Bryan Habana: l’incubo delle difese

(di Roberto Vanazzi)

Per essere sempre il numero uno, ci si deve allenare pensando di essere il numero due.” (Bryan Habana)

La Coppa del mondo del 1995 in Sudafrica ha visto nascere l’estro di Jonah Lomu; devastante, implaccabile (con due c). Otto mete realizzate nell’arco del mondiale, un record che sembrava difficile da superare. A riuscirci, dodici anni più tardi, è statto Bryan Habana, un altro colored, nato proprio nel Paese Arcobaleno. Le sue misure non erano quelle di Big Jonah, ma la velocità sicuramente sì. All’apice della forma il ragazzo correva i 100 metri in 10,2 secondi, disegnava traiettorie inimmaginabili e se gli si concedeva spazio partiva come un proiettile e si fermava solo quando appoggiava l’ovale oltre la linea di meta: un vero incubo per tutte le difese.

Considerato una delle ali più letali del rugby moderno, Habana ha cementato il suo posto tra l’élite dello sport con una serie di prestazioni sensazionali nel corso della trionfale Rugby World Cup del 2007, anno in cui il giocatore è stato insignito delI’IRB Player of the Year. Nel 2011, durante un’altra Coppa del Mondo, Bryan ha conquistato il record di miglior marcatore sudafricano di tutti i tempi.

Bryan Habana

Bryan Habana

Bryan Gary Habana è nato il 12 giugno 1983 a Benoni, nel Gauteng, non lontano da Johannesburg, e ha studiato presso la King Edward VIII School e poi alla Rand Afrikaans University. I due nomi gli derivano da altrettanti campioni del Manchester United, squadra della quale il padre Bernie era tifosissimo: Bryan Robson e Gary Bailey. Bernie Habana desiderava tanto che anche il figlio giocasse a calcio, così come fanno in Sudafrica molti ragazzi di colore, e infatti Bryan ha preso a calci la palla rotonda sino all’età di 12 anni.

Nel 1995, con la riammissione da parte dell’IRB dopo l’embargo dovuto al regime di apartheid, al Sudafrica è stata affidata l’organizzazione della Coppa del Mondo. Preso dall’euforia che ha sommerso il paese, Bernie Habana ha accompagnato il figlio dodicenne a Cape Town per assistere alla partita inaugurale tra gli Springboks e l’Australia, campione del mondo in carica. Per Bryan, che non conosceva neppure le regole del gioco, è stato amore a prima vista. Un mese più tardi i due erano seduti sugli spalti dell’Ellis Park di Johannesburg per guardare la finale tra la squadra di casa e i mitici All Blacks. Quel giorno il ragazzo ha visto Jonah Lomu, ma anche Joel Stransky calciare tra i pali il drop della vittorie e Nelson Mandela con la maglia di François Pienaar consegnare il trofeo appena conquistato allo stesso capitano degli Springboks. È stato lì che la futura freccia della nazionale ha deciso di lasciare il calcio per dedicarsi alla palla ovale.

Non era una scelta da prendere sotto gamba. All’epoca in Sudafrica, giocare a rugby per un nero voleva dire umiliazioni e insulti. In nazionale c’era solo Chester Williams e anche per lui non è mai stato facile. Piano piano, ma veloce come il vento, a suon di mete e con grande determinazione, Bryan è riuscito a guadagnarsi il rispetto di tutti.
Habana all’inizio ha giocato trequarti centro e mediano di mischia, per poi passare all’ala, dove avrebbe ottenuto un impatto enorme. Giocatore dei Golden Lions dal 2003, il ragazzo ha debuttato in Currie Cup la stagione successiva, mettendosi subito in mostra quale giovane più promettente dell’anno.

Nazionale di rugby seven, Habana è stato anche il metaman della squadra Under 21 nel World Championship di categoria del 2004, prima di fare il suo debutto tra le fila degli Springboks, entrando in campo per sostituire Jean De Villiers contro i campioni del mondo dell’Inghilterra, il 20 novembre 2004 a Twickenham. Bryan ha esordito segnando una meta con il suo primo tocco di palla.
La settimana successiva Habana è stato inserito dal coach Jack White nel XV iniziale, dove ha contribuito con altre due mete alla vittoria per 45 a 10 contro la Scozia a Murrayfield. Ancora sette giorni e il trequarti ala ha giocato anche nella vittoriosa sfida di Buenos Aires con l’Argentina. Bryan non ha punito i Pumas, ma il suo record all’esordio è stato di tre mete in altrettante prove.

