Chris Paterson: l’infallibile Mossy

(di Roberto Vanazzi)

Il migliore e il peggiore momento della mia carriera sono arrivati a 20 minuti l’uno dall’altro. Prima sono entrato in campo per giocare la mia centesima partita e venti minuti dopo ero nel retro di un’ambulanza con il peggior infortunio che abbia subito.” (Chris Paterson)

Il 29 settembre del 2007, al Geoffroy-Guichard di St.Etienne, una squadra è uscita dal campo in lacrime. Si tratta dell’Italia, che quel piovoso giorno ha sfiorato di un niente lo storico passaggio ai quarti di finale di un mondiale. Per una squadra che piange, però, ce n’è sempre una che sorride e quella volta a sorridere è stata la Scozia, i rivali di sempre, che per soli due punti, due miseri punti, hanno escluso ancora una volta gli azzurri dalla gloria. Gli scozzesi devono ringraziare un uomo per quella sofferta vittoria, colui che ha realizzato tutti i 18 punti della sua squadra, calciando in mezzo ai pali sei piazzati in altrettanti tentativi. Quell’uomo è Chris Paterson.

Chris Paterson

Chris Paterson

Christopher Douglas Paterson, Mossy per gli amici, dal nome del cartone animato che amava quand’era bambino, è nato il 30 marzo del 1978 a Edimburgo. Proveniente da una famiglia di rugbisti doc – suo zio Duncan Paterson era stato mediano di mischia della nazionale scozzese negli anni ’70 – Chris si è messo in mostra come abile mediano d’apertura nelle giovanili del Gala RFC, il club di Galashiels.
Il ragazzo non si è smentito neppure quando è passato alla prima squadra. Memorabile è stata una sua meta in solitaria, che ha consentito ai Maroons di conquistare la Scottish Cup del 1999 a Murrayfield.

Poco tempo dopo Paterson ha firmato per i Glasgow Caledonians. Lì, però, ha giocato solo due partite, perché dietro l’angolo c’era il contratto con l’Edinburgh Rugby. Un volta diventato professionista, Chris ha abbandonato l’Università di Edimburgo, dove stava studiando per diventare professore di educazione fisica.

Lo stesso anno il trequarti è stato inserito da Jim Telfer nel gruppo della nazionale in partenza per la Rugby World Cup. Durante il torneo Chris ha guadagnato il suo primo cap internazionale contro la Spagna, partita in cui ha giocato nel ruolo di estremo. Questa è stata la sua unica apparizione in quel mondiale. La nazionale del Cardo ha raggiunto i quarti di finale, dove è stata sconfitta 18 a 30 dagli All Blacks.

Nella successiva gara con la divisa blu notte, contro la Francia durante il Sei Nazioni del 2000, Paterson ha segnato i suoi primi punti: due penalties e la trasformazione della meta di Andy Nicol. Lo stesso anno, durante il tour in Nuova Zelanda, Chris ha marcato anche la sua prima meta, nella partita persa 14 a 48 all’Eden Park di Auckland.

Intanto, Edimburgo iniziava l’avvnetura nella Scottish-Welsh League, il campionato che portava in se l’embrione di quella che poi, con l’arrivo delle squadre irlandesi, sarebbe stata la Celtic League e, oggi, il Rabo Direct Pro 12.  Nel 2003 Paterson è stato uno dei pilastri della squadra che ha raggiunto i quarti di finale dell’Heineken Cup, poi persi 10 a 36 contro il Tolosa.

Ormai Chris era un appuntamento fisso nei XV della nazionale, dove il nuovo allenatore Ian McGeechan lo usava prettamente come trequarti ala. Le sue performance, soprattutto dalla piazzola, e la sua classe innata gli sono valsi la convocazione per la Coppa del Mondo del 2003 in Australia.
Nella gara d’apertura del torneo, contro il Giappone, Paterson ha messo nel paniere due mete, una trasformazione e un piazzato. Nella seconda partita, con gli Stati Uniti, il suo score è stato invece di 19 punti, con un’altra meta segnata. Mossy ha giocato anche contro le Fiji e la Francia, sistemandosi finalmente come mediano d’apertura, il ruolo che lui ha sempre preferito, ma dove, stranamente, è stato usato con il contagocce. La Scozia è passata senza problemi ai quarti di finale, seconda nel girone alle spalle della Francia. Anche in questo caso, però, il XV del Cardo non è andato oltre, asfaltati dai padroni di casa dell’Australia con un secco 16 a 33. Di questi 16 punti, 11 sono stati realizzati da Paterson, che nell’arco del mondiale ne ha segnato un totale di 71.

