David Duckham: un lampo nel buio

(di Roberto Vanazzi)

Adoro Twickenham. Non dimenticherò mai com’era correre lì e sentire quella meravigliosa risposta della folla.” (David Duckham)

David Duckham, che i “rivali” gallesi hanno soprannominato con affetto Dai, possedeva una rara combinazione di grazia ed energia elettrica che lo hanno reso uno dei migliori trequarti inglesi di tutti i tempi. Un faro, nel periodo più buio del rugby inglese, quello degli anni ’70, in cui la squadra non riusciva a vincere più di due partite consecutive ed era perennemente surclassata dalla magnificenza dei fuoriclasse gallesi.

Atleta forte e robusto, con la palla fra le mani Duckham riusciva a liberarsi agilmente dai tackle, per poi metterla a disposizione dei compagni. Aveva anche un hand-off aggressivo e la rara capacità di eludere e spiazzare totalmente i difensori avversari, grazie ad una corsa ricca di cambi di direzione e di ritmo.

David Duckham

David Duckham

Nato l’8 giugno 1946 a Coventry, David John Duckham ha studiato presso la King Henry VIII School, dove, oltre che giocare a rugby, è stato capitano della squadra di atletica, specializzato nei 100 e 200 metri piani. Nel 1967 David è entrato nella squadra della sua città, il Coventry R.F.Club.

Due anni più tardi David, che intanto aveva trovato lavoro presso la Barclais Bank, è stato chiamato a vestire la maglia dell’Inghilterra. Con la nazionale il ragazzo ha impattato subito alla grande, marcando una meta all’Irlanda dopo una corsa di 60 yards sull’erba del Lansdowne Road di Dublino già nella partita d’esordio, il 28 febbraio 1969. Giocando al centro insieme a John Spencer, in breve tempo si è affermato come uno dei migliori backs del suo Paese. In quel torneo i bianchi hanno vinto le due partite casalinghe e sono usciti sconfitti dai campi esterni. Spicca la doppietta di Duckham contro la Scozia a Londra, nella sfida vinta 8 a 3.

Alla fine dell’anno per i bianchi di Sua Maestà è arrivata una buona vittoria per 11 a 8 contro il Sudafrica, a Twickenham, grazie ale mete di ue uomini del pack, il seconda linea Peter Larter e il tallonatore John Pullin.

La stagione seguente l’Inghilterra, allenata da Don White, ha trionfato solo nella partita interna con l’Irlanda, mentre nel 1971 è riuscita a terminare il Cinque Nazioni con una vittoria, un pareggio e due sconfitte, fra le quali il bruciante 15 a 16 subito a Londra ad opera di una Scozia che, fino ad allora, aveva collezionato solo batoste.

Sempre nel 1971, Dai è stato selezionato dai British & Irish Lions per disputare un tour di successo in Nuova Zelanda. Incoraggiato dal grande allenatore Carwyn James, Duckham ha trovato quella libertà in attacco che mancava nel gioco con la sua nazionale. Per questo motivo il trequarti di Coventry è stato un membro importante di quella squadra che è riuscita, in maniera molto combattuta, a battere gli All Blacks in 2 gare su 3. Spettacolare il quarto test match, quello del “o la và o la spacca”, pareggiato 14 a 14 all’Eden Park di Auckland grazie ad una meta dell’altro inglese Peter Dixon, una trasformazione e due penalties di Barry John e al formidabile drop da quarantacinque metri di JPR Williams.
David in quel tour è stato davvero impressionante: 11 mete in 16 partite, delle quali 6 in una sola gara (5 nel primo tempo) marcate contro i West-Coast Buller; un record che condivide con J.J. Williams.

Purtroppo per Duckham, il successo non è mai stato replicato sul fronte interno. Il 1972, infatti, è stato l’annus horribilis del rugby inglese, sfociato con 4 sconfitte su 4 gare del Cinque Nazioni. C’è da dire, a onor di cronaca, che quel torneo non ha visto nessuna squadra uscire vincitrice, in quanto la Scozia e il Galles si sono rifiutati di giocare in trasferta in Irlanda, dopo che alcuni dei loro membri avevano ricevuto delle lettere di minaccia inviate, pare, dall’IRA.

