Cliff Morgan: oltre il campo di gioco

(di Roberto Vanazzi)

Di tutti gli internazionali che abbiamo avuto negli ultimi cent’anni, non riesco a pensare ad uno migliore di Cliff Morgan.” (J.J. Williams)

Il mediano d’apertura gallese Cliff Morgan è stato uno dei personaggi di spicco del rugby britannico negli anni del dopoguerra ed è spesso menzionato assieme ad altre leggende del calibro di Barry John e Phil Bennett in termini di influenza sul gioco gallese. Leggero, perfettamente equilibrato, con un movimento sfuggente e le mani sottili, dotato di un tocco squisito e di un’inventiva geniale, questo numero 10 ha incarnato i valori più belli del rugby, dentro e fuori il campo.

Cliff ha guadagnato 29 presenze con la propria nazionale nel corso di una carriera durata sette anni, conquistando il Grande Slam del 1952. Oltre che per il Galles, l’atleta del Cardiff RFC ha messo il suo estro al servizio dei British Lions, durante il tour del 1955 in Sudafrica, e dei Barbarians, con i quali ha disputato ben 17 partite.

Terminata la carriera da giocatore, le generazioni successive hanno familiarizzare con Morgan grazie al suo lavoro di commentatore. È stata la telecronaca della magnifica meta di Gareth Edwards per i Barbarians, nei primi minuti della sfida con gli All Blacks al Cardiff Arms Park nel 1973, che lo hanno innalzato tra gli immortali del broadcasting sportivo.

Cliff Morgan

Clifford Isaac Morgan è nato il 7 aprile 1930 a Trebanog, nel cuore della valle di Rhondda, e ha studiato presso la Tonyrefail Grammar School, in un’epoca in cui la palla ovale faceva parte del curriculum delle scuole secondarie gallesi. Figlio di un minatore che ha rifiutato un’offerta di giocare per il Tottenham Hotspur, il giovane Cliff ha combinato l’amore per il canto e la lavorazione del legno con una capacità crescente sul campo da rugby. Per quest’ultima Morgan deve ringraziare un insegnante della Tonyrefail, “Ned” Gribble, il quale gli ha fatto accantonare la passione per il calcio e gli ha inculcato quella per lo sport che lo avrebbe reso celebre. Si racconta che un giorno, durante una partita tra il XV della sua scuola e quello della Maestag Grammar School, Cliff, schierato nel ruolo di tallonatore, avesse realizzato un drop. Gribble, però, era convinto che il ragazzo poteva marcare una meta, così, per punizione, gli ha fatto saltare le tre partite seguenti. E pensare che all’epoca il drop e la meta valevano entrambi tre punti.

Con l’incoraggiamento di Gribble, Morgan è entrato a far parte del Cokerie Coedely XV, a Llantrisant. Lo stesso giocatore ha ricordato che prima delle partite c’era da spostare dal campo una mandria di mucche: “C’era poco da fare circa le cacche di vacca ed è stato così che abbiamo imparato a sterzare e schivare. Coloro che non riuscivano a sviluppare queste capacità puzzavano terribilmente per settimane.”

Un po’ tarchiato e con a innato senso di equilibrio, da bambino Morgan è stato provato in ogni ruolo del campo, da pilone ad estremo, finché qualcuno si è reso conto che la posizione fatta su misura per lui era quella del mediano d’apertura. Ed è stato proprio con la maglia numero 10 sulle spalle che, subito dopo la fine delle scuole superiori, nel 1949, il ragazzo è entrato a far parte del Cardiff RFC, imponendosi subito all’attenzione del pubblico grazie alla sua tecnica e alla sua accelerazione.

Non ci è voluto molto, quindi, perché Cliff indossasse la maglia rossa della nazionale. Il debuttato è arrivato il 5 marzo 1951, a 21 anni, in una sfida del Cinque Nazioni all’Arms Park contro l’Irlanda. I verdi annoveravano tra le loro fila il mediano d’apertura Jack Kyle, ovvero colui che Morgan ha sempre considerato il modello da seguire. Prima del fischio d’inizio Kyle ha avvicinato Morgan, gli ha cinto le spalle con un braccio e gli ha sussurrato: “Spero tu abbia un meraviglioso primo cap oggi.” Il numero 8 dei verdi Des O’Brian, invece, pare gli abbia detto: “Complimenti Cliff. E spero tu abbia un’assicurazione sulla vita.“. La partita è terminata 3 a 3, con una meta irlandese proprio della Primula Rossa. Morgan ha disputato anche quella successiva con la Francia, a Colombes, che ha visto i francesi vincere 8 a 3.