Da questo momento in avanti Chris Paterson ha cominciato a infrangere tutti i record possibili per quanto riguarda un giocatore scozzese.
Il 15 novembre 2004, durante la partita con il Giappone, giocata al McDiarmid Park di Perth e terminata con il punteggio di 100 a 8, Mossy ha superato il mitico Andy Irvine, diventando il secondo miglior marcatore di sempre per la Scozia, dietro solo all’altrettanto mitico Gavin Hastings. In quella partita Paterson ha segnato 40 punti, suddivisi in 3 mete, 11 trasformazioni e 1 penalty. Questo rimane ancora oggi il bottino principe per un giocatore del Cardo in un test match.
Due settimane più tardi, nella partita contro gli Springboks a Edimburgo, il ventiseienne Chris Paterson è diventato il più giovane giocatore scozzese a raggiungere i 50 caps.

Il record di “Big Gav” Hastings è stato eguagliato il 26 febbraio del 2005 a Murrayfield, durante la gara vinta 18 a 13 contro l’Italia. Per l’occasione il cecchino di Edimburgo ha centrato l’acca con 6 piazzati.

Nonostante la sua incredibile affidabilità nei calci e il titolo di migliore estremo del Sei Nazioni del 2005, Paterson è stato omesso dalla lista deii British & Irish Lions di Clive Woodward per il tour in Nuova Zelanda. L’esclusione ha suscitato parecchia incredulità e a sir Woodward è stata mossa la critica di avere convocato troppi atleti della sua squadra inglese, che aveva vinto la Rugby World Cup del 2003. Per la cronaca, i Lions hanno perso la serie 3 a 0.

Nel 2006 Paterson, con la maglia numero 11, è stato parte integrante di un team scozzese che nel Sei Nazioni ha fatto registrare le vittorie con la Francia, l’Inghilterra e l’Italia, terminando il torneo al terzo posto. Questo rimane ad oggi il miglior piazzamento della Scozia da quando il Cinque Nazioni è diventato Sei Nazioni.

L’anno successivo il trequarti di Edimburgo ha ricevuto la fascia di capitano durante il Sei Nazioni, quando Jason White si è fermato a causa di un infortunio. La Scozia, però, ha vinto solo la partita interna con il Galles, subendo l’onta di essere sconfitta per la prima volta dall’Italia tra le mura amiche di Murrayfield, con un secco 37 a 17, grazie a tre mete nei primi 6 minuti di gioco, di Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson, e a quella di Alessandro Troncon a fine gara.

Sempre nel 2007, dopo sette anni trascorsi con la squadra della capitale scozzese, Mossy è stato praticamente costretto ad andarsene. Una disputa tra il club e la Scottish Rugby Union, infatti, ha portato al rifiuto da parte del patron della squadra, Bob Carruthers, di fornire i suoi giocatori alla nazionale per il ritiro in vista della Coppa del Mondo di Francia. Così, il 24 luglio del 2007 Chris ha firmato con un mutuo consenso per gli inglesi del Gloucester.
Purtroppo, l’avventura di Paterson con i bianco-rossi non è stata idilliaca. Ha giocato poco, 14 incontri, e segnato solo 38 punti. A quel punto, si è deciso che per la stagione 2008/2009, Chris sarebbe tornato nella sua vecchia Edimburgo.

