Carlos Spencer: il funambolo degli All Blacks

(di Roberto Vanazzi)

I giorni in cui raggiungevo gli allenamenti della squadra su di un Harley-Davidson sono finiti. Le strade sono un po’ pericolose a Johannesburg. Ci sono degli autisti folli, soprattutto i tassisti” (Carlos Spencer)

Le giocate sfrontate, la velocità, i lampi di genio, sono queste le caratteristiche che hanno fatto di Carlos Spencer uno dei giocatori più amati del nostro tempo. L’unica sfortuna è stata che la sua carriera con la maglia degli All Blacks si è scontrata con quella di un altro numero 10 molto dotato: Andrew Mehrtens.

Carlos Spencer

Carlos Spencer

Di origini maori, Carlos James Spencer è nato a Levin, il 14 ottobre 1975. Dal momento in cui è apparso giovanissimo nella squadra di Horowhenua era chiaro che egli aveva un talento prodigioso, tant’è che a soli 16 anni, mentre studiava ancora presso il Waiopehu College di Levin, è entrato nel rugby che conta giocando in NPC in terza divisione.

Un anno dopo, Carlos ha dato un’ulteriore dimostrazione della sua classe quando, in una sfida d’inizio stagione in Ranfurly Shield, ha segnato una meta spettacolare nella partita persa da Horowhenua-Kapiti contro Auckland. A quel tempo il coach di Auckland era Graham Henry, il quale è rimasto talmente colpito dalle capacità del ragazzo che nel 1993 questi si è accasato proprio a Auckland. Ben presto il giovane è diventato una scelta costante nell’indossare la maglia numero 10 del club bianco-blu, succedendo a un mito come Grant Fox.

Nel 1994 è cominciata la competizione con l’apertura del Canterbury Andrew Mehrtens, quando entrambi sono stati inclusi nella rosa dei New Zealand Colts, con Spencer inizialmente preferito per i match principali. Il resto degli anni 1990, e nei primi del 2000, i due sono stati compagni in molti XV All Blacks, anche se le gare in cui sono apparsi contemporaneamente sono poche. Spencer, effettivamente, è entrato in campo con la nazionale per la prima volta quando ha sostituito un Mehrtens infortunato alla fine della stagione 1995, durante il tour in Francia e Italia, anche se ha giocato solo gare non ufficiali.

L’apertura di Auckland ha fatto poi parte della rosa che ha partecipato alla tournée in Sudafrica nel 1996 anche se, con Simon Culhane che ha prevalso come vice di Mehrtens, ha dovuto attendere sino al 1997, quando Andrew era ancora infortunato, per esordire in un match ufficiale. Questo è arrivato il 21 giugno contro l’Argentina, al Wellington’s Athletic Park, gara che Spencer ha interpretato in maniera splendida, segnando 33 punti, suddivisi in 2 mete, 1 penalty e 10 trasformazioni.

Carlos ha ricoperto il ruolo di apertura titolare per i test casalinghi del 1997, ma ha perso la maglia nel tour di fine anno in Gran Bretagna a causa del rientro del solito Mehrtens. La coppia ha quindi condiviso il ruolo per gran parte di un’infelice stagione 1998, durante la quale il coach John Hart è stato aspramente criticato, tra le altre cose, proprio per l’incapacità di gestire i due fuoriclasse.

Spencer ha quindi trascorso la maggior parte del 1999 nella nazionale A della Nuova Zelanda, ma è stato incluso ugualmente nella squadra in partenza per la Coppa del Mondo. Tuttavia, un infortunio l’ha costretto a lasciare il torneo senza fare alcuna apparizione.

Nelle seguenti tre stagioni Spencer ha lottato ancora con Mehrtens, e anche con Tony Brown, per la possibilità di vestire la maglia numero 10, così ha disputato solo 3 incontri, uno dei quali a Genova contro l’Italia nel novembre del 2000, finito 56 a 19 per i neri. Per l’occasione Spencer ha marcato una meta e ha piazzato l’ovale tra i pali con 2 penalties e 5 trasformazioni.

