Danie Gerber: nel centro dell’azione

(di Roberto Vanazzi)

Direi che Danie Gerber è, assieme a Frik du Preez, il più grande springbok che ho visto nel mio tempo.” (Chick Henderson, commentatore di rugby sudafricano)

Parlando di Danie Gerber, un noto giornalista ha dichiarato che “parafrasando l’automobilismo, questo atleta ha magicamente unito l’accelerazione brutale di Jackie Stewart e la raffinatezza di Ayrton Senna, con il potere di arresto di un Mack Truck”. Metafora stupenda e anche precisa. Gerber, infatti, era capace di placcaggi micidiali e nel qual tempo era dotato di uno scatto bruciante, di un ritmo impressionante e di una notevole capacità di avanzare fra le maglie avversarie. Quando aveva l’ovale tra le mani, lui sapeva sempre cosa fare e cosa sarebbe accaduto. Si trovava, insomma, al posto giusto nel momento giusto.

Per tutto il 1980 questo centro esplosivo è stato uno dei principali artefici dei trionfi sudafricani. Ogni volta che gli si è chiesto di scendere in campo, lui l’ha sempre fatto con passione e orgoglio, sia che indossasse i colori di Eastern Province e di Western Province, sia quelli degli Springboks e dei Barbarians. Diga invalicabile in difesa, era però in fase di attacco che dava il meglio di se. In nazionale, infatti, ha segnato alcune delle più belle mete individuali mai viste: 19 in totale, in sole 24 presenze.

Danie Gerber

Danie Gerber

Nato a Port Elizabeth, il 14 aprile 1958, Daniel Mattheus Gerber ha mostrato il suo talento straordinario già in età adolescenziale, sul finire degli anni ‘70, quando era impegnato con la squadra di Eastern Province. Che si trattava di un giocatore destinato a grandi successi era chiaro dal suo atteggiamento serio. Danie, infatti, ha stabilito nuovi standard di idoneità fisica per un rugger, impegnandosi nella formazione atletica personale con un regime durissimo, che comprendeva pesi, nuoto, pugilato e corsa sulla lunga distanza.

A 22 anni, esattamente il 18 ottobre 1980, Gerber si è guadagnato il primo cap con gli Springboks, giocando contro la selezione sudamericana dei Jaguars, un esordio che loha visto segnare una meta e aiutare i suoi a vincere 22 a 13.

Il trequarti di Port Elisabeth ha quindi cementato il suo posto in squadra con due serie di test contro l’Irlanda nel maggio 1981, entrambe vinte, dove ha marcato altre due mete a Newlands e una al Kings Park.
Anche durante il tour in Nuova Zelanda, lo stesso anno, Gerber è stato magnifico, sia in difesa sia in attacco, ma alla fine la serie è stata persa 2 a 1.

Nel 1983 Danie ha accettato l’invito dei Barbarians per giocare contro la Scozia. Questo ha permesso per la prima volta alla superstar, appena trasferitasi a Western Province, di dimostrare la sua potenza anche sui campi d’Europa. Successivamente Gerber ha giocato ancora per i Baa-Baas, diventando così uno dei giocatori preferiti anche dai tifosi britannici.

La carriera internazionale di Gerber è costellata da molti episodi leggendari. Il più impressionante è successo nel 1984, durante il tour che gli inglesi hanno intrapreso nella Rainbow Nation: l’ultimo, prima del boicottaggio causato dall’apartheid. Dopo avere segnato una meta nel primo test della serie, vinto 33 a 15, nel secondo, in soli 18 minuti del primo tempo Danie ha varcato tre volte la linea avversaria, spingendo così gli Springboks verso un eclatante 35 a 9.

Dopo questa serie però, gli Springboks sono stati esclusi dalle competizioni internazionali a causa della politica di apartheid attuata dal Paese. A Gerber è stata così tolta l’opportunità di mostrare regolarmente le sue doti, non potendo disputare match contro le nazioni rugbisticamente più importanti. Possiamo solo immaginare quali vette Danie avrebbe raggiunto se fosse stato in grado di competere regolarmente anche negli 8 anni di stand-by e quale vetrina avrebbe avuto se avesse disputato i mondiali del 1987 e del 1991.

