Bruce Hay: una poltrona per due

(di Roberto Vanazzi)

Sembrerà banale, ma quando ho visto il film Braveheart ho pensato che Bruce avrebbe potuto interpretare William Wallace.” (Phil Bennett)

Onestà, impegno e dedizione, sono queste le parole che meglio descrivono la personalità dello scozzese Bruce Hay. Estremo e ala, Hay è sempre sceso sul terreno di gioco con impegno totale e con una buona dose di onestà, portando una ventata di aria fresca grazie al suo immenso entusiasmo. Il ragazzo ha conquistato 23 caps per la nazionale scozzese tra il 1975 e il 1981: il primo e l’ultimo test, per coincidenza, sono stati giocati entrambi contro gli All Blacks all’Eden Park di Auckland. Bruce, che ha disputato anche tre test con i British Lions durante il tour del 1980 in Sudafrica, ha avuto come unica sfortuna quella di condividere campo e ruolo con un altro grande campione quale Andy Irvine.

Irvine era un giocatore che poteva evocare qualcosa dal nulla, con i piedi danzanti e il ritmo elettrico. Hay, invece, preferiva la via più diretta verso la linea di meta e guai a mettersi sulla sua strada. In poche parole, il primo era un genio, ma Bruce era quello su cui si poteva contare per il lavoro duro. Come ha detto Phil Bennett: “Andy Irvine brillava e correva. Bruce era una roccia, un uomo squadra, amato per queste qualità.”. I due fuoriclasse erano entrambi efficaci e, dopo aver iniziato come rivali per la maglia numero 15, sono diventati compagni inseparabili, sia in nazionale che nei British Lions, tanto che 22 dei 23 caps guadagnati da Hay per la Scozia, e i 3 test match con la maglia rossa , sono stati giocati assieme al rivale, con Bruce spostato all’ala. Anche la carriera per la squadra di Edimburgo è corsa in parallelo con quella di Andy: delle 40 presenze di Bruce per il distretto, infatti, ben oltre la metà i due campioni le hanno giocate in compagnia.

Bruce Hay

Bruce Hay

Bruce Hamilton Hay (ironicamente il secondo nome gli è stato affibbiato in onore dell’ex calciatore dell’Aberdeen George Hamilton, a causa di un legame familiare) è nato il 23 maggio 1950 a Edimburgo e ha studiato presso la Liberton High School di Gilmerton, un sobborgo minerario della capitale scozzese. Qui, Bruce ha iniziato anche la sua avventura con la palla ovale.

Nel 1965, il quindicenne Hay è entrato a far parte del Liberton FP, club della capitale che si era formato soltanto due anni prima, diventandone il capitano all’età di 18 anni, dopo avere ereditato la fascia da Jock Renstead grazie al suo maggiore “autocontrollo”. In quel periodo Bruce aveva lasciato la scuola per diventare apprendista elettricista, lavoro che in seguito il ragazzo avrebbe svolto nelle gallerie e nei pozzi minerari della zona per la National Coal Board.

Nel 1972 Hay è stato chiamato per disputare una partita a Murrayfield con la squadra del distretto di Edimburgo, uno spareggio per il campionato distrettuale scozzese contro Glasgow. Il ragazzo è stato convocato per sostituire il titolare infortunato, che altri non era che Andy Irvine, l’uomo con il quale avrebbe lottato per un posto in nazionale per tutto l’arco della sua carriera e con il quale avrebbe stretto una forte amicizia. Edimburgo ha vinto partita e titolo e Hay è stato determinante, tanto che quell’aprile del 1972 sarà sempre ricordato per l’arrivo sulla scena di una stella luminosa.

Poco dopo la sfida Bruce ha lasciato il Liberton e si è accasato al Boroughmuir RFC, altro club di Edimburgo. La scelta è caduta sui verde-blu a causa della vicinanza della loro sede con la sua abitazione. Il ragazzo, infatti, all’epoca non poteva permettersi un’automobile.

L’anno successivo il Boroughmuir ha vinto il campionato “non ufficiale” scozzese, con il trequarti che ha giocato un ruolo di primo piano. È stata questa l’ultima stagione prima della nascita dell’attuale conformazione dei campionati scozzesi.