David-DuckhamLe doti atletiche di Duckham sono state perfettamente esposte sabato 27 gennaio 1973, durante la partita che è considerata “la più bella del secolo”, quella in cui i Barbarians, nella cornice del Cardiff Arms Park, hanno sconfitto 23 a 11 gli All Blacks capitanati dal mitico Ian Kirkpatrick. In quella occasione nei Baa-Baas erano stati invitati solo giocatori britannici, con una forte prevalenza gallese, e David Duckham era uno dei tre inglesi, insieme a John Pullin e Bob Wilkinson. Nel primo tempo di quella sfida, David ha fatto una galoppata delle sue, che è diventata parte integrante della tradizione del rugby e che ha portato applausi da parte di una folla gallese più abituata a considerare lui con ostilità. Ricevuta la palla da JPR Williams, che aveva raccolto al volo un rinvio lungo di Sid Going, David ha messo in atto un’incredibile accelerazione, una corsa piena di finte con la quale ha eluso diversi avversari: prima Bob Burgess, poi  Ron Urlich e capitan Kirkpatrick. Alla fine si è infilato tra Going e Peter Whiting ed è riuscito a  passare l’ovale a Bob Wilkinson prima di essere placcato. Quando il trequarti inglese ha rotto la difesa neozelandese, l’azione ha confuso anche il commentatore Cliff Morgan, il quale non ha capito se Duckham avesse eluso l’avversario o era impattato. Il buon Cliff ha anche inviato il cameraman sul lato sbagliato: il cambio di direzione del ragazzo di Coventry è stato talmente veloce che la telecamera si è spostata a destra, mentre lui è sparito di colpo a sinistra. È stato dopo questa partita che i tifosi gallesi gli hanno affibbiato il soprannome Dai, perché il ragazzo ha giocato come uno di loro.

Quell’anno Coventry ha sconfitto Bristol nella finale di Coppa Anglo-Gallese. David, che di quella squadra era il capitano, è stato la stella di quella sfida, facendo segnare una meta a John Barton e marcandone una lui stesso con una sua tipica corsa piena di finte. I bianco-blu hanno vinto 27 a 15.

Il 15 settembre, sempre nel 1973, l’Inghilterra ha gustato prima la vittoria con gli All Blacks a Auckland (16 a 10) e, due mesi più tardi, con i Wallabies a Twickenham (20 a 3), con mete di Tony Neary, Alan Old e Andy Ripley.

Il torneo del 1974 ha visto ancora una volta la nazionale inglese ottenere scarsi risultati. Una sola vittoria, ma c’è da dire che questa è arrivata contro la fortissima compagine gallese. Un 16 a 12 sul terreno di Londra che, in quel periodo, era più unico che raro. È stata quella, infatti, la sola volta in cui David, autore anche di una meta, è uscito da trionfatore contro i rivali in maglia rossa. Contro la Scozia, a Murrayfield, proprio un fuorigioco di Dai nel finale ha permesso a Andy Irvine di piazzare tra i pali il calcio della vittoria scozzese per 16 a 14.

David si è consolato con la sua squadra di club che, sconfiggendo in finale i London Scottish 26 a 6, ha vinto per il secondo anno consecutivo la Coppa Anglo-Gallese.

Il 3 gennaio 1976 l’Inghilterra ha sconfitto ancora i Wallabies con il risultato di 23 a 6. In questa gara David ha segnato la sua ultima meta con la rosa dei Lancaster sul petto. Un mese e mezzo più tardi, infatti, esattamente il 21 febbraio, il rugger di Coventry ha salutato il rugby internazionale sul campo di Murrayfield. Purtroppo, l’addio è coinciso con una sconfitta per 12 a 22 .

81806918_Duckham_108960cDavid Duckham ha giocato 36 volte per l’Inghilterra e segnato 10 mete, ma a quel tempo la nazionale della Rosa non era certo una squadra eclatante e le vittorie sono state soltanto 10. Tuttavia, il trequarti è riuscito ad ottenere il rispetto dei suoi contemporanei, sia compagni che avversari. La sua autobiografia, infatti, si chiama Dai for England, un riferimento al fatto che molti gallesi hanno riconosciuto che lui ha giocato come un gallese. Un complimento non da poco.

Per il Coventry David ha disputato 12 stagioni, tra il 1967 e il 1979, anno del suo definitivo ritiro dai campi di gioco.

Dopo il pensionamento, Duckham ha ricevuto la Croce dell’Ordine dell’Impero Britannico per meriti sportivi, quindi è diventato presidente onorario della società di beneficenza per bambini bisognosi, Wooden Spoon. In seguito Dai è stato il direttore alla Bloxham School di Oxfordshire e aiuto allenatore del XV della scuola stessa.

Duckham nuota per mantenersi in forma e per un certo periodo ha giocato anche a squash, ma ha dovuto smettere dopo un triplo bypass nel 1990.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

I commenti sono chiusi.