Nel 1985 il rugby sudafricano è stato scosso da un altro terremoto, ovvero il trasferimento di stelle Springboks, quali Ray Mordt e Rob Louw, presso il club inglese di Rugby League del Wigan. Anche Gerber ha ricevuto un forte incentivo per passare al professionismo e trasferirsi nel Regno Unito, ma con un tradizionalista quale il dottor Danie Craven al timone del rugby sudafricano, l’idea di diventare giocatori professionisti è stata vista come un sacrilegio. Così, Danie ha fatto una promessa solenne a Craven e ha rifiutato ogni tipo di offerta.

Nel 1986, quando è sceso sul terreno di Twickenham con il World XV nella gara del centenario della IRB, Danie Gerber era all’apice della carriera e della forma. In quella partita il trequarti ha dato il meglio di se e ha portato un grande scompiglio nella difesa avversaria, con i suoi potenti breaks.

Nello stesso anno un gruppo di giocatori ribelli All Blacks, i famosi Cavaliers, sono arrivati in tournée in Sudafrica in barba alle leggi di segregazione e hanno gareggiato in una serie di 4 test non ufficiali. La distruttiva fisicità di Gerber è stata un fattore determinante per la conquista della serie da parte degli Springboks. Uno dei suoi migliori highlights è stata una meta con partenza da lunga distanza nella terza prova, al Loftus Versveld di Pretoria.

gerber danie

Nell’agosto del 1992 Danie ha marcato una doppietta nella partita contro gli All Blacks, che ha segnato il ritorno ufficiale del Sudafrica nel circuito internazionale e, nell’ottobre dello stesso anno, ha segnato mete in entrambe le gare contro la Francia, a Lione e a Parigi.

Il 14 novembre 1992, quando aveva ormai 34 anni, Gerber ha giocato la sua ventiquattresima e ultima partita per il Sudafrica, contro l’Inghilterra a Twickenham, perdendo 16 a 33. In quella gara ha dato l’addio al rugby internazionale anche un’altra leggenda degli Springboks: Naas Botha.

In seguito diversi giocatori hanno migliorato i suoi record, in termini di caps e di mete segnate, ma pochi Springboks hanno portato in squadra l’energia, la forza e la personalità di Danie Gerber.

A livello di club, dopo avere terminato la stagione 1993 con i Free State Cheetahs, Gerber è sbarcato in Italia per disputare un anno a L’Aquila. Quella volta la squadra allenata da Massimo Mascioletti è arrivata seconda in regular season e poi, dopo i play-off, in cui ha sconfitto prima l’Amatori Catania e poi la Benetton Treviso, ha disputato la finale scudetto contro i campioni in carica del Milan Rugby.  La gara, giocata a Padova, rappresenta una delle pagine più gloriose del club nero-verde. La sifda tra il rugby fatto in casa, quello abruzzese, e il rugby dei miliardi, quello del team di Berlusconi. Contro ogni pronostico L’Aquila ha sconfitto i più quotati avversari per 23 a 14, conquistando il suo quinto scudetto. Gerber, nell’arco della stagione, ha segnato un record di 20 mete, una delle quali durante la finale.

A quel punto il centro si è ritirato definitivamente dal rugby giocato e ha intrapreso la carriera da coach. Nel 2000 Danie è diventato allenatore in seconda dei Pumas, la squadra di Mpumalanga. Nella stagione 2005, invece, ha guidato i Blue Bulls, con i quali è arrivato a disputare la finale di Currie Cup, persa 25 a 29 contro Free State Cheetahs al Loftus Versveld di Pretoria. Infine, nel 2008, Gerber si è seduto sulla panchina del suo primo amore: Eastern Province.

Nel 2007, Danie Gerber è stato introdotto nella International Rugby Hall Of Fame.

Se si prova a stilare un ipotetico XV costituito dai migliori atleti di tutti i tempi, come hanno fatto il compianto Bill McLaren nel 2002 e Martin Johnson nel 2007, un forte concorrente per il ruolo di tre quarti centro è sicuramente questo meraviglioso springbok. Il giornalista scozzese e l’ex capitano dell’Inghilterra, infatti, gli hanno entrambi assegnato il numero 12 senza pensarci due volte.

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE
.

I commenti sono chiusi.