Bryan Williams: ira di Dio

(di Roberto Vanazzi)

Sarebbe difficile pensare a qualcuno che ha dato un contributo più monumentale in Nuova Zelanda e nel rugby mondiale di Bryan Williams, il cui coinvolgimento e il servizio nel gioco è stato praticamente per tutta la vita e ne ha coperto tutti gli aspetti.” (dal sito degli All Blacks)

Figura leggendaria in Nuova Zelanda, Bryan Williams è considerato uno dei più grandi giocatori che il paese abbia mai prodotto. Dotato di un ritmo martellante ed elettrici cambi di direzione, il trequarti ala di Auckland ha indossato la maglia degli All Blacks dal 1970 al 1978, disputando 113 partite, tra cui 38 test internazionali. Il suo bottino in fatto di mete è impressionante: 66, 10 delle quali nei test match. Un record che è stato tale fino a quando lo ha superato un’altra leggenda quale John Kirwan.

Oltre che un ala meravigliosa, Bryan è stato anche un pioniere, nel senso che, essendo nato da genitori samoani, il ragazzo è diventato uno dei primi abitanti delle isole del Pacifico ad indossare la divisa degli All Blacks. Magari non proprio il primo (i fratelli Solomon, Frank e Dave, come Williams atleti del Ponsonby, hanno giocato per la Nuova Zelanda negli anni ’30 e Arthur Jennings è stato un All Black negli anni ’60) ma, sicuramente, lui è stato la prima vera superstar samoana, nonché una figura di riferimento per un’intera comunità. Non che Williams, al momento, avesse guardato la sua carriera da All Black attraverso qualsiasi tipo di prisma sociologico. Lui era solo entusiasta di intraprendere quell’avventura.

Bryan Williams

Bryan Williams

Bryan George Williams, soprannominato Beegee, è nato il 3 aprile del 1950 ad Auckland, da padre samoano e madre rarotongan di estrazione samoana. Il ragazzo è stato istruito presso la Mt Albert Grammar School, dove ha iniziato la sua avventur con la palla ovale giocando nel primo XV della scuola dal 1965 al 1967.

Nel 1968 Bryan è entrato tra le fila del Pomsonby, club con sede ad Auckland che ha prodotto numerosi All Blacks, e ha giocato anche per gli Auckland Colts, la squadra under 21 di Auckland. Che fosse un giocatore destinato a grandi onori è stato chiaro quando nel giorno del suo debutto con i Colts, contro East Coast, ha segnato quattro mete e ha calciato tra i pali due trasformazioni.

L’anno seguente Williams ha cominciato l’avventura provinciale con la prima squadra di Auckland, schierato nel ruolo di trequarti centro, dove ha mostrato un ritmo, una potenza e un gioco di gambe prodigiosi.

Queste doti hanno fatto sì che nel 1970 il coach della nazionale, Ivan Vodanovich, lo convocasse per intraprendere il tour in Sudafrica. Il ragazzo di quel tour è stato la vera rivelazione. Schierato all’ala ( al centro hanno giocato Grahame Thorne e Ian MacRae), Williams ha avuto un effetto devastante e ha segnato 14 mete nelle sue 13 presenze, varcando la linea proibita nel primo e nel quarto test match. Questo è successo in pieno periodo di apartheid, e questo vuol dire che, a causa della sua parentela samoana, Bryan è stato in grado di partecipare al tour solo grazie alla concessione dello status di “bianco onorario”. Williams ha avuto quindi un ruolo importante nella storia, diventando uno dei primi giocatori a dimostrare sul campo sia l’ingiustizia che la stupidità dell’apartheid. Il ragazzo ha avuto un attacco di panico dopo che l’aereo dei neozelandesi è atterrato sul suolo sudafricano e ha pensato che sarebbe stato meglio se fosse rimasto a casa.

