David Kirk: le avventure del capitano Kirk

(di Roberto Vanazzi)

È tempo di essere inarrestabili.” (David Kirk, prima della finale della Coppa del Mondo 1987))

Diario del capitano: data astrale 20 giugno 1987. La Nuova Zelanda vince la prima Coppa del Mondo di rugby.
Potrebbe cominciare così l’avventura di David Kirk, capitano degli All Blacks campioni del mondo. Come il suo quasi omonimo James Kirk, immortalato in Star Treck, anche lui ha pilotato un’astronave tecnologicamente avanzata. Non era la celeberrima USS Enterprise, ma una macchina perfetta costituita da quindici fuoriclasse vestiti di nero. Con questo veicolo spaziale David ha attraversato le insidie dei campi verdi di Ovalia, dove, anziché forme di vita aliene, ha incontrato avversari pronti a tutto, che forse pensavano che gli alieni fossero proprio i suoi All Blacks. David Kirk, insomma, così come James Kirk, è entrato nell’immaginario collettivo come il Capitano, con la C maiuscola. Un campione, sia con la palla ovale sia nella vita, che ha avuto l’onore di diventare il primo uomo a sollevare al cielo il Webb Ellis Trophy.

David Kirk

David Kirk

Nato a Wellington il 5 ottobre 1961, David Edward Kirk ha studiato presso la Russell Street School, la Wanganui Collegiate, il Selwyn College e, infine, all’Università di Otago. Mediano di mischia proprio di Otago, ha rappresentato la provincia dal 1982 ed è stato protagonista nella partita, sempre dello stesso anno, in cui le South Islands hanno sconfitto a sorpresa le più quotate North Islands.

Per la maggior parte del periodo in cui David è rimasto a Otago, però, il coach Laurie Mains gli ha preferito come numero 9 Dean Kenny, anche se di tanto in tanto ha fatto giocare entrambi contemporaneamente. Nelle partite più importanti del 1984, per esempio, Kenny si è spesso spostato all’apertura, mentre Kirk, la cui considerevole velocità aveva fatto di lui un giocatore di successo nel Rugby Seven, è stato a volte utilizzato come trequarti ala, anche se non sempre con sua soddisfazione. Il fatto è che Mains, così come altri, ha sempre avuto qualche dubbio sulle qualità rugbistiche di Kirk al quale, secondo lui, mancava la capacità di lancio di Kenny, e la forza in difesa di Sid Going e Justin Marshall. David ha in seguito sopperito a queste mancanze grazie ad una notevole mobilità, sviluppata ad Auckland e successivamente adottata negli All Blacks.

Kirk si è trasferito a Auckland nel 1985 ed è stato lì, sotto la guida di John Hart, che è diventato una selezione regolare per la squadra provinciale. In quella stagione il mediano di mischia ha giocato nella famosa sfida del Ranfurly Shield in cui Auckland ha sconfitto Canterbury. Quindi, nel 1986, dopo la partenza di Andy Haden con i Cavaliers, David ha assunto la fascia di capitano della squadra.

Per quanto riguarda le tappe che lo hanno portato in nazionale, dopo aver fatto un tour con gli All Blacks nel 1983 come vice di Andy Donald, Kirk è diventato membro fisso dei New Zealand Colts. Infine, il primo giugno del 1985, David ha esordito in prima squadra a Christchurch contro l’Inghilterra, una partita che ha visto i neri prevalere per 18 a 13.

L’anno dopo David è stato uno dei due All Blacks a non accettare l’invito per giocare in Sudafrica con la squadra non autorizzata dei Cavaliers (l’altro è stato John Kirwan). Così lui è finito per diventare capitano di quella nazionale zeppa di giovani, denominata Baby Blacks, per quattro partite: dalla difficile vittoria con la Francia per 18 a 9, alla sconfitta in Bledisloe Cup dove, nell’unica gara vinta su tre, ha marcato la sua prima meta internazionale.