Un anno più tardi, nel Cinque Nazioni 1952, i Dragoni hanno conquistato il Grande Slam.
Le speranze di vincere tutte le partite del torneo sono quasi cadute al primo ostacolo, con una squadra gallese devastata dagli infortuni che il 19 gennaio ha esordito a Twickenham vincendo solamente 8 a 6. Durante la gara i rossi hanno perso Lewis Jones per quindici minuti a causa di uno strappo al muscolo della coscia e anche se poi è tornato sul terreno di gioco il trequarti è stato solo una figura virtuale sulla fascia. Tuttavia, nel momento cruciale della sfida Jones ha migliorato la propria condizione e ha dato una mano al velocista olimpico Ken Jones (aveva fatto parte della 4 x 100 ai giochi di Londra nel 1948) a segnare la sua seconda meta della partita: quella vincente.
Due settimane dopo il mediano di mischia Rex Willis si è fratturato la mascella all’inizio del match con la Scozia all’Arms Park, ma è rimasto in campo e la squadra capitanata da Gerwyn Williams ha conseguito una vittoria per 11 a 0, con un’altra marcatura di Ken Jones e i punti al piede di Malcolm Thomas.
L’ala volante ha varcato di nuovo la linea proibita nel 14 a 3 con cui l’8 marzo i gallesi si sono sbarazzati dei campioni in carica dell’Irlanda al Lansdowne Road, conquistando così la Triple Crown. Le altre due segnature le hanno realizzate Rees Stephens e Clem Thomas.
Mancava solo una sfida ai gallesi per terminare il torneo da imbattuti ed era contro la Francia di Jean Pratt, al St Helens di Swansea, dove un Morgan infortunato è stato costretto a guardare dalla tribuna. Lewis Jones ha realizzato due penalties nel suo decimo e ultimo match per il Galles prima di convertirsi al rugby League, mentre Alun Thomas ha centrato l’acca con un drop, per il 9 a 5 che ha consegnato ai Dragoni il loro terzo Grande Slam da quando era nato il Cinque Nazioni.

Nel 1953 Morgan non era disponibile per la prima sfida del torneo con l’Inghilterra, squadra che è riuscita ad espugnare l’Arms Park vincendo 8 a 3. Il mediano ha poi disputato le rimanti sfide, tutte vinte, ma la sconfitta con il XV della Rosa è stata fatale per il successo finale.

Il 19 dicembre 1953, a Cardiff, il Galles ha sconfitto la Nuova Zelanda. Perché è importante questa partita? Perché è l’ultima volta che i Dragoni hanno battuto gli All Blacks in un test match. Da quel giorno memorabile, infatti, il Galles ha tentato e fallito tutte le sfide contro i Men in Black.

La squadra della Nuova Zelanda, che aveva perso 3 a 8 all’inizio della settimana contro il Cardiff di Cliff Morgan e del capitano Bleddyn Williams, si è presentata ancora provata al vecchio Arms Park, dove ha trovato ad attenderla una folla di 56.000 tifosi.
Quando mancavano 15 minuti alla fine il Galles era sotto 5 a 8 e aveva l’ala Gareth Griffiths che giocava con una spalla lussata e Bleddyn Wiiliams, capitano anche in questo frangente, che si era strappato un legamento della coscia. A quel punto, però, il flanker Sid Judd ha attraversato la linea proibita (all’epoca la meta valeva ancora tre punti). Poco dopo, il trequarti Clem Thomas ha ricevuto l’ovale sulla fascia e ha preso gli All Blacks alla sprovvista quando ha effettuato un calcio in diagonale nell’area dei 25 metri avversaria. Il trequarti ala Ken Jones ha afferrato la palla vagante e ha marcato la meta vincente per completare la terza vittoria del Galles in quattro incontri con la Nuova Zelanda. Le due mete sono state trasformate entrambe da Gwyn Rowlands, autore anche di un piazzato, per un 13 a 8 entrato nella storia.

Il Galles ha conquistato il Cinque Nazioni del 1954, anche se a pari merito con Inghilterra e Francia, alla sua prima vittoria nel torneo in 44 anni di presenza. Se si fosse deciso con la differenza punti, a vincere sarebbe stato proprio il Galles. Morgan, che ha saltato la sfida con Les Blues, ha realizzato la sua prima meta internazionale contro la Scozia all’Arms Park.