L’esordio con la felce sul petto è arrivato il 24 giugno a Bethlehem, dov’è stato affrontato il XV di Paul Roos. Gli All Blacks hanno vinto 43 a 9 e il ragazzo di Auckland si è presentato realizzando una doppietta.
Bryan ha disputato altre cinque partite infrasettimanali e siglato tre marcature prima che il 25 luglio scendesse sull’erba del Loftus Versfeld di Pretoria per affrontare gli Springboks nel primo test match. I padroni di casa, guidati in panchina da Avril Malan e in campo da Dawie de Villiers, hanno vinto con il risultato di 17 a 6, concedendo agli All Blacks un’unica meta realizzata proprio da Williams e un piazzato calciato tra i pali dall’estremo Fergie McCormick.
I ragazzi capitanati da Brian Lochore si sono rifatti l’8 agosto a Cape Town, dove hanno vinto a fatica per 9 a 8 con le marcature di Ian Kirkpatrick e Chris Laidlaw. A dire il vero anche Bryan Williams era riuscito a schiacciare l’ovale oltre la linea proibita, ma la meta è stata negata da un grossolano errore arbitrale.
Il terzo test match ha visto un altro successo del XV sudafricano, per 14 a 3. Il trequarti di Auckland, che in questo caso ha giocato al centro della backline, con Buff Milner a scorrazzare all’ala, non ha marcato mete (aveva realizzato una hat trick qualche giorno prima contro South African Country), ma ha centrato l’acca con un penalty, regalando così ai suoi gli unici tre punti della gara.
Il quarto incontro, decisivo per pareggiare i test match, è andato in scena il 12 settembre a Johannesburg nel mitico Ellis Park. Tornato ad indossare la maglietta del trequarti ala, Bryan ha realizzato un’altra meta, ma questa non è stata sufficiente a far sì che il successo arridesse agli uomini in nero. Gli Springboks, che di mete ne hanno fatte registrare due, si sono imposti per 20 a 17, conquistando in questo modo la serie.

Gli All Blacks sono tornati in patria con le pive nel sacco, ma l’impatto che Williams ha avuto durante il tour del 1970 potrebbe essere paragonato a quello di Jonah Lomu ai mondiali del 1995.

L’anno successivo nella Terra della Lunga Nuvola Bianca sono approdati i British Lions. Era lo squadrone che poggiava la propria base sui fuoriclasse gallesi, gente del calibro di Barry John, Gareth Edwards, JPR Williams, Gerald Davies, del capitano John Dawes e del cerebrale coach Carwyn James. È stata questa, sino ad ora, l’unica volta che gli All Blacks sono usciti sconfitti da una serie con i Leoni.

Nel primo test di Dunedin, il 26 giugno 1971, Williams è stato schierato nuovamente centro, mentre sulla fascia correva Ken Carrington. Quel giorno i calci tattici di Barry John hanno cambiato il corso della gara. Il ragazzo di Cefneithin ha letteralmente terrorizzato l’estremo neozelandese Fergie McCormick, che da allora non ha più giocato per gli All Blacks. I Lions hanno vinto la sfida 9 a 3.
Il 10 luglio, a Christchurch, i padroni di casa hanno avuto un moto di orgoglio e si sono imposti con il punteggio di 22 a 12, realizzando cinque mete, tra cui quella di un Bryan tornato ad indossare la maglia numero 11.
Rimasto a riposo nel terzo test di Wellington, che ha visto la vittoria degli europei, il trequarti di origini samoane è rientrato per il quarto, decisivo match nella sua Auckland. All’Eden park è andata in scena una partita drammatica, rimasta in equilibrio per tutti gli 80 minuti, ovvero fin quando JPR Wiliams, con l’unico drop della sua carriera, ha portato i suoi avanti 14 a 11. I Tuttineri sono riusciti a pareggiare di nuovo grazie alla meta di Tom Lister, ma la trasformazione di Laurie Mains è uscita di lato e la sfida è finita 14 a 14. In quel modo la serie è andata ai Lions.

Nel maggio 1972, in un arco di diciassette giorni, Williams ha realizzato la bellezza di dodici mete in sei partite differenti contro compagini neozelandesi. Erano sfide di preparazione all’evento dell’anno, ovvero l’arrivo nel Paese della lunga Nuvola Bianca della nazionale australiana per contenersi la Bledisloe Cup.
I Wallabies di Greg Davis hanno svolto tre test match, tutti vinti dai neozelandesi con ampi margini. Bryan ha realizzato il suo personale Grande Slam andando oltre la linea bianca in tutti e tre gli incontri.

