Daniel Carter: superstar del rugby

(di Roberto Vanazzi)

Io non mi vedo come il migliore. Io sono quello che sono e quello che voglio fare è giocare come posso per la mia squadra e per la maglia nera. C’è un sacco di concorrenza negli All Blacks.” (Daniel Carter)

Vera superstar del rugby, Daniel Carter è senza dubbio il migliore mediano d’apertura del mondo, con una reputazione e una fama immense in entrambi gli emisferi. Egli possiede un pacchetto completo: ha il cambio di direzione di Barry John, la conoscenza tattica e la visione di gioco di Michael Lynagh, la forza difensiva e l’abilità nel calciare di Jonny Wilkinson. Fuori dal campo, poi, l’incomparabile playmaker è un ragazzo modesto e tranquillo; e forse sono queste le sue doti migliori.

Daniel Carter

Daniel William “Dan” Carter è nato il 5 marzo 1982 a Southbridge, una piccola città della South Island. Pronipote di Bill Dalley, l’estremo di Canterbury e della nazionale del 1924-25 chiamata Invincibles, Dan ha iniziato a calcare i campi da rugby all’età di 5 anni, giocando con il Southbridge Rugby Club come mediano di mischia. Ha frequentato quindi l’Ellesmere College e la Christchurch Boys High School.

Daniel ha fatto il suo debutto provinciale per Canterbury nel 2002. Lo stesso anno ha partecipato alla Coppa del Mondo Under 21 in Sudafrica, dove è risultato essere il miglior marcatore del torneo con 72 punti, 25 dei quali realizzati contro l’Inghilterra.

Nel 2003 il ragazzo di Southbridge ha firmato per i Crusaders, con i quali è arrivato a disputare le finali del Super 12 nel 2003, 2004, 2005 e 2006, perdendo le prime due (contro i Blues e i Brumbies) e vincendo le altre (con Warathas e Hurricanes). Inizialmente Carter giocava con il numero 12 sulle spalle. Solo nel 2005 è stato spostato all’apertura, dopo che Andrew Mehrtens ha lasciato il club.

Il 21 giugno 2003, a 21 anni, Daniel Carter ha esordito per gli All Blacks a Hamilton contro il Galles (55 a 3) segnando 20 punti, tra cui una meta. È sceso poi in campo contro la Francia a Christchurch, in una gara che gli All Blacks hanno vinto 31 a 23. Quindi, a luglio, ha marcato un’altra meta contro l’Australia a Sydney (50 a 21), una gara in cui è entrato dalla panchina.

A quel punto Carter è stato incluso nella rosa della Nuova Zelanda per la Coppa del Mondo del 2003, dove si è guadagnato l’attenzione internazionale. Daniel ha trascorso gran parte delle ultime fasi del torneo in panchina, mossa questa che ha lasciato gli All Blacks senza uno specialista dei calci. Tuttavia, ha giocato le sfide contro l’Italia a Melbourne, (70 a 7), Canada (68 a 6) e Tonga (91 a 7). Il mondiale si è concluso per i neozelandesi con la sconfitta in semifinale contro l’Australia.

Anche se era un All Black dal 2003, solo con il tour del 2004 nel Regno Unito e Francia Dan si è assicurato un posto stabile come apertura, rubando praticamente il posto che era di Carlos Spencer. Fino alla fine del Tri Nations del 2004, infatti, Carter aveva giocato come centro.

L’anno seguente in Nuova Zelanda sono arrivati i British & Irish Lions allenati da Clive Woodward. Ormai apertura titolare, Carter ha siglato 11 punti nel primo test match. È stato però nella seconda gara, disputata a Wellington il 2 luglio, che il ragazzo è stato salutato come la nuova stella del rugby mondiale. In quella prova Dan ha marcato due mete e segnato 5 penalties e 4 trasformazioni, per un totale di 33 punti: record assoluto di punti realizzati da un giocatore in una partita con i Lions (il precedente era di 18). Purtroppo, il ragazzo di Southbridge ha dovuto saltare il terzo test a  causa di un infortunio. La serie, per la cronaca, è stata vinta dalla Nuova Zelanda 3 a 0.

Sempre nel 2005, grazie anche alla vittoria nel Tri Nations, Carter è stato nominato IRB Player of the Year e anche giocatore neozelandese dell’anno.

Nel 2006, è arrivato un altro titolo nel Tri Nations.
Il 5 novembre dello stesso anno, grazie alla sua meta numero 15, realizzata contro l’Inghilterra a Londra, Carter è diventato il mediano d’apertura Al Black con il maggior numero di ovali schiacciati oltre la linea, un record che in seguito ha migliorato.

