David Campese: fenomeno Campo

(di Roberto Vanazzi)

Il mio ricordo della finale di Coppa del Mondo con l’Inghilterra è che abbiamo vinto. Non importa come si vince quando si vince.” (David Campese)

“Dotato”, “veloce”, “eccentrico”, “spettacolare”, “sfrontato”, l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Questi sono solo una piccola parte dei tanti aggettivi usati per descrivere Ian David Campese, probabilmente il più grande tre quarti australiano, e del mondo, di sempre.

David Campese

David Campese

Nato a Queanbeyan, vicino a Camberra, domenica 21 ottobre 1962, Campo è figlio di un immigrato italiano che si è trasferito in Australia da Montecchio Petralcino, un paese in provincia di Vicenza. Quando ha iniziato la carriera rugbistica nel 1982 era uno sconosciuto che lavorava come operaio in una segheria. Al momento del ritiro, quattordici anni più tardi, era diventato milionario, famoso e l’orgoglioso detentore di 101 caps con la maglia della nazionale, nonché del record mondiale di 64 mete sulle spalle (record che, per la cronaca, è stato battuto solo nel 2006 dal giapponese Daisuke Ohata e nel 2016 dal sudafricano Bryan Habana). La velocità, la capacità di smarcarsi, il passo dell’oca lo rendevano imprendibile. Purtroppo, per tutto il periodo in cui ha contribuito a portare ai vertici i Wallabies, Campese ha avuto probabilmente più detrattori che sostenitori, a causa del carattere schietto e per la sua tendenza ad anteporre le esigenze personali a quelle del team.

Giocatore inizialmente in rugby league, compiuti i 12 anni David è passato al rugby a 15, entrando prima nella squadra del suo paese e, in seguito, nei Randwick di Sydney.
La prima chiamata in maglia gialla è arrivata il 14 agosto 1982, in una partita giocata a Christchurch contro la Nuova Zelanda. A dire il vero la convocazione è stata un po’ casuale, in quanto è giunta per la defezione dei giocatori del Queensland, ma l’impressione che ha destato David in quella gara è stata talmente buona che da allora è diventato quasi un titolare inamovibile. Il suo avversario quella volta altri non era che il leggendario Stu Wilson, un giocatore di cui Campo aveva sostenuto di non aver mai sentito parlare prima. La gara è stata persa 23 a 16, ma David ha comunque lasciato il segno, bloccando Wilson in numerose occasioni e segnando una meta.
David ha giocato anche nel secondo e nel terzo test di quella serie contro i neozelandesi, segnando un’altra meta nella seconda partita. La vittoria nella serie è andata agli All Blacks, ma David Campese era arrivato.

La stagione 1983 è risultata essere un misto di alti e bassi per Campese. L’apice sono state senza dubbio le quattro mete segnate nella gara contro gli USA, a Brisbane, ma la sua prestazione nella Bledisloe Cup è stata decisamente sotto tono.
David ha tuttavia avuto l’onore di vincere con la nazionale di Rugby Seven il torneo di Hong Kong, secondo titolo di fila per gli australiani.

I Wallabies nel 1984 erano allenati dal visionario Alan Jones, un ex insegnante le cui strategie tendevano a ricalcare quelle usate dieci anni prima da Dave Brockhoff. Giocando in tandem con Mark Ella, Campese ha prosperato sotto il nuovo regime e ha mandato le folle in visibilio quando in autunno ha visitato il Regno Unito per la prima volta. L’Australia ha mostrato al mondo un rugby mai visto in precedenza, compiendo un’impresa che sarebbe stata considerata impossibile solo un decennio prima: un Grande Slam di vittorie contro le nazionali britanniche che giocavano in casa. La serie si è conclusa in maniera memorabile con una schiacciante vittoria sulla Scozia a Murrayfield, dove David ha marcato la sua unica meta del tour.

Un altro momento spettacolare di quel periodo è stata la partita contro i Barbarians, dove Campese ha segnato una bella meta partendo dalla propria metà campo ed umiliando il centro gallese Robert Ackerman con la sua velocità e le sue finte.

Il 1984 è anche l’anno che i tifosi del Petrarca Padova ricordano con orgoglio in quanto, il 17 dicembre, il talento di Queanbeyan è stato ingaggiato dall’allora trentratreenne Vittorio Munari per disputare il campionato italiano di Serie A.
La squadra si è classificata terza nel Girone A, dietro L’Aquila e Parma, qualificandosi in quel modo per la Pool Scudetto, dove sono confluite le prime quattro compagini di entrambi i gironi. a quel punto la cavalcata dei patavini è stata trionfale. Undici vittorie, due pareggi e una sola sconfitta (per un solo punto a Treviso): è stato questo il ruolino di marcia che ha portato il Petrarca a vincere il suo nono scudetto.