A fine anno gli All Blacks hanno intrapreso un tour nel Regno Unito e in Francia. Il nuovo coach era Bob Duff, mentre la fascia da capitano era affidata a Ian Kirkpatrick. I due hanno condotto la squadra a vincere le prime tre sfide con il Galles, la Scozia e l’Inghilterra, gara quest’ultima in cui Williams ha realizzato l’unico drop kick della sua carriera internazionale.
Il 20 gennaio gli All Blacks sono stati costretti sul 10 a 10 dalla volitiva Irlanda di Fergus Slattery e Mike Gibson, che ha così ottenuto il suo miglior risultato di sempre contro gli All Blacks. Nonostante le mete di Sid Going e Alex Wyllie, il XV del trifoglio è riuscito a negare agli ospiti il Grande Slam.
Sette giorni più tardi Beegee ha preso parte alla famosa partita con i Barbarians all’Arms Park di Cardiff, quella della meta di Gareth Edwards, considerata la più bella di tutti i tempi. Bryan è intervenuto nell’azione, tentando di placcare l’altro Williams, l’estremo gallese JPR, prima che questi passasse l’ovale a John Pullin, ma senza successo.
Un XV stanco dopo settimane di battaglie campali ha affrontato la Francia a Parigi il 10 febbraio perdendo con il risultato di 13 a 6.

Nel 1974 i Kiwi, guidati in panchina da J.J. Stewart, hanno intrapreso un tour di successo in Australia, dove, con due vittorie e un pareggio nei tre test match sono riusciti a conservare una Bledisloe Cup che ristagnava nella loro bacheca dal lontano 1951. Wiliams non ha schiacciato l’ovale nei test ufficiali, ma ha concluso il torneo con un totale di cinque mete, tra le quali spicca quella marcata nel primo test ufficiale con le Fiji riconosciuto dal Board.

Beegee ha segnato mete anche in autunno, quando gli All Blacks sono approdati in Irlanda per un breve tour. Una marcatura ciascuna a tre delle quattro franchigie irlandesi affrontate, Munster, Leinster e Ulster, e una doppietta ai Barbarians a Twickenham, nella sfida che ha chiuso il viaggio e che è stata pareggiata 13 a 13. L’unico test match con la nazionale del trifoglio è stato vinto dagli uomini di Stewart per 15 a 6.

Il 1975 ha visto la nazionale neozelandese disputare soltanto una partita, quella del 14 giugno contro la Scozia all’Eden Park di Auckland, giocata sotto un diluvio torrenziale. I padroni di casa hanno asfaltato i britannici, al loro primo tour in Nuova Zelanda, con il punteggio di 24 a 0. Bryan ha realizzato una doppietta, mentre le altre due mete portano la firma del seconda linea Hamish MacDonald e dell’apertura Duncan Robertson.

L’anno successivo Williams è tornato con gli All Blacks là dove tutto era iniziato sei anni prima: in Sudafrica.
Il ragazzo ha iniziato il tour il 30 giugno 1976 marcando una hat trick al Border a East London. Il XV con la Felce ha perso la serie con gli Springboks, inanellando 3 sconfitte e vincendo solo il secondo test a Bloemfontein, anche se l’ultima sfida è stata persa di un solo punto. Bryan non ha segnato mete nei test match, ma è andato a punti grazie al suo piede centrando i pali con un totale di quattro piazzati.

Nell’estate del 1977 in Nuova Zelanda sono tornati i British Lions, un team che non era più lo squadrone di sei anni prima; avevano ottimi avanti, ma trequarti non all’altezza.
I neozelandesi hanno vinto il primo test all’Athletic Park per 16 a 12, con Williams, ormai calciatore della squadra, che ha convertito in punti due delle tre mete realizzate. I Leoni si sono rifatti una ventina di giorni più tardi a Christchurch, vincendo 13 a 9 grazie alla marcatura di J.J Williams e a tre penalties del capitano Phil Bennett. Beegee, dal canto suo, ha realizzato tutti i 9 punti dei suoi centrando l’acca con tre piazzati.
A quel punto, però, i rossi si sono persi per strada e i padroni di casa hanno conquistato gli ultimi due test match: piuttosto bene il terzo, condotto in porto con un perentorio 19 a 7, e sul filo del rasoio il quarto, vinto con il minimo scarto di 10 a 9. Avanti 9 a 6 nei minuti di recupero, gli uomini di John Dawes hanno concesso la meta della vittoria a Lawrie Knight.