Ancora nella stagione 2006 Daniel, con 221 punti, ha ottenuto il maggior score per un giocatore in una stagione di Super Rugby.

Il 2007 ha portato il terzo trionfo consecutivo nel Tri Nations per la Nuova Zelanda e gli All Blacks sono entrati nella Rugby World Cup con il ruolo di favoriti. Carter, purtroppo, ha dovuto condividere la colpa per il peggior mondiale di sempre, con l’uscita nei quarti di finale per mano dei padroni di casa della Francia.

Carter si è ricaricato il morale vincendo il suo terzo campionato di Super Rugby con i Crusaders, e poi conquistando un altro Tri Nations con la nazionale, che è stato seguito da un Grande Slam nel tour down-under di fine anno.

A quel punto, nell’aprile del 2008 Carter ha preso in seria considerazione un trasferimento redditizio verso l’emisfero boreale. Temendo di perdere un altra delle sue stelle, la NZRU ha concesso all’apertura un anno sabbatico.

Di fronte a una lunga serie di offerte Carter ha firmato un contratto di sette mesi con il club francese di Perpignan, in Top 14, per un valore, si dice, 500.000 Sterline. Il numero 10 si è unito alla squadra dopo la fine del tour di fine anno con gli All Blacks, ma il suo soggiorno ha visto una fine prematura. Il 31 gennaio, dopo appena cinque partite, si è rotto il tendine di Achille giocando contro lo Stade Francais. È stato così costretto a guardare da bordo campo i suoi nuovi compagni sconfiggere in finale il Clermont e conquistare il titolo,.

Il mediano d’apertura ha recuperato prima del previsto ed è tornato a giocare per la sua union di casa, Canterbury, nella sfida d’apertura della New Zealand Air Cup del 2009.
Il 22 agosto dello stesso anno è stato selezionato dagli All Blacks contro l’Australia a Sydney, dove grazie ad un penalty da lui siglato a due minuti dalla fine i neri sono riusciti a vincere 19 a 18.

Sempre nel 2009 Carter è divenuto il miglior marcatore degli All Blacks: con 967 punti, infatti, ha superato il mitico Andrew Mehrtens.

Il 2010 è stato per Carter un altro anno all’insegna dei record. Prima ha superato i 1000 punti in Super Rugby, eclissando l’australiano Stirling Mortlock quale migliore marcatore di sempre. Quindi ha realizzato la stessa impresa anche con la nazionale. Grazie ad un bottino di 17 punti contro l’Irlanda a New Plymouth, infatti, si è unito a Jonny Wilkinson, Neil Jenkins e Diego Dominguez nel club esclusivo dei 1000 punti.

Durante il Tri Nations poi, nella vittoriosa sfida contro l’Australia nel mese di luglio, Daniel ha realizzato 19 punti con i quali è passato al secondo posto quale miglior realizzatore di tutti i tempi alle spalle di Wilko.

dan-carterDopo avere guidato gli All Blacks alla conquista del loro decimo titolo nel Tri Nations, con una vittoria in Sudafrica a Soweto, Carter ha annunciato che si sarebbe sottoposto ad un  intervento chirurgico alla caviglia, con conseguenti otto settimane di stop. Lui è comunque tornato in azione per la fine del tour nel Regno Unito e Irlanda, contribuendo a spingere gli All Blacks verso un nuovo Grande Slam. Per l’occasione, esattamente il 27 novembre, dopo aver segnato un penalty contro il Galles, Carter è diventato il miglior marcatore di punti di tutti i tempi, superando il precedente record di Jonny Wilkinson. L’inglese se lo è momentaneamente ripreso il 26 febbraio 2011 contro la Francia, ma Daniel ha di nuovo recuperato il record il 30 luglio dello stesso anno, nel primo match del Tri Nations contro il Sudafrica.

Nessuna meraviglia, perciò, quando Dan Carter è stato considerato una pedina fondamentale degli All Blacks per la Coppa del Mondo del 2011. L’apertura ha iniziato alla grande, aiutando la sua squadra a vincere le sfide contro Tonga e Francia, grazie a 21 punti in due gare. A quel punto, dopo essere stato vice capitano di Richie McCaw per più di 50 prove, è stato annunciato che il 1 ottobre contro il Canada Carter avrebbe dovuto capitanare la nazionale per la prima volta. Purtroppo, Daniel ha perso tutto il resto del torneo a causa della lacerazione del tendine inguinale durante l’ultimo allenamento prima della partita proprio contro il Canada. La Nuova Zelanda si è comunque laureata campione del mondo per la seconda volta nella sua storia.