A dicembre, sempre del 1972, Hay è stato convocato per giocare in una selezione mista di Edimburgo e Glasgow che ha affrontato gli All Blacks al Hughenden di Glasgow, durante il loro tour. La partita ha visto gli ospiti capitanati da Ian Kirkpatrick vincere di misura per 16 a 10.

Nell’aprile del 1975 Bruce ha partecipato al Melrose Sevens con la sezione del Boroughmuir. Nato nel 1883 grazie all’idea dell’ex giocatore del Melrose, nonché fondatore del rugby a 7, Ned Haig, il Melrose Sevens è la più vecchia competizione di rugby a 7 del mondo.

Il 14 giugno successivo Hay ha disputato la sua prima partita con la nazionale scozzese agli ordini di Bill Dickinson, il primo coach nella storia del XV del Cardo. Il ragazzo ha debuttato nel ruolo di estremo ad Auckland contro gli All Blacks, durante il tour che la Scozia ha intrapreso in Nuova Zelanda. Buoni i risultati con le selezioni locali, con quattro vittorie su sei incontri, ma il test con match è risultato essere un vero incubo. Si è trattato di una partita a dir poco bizzarra, vinta 24 a 0 dai padroni di casa, nella quale i calciatori delle due squadre, Andy Irvine (che ha giocato trequarti ala) e Joe karam non sono stati in grado di calciare tra i pali i loro 13 piazzati a causa delle pessime condizioni atmosferiche. Purtroppo, la partita di Bruce è durata poco, in quanto si è fratturato il braccio alla fine del primo tempo ed è stato sostituito da Billy Steele. Secondo il capitano Ian McLauchlan, il giovane Hay non voleva uscire dal campo: “ha descritto l’infortunio come un semplice livido.“.

Il 19 novembre 1975 Bruce ha affrontato l’Australia con la maglia dell’Edimburgo, cedendo solo di un punto: 9 a 10. Il 6 dicembre seguente, il ragazzo ha incontrato gli stessi Wallabies con il cardo sul petto. La Scozia ha aperto le marcature al minuto numero 26 con una meta di Lewis Dick all’angolo, grazie al supporto di Ian McGeechan e dello stesso Bruce. Dougie Morgan ha trasformato. La seconda segnatura dei padroni di casa, poco prima di metà tempo, è stata segnata da Jim Renwick a seguito di una corsa di 40 metri, dopo avere intercettato un passaggio del capitano australiano John Hipwell a Paul McLean. Morgan ha convertito anche questa e la Scozia si è trovata sul 10 a 0 alla fine della prima frazione di gioco. Gli Highlanders hanno dominato il territorio anche nel secondo tempo, ma non sono stati in grado di aggiungere altri punti al loro score. Un penalty da 32 metri di McLean ha fornito gli unici tre punti ai Wallabies e il risultato finale è stato di 10 a 3.

L’anno successivo Hay ha giocato una sola partita per la Scozia, una sfida del Cinque Nazioni persa con la Francia a Edimburgo.

Il 24 febbraio 1977 Bruce ha disputato la prima delle sue quattro partite con la maglia dei Barbarians. La sfida è stata portata alla squadra di East Midlands, a Northampton, e ha visto il trequarti di Edimburgo varcare la linea di meta, aiutando i suoi a vincere 57 a 7.

A quel punto, con soli tre caps internazionali sulle spalle, nel 1977 il trequarti è stato incluso da John Dawes nella line-up dei British & Irish Lions che hanno intrapreso il tour in Nuova Zelanda.
Bruce era uno dei cinque scozzesi presenti nel gruppo (gli altri erano Gordon Brown, Ian McGeechan, Dougie Morgan e il solito Andy Irvine) ma non è stato schierato in nessuno dei quattro test match contro gli All Blacks. Il ragazzo, però, ha giocato undici incontri infrasettimanali, tra cui quelli contro i New Zealand Māori e gli Junior All Blacks, realizzando cinque mete.

Nel 1978 Hay ha giocato il suo primo Cinque Nazioni per intero: due partite come trequarti ala e due nel ruolo di estremo. Una di queste, quella di Cardiff con il Galles, è stata l’unica della sua carriera internazionale che il ragazzo di Edimburgo ha disputato senza Andy Irvine al suo fianco. In quel periodo la Scozia aveva la migliore linea di trequarti d’Europa, ma la mischia non era all’altezza dei compagni, così gli Highlanders hanno perso tutti gli incontri conquistando un poco onorevole Cucchiaio di Legno.