Anche nel 1955 il torneo è stato vinto a pari merito da Galles e Francia, con i primi che hanno ottenuto una migliore differenza punti. Morgan ha varcato di nuovo la linea proibita, questa volta quella dell’Irlanda.

Lo stesso anno il suo lavoro presso un’impresa di ingegneria ha costretto Cliff a trasferirsi a Dublino. Il mediano d’apertura è stato così costretto a cercarsi una squadra dove giocare e la scelta è caduta sul Bective Rangers, un vecchio club della capitale oggi affiliato al Leinster. Nel breve periodo in cui vi ha militato, Morgan ha conquistato la Coppa del Leinster, che i Rangers non vincevano da vent’anni, realizzando una meta nella finale contro Old Belvedere.

Sempre in quel lontano 1955, il figlio della Rhondda è stato convocato dal coach irlandese Jack Siggins per far parte dei British & Irish Lions che si sono recati in Sudafrica.
Morgan ha esordito nella partita che ha aperto il tour, il 22 giugno all’Olën Park di Potchefstroom contro Western Transvaal, segnando una meta. Altre due marcature l’apertura le ha realizzate il 20 luglio nella sfida con North-East Districts, anche se la più importante rimane quella del 6 agosto, nel primo test match della serie andato in scena all’Ellis Park di Johannesburg, di fronte ad una folla record di quasi 100 000 tifosi. Nell’aria rarefatta del Transvaal, Morgan ha marcato la meta che ha regalato ai Leoni la vittoria sugli Springboks per 23 a 22. Questa partita è stata descritta come “uno dei più grandi match mai giocato in qualsiasi parte del mondo in ogni epoca.”.
Il mediano di Trebanog ha sostituito l’infortunato Robin Thompson come capitano per la terza partita con la nazionale sudafricana, anch’essa terminata con la vittoria dei Britannici. Cliff ha disputato 15 incontri di quel tour, tra cui tutti i quattro test ufficiali, terminati con due vittorie per parte; un pareggio che ha reso la squadra di Morgan la prima ad evitare la sconfitta in una serie contro gli Springboks.

Tornato al Cardiff, Morgan è stato eletto capitano del club e successivamente anche della Nazionale gallese che ha vinto il Cinque Nazioni del 1956, questa volta in solitaria.

I Dragoni hanno esordito nel torneo il 21 gennaio con un successo per 8 a 3 a Twickenham. Due settimane più tardi all’Arms Park è caduta la Scozia, con Cliff che ha varcato la linea bianca per la terza e ultima volta nella sua carriera internazionale. Alla terza giornata il Galles ha perso a Dublino con l’Irlanda di Jack Kyle; un pesante 11 a 3 che ha compromesso la possibilità di acquisire il Grande Slam. Il successo è comunque arrivato il 24 marzo, grazie al 5 a 3 con cui è stata sconfitta la Francia a Cardiff.

In seguito Cliff ha disputato ancora due tornei delle Cinque Nazioni: nel 1957, l’anno del Grande Slam inglese, e nel 1958, vinto ancora dai sudditi di Sua Maestà.
A quel punto, all’età di 28 anni, il mediano di Trebanog ha deciso di salutare la nazionale da leggenda vivente di questo sport.

Il mito di Morgan è stato alimentato anche con la maglia dei Barbarians, con i quali ha disputato ben 17 partite tra il 1951 e il 1958, la prima durante il Mobbs Memorial Match del 1951, nove giorni prima del suo debutto internazionale con il Galles. Una scelta automatica per le grandi sfide, Cliff ha indossato sei volte la fascia da capitano dei bianco-neri e ad oggi è l’unico mediano d’apertura che ha vinto con tutte e tre le potenze rugbistiche dell’emisfero sud, avendo sconfitto il Sudafrica nel 1952, la Nuova Zelanda nel 1954 (entrambi i test era schierato in mediana con il suo partner del Cardiff Rex Willis) e poi come skipper nella vittoriosa partita contro l’Australia nel 1958. L’atleta di Trebanog ha quindi partecipato ai primi due tour all’estero dei Baa-Baas: in Canada nel 1957 e in Sudafrica l’anno successivo. È stato durante questo viaggio che Cliff ha disputato la sua ultima partita ufficiale, il 28 maggio 1958 a Nairobi, contro un XV degli East African.