Il 9 dicembre 2011 Daniel Carter ha sposato Honor Dillon, nazionale neozelandese di hockey su prato. Tra gli ospiti erano presenti alcuni membri degli All Blacks, tra cui il capitano Richie McCaw e l’ex allenatore Graham Henry.

Nel 2012, dopo sei mesi di stop, Carter è tornato a fornire il suo contributo sia ai Crusaders sia agli All Blacks. Se i primi non sono riusciti a trionfare nel Super Rugby, per quanto riguarda la nazionale c’è stata la meritata conquista del primo Rugby Championship (l’ex Tri Nation con l’aggiunta dell’Argentina), terminato senza sconfitte. Con i suoi 58 punti Dan ha concluso il torneo come miglior realizzatore.

Alla fine del 2012 Daniel Carter è stato eletto nuovamente Player Of The Year.

Nel 2013 un Dan Carter assillato dagli infortuni e ormai chiuso dall’astro nascente Aaron Cruden,  ha accarezzato l’idea di dire addio alla nazionale. C’è voluto un lavoro più mentale che fisico per fargli cambiare idea. Il 16 novembre di quell’anno, a Twickenham, il ragazzo ha disputato contro l’Inghilterra la sua partita numero 100 per gli All Blacks. Purtroppo, quel giorno è arrivato anche l’ennesimo infortunio, questa volta al tendine di Achille, dopo un placcaggio. A fine anno, mentre si trovava a Boston per una vacanza, Carter è stato avvicinato dallo staff tecnico dei New England Ptriots, squadra di football americano, che lo voleva tra le proprie fila come kicker.

Il 18 dicembre 2014 è stato dato l’annuncio che Carter ha firmato un contratto triennale tra con i francesi del Racing Metrò 92, con inizio al termine della Coppa del Mondo del 2015. L’ingaggio di Dan è stato valutato attorno il milione e mezzo di Euro a stagione, una cifra che fa dell’apertura All Black il rugbista a 15 più pagato della storia della disciplina.

L’8 agosto del 2015, durante la partita persa 19 a 27 con l’Australia all’ANZ Stadium di Sydney, che di fatto ha consegnato ai i giallo-oro il titolo del Championship dopo quattro anni di dominio assoluto, Carter è entrato nella storia superando per primo il muro dei 1500 punti.

In autunno Dan è partito per il Regno Unito, dove ha preso parte alla sua quarta edizione della Coppa del Mondo.

Carter ha vissuto una seconda giovinezza durante il torneo iridato. Realizzando un totale di 82 punti ha portato gli All Blacks alla conquista del loro terzo Webb Ellis Trophy, il secondo consecutivo, unica squadra sino ad ora a raggiungere tale traguardo. Il capolavoro di Dan è stata la finale, giocata il 31 ottobre a Twickenham contro l’Australia. L’apertura è stata il vero leader di una squadra perfetta; ha spronato i compagni per tutti gli 80 minuti e ha segnato 19 punti, sbagliando praticamente soltanto la trasformazione della meta di Ma’a Nonu. Favoloso il drop con cui ha spento le velleità di rimonta dei Wallabies, quando questi si erano portati a sole quattro lunghezze di distanza. Alla fine il risultato è stato di 34 a 17 e lui, il miglior marcatore della storia del rugby, è stato eletto Man Of The Match.

A fine mondiale Dan è stato eletto per la terza volta nella sua carriera The World Cup 2015 Player of the Year, mentre a fine anno è stato insignito dell’ordine al merito della Nuova Zelanda.  A quel punto, la più grande apertura del rugby ha detto addio alla maglia nera della nazionale.

Dan ha iniziato la stagione 2015-16 schierato tra le fila del Racing Metro 92 di Parigi. Il fuoriclasse ha portato il club sino alla finale di Champions Cup  dove, il 14 maggio 2016, sono stati affrontati gli inglesi Saracens al Grand Stade di Lione. Purtroppo Carter, che arrivava da un inforunio, non è riuscito ad incidere sul match e quando mancava mezz’ora alla fine è uscito dal campo zoppicando. I parigini hanno perso 9 a 21.

Poco più di un mese più tardi, il 24 giugno, il Racing ha conquistato il Bouclier de Brennus. La finale è stata disputata contro il Tolone al Camp Nou di Barcellona. Carter ha disputato una gara strepitosa, ha realizzato cinque piazzati, di cui uno a tempo scaduto, e ha portato il club di Parigi a vincere 29 a 21, facendo dimenticare per un giorno al pubblico catalano le gesta di Messi.

 

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