David Sole: il trascinatore

(di Roberto Vanazzi)

Gli inglesi erano estremamente fiduciosi; noi eravamo davvero affamati.(David Sole)

Il BBC Scotland Sports Personality of the Year è un importante riconoscimento che ogni anno premia lo sportivo scozzese che più si è distinto in campo internazionale. Nato nel 1977, a oggi presenta fra i vincitori due soli giocatori di rugby: uno è Gavin Hastings, che l’ha ricevuto nel 1995, l’altro, il primo rugbista ad esserne stato insignito nel 1990, è David Sole.

Questo pilone è entrato nella storia del rugby come uno dei migliori capitani del suo Paese e, soprattutto, come l’uomo che ha sconfitto gli inglesi conquistando il Grande Slam nel 1990. Oltre che per la fascia sulla fronte, i marchi di fabbrica di Sole sono stati la superba capacità di movimento, la grande abilità nel possesso dell’ovale e la tenacia nell’affrontare l’avversario, che ne hanno fatto l’archetipo dell’avanti  moderno. Il gioco del rugby stava cambiando e lo stile atletico e sapiente di Sole ne rappresentava il futuro.

David Sole

David Sole

David Michael Barclay Sole è nato l’8 maggio 1962 ad Aylesbury, nel Berkshire ed ha studiato presso il Glenalmond College, una scuola privata nel Perthshire. Più piccolo rispetto al pilone medio (1,80 metri per 103 chili), David ha iniziato a giocare rugby a livello di club nel Bath. In nazionale, invece, ha debuttato contro la Francia il 18 gennaio 1986, a 23 anni, nella stessa partita in cui ha esordito anche Gavin Hastings. In quel Cinque Nazioni, una sconfitta di misura contro il Galles ha costretto la Scozia a condividere il primo posto proprio con la Francia.

Nella stagione 1987 gli Highlanders hanno vinto due partite su quattro, quindi è arrivato il momento della Coppa del Mondo in Nuova Zelanda e Australia. Durante la prima fase gli scozzesi si sono comportati molto bene: hanno pareggiato 20 a 20 contro i francesi, freschi vincitori del Grande Slam, ma la loro incapacità di mettere insieme più punti nelle gare con lo Zimbabwe e la Romania ha fatto sì che essi fossero inseriti nel quarto di finale contro la Nuova Zelanda. La partita è stata persa 30 a 3, anche se non era quella la gara con cui testare la reale forza della Scozia, in quanto gli All Blacks erano una spanna sopra tutti e nel corso del torneo hanno vinto ogni partita comodamente.

Finito il mondiale, David ha lasciato il Bath per trasferirsi a giocare nell’Edinburgh Academicals.

L’anno successivo la Scozia ha portato a casa solo una vittoria nel campionato, quella casalinga contro la Francia. Il dispiacere per gli Highlanders è stato quello di essere sconfitti dagli inglesi a Edimburgo e lasciare la Calcutta Cup ai rivali. Quella volta, però, sarà per sempre ricordata a causa di un episodio che, sarà anche spiacevole, ma con gli anni è diventato simpatico. Dopo una partita asfittica, dove Rob Andrew ha centrato i pali con un drop, mentre Gavin Hastings e Jon Webb hanno calciato due punizioni a testa, tra cui una da 50 metri dell’inglese, le squadre si sono ritrovate per il rituale terzo tempo. Gli atleti, com’era prevedibile, hanno prosciugato tutte le bottiglie di whisky e hanno cominciato a fare un po’ di baccano (eufemismo). Nella bolgia, John Jeffrey e il poliziotto inglese Dean Richards, quest’ultimo con in testa una teiera a mo’ di cappello, hanno preso la Calcutta Cup e l’hanno riempita di champagne. Lanciato il famoso spumante francese in faccia a Brian Moore, sono usciti dall’hotel e lungo la strada lastricata del Royal Mile di Edinburgo hanno cominciato a giocare a calcio usando come palla il trofeo. Jeffrey è stato squalificato per sei mesi, Richards per una giornata. Un gioielliere di Edimburgo ha fatto del suo meglio per battere il vecchio trofeo malconcio e farlo tornare in forma.

Nel Cinuqe Nazioni del 1989 la Scozia è arrivata seconda al pari con l’Inghilterra, dietro la Francia. Proprio contro i loro vecchi nemici sono riusciti a compiere l’impresa di pareggiare 12 a 12 a Twickenham, grazie alla meta proprio dello squalo bianco John Jeffrey.

Sempre nel 1989 David ha vissuto uno dei momenti salienti della sua carriera, quando ha partecipato al tour che i British & Irish Lions hanno vinto 2 a 1 in Australia. La prima linea, composta da Sole, Brian Moore e Dai Young, è rimasta intatta per tutta la serie e le competenze di David sono state ideali per contrastare il gioco duro e veloce dei Wallabies.