Nel 2005 Habana si è trasferito ai Blue Bulls, la franchigia di Pretoria. Dopo una buona stagione di Super 12, il ragazzo è stato incluso nuovamente nella rosa della nazionale. Ha giocato sulla fascia sinistra nella partita di apertura della stagione contro l’Uruguay, marcando due mete nella vittoria record per 134 a 3. Il Sudafrica ha poi ospitato la Francia per una serie di due test; pareggiando il primo 30 a 30 e vincendo il secondo 27 a 13, con Habana che ha realizzato una doppietta in entrambi i match.
In seguito, la nazionale in verde ha giocato due partite contro l’Australia: la prima è sfociata in una sconfitta al Telstra Stadium, mentre la seconda in una vittoria 33 a 20 all’Ellis Park, dove Bryan, ormai inarrestabile, ha oltrepassato la linea di gesso ancora una volta.

Habana ha esordito nel Tri Nations il 30 luglio, ancora contro l’Australia, nella casa dei suoi Bulls al Loftus Versfeld di Pretoria. Il Sudafrica ha vinto 22 a 16. La gara successiva contro gli All Blacks, a Newlands, ha visto un’altra vittoria dei padroni di casa. Nella seconda sfida contro l’Australia a Perth Habana ha segnato due mete strepitose, due fughe con partenza da lontano che hanno consegnato ai suoi un prestigioso 22 a 19 e aiutato gli Springboks a vincere il loro primo match di Tri Nations in trasferta dal 1998. Gli All Blacks hanno vinto l’ultima partita della serie, un emozionante 31 a 27 a Carisbrook. Sebbene il Sudafrica non ha conquistato il Tri Nations, Habana si era stabilito sulla scena internazionale come uno dei migliori finisher di tutto il mondo, terminando come miglior marcatore del torneo assieme ai neozelandesi Doug Howlett e Joe Rokocoko.

Intanto, i Blue Bulls hanno disputato la finale di Currie Cup al Loftus Versfeld, contro Free State Cheetahs. I Ghepardi, un po’ a sorpresa, hanno vinto il trofeo.

Nel novembre dello stesso anno Habana ha guadagnato caps con la nazionale contro l’Argentina, il Galles e la Francia, segnando due mete ai gallesi a Cardiff. A quel punto il metaman ha ricevuto la nomination per il IRB World Player of the Year del 2005, ed è stato anche selezionato dalla sua federazione come South Africa Player of the Year.

Il 2006 è stato un anno povero per gli Springboks, che hanno perso quattro delle loro sei sfide del Tri Nations, con Habana che ha oltrepassato la linea di gesso solo una volta, con la Nuova Zelanda a Rustensberg. I verdi hanno anche perso in casa con la Francia nel test di metà anno e in Irlanda a novembre, una gara in cui Habana è stato schierato trequarti centro e dove ha segnato una meta. Gli uomini di Jake White sono usciti sconfitti pure da Twickenham nel primo di due test, ma hanno trovato la vendetta nel secondo.

Il velocista ha fatto notizia in tutto il mondo nel 2007, quando ha sfidato sui 100 metri un cucciolo di ghepardo, animale capace di un accelerazione da 0 a 90 chilometri orari in 3 secondi. Non ha sorpreso, quindi, vedere l’uomo arrivare secondo, nonostante fosse partito con trenta metri di vantaggio. L’insolita gara è stata voluta come parte di una campagna di sensibilizzazione contro la caccia agli animali in via d’estinzione.