Tuttavia, dopo il ritorno all’ovile dei ribelli Cavaliers, molti hanno ritenuto che Kirk non era degno del posto in squadra. Il suo rifiuto a partecipare al viaggio in Sudafrica è stato visto come un tradimento, così il ragazzo è stato praticamente defenestrato a favore di giocatori più affermati. Dopo la tournée in Francia a novembre, segnata da una vittoria e da una sconfitta, i selezionatori hanno deciso di lasciarlo in stand-by, per recuperarlo più avanti in vista della prima Coppa del Mondo nel 1987.

In quel momento il capitano degli All Blacks era Jock Hobbs, preferito a Kirk per il tour in terra francese. Il flanker del Canterbury, però, è stato costretto ad abbandonare il rugby per i postumi di una commozione cerebrale, mentre il tallonatore Andy Dalton, che avrebbe dovuto essere lo skipper ufficiale per il torneo, all’ultimo momento ha dovuto anch’egli ritirarsi a causa di un infortunio subito in allenamento. È stato allora che il mediano di mischia di Wellington è diventato il capitano Kirk e lui, alla fine, si è ritagliato un posto nella storia per avere vinto la prima Coppa del Mondo.

Erano passi incerti quelli mossi nel 1987 dal neonato mondiale di rugby. Poche persone erano particolarmente interessate all’evento, il professionismo era lontano e il format ancora abbastanza crudo. L’entusiasmo, però, soprattutto nella terra dei paesi organizzatori, era alle stelle. Si è iniziato il 22 maggio, con la Nuova Zelanda a fare gli onori di casa e l’Italia in veste di vittima sacrificale. L’ex estremo degli All Blacks Don “the boot” Clarke è stato invitato a dare il simbolico calcio d’inizio e prontamente si è strappato un tendine del ginocchio. L’inno italiano è stato suonato solo per metà da un vinile gracchiante. La partita non ha avuto storia. Gli All Blacks si sono imposti 70 a 6, segnando a ripetizione fino ad un totale di 12 mete, tra cui quella spettacolare di Kirwan, che ha corso per tutta la lunghezza del campo, passando tra gli avversari come Alberto Tomba tra i paletti del Sestriere. Anche il capitano Kirk ci ha messo del suo e ha superato due volte la linea bianca. David è andato in meta anche nelle seguenti sfide con le Isole Fiji (74 a 13) e l’Argentina (46 a 15). La sua astronave tutta nera è passata indenne sopra ogni avversario con un volo trionfale, rifilando a chiunque risultati altisonanti: 30 a 3 alla Scozia nei quarti e 49 a 6 al Galles in semifinale.

Il 20 giugno, all’Eden Park di Auckland, è andata in scena la prima finale di un mondiale di rugby, giocata tra la Nuova Zelanda e la Francia, la quale aveva sconfitto in semifinale l’Australia in quella che è considerata la partita più bella di quel torneo. Quando l’arbitro australiano Kerry Fitzgerald ha dato il via alla battaglia si è capito subito che anche in questo caso non ci sarebbe stato nulla da fare per gli avversari. La Nuova Zelanda ha dominato dall’inizio alla fine, e questo è tutto. L’energia profusa dagli europei nella gara contro i Wallabies è costata loro cara e non sono stati in grado di riproporre gli stessi atti eroici. Dopo i fuochi d’artificio delle semifinali, la finale non è riuscita a produrre lo spettacolo che milioni di telespettatori in tutto il mondo si attendevano. L’apertura degli All Blacks Grant Fox ha trascorso la maggior parte del suo tempo a calciare lungo per conquistare territorio, o tra i pali per fare qualche punto, piuttosto che scatenare il talento dei suoi trequarti. Comunque, i padroni di casa sono riusciti ugualmente a segnare 3 mete, grazie al solito John Kirwan, a Michael Jones e a David Kirk, che così ha intascato la sua quinta marcatura personale. Alla fine è arrivata una magra consolazione per gli ospiti, quando Pierre Berbizier ha schiacciato l’ovale oltre la linea per l’unica meta francese, che ha fissato il risultato sul 29 a 9.