paterPaterson ha quindi partecipato alla Rugby World Cup del 2007. Gli Highlanders erano inseriti nel gruppo C, quello della Nuova Zelanda e dell’Italia. La squadra allenata da Frank Hadden, secondo i pronostici, avrebbe dovuto giocarsi il passaggio del turno con gli azzurri. E così è stato. Dopo avere sconfitto entrambe Romania e Portogallo e subito la scontata batosta per mano della banda guidata da Richie McCaw, le due compagini si sono trovate di fronte sul terreno di Saint-Etienne per il match decisivo. La differenza punti era favorevole alla Scozia, che poteva giocare anche per il pareggio, ma era ancora vivo il ricordo della sconfitta subita pochi mesi prima nel Sei Nazioni, quando gli azzurri avevano espugnato Murrayfield. Il XV del Cardo è partito bene e, grazie ad un fuorigioco in mischia, ha centrato subito i 3 punti con un piazzato di Paterson. L’uomo di Edimburgo, che quel giorno era schierato trequarti ala, ha replicato due minuti più tardi, quando ancora dal suo piede sono arrivati altri 3 punti. Gli azzurri soffrivano la touche scozzese e non riuscivano a raccapezzarsi con il gioco al piede. Al 9° minuto Mauro Bergamasco si è procurato un cartellino giallo, sintomo di un evidente nervosismo. 5 minuti più tardi, però, nonostante l’inferiorità numerica, Alessandro Troncon ha segnato l’unica meta della partita. David Bortolussi ha trasformato e gli azzurri si sono trovati in vantaggio. Lo stesso mediano d’apertura italiano, al 18° minuto ha piazzato tra i pali un penalty. L’Italia del rugby stentava quasi a crederci: i suoi beniamini erano avanti di 4 punti. Paterson, però, non era d’accordo e con due calci ha punito l’indisciplina azzurra e mandato i suoi al riposo in vantaggio 12 a 10. Nella ripresa Bortolussi ha sbagliato il penalty del sorpasso e  Chris, con altri due piazzati, ha allungato oltre il break: 18 a 10. A quel punto, però, è stata la Scozia a rimanere in 14 uomini, per il giallo comminato a Nathan Hines. L’Italia ne ha approfittato subito con Bortolussi, che ha piazzato due volte tra i pali e si è riportata a sole 2 lunghezze dagli avversari. C’era da giocare ancora metà della ripresa, ma la pioggia battente non aiutava certo il gioco alla mano. La sofferenza era evidente in entrambi gli schieramenti. Quando mancavano 3 minuti al fischio finale, gli uomini di Berbizier hanno usufruito di un penalty. Se quel calcio fosse entrato, l’Italia sarebbe approdata per la prima volta ai quarti di finale di un mondiale. Invece, l’ovale calciato da David Bortolussi da posizione defilata è uscito di lato. Troncon, che con 101 caps ha chiuso lì la sua carriera azzurra, è uscito dal campo tra le lacrime, sulle spalle di Carlo del fava e Martin Castrogiovanni. La Scozia è passata oltre, ma, come successo nei due tornei precedenti, è stata eliminata nei quarti di finale, dove ha perso 19 a 13 con l’Argentina allo Stade de France di Saint-Denis.
Paterson ha giocato in tutti i 5 match della Scozia ed è tornato in patria con un bottino di 46 punti.

Dopo il mondiale, la carriera di Chris Paterson è proseguita di record in record. Il 9 febbraio 2008, nella sfida contro il Galles al Millenium Stadium, Mossy ha guadagnato il suo cap numero 83, superando in quel modo Gregor Townsend quale trequarti scozzese con più presenze. In quel periodo Chris ha realizzato un filotto di 36 piazzati consecutivi andati a buon fine; un record che sarebbe poi stato superato dal sudafricano Morné Steyn nel 2010.

Più avanti nella stagione, esattamente il 28 giugno 2008, con l’Argentina a Buenos Aires, Paterson ha raggiunto quota 88 caps e ha superato Scott Murray per quanto riguarda il record assoluto di presenze in nazionale. In quella partita, che gli scozzesi hanno vinto 26 a 14, il trequarti è stato eletto Man of the Match.

Sempre nel 2008, Mossy è diventato il primo scozzese ad avere disputato 50 partite di Heineken Cup. Il record è stato raggiunto durante la sfida vinta da Edimburgo con il Castres.

Il 21 novembre del 2009, a Murrayfield, Paterson ha segnato un drop al 75° minuto, risultato decisivo per la storica vittoria che la Scozia ha conseguito contro l’Australia. Un 9 a 8 che ha portato agli Highlanders il primo successo sui Wallabies dopo 27 anni.

Il 13 febbraio 2010, al Millenium Stadium di Cardiff, Paterson ha tagliato il traguardo dei 100 caps. La festa, però, è stata funestata da un grave infortunio ad un rene, che ha costretto il trequarti a rimanere fermo per i successivi cinque mesi. Nella stessa gara Rory Lamont ha subito un incidente ai legamenti crociati, mentre Thom Evans, dopo un o scontro con l’estremo gallese Lee Byrne, ha subito un pericoloso colpo al collo che lo ha costretto ha ritirarsi dal rugby a soli 25 anni.

