Craig Green: il trevigiano degli All Blacks

(di Roberto Vanazzi)

Per qualsiasi rugbista italiano, giocare contro gli All Blacks è ancora la partita della vita. ” (Craig Green)

“Il trevigiano” Craig Ivan Green, detto Toni, è nato un po’ al di fuori della provincia di Treviso. Per essere più precisi, egli ha visto la luce a Christchurch, nelle Isole del Sud della Nuova Zelanda, il 23 marzo 1961. Lì, il ragazzo ha completato gli studi presso la Shirley Boys’High School dove, come la maggior parte dei giovani neozelandesi, è stato introdotto allo sport con la palla ovale.

Il rugby a livelli più seri Craig lo ha iniziato a giocare nel 1982, quando è stato assoldato da Canterbury, e se deve ringraziare qualcuno per la carriera che ha avuto in seguito negli All Blacks questi è proprio l’allenatore di quel club: Alex Wyllie. È stato Grizz, infatti, a spostare Craig da trequarti centro ad ala sinistra, ruolo che gli calzava a pennello e che lo ha lanciato nel firmamento più brillante di ovalia.

Craig Green

Craig Green

Dopo avere vinto con Canterbury il Campionato Nazionale Provinciale del 1983, il 12 novembre dello stesso anno Craig Green ha esordito in nazionale. La sua prima partita è stata un 25 a 25 contro la Scozia, a Murrayfield, durante il difficile tour nel Regno Unito. Era una squadra giovane quella neozelandese, capitanata da Stu Wilson, e la convocazione di Craig è arrivata a seguito dell’indisponibilità di altri giocatori. In gran parte a causa della loro inesperienza, gli All Blacks hanno ottenuto scarsi risultati in quel tour: una sconfitta con l’Inghilterra (9 a 15) e, appunto, il pareggio di con gli Highlanders. Green, però, ha dimostrato di possedere un grande talento ed il posto sulla fascia sinistra era ormai di sua proprietà.

Quando un anno più tardi John Kirwan ha raggiunto Craig sul grande palco internazionale, i due hanno costituito da subito un binomio di ali letali, sia in nazionale sia, più tardi, nel Benetton Treviso. Meno veloce e con un fisico più minuto di JK, Green ha sopperito a questo con una maggiore intelligenza nel gestire le linee e gli angoli della sua corsa.

L’8 giugno del 1985, all’Athletic Park di Wellington, Craig ha realizzato i suoi primi punti per la nazionale, due mete nella seconda gara della serie contro l’Inghilterra, terminata 42 a 15 per i neri di Andy Dalton.

Il 29 dello stesso mese, all’Eden Park di Auckland, è arrivato uno dei momenti più salienti della carriera di Green. Quel giorno, infatti, l’ala di Christchurch ha recuperato una partita ormai persa contro l’Australia. Quando mancava ormai poco tempo per recuperare il 6 a 9 con cui i Wallabies conducevano la gara, la Nuova Zelanda ha ottenuto un calcio di punizione dentro la propria metà campo. Invece di calciare in profondità, come la logica suggeriva, il mediano di mischia David Kirk ha rapidamente sfruttato il penalty per lanciare l’ovale all’ala sinistra. Prima che gli australiani si rendessero conto di ciò che capitava, il flanker Jock Hobbs ha attirato l’ultimo uomo, lasciando a Craig l’onore di una sensazionale meta che ha dato loro la vittoria per 10 a 9. Per motivi noti solo a coloro che ne furono coinvolti, la mossa è stata battezzata Bombay Duck. Forse, azzardo io, perché i Wallabies sono rimasti con la bocca spalancata, come i pesci che portano questo nome.

Il 2 novembre, tanto per chiudere la stagione in bellezza, Craig ha schiacciato ancora una volta l’ovale in meta a Buenos Aires, contro l’Argentina di Hugo Porta, nella gara terminata con un sorprendente 21 a 21.

Green era in forma scintillante in quel periodo e lo dimostrano le cinque mete segnate per Canterbury nella gara con Marlborough, e le quattro contro Southland, nel Ranfurly Shield Defences. Per questa sua facilità di deporre l’ovale oltre la linea di meta, i suoi compagni nel Canterbury gli hanno dato il soprannome di Greedy (una miscela tra Green e Speedy).

Nel 1986 Craig è andato in tournée in Sudafrica con i Cavaliers, la squadra ribelle che ha deciso di eludere il bando imposto al Paese africano a causa dell’apartheid, cedendo la sua maglia nera al giovane Terry Wright per la prima gara della Bledisloe Cup contro l’Australia. Nonostante Green è tornato per giocare la seconda e la terza partita, la serie è stata comunque persa.