Dopo aver appeso le scarpe al chiodo Morgan si è reinventato commentatore, broadcaster e scrittore, raggiungendo anche in questo campo lo status di leggenda. L’ex nazionale gallese è entrato alla sede gallese della BBC per diventare organizzatore del loro programma sportivo, dando inizio ad un rapporto con l’emittente che sarebbe durato quattro decenni. Uomo appassionato e intelligente, ha abbandonato lo sport per due anni, dal 1964 fino al 1966, quando è passato all’emittente ITV, dove ha rivestito il ruolo di direttore di This Week, programma in cui trattava temi d’attualità. Tornato al suo vecchio amore, Cliff si è fatto carico del programma infrasettimanale Sports Night, assieme a David Coleman, anch’egli commentatore sportivo. Nel 1970 lui e il pugile inglese Henry Cooper sono stati i capitani delle squadre nella prima serie di A Question of Sport, un programma oggi giunto alla sua quinta decade.

Nel 1972, all’età di 42 anni, mentre si trovava in Germania per lavoro, Cliff è stato colpito da un ictus che lo ha lasciato paralizzato da un lato. Per fortuna l’ex nazionale gallese ha recuperato completatamene, tant’è che è dell’anno successivo uno dei ricordi migliori del Morgan commentatore: la descrizione della famosa meta di Gareth Edwards per i Barbarians contro la Nuova Zelanda. Considerata una delle più belle marcature nella storia di questo sport, la Meta (con la M maiuscola) è diventata immortale grazie anche alla voce di Cliff. La leggenda narra che sia stato un caso che lui fosse al microfono; il commentatore designato, infatti, doveva essere Bill McLaren, ma lo scozzese quel giorno era ammalato.

Nel 1974 a Cliff è stata affidata la direzione delle squadre esterne radiofoniche della BBC. Due anni più tardi è tornato alla BBC Television con lo stesso ruolo, supervisionando la copertura del matrimonio reale tra il principe Carlo e Diana Spencer il 29 luglio 1981, così come dei Giochi Olimpici e i Giochi del Commonwealth, la Coppa del Mondo di Rugby e altri grandi eventi sportivi.

Nel giugno 1977 Morgan è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per i suoi servizi alla comunità gallese in Inghilterra, come presidente della Glamorgan London Society. Nove anni più tardi, invece, ha ricevuto il titolo di Comandante dell’Ordine Reale Vittoriano per i suoi servizi all’emittenza radiotelevisiva.

Nonostante il pensionamento, avvenuto nel 1987, Morgan ha continuato a presentare Sport On Four, programma da lui ideato dieci anni prima, dove intervistava i protagonisti di tutti gli sport con calore, entusiasmo e generosità di spirito. Cliff, d’altronde, era un uomo di sorrisi, risate e fiducia; il cinismo infestante gli sportivi, che volevano vincere a tutti i costi per guadagnare di più, e delle emittenti delle generazioni successive era a lui sconosciuto. Molti suoi devoti ascoltatori si sono dispiaciuti quando nel 1998 il suo programma del sabato ha chiuso ed è stato sostituito da Home Truths di John Peel.

Nel 1997, quando è nata l’International Rugby Hall of Fame, Morgan è stato tra i primi atleti ad esservi ammesso, insieme agli altri gallesi JPR Williams, Barry John e Gareth Edwards. Nel 2009, invece, è stato inserito anche nell’IRB Hall of Fame.

Nel 1999 Cliff ha perso la moglie Nuala Martin, sposata 44 anni prima, dalla quale aveva avuto due figli, un maschio e una femmina. L’ex numero 10 si è risposato nel 2001 con Pat Ewing.

In seguito Morgan è stato affetto da un cancro delle corde vocali con successiva rimozione della laringe e conseguente limitata capacità di parlare: una disgrazia crudele per un uomo che viveva di convivialità ed eloquenza e che amava cantare mentre suonava il piano.

Dopo una lunga battaglia con la malattia, il leggendario mediano d’apertura ha passato l’ovale il 29 agosto 2013, all’età di 83 anni, a Bembridge, sull’Isola di Wight, dove da qualche anno viveva ormai ritirato dal resto del mondo. Al suo funerale hanno partecipato numerose personalità del rugby e del mondo dei media britannici, tra cui Gareth Edwards, Barry John e i dirigenti della federazione gallese.

 

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