Finalmente, nel 2003 Carlos si è assicurato un posto fisso nel XV degli All Blacks ed ha giocato in tutte le quattordici partite dell’anno, comprese quelle della Coppa del Mondo in Australia, dove ha svolto un ruolo importante per la maggior parte delle gare, segnando 4 mete (2 all’Italia, 1 a Tonga e 1 al Galles) tutte nella fase a gironi. Purtroppo, in semifinale ha avuto la sfortuna di sbagliare il passaggio dal quale i Wallabies, grazie ad un’intercetto di Stirling Mortlock, sono arrivati in meta con lo stesso giocatore. Di Spencer, in quel mondiale, resterà comunque il ricordo di come lui, maori predestinato, ha diretto l’haka dei tutti neri proprio contro l’Australia, e di quel passaggio in mezzo alle gambe con il quale ha dato l’ovale a Rokocoko, che si è involato in meta durante la gara con gli Springboks.

Spencer ha mantenuto il suo posto ancora nel 2004, ma Mehrtens glielo ha sottratto nuovamente durante il tour di fine anno, con Graham Henry che ormai aveva già deciso chi sarebbe stato il mediano d’apertura del futuro: Daniel Carter.

Carlos si è allora consolato giocando con i New Zealand Maori, con i quali ha affrontato anche i British Lions nel 2005. In quella partita, dopo essere entrato in sostituzione all’inizio del secondo tempo, Spencer ha contribuito a costruire la meta vincente di Leon McDonald. Il team dei Maori è stato forse quello cui Spencer era più legato. Mentre lottava per un posto negli All Blacks nel 2001-2002, le presenze nei Maori, anche contro squadre di livello come i Wallabies, hanno mantenuto il suo profilo internazionale su standard elevati. Molte di queste apparizioni erano state nel ruolo di estremo, dove ha spesso giocato anche per Auckland e per i Blues, e dove di solito regalava realizzazioni considerevoli.

La meta ai Lions è stata il regalo di addio al rugby della sua patria, Come detto, infatti, nel 2005 Spencer si è trasferito in Inghilterra, nel Northampton Saints, squadra dove è rimasto sino al 2009 quando si è accasato a Gloucester. Il 6 gennaio 2010, invece, ha firmato per i Golden Lions, club di Johannesburg con il quale ha giocato il Super 14. Il contratto offerto a Spencer dai Lions si dice sia il più alto mai stabilito in Sudafrica.

CSPENCERDal 2012 Carlos è diventato aiuto allenatore di John Mitchell agli stessi Lions. L’anno seguente, invece, è stato assunto dagli Sharks, franchigia di Durban, come consulente.

A dicembre, sempre del 2013, Spencer è stato ingaggiato come capo allenatore dai sudafricani dell’Eastern Province Kings, squadra di Porth Elisabeth che partecipa alla Currie Cup e alla Vodacome Cup.

Nelle 35 partite da lui effettuate con gli All Blacks Carlos ha ottenuto 291 punti, di cui 14 mete. Per Auckland, invece, ha giocato 93 partite con 515 punti all’attivo, mentre nelle 96 gare del Super 12 con i Blues ha segnato 608 punti.

Nonostante questi record però, a Spencer è un po’ mancata l’abilità tattica di leggere e controllare il gioco, tipica di Mehrtens. Come attaccante invece, con quel gusto per il non ortodosso e l’imprevisto e la notevole capacità di scardinare le difese, l’uomo di Levin ha avuto pochi eguali. La misura della sua abilità in attacco è dimostrata dal fatto che ha segnato più di 100 mete nel campionato neozelandese, cinque delle quali in semifinale di NPC nel 1996 contro Otago. Solo tre giocatori hanno totalizzato più punti di Spencer per la Nuova Zelanda nei test match: Grant Fox, Andrew Mehrtens e, più recentemente, Daniel Carter.

Spencer ha ricevuto molti onori sia con Auckland sia con i Blues. Con i primi era parte della squadra che ha vinto il Ranfurly Shield nel 1995 e nel 1996, e che è stata campione in NPC nel 1994, 1995, 1996 e 2002. Con i Blues, invece, ha vinto il Super 12 nel 1996, nel 1997 e ancora nel 2003, dove ha battuto in finale i Crusaders di Merthens 21 a 17.

Nel 2006, Carlos Spencer è stato nominato nel Dream Team della Guinness Premiership ed è anche stato eletto Player of the Year per la stagione 2005-06 dai tifosi del Northampton Saints. Egli ha poi giocato quattro partite per la squadra World XV di Bob Dwyer nel 2006, e anche per i Barbarians contro l’Inghilterra a Twickenham, il 28 maggio, e in una sconfitta per 30 a 27 contro gli Springboks all’Ellis Park il 3 giugno.

 

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