Se a livello di club il 1985 è stato un anno magico per David, sul fronte internazionale è risultato essere il suo peggiore. Il trequarti, infatti, ha potuto giocare solo una gara con gli Aussies a causa di un infortunio.

L’anno seguente Campo si è ripreso e, oltre ad avere vinto il secondo titolo consecutivo con il Petrarca, ha mostrato subito di essere tornato grande anche in nazionale segnando sei mete nei test e giocando in modo superbo anche da estremo, ruolo ricoperto per l’occasione a causa dell’assenza di Roger Gould (giocatore dal recente passato padovano). Questo è stato l’anno in cui tutte le strategie pianificate da Alan Jones hanno davvero iniziato a dare i loro frutti: i Wallabies, infatti, si sono assicurati la Bledisloe Cup vincendo in Nuova Zelanda per la prima volta dal 1949. Campese è stato immenso nel corso delle tre partite (due vittorie Australiane contro una degli All Blacks) tant’è che, dopo il successo nella terza gara è stato portato in trionfo dal capitano Nick Farr-Jones. Conseguenza di questa bella impresa è stata che la compagine giallo-verde è diventata giustamente la favorita per la prima Coppa del Mondo di Rugby, quella del 1987. Tuttavia, un infortunio ha bloccato David e i Wallabies si sono schiantati in semifinale contro la Francia di un ispirato Serge Blanco.

Intanto, sul fronte italiano, David ha conquistato con il Petrarca un altro scudetto: il decimo, quello della stella.
Si è trattato dell’ultimo campionato chiamato Serie A, prima di diventare Serie A1 e l’ultimo a sedici squadre, con la formula dei due gironi e le conseguenti Pool Scudetto e Pool Salvezza. I ragazzi di Munari sono arrivati in cima alla classifica del loro girone e poi, come l’anno precedente, un finale di stagione a dir poco perfetto, con una sola sconfitta in qquattordici gare, quella patita per mano della Scavolini L’Aquila.

david-campeseCon il sogno mondiale andato in fumo, l’Australia è entrata in un periodo di crisi, con ripercussioni anche nella successiva Bledisloe Cup.

Nella serie del 1988 contro gli All Blacks, Campo si è visto surclassare in molte occasioni da John Kirwan, il suo alter ego in maglia nera, fatto questo che ha portato una seria minaccia alla sua fiducia. Per uscire dalla crisi Campese è stato assistito anche da sua madre, la quale gli ha inviato una poesia che aveva letto nel giornale locale, scritta da uno sconosciuto poeta californiano, intitolata “Winners take chances“. Da quel momento in poi David ha preso l’abitudine di leggere quella poesia prima di ogni partita al fine di motivare se stesso.

In autunno l’Australia è partita per un tour nel Regno Unito e ancora una volta David ha dimostrato tutto il suo valore: ha marcato una meta nella sconfitta subita 28 a 19 contro l’Inghilterra a Twickenham e altre due contro la Scozia a Murrayfield. I Wallabies hanno finito la tournèe battendo l’Italia 55 a 6 sull’erba del Flaminio di Roma.

Parlando proprio d’Italia, quell’anno David si è trasferito dal Petrarca all’Amatori Milano, guidato dal connazionale Mark Ella. Il team meneghino era stato costruito per vincere e nel tempo avrebbe annoverato tra le proprie fila, oltre a Campo, campioni del calibro di Franco Properzi, Massimo Giovanelli, Pierpaolo Pedroni, Giambattista Croci, Massimo Bonomi, Alessandro Ghini, Diego Dominguez e i gemelli Cuttitta. In sostanza, il meglio del rugby italiano.

Il 1989 è ricordato, fra le altre cose, per il madornale errore compiuto da Campese nella terza partita contro i British & irish Lions. Con una vittoria per ciascuno nelle due gare precedenti, i Wallabies dovevano battere i rossi a Sydney se intendevano portarsi a casa la serie. Ma ad un certo punto Campo, dopo un drop fallito da Rob Andrew, invece che calciare lontano ha passato l’ovale al compagno Greg Martin, nonostante si vedesse chiaramente che l’estremo non aveva alcuna possibilità di prenderla. L’ala dei Lions Ieuan Evans ha recuperato la palla in quello che è diventato noto come “Campo’s Corner“. Quel momento è entrato nella storia del rugby e due anni più tardi un famoso produttore di elettronica ha utilizzato un fermo immagine di Campese che commetteva l’errore per pubblicizzare un nuovo video registratore. La gara è stata persa 18 a 19, e con essa l’Australia ha perso anche la possibilità di registrare la loro prima vittoria sui Lions. L’indice accusatore è stato puntato inevitabilmente su Campese, il quale, però, ha subito reagito alla battuta d’arresto segnando una meta contro la Nuova Zelanda ad Auckland.