Se per David il 1989 è stato memorabile, la stagione 1990 è risultata praticamente perfetta. La serie del Cinque Nazioni ha visto sia Inghilterra che Scozia vincere entrambe i loro primi tre incontri, arrivando a giocarsi tutto (Campionato, Grande Slam, Triple Crown e la Calcutta Cup) l’ultima giornata a Murrayfield. Nelle partite precedenti il XV della Rosa aveva dimostrato di giocare meglio e di sapere portare degli attacchi più incisivi. Per questo motivo, secondo loro, a Edimburgo doveva essere una passeggiata. Già dal modo in cui sono entrati in campo, però, si era capito che gli scozzesi erano più determinati di quello che si pensava. Un ingresso lento, quasi dimesso, che è diventato leggenda. Il capitano David Sole a capo della fila, l’ovale sotto il braccio, la fascia bianca sulla fronte, lo sguardo fiero. E poi il nuovo inno, Flower Of Scotland, adottato quell’anno per sostituire l’opprimente God Save The Queen. Al suono delle cornamuse, dagli spalti si è alzato un coro di migliaia di voci da far venire i brividi. Uno sfogo anche extra sportivo, una condanna alla Community Charge, la tassa sulla persona imposta dalla Lady di ferro Margaret Thatcher proprio in Scozia.

Sin dai primi minuti la Scozia ha imposto il suo gioco. Nella prima azione si è visto un carrettino blu notte che travolgeva i giocatori con la Rosa, una valanga che è avanzata per oltre quindici metri senza possibilità di arresto. Da qui è nato il penalty, da ragguardevole distanza, con cui l’apertura Craig Chalmers ha portato avanti gli scozzesi. Poco dopo un altro calcio di punizione dello stesso Chalmers, questa volta di fronte ai pali, ha mosso lo score sul 6 a 0.
A quel punto gli inglesi sono entrati in gara e il vantaggio è stato ridotto, grazie a una splendida meta di Jeremy Guscott. Il Principe dei centri ha ricevuto l’ovale in velocità dal suo capitano Will Carling, ha finto un passaggio all’esterno, ha raddrizzato la corsa e s’è infilato nel buco lasciato libero dal difensore scozzese, resistendo al placcaggio tentato in extremis da Gary Armstrong. Gli scozzesi, però, sono rimasti avanti nel punteggio, in quanto la marcatura non è stata trasformata. Anzi, con un terzo calcio di punizione di Chalmers, ancora da lontano e con tanto di Gavin Hastings a tenere il pallone fermo con la mano a causa del vento, ha permesso ai padroni di casa di chiudere il primo tempo 9 a 4.
La ripresa si è aperta con gli Highlanders che hanno vinto una mischia a metà campo. La palla è stata raccolta da John Jeffrey, che l’ha passata a Armstrong, il quale, a sua volta l’ha ceduta a Hastings. L’estremo ha corso qualche metro ed è riuscito a calciare in avanti, giusto un attimo prima di essere spinto fuori dal campo. Con i suoi rimbalzi bislunghi la palla è finita in area di meta, inseguita dal numero 14 scozzese Tony Stanger e dal numero 11 inglese Rory Underwood. Il più veloce è stato il primo, che l’ha afferrata e schiacciata a terra, marcando così la meta più importante dell’intera stagione.
A quel punto è stata solo una battaglia di trincea, con gli inglesi che si sono buttati in avanti a testa bassa e i padroni di casa a difendere il terreno con i denti. Ci hanno provato Will Carling, Rory Underwood e Richard Hill a sfondare, ma si sono immancabilmente schiantati contro il muro eretto dai vari John Jeffrey, Finlay Calder e Scott Hastings.  Da questo avanzamento, però, i bianchi hanno guadagnato solo 3 punti con il piede di Hodgkinson, che ha fissato il punteggio sul 13 a 7, che è rimasto tale fino a quando il neozelandese Bishop ha fischiato la fine. È stato un tripudio. Il pubblico ha invaso il campo come un fiume in piena, circondando i propri eroi per portarli in trionfo. Un intero Paese era attorno a loro. Sole si è ritrovato in testa un buffo cappello delle Highlands: per 80 minuti il capitano aveva trascinato e organizzato i suoi uomini nel modo più efficace.