Sempre nel 1977, a Tolosa contro la Francia, dopo avere messo punti sul tabellino con una meta e un penalty, Bryan ha subito un grave infortunio. A seguito di uno scontro di gioco, anziché andare a terra il numero 11 di Auckland ha cercato di mantenersi in piedi e il ginocchio sinistro ha spinto il femore sul retro della cintura pelvica. Solo l’assistenza del medico, nonché compagno di squadra, Lawrie Knight, del manager Ron Don e il lavoro di un chirurgo ortopedico hanno fatto sì che l’osso di Williams fosse riallineato.

Il trequarti è rientrato tra i ranghi della nazionale giusto in tempo per la serie con l’Australia, nell’agosto del 1978. Già nel primo test a Wellington Bryan ha realizzato una meta. Era la numero dieci nei match ufficiali; l’ultima. Gli All Blacks hanno vinto 13 a 12 e poi hanno conquistato pure il secondo test con il punteggio di 22 a 6. Mantenuta la Bledisloe Cup, i padroni di casa hanno concesso ai Wallabies la terza sfida.

Nell’autunno del 1978 Bryan ha partecipato al tour in Europea sfociato nel Grande Slam. Il trequarti di origini samoane ha patito il riacutizzarsi del grave infortunio dell’anno precedente in Francia ed è stato inizialmente trascurato per la sfida con l’Irlanda. Nel corso degli 80 minuti, però, Williams ha sostituito l’infortunato Brian Ford e poi è sceso in campo anche nelle gare contro Inghilterra, Galles e Scozia.
Il 4 novembre, di fronte a oltre 50.000 irlandesi, il capitano Graham Mourie e compagni hanno affrontato l’Irlanda di Shay Deering. Andy Dalton ha segnato una meta, mentre Doug Bruce ha centrato i pali con due drop per il 10 a 6 finale.
Una settimana dopo è arrivato il controverso successo di misura con il Galles a Cardiff, un 13 a 12 che ancora oggi per i gallesi grida vendetta. La Nuova Zelanda, infatti, ha vinto a seguito di un penalty inesistente all’ultimo minuto calciato da Brian McKechnie. L’ala dei kiwi Stu Wilson ha segnato l’unica meta della partita, ma è stato il Galles che ha dominato il possesso per tutti gli 80 minuti. Quando mancavano ormai pochi giri di lancette al cronometro, gli uomini in maglia nera si sono portati a distanza di due punti. In quel momento il seconda linea Andy Haden si è gettato drammaticamente oltre la line-out, nel tentativo di guadagnare una punizione, causando la furia dei giocatori gallesi, i quali si sono avventati contro gli avversari. L’arbitro inglese Roger Quittenton ha assegnato un penalty per una spinta di Geoff Wheel a Frank Oliver: il penalty della vittoria.
Il 25 novembre gli uomini dell’emisfero sud hanno conseguito una solida vittoria per 16 a 6 contro l’Inghilterra, grazie alle mete del pilone Brad Johnstone e del seconda linea Frank Oliver.
Il 9 Dicembre 1978 gli All Blacks hanno celebrato il loro primo Grande Slam battendo con il punteggio di 18 a 9 la Scozia di Ian McGeechan a Murrayfield, di fronte a quasi 70.000. Mete del centro Bruce Robertson e del Numero 8 Gary Seear, oltre a dieci punti al piede dell’estremo Brian McKechnie. È stata questa l’ultima partita ufficiale di Bryan Williams con gli All Blacks.

