irlanda per 28 a 15, che ha regalato ancora il trofeo agli inglesi, anche se questa volta è mancato lo Slam a causa della sconfitta di tre punti subita a Parigi. Il numero 8 si è definitivamente ritirato alla fine della stagione, con 48 caps e 6 mete sulle spalle.

Con Leicester, invece, Deano ha smesso nel 1997, dopo avere realizzato 342 presenze.

Una volta appese le scarpe al chiodo, Dean ha preso il posto di Bob Dwyer sulla panchina dei Leicester Tigers. Sotto la sua guida, e quella del capitano Martin Johnson, la squadra ha conquistato quattro titoli nazionali consecutivi (1999, 2000, 2001 e 2002) e due Heineken Cup, nel 2001 e nel 2002. Nella prima di queste due, i Tigers hanno sconfitto nella finale di Parigi lo Stade Francais per 34 a 30, una gara in cui tutti i punti dei francesi sono stati segnati dal nostro Diego Dominguez (9 penalties e 1 drop). L’anno seguente invece, al Millenium Stadium di Cardiff, la squadra di Richards ha battuto il Munster 15 a 9.

In quattro stagioni di Premiership, Leicester ha perso solo 14 partite su 92, restando imbattuta in casa per 57 gare. Questo, però, non è bastato ad evitare che Deano, dopo la disastrosa annata del 2004, quando i Tigers sono arrivati “soltanto” al quinto posto, fosse licenziato. Lui ci è rimasto male e ha chiesto alla società che gli restituisse tutti i suoi cimeli.

Lo stesso anno Richards ha avuto una breve, travagliata, parentesi in Francia con il Grenoble, per poi tornare in patria la stagione seguente dove ha assunto la direzione tecnica degli Harlequins. Con i londinesi l’ex terza linea ha vinto il campionato di seconda divisione nel 2006 e li ha riportati in Premiership.

Proprio con i Quins è accaduto un brutto episodio, che ha un po’ minato la figura di Deano. Il 12 aprile 2009, durante una partita di Heineken Cup contro gli irlandesi del Leinster, l’ala degli Harlequins Tom Williams ha simulato un infortunio alla bocca con una fialetta di sangue precedentemente preparata, in modo da indurre l’arbitro a sostituirlo per fare rientrare in campo per una blood sostitution il kicker più esperto Nick Evans. Scoperto il raggiro, la European Rugby Cup ha sospeso il giocatore per 2 anni, mentre Richards, che si è dichiarato all’oscuro dei fatti, è stato costretto a rassegnare le dimissioni ed è stato bandito per 3 anni da qualsiasi competizione di rugby.

Finita la squalifica per quello che è stato denominato Bloodgate, Richards è tornato ad allenare e si è seduto sulla panchina dei Newcastle Falcons in seconda divisione. Come già accaduto con gli Harlequins, Deano è riuscito a riportare in Premiership la squadra al primo tentativo. I Falcons hanno chiuso la regular season subendo una sola sconfitta, quella con Bristol.

 

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