La Scozia quel giorno ha vinto il Cinque Nazioni, il Grande Slam, la Triple Crown, la Calcutta Cup, ma soprattutto ha sconfitto gli odiati rivali che abitano a sud del Vallo di Adriano. Era quello il secondo Grande Slam scozzese in sei anni, un risultato fenomenale se si considera che era stato raggiunto da un Paese di grande tradizione rugbistica, è vero, ma con risorse relativamente limitate.

sole

Nello stesso anno David ha capitanato la sua nazionale in Nuova Zelanda e, nonostante la sconfitta per 2 a 0 nella serie di test, gli scozzesi hanno giocato con il loro abituale coraggio e la solita grinta, uscendone a testa alta. David ha marcato anche la sua seconda meta internazionale nel test match di Dunedin, perso 16 a 31 (la prima era stata segnata l’anno precedente durante un incontro con la Romania a Murrayfield).

I restanti due anni della carriera di Sole non sono stati di grande successo. L’Inghilterra si è presa la rivincita sia durante il Cinque Nazioni 1991 che durante la Coppa del Mondo dello stesso anno.

Il cammino della di Scozia verso la semifinale di quel mondiale non è stato troppo difficile, con tutta la fase a gironi giocata davanti alla folla appassionata di Murrayfield. L’Irlanda è stata l’avversario più difficile, ma in quei giorni raramente gli Highlanders avevano problemi contro gli irlandesi, sia in casa che a Dublino.
Quando, però, gli Auld Enemy dell’Inghilterra sono arrivati a Edimburgo per la semifinale, esattamente un anno dopo avere perso il Grande Slam, gli scozzesi sapevano che non sarebbe stato un pomeriggio facile. I bianchi avevano battuto la Francia a Parigi ed erano intenzionati a giocare la finale nel loro stadio di Twickenham. L’Inghilterra non avrebbe commesso gli errori dell’anno precedente e gli uomini di David sapevano che i loro attaccanti avrebbero cercato di aggredirli sulle fasce, dove i signori Wade Dooley e Paul Ackford potevano controllare il possesso inglese e gestire le rolling maul, così difficili da difendere. Gli scozzesi sapevamo anche che l’Inghilterra avrebbe cercato di essere superiore in mischia, non essendo riuscita a capitalizzare il loro vantaggio con il pack la volta precedente. La piccola battaglia personale di David Sole con Jeff Probyn, che aveva uno stile ‘non convenzionale’ di legarsi, sarebbe stata rinnovata, ma il capitano sembrava avere un piano per tendere un’imboscata al buon Jeff. Quando il XV della Rosa aveva perso con la Nuova Zelanda nel match di apertura, Sole aveva notato che Steve McDowell, il pilone degli All Blacks, aveva tagliato la manica sinistra, in modo da evitare che Probyn l’afferrasse per tirarlo verso il basso. Ebbene, quel giorno David ha fatto lo stesso e sembra che il trucco sia servito allo scopo.
L’attesa per il match era enorme. Centinaia di persone si erano accampate fuori Murrayfield durante la notte per comprare i biglietti e la maggior parte degli scozzesi sembrava convinta che una seconda vittoria consecutiva con gli odiati cugini sarebbe stata certa. In campo, gli Highlanders si sono presi subito un piccolo vantaggio con Gavin Hastings, ma è stato costruito su basi piuttosto traballanti. Quando Hastings ha sbagliato un calcio semplice, è iniziato a farsi largo tra i giocatori in maglia blu l’idea che non sarebbe stato il loro giorno. La compostezza degli inglesi era snervante; sembrava che potessero resistere a qualunque cosa gli scozzesi cercassero di fare contro di loro, senza farsi prendere dal panico, cosa che non era avvenuta l’anno prima.
Mentre il match volgeva al termine con le squadre ancorate sul pareggio, il drop di Rob Andrew ha gelato gli scozzesi. L’Inghilterra ha vinto 9 a 6 e ha raggiunto la finale di Coppa del Mondo. David e i suoi uomini, invece, non hanno potuto che confermare che se lo erano meritato.

In quel periodo la Scozia ha messo in mostra parecchi limiti tecnici, che sono stati maggiormente evidenziati durante il tour in Australia nell’estate 1992. La seconda prova, una sconfitta per 37 a 13 a Brisbane il 21 giugno, è stata l’ultima di David per la sua nazionale. Per l’occasione il pilone si è regalato la sua terza meta internazionale.

In totale David Sole ha indossato la maglia col cardo 44 volte, di cui 25 da capitano, siglando 12 punti.

Sole ha anche giocato in diverse occasioni per i Barbarians e nel 1992 ha goduto di una rara vittoria sulla Nuova Zelanda capitanando il World XV.

Oggi Sole lavora come commentatore di rugby per la BBC scozzese. Ha prestato la sua voce durante i test match estivi prima della Coppa del Mondo del 2007, un torneo di cui la STV possedeva i diritti. Ha commentato anche la vittoria-record del McDiarmid Park, il 13 novembre 2004, quando la Scozia ha sconfitto 100 a 8 il Giappone.

 

 

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