Partito in tournèe per l’Europa, la sua casa spirituale, il fuoriclasse australiano ha segnato un’altra meta contro la Francia, quindi ha trovato anche il tempo di giocare per i Barbarians nella annuale partita di Natale.

I francesi sono stati di nuovo gli avversari dei Wallabies nel 1990 e David ha aggiunto altre due mete alla sua collezione in una violenta, ma divertente, serie di test.

La stagione seguente l’Amatori Milano ha vinto il campionato, sconfiggendo in finale la squadra con cui avrebbe rivaleggiato per i successivi cinque anni, la Benetton Treviso. Il 1 giugno 1991, allo Stadio Tardini di Parma, i rosso-neri si sono imposti 37 a 18 grazie alle mete proprio di David Campese e Stefano Barba, di due drop di Massimo Bonomi e Diego Dominguez e di ben sette piazzati dell’apertura italo-argentina.

Non ci sono dubbi, però, sul fatto che è stato il 1991 il culmine della carriera di David Campese. Dimostrando un atteggiamento più maturo, Campo aveva imparato a tenere a freno la sua indisciplina al fine di ottimizzare il proprio talento nel contesto degli obiettivi della squadra. I risultati sono stati spettacolari: David ha segnato nove mete nei test d’inizio anno ed è stato l’ispiratore della vittoria australiana nella Coppa del Mondo.
Campo aveva iniziato quel torneo in maniera raffinata, con due mete contro l’Argentina, quindi un’altra nella partita contro il Galles e altre due contro l’Irlanda a Lansdowne Road. Tuttavia, la semifinale contro la Nuova Zelanda è stata senza dubbio una delle migliori prestazioni in assoluto a livello internazionale del nostro tre quarti. Ha segnato la prima meta per l’Australia, un vero gioiello, quindi ha concesso a Tim Horan, con un grande passaggio sopra la testa dopo essersi portato a spasso la difesa avversaria, la palla della vittoria. Gli avversari dell’Australia nella finale sono stati gli inglesi. Prima della gara David se ne è uscito con la battuta “Non giocherei per l’Inghilterra nemmeno se mi pagassero.”. Forse anche per questo l’Australia ha dovuto sopportare la pressione inglese per gran parte del gioco, ed è stato solo grazie ad un intercetto “proibito” di Campo sul 12 a 3, con il quale ha impedito una probabile meta di Rory Underwood, che l’Australia ha vinto la partita. Gli inglesi ancora oggi ne parlano: per quel fallo doveva essere concessa una meta tecnica. Il gallese Beven, invece, ha concesso solo una punizione, che realizzata da Jonathan Webb ha fissato il punteggio finale sul 12 a 6. I Wallabies hanno così sollevato il William Webb Ellis Trophy e Campese è stato eletto miglior giocatore del torneo.

Cosa deve fare a questo punto un team che è diventato campione del mondo per dimostrare il suo valore? Era una domanda che i Wallabies si sono posti nel 1992 e la risposta non è stata difficile da trovare: battere il Sudafrica. La vecchia rivalità tra i due paesi ha visto aggiungere altre battute sarcastiche in quanto, dicevano i sudafricani, l’Australia ha trionfato a Twickenham per l’assenza degli Springboks. I verdi, però, sono stati messi a tacere in maniera enfatica: l’Australia ha vinto a Città del Capo 26 a 3 e David Campese ha svolto una parte determinante mettendo a segno la sua cinquantesima meta nei test.

In precedenza la stagione aveva visto quanto fossero in forma i gialli, i quali avevano conquistato prima la Bledisloe Cup e poi si erano concessi il lusso di vincere le due mini-serie di test contro la Scozia.
L’anno si è chiuso con un tour di successo nel Regno Unito, con le vittorie su Irlanda e il Galles. In tipico “stile Campese”, David ha utilizzato i mezzi di comunicazione prima della gara a Lansdowne Road, per dire che la prestazione dell’Irlanda contro l’Australia nella Coppa del Mondo era stato un fiasco. L’orgoglio irlandese è stato colpito duramente, ma difficilmente ha potuto discutere con il punteggio finale di 42 a 17 e con la meta segnata da Campese stesso.