La meta di Kirk alla Francia

L’immagine del capitano Kirk, che solleva in alto la coppa appena conquistata sfoggiando un sorriso luminoso, è diventata un’icona del rugby. Al suo fianco David, generoso come sempre, ha voluto anche Andy Dalton, l’uomo al quale il destino ha impedito di indossare la fascia al braccio in quel torneo, dopo che aveva traghettato gli All Blacks fino a poco prima della partita d’esordio.

Il torneo è stato visto come un’opportunità per diffondere questo sport a livello globale, senza compromettere il suo status di gioco dilettantistico. Il Lunedì mattina, infatti, diversi giocatori sono tornati tranquillamente ai loro lavoro. John Gallagher, ad esempio, uno degli eroi di quel mondiale, ha ripreso il suo posto tra le fila della polizia.

Dopo quel famoso 20 giugno però, Kirk ha disputato una sola gara, quella datata 25 luglio contro i Wallabies a Sydney, terminata con una vittoria dei neri per 30 a 16. Gli All Blacks hanno conquistato la Bledisloe Cup, ma in quella partita lui si è infortunato ai legamenti del ginocchio e così, a soli 26 anni, ha deciso di terminare la sua avventura nel rugby. Nella medesima giornata ha dato l’addio al rugby anche il suo collega Craig Green.

Personaggio riflessivo e intelligente, David ha ottenuto subito una borsa di studio per l’Università di Oxford, dove si è laureato in Filosofia, Politica ed Economia e dove ha giocato due volte il famoso Varsity Match contro Cambridge, nel 1987 e nel 1988, perdendo il primo e vincendo il secondo.

Quando ha fatto ritorno al proprio Paese nei primi anni novanta, l’ex capitano ha imboccato numerose strade. Prima di tutto è stato allenatore di Wellington nella stagione 1993-94. Poi, ha scritto una biografia intitolata Black and Blue. Infine, è diventato un quotato collaboratore sia sulle colonne di un settimanale sia in TV, dove le sue opinioni schiette e intelligenti hanno toccato molti argomenti del rugby, dal professionismo agli arbitri, sino a quello preferito dai neozelandesi, l’inadeguatezza del rugby inglese.

Entrato in politica, David Kirk ha fatto parte dello staff del Primo Ministro Jim Bolger, col quale è stato vicino a diventare parlamentare del National Party al posto del pensionato Sir Robert Muldoon.

Dal 2003 David è diventato amministratore delegato della società Australian Paper, la PMP, e in seguito presidente regionale della cartiera Norske Skog.

Nell’agosto del 2005 Kirk è stato nominato amministratore delegato anche della Fairfax Media, una delle più grandi e diversificate compagnie australiane di mezzi di comunicazione, carica che ha mantenuto sino al 5 dicembre 2008.

Il suo coinvolgimento più recente con il rugby è arrivato alla fine del 2009, quando ha guidato un gruppo di esperti indipendenti nominati dal SANZAR per risolvere una situazione di stallo tra i tre membri di Sudafrica, Nuova Zelanda e Australia. La decisione da prendere era se la prevista quindicesima franchigia di Super Rugby avrebbe dovuto essere Australiana o Sudafricana. In ultima analisi è stata scelta Melbourne, che ha iniziato l’avventura nel 2011.

Proprio nel 2011 David Kirk è stato introdotto nella International Rugby Hall of Fame.

Probabilmente gli All Blacks hanno avuto capitani più carismatici di David Kirk, se non altro per il fatto di avere giocato più a lungo. Lui, però, sarà sempre ricordato come l’uomo che ha conquistato la prima coppa del mondo per la Nuova Zelanda. Un onore più unico che raro, visto che dopo il 1987  sembrava che la squadra più forte del pianeta fosse stata toccata da un sortilegio. Vinceva contro tutti, ma il Webb Ellis Trophy era diventato stregato. Si è dovuto attendere fino al 2011, infatti, per vedere un altro capitano vestito di nero sollevare quel trofeo: si tratta di Richie McCaw, ma questa è un altra storia.

 

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