L’anno successivo, Craig ha giocato e vinto la prima Coppa del Mondo di rugby. Il suo exploit lo ha ottenuto nella gara contro Fiji, quando ha marcato quattro mete (così come l’estremo John Gallagher) eguagliando il record neozelandese di segnature in una singola gara, stabilito da Duncan McGregor nel lontano 1905.
Sappiamo tutti com’è andato a finire quel mondale. Gli All Blacks sono passati sopra ogni avversario come uno schiacciasassi, sino ad arrivare alla serata del 20 giugno, quando a Auckland hanno vinto la finale contro la Francia per 29 a 9. Green è sceso in campo in tutte le sfide di quel torneo, tranne quella con l’Argentina nella prima fase. Oltre alle quattro mete rifilate a Fiji, ne ha marcate altre due all’Italia nella partita d’esordio, terminata 70 a 6.

L’ultima gara in maglia nera di Green è arrivata il 25 luglio 1987, contro l’Australia. 30 a 16 per i Kiwis il risultato, con una meta, l’undicesima, del nostro eroe. Troppo breve la sua carriera internazionale. L’uomo di Canterbury, infatti, ha giocato solo 20 gare ufficiali, schiacciando l’ovale sull’erba 11 volte. Sino a quel momento, contando anche le partite con la squadra di club, aveva marcato qualcosa come 110 mete in 160 gare disputate.

Sempre nel 1987 Green è approdato in Italia, sponda trevigiana, dove si è unito all’amico John Kirwan. In maglia biancoverde Craig ha preso parte a quattro stagioni, compresa quella vincente del 1989, quando la Benetton di André Buonomo ha sconfitto il Rovigo nella finale di Bologna. In totale, per la squadra della Marca il neozelandese ha giocato 193 gare e segnato 98 mete.

Nel 1991 Green è approdato al Rugby Casale, allora Record Cucine Casale, squadra nella quale ricopriva il ruolo di giocatore-allenatore e dove ha trovato Zinzan Brooke, un altro campione del mondo All Black. Sul Sile il trequarti è rimasto sino al 1994, l’anno del suo definitivo ritiro dai campi di gioco. Nella Marca Toni, com’era chiamato, ha trovato anche la moglie, così come Kirwan, altro kiwi sposato con una trevigiana.

greenRitiro dai campi si è detto, ma non dal rugby, perché appena smesse le scarpette Craig ha cominciato subito la nuova carriera da allenatore. New Zealand Schools per 4 anni, quindi la squadra nipponica della Kanto Gakuin University, tanto per farsi le ossa.

Nel 1999 Green è arrivato sulla panchina del Calvisano e 3 anni più tardi era di nuovo a Treviso, dove ha sostituito Alain Teixidor, il francese di Perpignan. È stato qui che Toni ha raccolto i suoi maggiori successi da allenatore. Assistito dal sudafricano Jannie Breedt, ex numero 8 e capitano degli Springboks, e grazie all’arrivo in veste di Direttore Generale di Vittorio Munari, Craig ha portato subito a Treviso lo scudetto, il decimo della società, quello della stella.
Nella stessa stagione la Benetton si è fatta valere anche in Europa, centrando per la prima volta la qualificazione alla seconda fase della Parker Pen Challenge Cup.
L’anno successivo Green ha conquistato il suo secondo tricolore consecutivo dopo una stagione trionfale, nella quale la sua squadra non ha subito sconfitte.
Nel campionato 2004/05 la Benetton non è riuscita a centrare il tris, con il campionato finito nelle mani del Calvisano, ma si consolata vincendo la Coppa Italia.
Lo scudetto numero tre è arrivato già l’anno dopo, con la sua squadra che nell’arco della stagione ha perso una sola partita, quella con GRAN Parma. Il 2 settembre 2006 la Benetton ha conquistato anche la Supercoppa italiana, vincendo 26 a 12 a Treviso contro Parma.

Lo stesso anno, però, dopo lo 0 a 55 con cui la Benetton è stata asfaltata in Heineken Cup dai London Wasps, Craig ha annunciato che avrebbe lasciato a fine stagione. Anticipando di un paio d’anni il pensiero di Nick Mallett, ha motivato la sua scelta dicendo di essere deluso dalle restrittive norme adottate dalla federazione in materia di utilizzo dei giocatori stranieri che, secondo lui, non permettevano alle squadre italiane di essere competitive in campo europeo.
Come regalo d’addio, Craig ha portato nella bacheca del club trevigiano il suo quarto scudetto personale, dopo avere sconfitto l’Arix Viadana nella finale al cardiopalma di Monza, terminata nell’extra time con il risultato di 28 a 24.

Ormai italiano d’adozione, nel 2011 questo campione ha accettato l’incarico di guidare i nostri ragazzi dell’Under 20. Il suo mandato è durato soltanto fino al termine dei mondiali di categoria in Sudafrica, a giugno del 2012, dove gli azzurrini hanno terminato il torneo senza vittorie e sono retrocessi nella seconda fascia.

Nella stagione 2012/13 Green si è seduto sulla panchina dell’ASD Udine, in serie A1, classificandosi al sesto posto, mentre in quella successiva si è involato verso il Giappone, dove ad attenderlo c’era un team della Top League.

 

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