Una drammatica meta in extremis di Habana per i Bulls nella finale di Super 14 ha dato la possibilità a Derick Hougaard di calciare tra i pali la trasformazione che ha regalato la vittoria alla franchigia di Pretoria per 20 a 19, dopo uno scontro al cardiopalma nel derby sudafricano con gli Sharks. La meta è risultata particolarmente indigesta ai tifosi degli Squali, in quanto Habana, secondo loro, avrebbe dovuto essere cacciato dal campo nei primi minuti del match dopo un contrasto pericoloso su Percy Montgomery, che si trovava in aria. Lo stesso trequarti ala ha poi ammesso in un’intervista che, nonostante non avesse intenzione di causare un danno all’estremo avversario, avrebbe dovuto essere espulso.

Habana ha poi continuato la sua magica stagione segnando quattro mete nella vittoriosa serie di due test contro l’Inghilterra in primavera.

Un infortunio ha escluso Bryan dal Tri Nations del 2007, ma il velocista era di nuovo nella line-up dei ‘Boks in tempo per partecipare alla Coppa del Mondo in Francia, manifestazione che ha visto gli Springboks macinare sette vittorie in altrettante sfide, sino al trionfo in finale contro l’Inghilterra allo Stade de France di Parigi. Un cammino quasi perfetto quello dei sudafricani, in quel momento i migliori interpreti del rugby moderno.

La prima fase del torneo non ha procurato patemi agli uomini di Jack White. Dopo il 59 a 7 rifilato a Samoa all’esordio, dove Habana ha realizzato ben quattro mete, ecco l’incredibile 36 a 0 con cui sono stati annichiliti i campioni del mondo in carica dell’Inghilterra. A seguire la gara con Tonga, che è risultata essere la più difficile per i sudafricani, terminata 30 a 25. Infine, l’asfaltata agli Stati Uniti per 64 a 15, con Bryan che ha contribuito con una doppietta.
Ai quarti di finale gli Springboks hanno affrontato Fiji, squadra che un po’ a sorpresa aveva passato il turno a discapito del Galles. Il capitano John Smit è andato in meta alla fine del primo tempo e con lui hanno marcato Jaque Fourie, JP Pietersen, Juan Smith e, a tempo scaduto, Butch James, concludendo con un 37 a 20 che ha staccato loro il biglietto per Saint-Denis, sede designata per la semifinale.
Ad attendere i verdi c’era la squadra rivelazione del torneo, quell’Argentina ancora imbattuta che aveva aperto il mondiale sconfiggendo la Francia. Questa volta, però, i Pumas di Felipe Contepomi sono stati annientati 37 a 13, grazie anche ad altre due mete di Bryan Habana, che è riuscito così a pareggiare il record di otto segnature appartenente a Jonah Lomu. Dodici anni dopo Johannesburg, il Sudafrica era ancora in finale.

Tra gli Springboks e il Webb Ellis Trophy c’era l’Inghilterra, squadra alla fine di un ciclo, ma sempre orgogliosa e solida come la roccia. Il 21 ottobre 2007, infatti, il XV della Rosa non era lo stesso asfaltato poco più di un mese prima nel girone A. Gli uomini di Brian Ashton sono scesi sul terreno di gioco con lo scopo di dare battaglia, come avevano fatto nei quarti con l’Australia e in semifinale con la Francia, e sono apparsi addirittura più intraprendenti degli avversari. Entrambe le squadre si sono disposte per disinnescare da subito le ali avversarie: Habana e JP Pietersen da una parte, Paul Sakey e Mark Cueto dall’altra. In quel modo la partita ha offerto poco allo spettacolo e si è trasformata in una guerra di trincea, con un noioso ping pong di calci tattici a liberare. Alla fine, solo i cecchini dalla piazzola hanno messo punti sul tabellone. I primi tre li ha realizzati Percy Montgomery, cui hanno fatto seguito un piazzato di Jonny Wilkinson e un altro di Monty. Sul finire del primo tempo i sudafricani sono arrivati ad un nulla dal marcare la meta, dopo un break imperioso di François Steyn, ma un passaggio in avanti ha vanificato il tutto. I verdi si sono dovuti accontentare di altri tre punti del biondo Percival e le due squadre sono andate a riprendere fiato sul 9 a 3. All’inizio della ripresa, gli inglesi hanno prima accorciato con un calcio di Wilko, quindi, sono andati in meta. Mathew Tait ha trovato il varco giusto e ha corso per circa quaranta metri, fino a quando è stato placcato a due metri dalla linea di meta. Andy Gomarsall ha raccolto l’ovale e lo ha passato a Mark Cueto, il quale ha schiacciato sull’erba, nell’angolo sinistro. L’arbitro a chiesto l’intervento del TMO, per capire se un istante prima di far baciare l’erba alla palla il trequarti aveva toccato la linea laterale col piede sinistro, a causa del placcaggio in extremis di Danie Rossouw. Dopo un tempo infinito, il signor Rolland ha dichiarato No Try, per la disperazione dei tifosi inglesi, compreso il principe Harry in tribuna. Passata la paura, Montgomery ha centrato l’acca con il suo quarto calcio e, a venti minuti dal termine, il ventunenne François Steyn ha infilato da metà campo il penalty del 15 a 6. Il gap era troppo ampio per un’Inghilterra in crisi. Gli Springboks, merito loro, sono stati bravi a difendere senza commettere quei falli che avrebbero permesso a Wilkinson di fare punti. La loro mischia è risultata più solida di quella avversaria, le fasi statiche sono state dominate dall’inizio alla fine e, come arma in più, avevano in campo almeno quattro giocatori abilissimi nel gioco al piede. La gara è finita e tutto il Paese Arcobaleno, dopo lo storico giorno di François Pienaar e di Nelson Mandela con la maglia numero 6, ha festeggiato la sua seconda Coppa del Mondo.