Il 1993 si è aperto con gli All Blacks affamati di vendetta. Prima della gara per la Bledisloe Cup a Dunedin, la gigantesca ala Vai’iga Tuigimala ha inviato a Campese una fotografia di se stesso mentre ballava la Haka, con una lettera che diceva: “Per il mio amico Campo. Questa è la prima metà. Domenica vedrai il resto“. La Nuova Zelanda ha vinto 25 a 10 e Vai’iga è stato fedele alla sua parola, sciorinando una prestazione eccezionale.
Dopo questa disavventura i Wallabies hanno battuto il Sudafrica, per poi pareggiare 1 a 1 due partite con la Francia a fine anno.

L’Amatori ha vinto ancora il campionato nella stagione 1992-93. I milanesi hanno chiuso la regular season al primo posto, con ventuno vittorie e una sconfitta, quella subita a Casale sul Sile.
Nei quarti di finale i rosso-neri si sono sbarazzati del CUS Roma, rifilandogli 173 punti in due gare, contro i 35 subiti. Stesso discordo nel turno successivo con il Petrarca Padova: 43 a 9 l’andata, 52 a 17 il ritorno.
La finale si è disputata al Plebiscito di Padova, di nuovo contro Treviso, capace di raggiungere sei finali consecutive in altrettante stagioni.. La sfida si è conclusa 41 a 15 per la squadra meneghina, con quattro mete marcate, tra cui quella di Campese, e ventun punti realizzati dal magico piede di Diego Dominguez. È satata questa l’ultima partita “italiana” del fenomeno australiano, il quale ha lasciato Milano ed è tornato nella Terra dei Canguri per giocare di nuovo con il Randwick.

Per l’Australia la stagione 1994 si è basata solo sulla preparazione alla Coppa del Mondo che sarebbe andata in scena l’anno successivo in Sudafrica. David ha segnato tre mete nei test, ma future stelle come Daniel Herbert e Matt Burke hanno attirato la maggior parte dell’attenzione.

È così arrivata la Coppa del mondo del 1995 e Campese, nonostante l’età, era considerato ancora una delle stelle del torneo. Tuttavia, pur con le tre mete marcate all’esordio contro l’Argentina, David è arrivato in Sudafrica appesantito e non al meglio della forma. Ha sbagliato cose facili in alcune partite e ha mostrato solo occasionali scorci della sua vecchia classe: in particolare è da segnalare un errore contro il Sudafrica che ha portato alla meta di Pieter Hendriks. I gialli hanno chiuso il mondiale nei quarti, sconfitti dall’Inghilterra, grazie ad un drop allo scadere di Rob Andrew.

Nel 1996, a 33 anni, Campo era decisamente più lento rispetto ai suoi standards abituali. Quell’anno ha segnato una sola meta, in una partita contro il Canada. Era la sua sessantaquattresima: un record mondiale. In autunno ha girato l’Europa per l’ultima volta con la propria nazionale ed è stato significativo che la sua partita numero 100 sia stata proprio quella contro l’Italia, nella sua Padova. In quel tour gli australiani alenati da Greg Smith hanno disputato 12 incontri vincendoli tutti, battendo nell’ordine Italia (40 a 18) Scozia (29 a 19) Irlanda (22 a 12) e Galles (28 a 19). Di queste quattro gare David ha giocato quelle contro l’Italia e il Galles, che così risultano essere gli ultimi suoi incontri ufficiali.

L’ultimo cap con i Wallabies è arrivato il sette dicembre, nella sfida di fine tour a Twickenham contro i Barbarians. La gara è  terminata 39 a 12 a favore degli oceanici e alla fine Campo, che ha avuto l’onore di marcare anche una meta, è uscito dal campo tra il tunnel di compagni e avversari che lo applaudivano.

campo

Nel 1996, con l’avvento del professionismo e la nascita del Super Rugby, Campese è stato assoldato dai warathas, la franchigia del Nuovo Galles del Sud con sede a Sydney. Il trequarti ha indossato i colori celesti per due stagioni, sino al 1998, quando ha detto definitivamente addio al rugby giocato.

Proprio quell’anno, David ha preso parte ai Giochi del Commonwealth con la nazionale australiana du Rugby Seven, dove ha raggiunto il terzo posto.

Nel 1999 la posta australiana ha celebrato il centenario della federazione emettendo 250 francobolli da collezione ritraenti il campione e autografati dallo stesso Campese, mentre nel 2001 David è stato ammesso nella International Hall of Fame.

Che dire ancora di questo immenso giocatore? Niente di più che il suo soprannome, il quale dice tutto “Too easy Campese”.

 

 

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