Chris è rientrato in campo sabato 20 novembre 2010 e ha festeggiato il cap numero 101 con una bella vittoria contro i campioni del mondo in carica del Sudafrica, a Murrayfield. Iniseme a Nikki Walker e Nathan Hines, Mossy era uno dei tre giocatori della Scozia che aveva sconfitto gli Springboks anche nel 2002.

Inizialmente escluso dalla rosa partecipante al Sei Nazioni 2011, Paterson è stato richiamato per le sfide con Irlanda, Inghilterra e Italia. Oltre ai 31 punti realizzati con il suo piede magico nell’arco delle tre partite, Mossy ha giustificato la convocazione nel momento in cui ha evitato una meta già fatta di Ben Foden, quando l’estremo dell’Inghilterra era ormai certo di segnare. L’impresa ha contribuito a tenere la Scozia attaccata al risultato fino agli ultimi minuti, anche se alla fine ha perso 16 a 22.
La settimana seguente il ragazzo di Edimburgo ha compiuto un gesto quasi identico, placcando un Luke McLean lanciato in meta nella partita vinta 21 a 8 contro l’Italia. In quest’ultimo incontro, Paterson è diventato il quinto giocatore a segnare più di 400 punti nella storia del Torneo Cinque/Sei Nazioni.

In estate Chris è stato selezionato dal coach Andy Robinson per disputare la Coppa del Mondo del 2011 in Nuova Zelanda. Il trequarti ha segnato subito 14 punti nella gara di apertura, dove la Scozia ha battuto la Romania 34 a 24. Nel terzo incontro della fase a gironi, che gli Highlanders hanno perso 12 a 13 con l’Argentina, Paterson ha eguagliato il record di 14 partite nei mondiali, che apparteneva a Doddie Weir.
Il record è stato superato nell’ultima partita del girone B, giocata contro gli odiati cugini inglesi a Auckland. Alla Scozia era necessaria la vittoria per passare ai quarti di finale. Il risultato, però, è stato un 16 a 12 in favore dei bianchi, con Chris Ashton che ha marcato una meta all’ultimo minuto. Questa è stata la partita numero 109 di Paterson con la maglia della nazionale: la sua ultima. Nel match il trequarti ha puntellato il suo record di punti arrivando a quota 809.

paterson

Nel dicembre del 2011, a trentatré anni, Chris Paterson ha annunciato il suo ritiro dal rugby internazionale, dopo una carriera durata 12 anni. La decisione è arrivata anche a seguito di un infortunio all’inguine, che ha inciso sulla sua precisione nei calci: “Ho sempre detto che sarei uscito di scena al più alto livello del gioco, mentre avevo ancora la capacità di andare avanti.” Ha dichiarato: “La mia paura più grande era quella di svalutare i risultati che ho raggiunto e la maglia. Devi smettere ad un certo punto e questo è il momento giusto per me.
In totale Paterson ha guadagnato 109 caps per la Scozia, con uno score di 809 punti, che comprendono 22 mete, 170 penalties, 90 trasformazioni e 3 drop. Ad oggi è lui l’unico scozzese ad aver giocato in quattro Coppe del Mondo di rugby.

A livello di club, Mossy ha giocato la sua ultima partita per Edimburgo contro la Benetton Treviso, il 5 maggio 2012 a Murrayfield. Nonostante una lunga assenza a causa dell’infortunio, Paterson ha segnato la terza meta per la sua squadra, aiutandola a vincere 44 a 21. Per Edimburgo, il trequarti ha segnato qualche cosa come 773 punti in Celtic League e 287 in Heineken Cup.

Nel maggio del 2012 è stato annunciato che Paterson avrebbe assunto il doppio ruolo di allenatore dei calciatori e ambasciatore per la Scottish Rugby Union.
Lo stesso anno Chris è stato nominato Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per i servizi resi al rugby scozzese e ha ricevuto una laurea ad honorem in Scienze presso l’Edinburgh Napier University.

Nello stesso periodo in cui Chris ha deciso di smettere con il rugby internazionale, un altro grande campione ha detto addio alla propria nazionale: Jonny Wilkinson. I due avevano molto in comune. Tanto lo scozzese quanto l’inglese hanno lavorato con dedizione certosina, al limite del maniacale, per perfezionare i loro calci verso la porta, guadagnandosi il rispetto di tutti per la loro serietà. Ma, soprattutto, entrambi fanno parte di quella schiera di personaggi, non molto folta a dire il vero, capaci di fare innamorare di rugby chiunque.

 

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