A fine anno Habana è stato eletto Player of the Year, superando gli argentini Felipe Contepomi e Juan Hernandez, il flanker neozelandese Richie McCaw e il centro francese Yannick Jauzion.

La stagione 2008 non è stata di particolare successo per Bryan. Anche se ha mantenuto il suo posto tra gli Springboks, il trequarti non è riuscito a dare quell’impatto che aveva caratterizzato l’annata precedente. Habana ha segnato solo due mete in tutto l’anno, una agli All Blacks, nella sconfitta per 8 a 19, e una contro l’Inghilterra a Londra il 22 novembre, partita vinta dagli uomini dell’emisfero sud 42 a 6. La nazionale sudafricana in quel periodo lottava per adattarsi al cambio generazionale e al nuovo allenatore Peter de Villiers, così la backline non è riuscita a trovare slancio per tutto l’arco della stagione. Gli Springboks hanno avuto un anno povero, durante il quale hanno vinto solo due delle sei partite del Tri Nations, ma sono migliorati nel tour down-under, dove hanno trionfato in tutte le loro partite contro Galles, Scozia e Inghilterra.

A dicembre Bryan ha ricevuto il suo primo invito da parte dei Barbarians per giocare contro l’Australia. Per la cronaca, i Wallabies hanno vinto la sfida 18 a 11.

Nel 2009 Habana ha avuto un’altalenante stagione di Super14. All’inizio il ragazzo era piuttosto tranquillo per quanto riguarda l’attacco ma una roccia in difesa. Poi, col proseguo del campionato, ha trovato la sua forma anche in fase offensiva e ha chiuso la stagione al secondo posto nella classifica dei marcatori di mete, con otto realizzazioni. Questo exploit ha aiutato non poco i Blue Bulls ha conquistare il titolo di Campioni del Sud del mondo. La squadra di Pretoria ha concluso la regular season in vetta alla classifica. Quindi, si è sbarazzata dei Crusaders in semifinale vincendo 36 a 23, con Habana che ha aperto le danze marcando la prima meta della sfida dopo 10 minuti, e si è ritrovata a giocarsi l’ultimo atto contro i Chiefs.
La gara, andata in scena il 30 maggio al Loftus Versfeld, non ha avuto praticamente storia. I Bulls hanno vinto 61 a 14, con ben otto mete realizzate, tra cui una doppietta dell’ala di Johannesburg.

Lo stesso giorno della finale di Super Rugby sono approdati nel Paese Arcobaleno i British & Irish Lions guidati da Ian McGeechan. Per Bryan è stato uno dei più grandi momenti della sua carriera, forse anche meglio del mondiale del 2007.