Il 16 dicembre seguente il trequarti di Auckland ha dato l’addio definitivo alla maglia con la Felce nell’ultima sfida del tour contro i Barbarians a Cardiff, squadra che vedeva schierati in campo personaggi del calibro di Jean-Pierre Rivers, Bill Beaumont e Phil Bennett. La nuova Zelanda ha vinto per 18 a 16 e Bryan ha regalato ai tifosi anche la sua ultima meta.

In tutto, Williams ha giocato per gli All Blacks 113 volte e nei suoi 38 test ufficiali ha varcato dieci volte la linea bianca. Le sue 66 mete marcate in tutte le partite con la nazionale in nero sono state un record fino a quando è stato battuto da John Kirwan. Possessore anche di un calcio potente, pur non proprio di grande precisione, Beegee ha messo tra i pali due trasformazioni, nove penalties e un drop nei test match. Nella sua carriera completa di 269 giochi di prima classe, Williams ha totalizzato 825 punti, di cui 137 sono stati frutto di mete.

Bryan ha ottenuto un record eccezionale anche come giocatore provinciale per Auckland, apparendo per la sua Union tanto quanto trequarti centro quanto sulla fascia. Per i bianco-blu Bryan ha disputato 132 partite ed è stato coinvolto in quattro squadre vincenti nel Ranfurly Shield tra il 1971 e il 1979.

Williams è rimasto per la difesa del Shield anche nel 1980, ma nel 1981 si è limitato al rugby di club, aiutando il suo amico Maurice Trapp come allenatore della prima squadra del Ponsonby. Nel 1982, però, per volere di John Hart, Bryan è tornato a giocare estremo con Auckland per una stagione. Era ancora in ottima forma e ha contribuito a far vincere ai blu il loro primo titolo di divisione NPC.

Da quel momento in poi Williams si è dedicato al coaching, soprattutto in collaborazione con Trapp. Dopo aver preso le redini delle rappresentative under 21 del Ponsonby e di Auckland e del secondo XV della squadra provinciale, nel 1987 Beegee ha preso il posto di Hart sulla panchina della formazione maggiore di Auckland. In cinque stagioni Trapp e Williams hanno inanellato un record senza eguali in Nuova Zelanda per quanto riguarda il rugby provinciale. Tra il 1987 e il 1991, infatti, Auckland era al culmine in Ranfurly Shield, con un record ancora imbattuto di 61 difese, mentre il titolo di prima divisione NPC è stato conquistato in quattro stagioni su cinque. Oltre a questo, sono arrivati anche i successi contro le nazionali in tour di Argentina e Australia.

Dal 1991 Williams è stato strettamente coinvolto con Manu Samoa, iniziando in qualità di consulente tecnico. Il suo background come avvocato è stato prezioso anche per quanto riguarda i livelli amministrativi e organizzativi. Spesso l’ex trequarti ha sostenuto con coraggio il caso di Samoa contro i pesi massimi del ranking internazionale, compresa la Nuova Zelanda, quando sentiva che le nazioni più piccole erano trascurate.

Dal 1996 Williams si è seduto sulla panchina della nazionale samoana. È stato lui che ha architettato la vittoria shock dei Polinesiani sul Galles di Graham Henry durante la Coppa del Mondo del 1999.

Nel 2000 Bryan è diventato vice-allenatore di Graham Mourie agli Hurricanes, quindi ha trascorso i suoi ultimi anni di coaching ad Auckland, oltre a svolgere un ruolo amministrativo con Ponsonby e ad allenare il XV della Mt Albert Grammar School Rugby Academy.

Nel 2011 Williams è stato nominato presidente della NZRU.

Nel 1983, in occasione dei Queen’s Birthday Honours, Bryan ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico per i servizi resi al paese attraverso il rugby. Per lo stesso motivo, nel 2013, l’ex All Black è stato nominato Companion of The New Zealand Order of Merit.

Bryan è sposato e ha due figli, Gavin e Paul, i quali giocano anch’essi a rugby. Gavin ha fatto alcune presenze a livello internazionale per Samoa e gioca in Francia con il Dax, mentre Paul ha giocato per la squadra degli Auckland Blues nel Super Rugby prima di trasferirsi nella Premiership inglese e debuttare anche lui per Samoa nel 2010.

 

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