Nel primo test a Durban i sudafricani hanno sconfitto i Lions 26 a 21, con i rossi che hanno tentato una rimonta pazzesca dopo essere stati sotto 7 a 26 sino a dodici minuti dal termine. Il secondo test match si è disputato a Pretoria; questa volta sono stati i Leoni Britannici a portarsi sul 19 a 8 con 20 minuti ancora da giocare. A quel punto, Habana ha bucato la loro difesa e ha segnato una delle sue mete più memorabili. Gli Springboks hanno conquistato la vittoria dopo che il suo compagno dei Bulls, Morné Steyn, ha piazzato un penalty a tempo scaduto da 53 metri. Habana ha riposato nella terza prova, una sfida che il Sudafrica preferirebbe dimenticare avendo perso 9 a 28. La serie, però, ormai era vinta e i verdi hanno ottenuto la loro vendetta dopo la sconfitta nel tour del 1997.

La vittoria su Lions è stata seguita dalla conquistato del Tri Nations.
La Nuova Zelanda ha sconfitto l’Australia nel match di apertura per 22 a 16, quindi, la pressione era tutta sugli Springboks, i quali se non volevano consegnare in anticipo il titolo agli All Blacks dovevano vincere la gara d’esordio con i neri a Bloemfontein. Lo hanno fatto con un secco 28 a 19. I verdi hanno giocato con gli stessi All Blacks a Durban la settimana successiva, in quella che è stata la partita numero 50 di Habana. Il Sudafrica ha vinto 31 a 19, con Morné Steyn che ha segnato tutti i punti per i suoi. Questa è stata la prima volta che erano stati battuti gli All Blacks in due partite consecutive in casa dopo 33 anni (il Sudafrica aveva vinto 3 su 4 prove in casa contro la Nuova Zelanda nel 1976).
La settimana seguente sono arrivati i Wallabies a Cape Town. Gli uomini di Peter de Villiers sono riusciti ancora a conseguire una vittoria: 29 a 17. Questo significa che avevano vinto tutte le loro partite casalinghe del torneo per la prima volta dal 2005 e che erano in corsa per vincere il loro primo titolo dal 2004.
Gli Springboks hanno poi ottenuto il loro primo successo esterno con un 32 a 25 sugli Aussies al Subiaco Oval di Perth; Habana ha marcato due delle quattro mete. Gli Springboks hanno subito la loro prima battuta d’arresto a Brisbane una settimana più tardi, dove hanno perso 6 a 21. Habana ha giocato bene, salvando una meta già fatta con un placcaggio su Lachie Turner, ma è stato costretto ad uscire alla fine del primo tempo per un infortunio. Il trequarti ala è stato tuttavia dichiarato idoneo per la visita decisiva in Nuova Zelanda, dove gli Springboks hanno compiuto l’impresa di vincere 32 a 29; un successo che ha consegnato nelle loro mani il titolo del Tri Nations dopo cinque anni d’attesa. È stato anche il primo successo di Habana in quel torneo, il che significa che il ragazzo, a quel punto, aveva vinto tutte le competizioni disponibili nell’emisfero sud.

Il 20 settembre dello stesso anno Bryan ha sposato la sua fidanzata di lunga data, Janine Viljoen.

A novembre, sempre del 2009, Habana ha marcato una meta all’Italia ad Udine. Poi, il 5 dicembre a Twickenham, ha giocato sulla fascia sinistra per i Barbarians, impegnati nella loro sfida finale contro gli All Blacks. La freccia sudafricana ha segnato tre mete, contribuendo in maniera notevole alla vittoria dei bianco-neri contro una squadra, quella neozelandese, che da due anni non perdeva match nell’emisfero settentrionale. Una meta è nata da un turnover, un’altra da un intercetto e la terza è arrivata a seguito di una rimessa laterale, dopo un geniale off-load di Matt Giteau. Tra i Barbarians c’erano anche gli azzurri Carlo Del Fava, Quintin Geldenhuys e Totò Perugini.

Nel 2010 Habana ha optato per il passaggio a Città del Capo tra le fila degli Stormers e Western Province. Il ragazzo ha aiutato la franchigia di Cape Town a raggiungere la prima finale di Super 14, poi persa contro i suoi compagni dei Bulls 17 a 25, nonostante una sua  meta a metà del secondo tempo. Lo stesso anno, Western Province ha perso anche la finale di Currie Cup con Natal Sharks.

Il 2010 internazionale è iniziato per Bryan con altre due mete realizzate agli azzurri a giugno: a Witbank e a East London. Con queste due marcature il ragazzo ha pareggiato il record sudafricano di 38 appartenente a Joost van der Westhuizen.

Habana a quel punto è stato selezionato per disputare la Rugby World Cup del 2011 e ha giocato la prima partita nella quale il Sudafrica ha vinto contro il Galles 17 a 16, grazie alle mete di François Steyn e François Hougaard. Poi, la squadra di Peter de Villiers ha sconfitto 40 a 3 le Fiji e addirittura 87 a 0 la Namibia, dove Bryan ha marcato una meta con la quale è diventato il miglior marcatore sudafricano di tutti i tempi. Il girone si è chiuso con la vittoria per 13 a 5 su Samoa, con il trequarti di Gauteng che ha schiacciato l’ovale oltre la linea al nono minuto.
Arrivato primo nel proprio girone, il XV sudafricano è stato eliminato nei quarti di finale dall’Australia, capace di vincere 11 a 9.
Nonostante le difficoltà di entrare in forma durante il torneo, Habana ha ritrovato presto fiducia e ha oltrepassato la linea proibita due volte, raggiungendo così un totale di dieci mete mondiali.

Il 26 novembre dello stesso anno Habana è stato convocato per la terza volta dai Barbarians. La squadra da affrontare era l’Australia, con quest’ultima che alla fine ha vinto 60 a 11.

Nel giugno del 2012, agli ordini del nuovo coach Heyneke Meyer, già conosciuto ai Blues, Bryan ha giocato tre test contro l’Inghilterra, conseguendo due vittorie e un pareggio. Il ragazzo è tornato a realizzare mete durante il Tri Nations, ora diventato Rugby Championship grazie all’ingresso dell’Argentina, totalizzandone cinque: una hat trick all’Australia a Pretoria, una ai Pumas e una in trasferta alla Nuova Zelanda.

L’11 gennaio 2013 Habana ha ufficialmente confermato il suo passaggio ai giganti francesi del Tolone al termine della stagione di Super Rugby, su un contratto di tre anni.

Intanto, con la propria nazionale il trequarti ha marcato una meta all’Italia l’8 giugno e una doppietta a Samoa quindici giorni più tardi.
Un’altra doppietta l’ala sudafricana l’ha realizzata nella sfida persa con la Nuova Zelanda a Johannseburg, durante il Rugby Championship, che unita a quella rifilata all’Argentina la prima giornata hanno portato a tre il suo bottino personale nell’arco del torneo.

La prima stagione in Francia di Bryan è stata caratterizzata dagli infortuni, ma è culminata in una storica doppietta nel maggio del 2014: prima l’Heineken Cup e poi il titolo di Top 14.

Il cammino in coppa è stato praticamente perfetto per la squadra allenata da Bernard Laporte, che ha terminato la prima fase con cinque vittorie e un’unica sconfitta, con i Blues a Cardiff. Quindi, sono seguiti i successi con il Leinster ai quarti e con il Munster in semifinale: due vittorie conseguite senza grossi patemi, anche se con la franchigia di Limerick è servito un Jonny Wilkinson superlativo, autore di un drop e ben sei piazzati.
La finale si è disputata il 24 maggio 2014 al Millenium Stadium. Gli avversari erano gli inglesi Saracens, capaci di sbarazzarsi in semifinale del Clermont. La sfida non ha avuto praticamente storia. I francesi hanno vinto 23 a 6, con mete di Matt Giteau e Juan Smith. Habana non ha segnato, ma è rimasto in campo tutti gli 80 minuti.

Una settimana più tardi, a Saint-Denis, il Tolone ha vinto anche il campionato francese, vincendo 18 a 10 con il Castres grazie ai calci di Wilko e Delon Armitage.

A livello internazionale, il 6 settembre 2014, nella sfida di Perth con l’Australia, Habana ha raggiunto quota 100 caps per la nazionale sudafricana. Nell’arco della stagione Bryan ha marcato un totale di quattro mete: una doppietta al Galles a Durban l’8 giugno, una meta all’Argentina a Salta, durante il torneo delle Quattro Nazioni, e una all’Italia nel match che si è giocato il 22 novembre a Padova.

Nonostante i suoi 31 anni Habana ha continuato a brillare nella galassia di stelle del Tolone. Nel 2015 il trequarti ha conquistato la sua seconda coppa europea consecutiva, ora non più Heineken Cup, ma Champions Cup.

Come l’anno precedente la squadra rosso-nera ha perso una sola volta nell’arco del torneo; a Leicester, per soli 4 punti. Il Tolone ha poi vinto 32 a 18 i quarti di finale con i Wasps, dove Habana non ha giocato, sostituito da Josua Tuisova.
Il campione sudafricano era però in campo il 19 aprile, nella semifinale che il Tolone ha giocato con il Leinster, ed è stato determinante marcando una favolosa meta nell’extra time. Gli 80 minuti regolamentari erano terminati 12 a 12, poi sono arrivati due piazzati di Leigh Halfpenny per i francesi e uno di Ian Madigan per gli irlandesi. Sul 18 a 15 è arrivata la fantastica marcatura di Habana a chiudere i giochi; un intercetto a metà campo e la sua solita corsa imprendibile fin oltre la linea bianca. La meta di Seàn O’Brian nel finale è servita solo a concedere agli avversari un meno pesante 25 a 20.
La finale è andata in scena il 2 maggio 2015 a Twickenham. Di fronte al Tolone c’erano i connazionali del Clermont, i quali nulla hanno potuto contro la squadra del presidente Mourad Boudjella. Due mete per parte, ma Halfpenny ha centrato più volte l’acca rispetto a Camille Lopez e la partita è terminata 24 a 18 per il Tolone, che è diventato così il primo club dell’emisfero settentrionale ha conquistare la coppa tre volte consecutive.

Bryan ha varcato la linea bianca l’8 agosto del 2015, durante il Rugby Championship, nella partita persa sorprendentemente a Durban con l’Argentina 25 a 37. Il velocista ha realizzato quella che è la sua marcatura numero 58 per gli Springboks quando mancavano 2 minuti dal termine.

Habana in autunno ha preso parte alla Coppa del Mondo in Inghilterra; la sua terza edizione personale.

Il fuoriclasse di benoni non ha realizzato mete nella partita inaugurale del torneo, terminata con la sconfitta shock di 32 a 34 patita per mano del Giappone, ma ha oltrepassato la linea proibita sia con Samosa che con la Scozia. Poi, il 7 ottobre, all’Olympic Stadium, nella partita contro gli USA, il trequarti ha realizzato una tripletta, il che significa 15 mete realizzate al mondiale, ovvero, record di Jonah Lomu eguagliato. Con questa hat trick, poi, Bryan ha raggiunto la quota di 64 mete internazionali, diventando così il secondo marcatore di tutti i tempi, alla pari con David Campese e alle spalle del giapponese Daisuke Ohata, che di mete ne ha realizzate 69.

Purtroppo per lui, Habana non ha più marcato nelle seguenti sfide del mondiale. Il Sudafrica è passato ai quarti battendo un buon Galles, per poi perdere la semifinale con gli All Blacks per soli due punti, 18 a 20, dopo una grande prestazione tutta cuore e orgoglio.

Il 30 ottobre gli Springboks hanno sconfitto l’Argentina 24 a 13 all’Olympic Stadium nella finale di consolazione, guadagnando così la terza piazza del torneo.

Bryan ha superato Campese nella graduatoria dei metamen di tutti i tempi il 27 agosto 2016, nella sfida del Rugby Championship che gli Springboks hanno perso a Salta con l’Argentina. Il trequarti ha marcato anche agli All Blacks tre settimane più tardi e poi ha incrementato il proprio bottino il 19 novembre, nella storica partita, per noi italiani, di Firenze, dove gli Azzurri hanno sconfitto per la prima volta il Sudafrica con il punteggio di 20 a 18. Con le sue 67 mete, Habana si è portato a sole due due lunghezze dal record assoluto di Ohata.

 

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