Terminato il torneo, Hay è stato invitato a scendere in campo due volte con i Barbarians. Il 24 marzo a Cardiff, dove il ragazzo ha schiacciato l’ovale oltre la linea bianca, e due giorni dopo a Swansea; inanellando una vittoria e una sconfitta.

Il 9 dicembre del 1978 la Scozia ha affrontato la Nuova Zelanda di Graham Mourie a Murrayfield. La partita ha visto i ragazzi allenati da Nairn McEwan perdere 9 a 18, ma Bruce, quel giorno schierato ala (ruolo che sarebbe stato suo sino al momento del ritiro, con la maglia numero 15 ben salda sulle spalle di Irvine) ha marcato la sua prima meta per la nazionale del Cardo. Era da 53 anni che uno scozzese non varcava la linea proibita degli All Blacks.

Il 27 dicembre Bruce ha giocato la sua quarta e ultima partita con i Barbarians, questa volta al Welford Road di Leicester, dove il club ad inviti è stato sconfitto dai Tigers 6 a 18.

Il 1979 è l’anno in cui la Scozia ha evitato il whitewash soltanto grazie ai pareggi con l’Irlanda a Murrayfield e con l’Inghilterra a Twickenham. Il XV di McEwans ha poi perso anche il test match di novembre con gli All Blacks, quello che ha visto l’addio al rugby di Ian “Mighty Mouse” McLauchlan. La gara è terminata 20 a 6 in favore degli ospiti, con quattro mete subite e nessuna realizzata.
Una decina di giorni prima Bruce aveva portato battaglia agli stessi Kiwis con il XV di Edimburgo, perdendo 4 a 16.

Nel 1980 sulla panchina del Cardo si è seduto Jim Telfer, l’uomo che avrebbe inculcato un cambio di mentalità a tutto il movimento ed elevato la qualità del rugby scozzese attraverso l’allargamento della base e la coltivazione di nuovi talenti. Nonostante questo, però, anche il Cinque Nazioni di quell’anno non è stato particolarmente buono per gli Highlanders, i quali hanno vinto la sfida casalinga con la Francia, ma hanno perso le restanti tre.

Il trequarti del Boroughmuir ha giocato tutte le gare del torneo e poi, in primavera, ha ricevuto la chiamata da parte di Noel Murphy per aggregarsi ai British Lions diretti in Sudafrica, un evento che ha avuto parecchie critiche da parte di gruppi politici che si opponevano al regime di apartheid vigente nel Paese africano.

I rossi capitanati da Bill Beaumont hanno ottenuto tre sconfitte ed una sola vittoria nei test match, aggiudicandosi però tutti i 14 incontri non ufficiali. Dal canto suo Bruce, così come l’amico Andy Irvine, ha saltato la prima delle quattro sfide ufficiali, dove ha giocato estremo l’irlandese Rodney O’Donnell, ma è sceso in campo nei restanti tre, realizzando una meta nel terzo al Boet Erasmus Stadium di Port Elizabeth, terminato con il minimo scarto di 12 a 10 a favore degli Springboks di Morné du Plessis e Naas Botha.
Hay ha disputato anche otto incontri infrasettimanali, indossando la fascia da capitano con Country Districts XV a Windhoek e con Eastern Transvaal a Springs. Oltre alla meta agli Springboks, il trequarti ala ne ha marcata una pure a Western Province.

Il 29 novembre, sempre del 1980, Bruce ha fatto parte della squadra unita di Scozia e Irlanda che ha affrontato a Cardiff lo squadrone formato da gallesi e inglesi, in occasione del centenario della Welsh Rugby Union. I primi, capitanati da Andy Irvine, erano in maglia a scacchi verdi e blu, mentre gli avversari, il cui skipper era il centro gallese Steve Fenwich, indossavano la divisa a scacchi bianchi e rossi. Hanno vinto Hay e compagni, grazie alle mete del nord irlandese David Irwin, dello stesso Irvine e dell’altro scozzese John Beattie. Per gli anglo-gallesi hanno marcato Bill Beaumont e Gareth Davies.

Il Cinque Nazioni del 1981 ha visto la nazionale di Telfer vincere le due sfide casalinghe, contro Galles e Irlanda, e perdere quelle in trasferta, con Bruce che ha oltrepassato la linea proibita del XV del Trifoglio.

In primavera la Scozia si è recata in tournée in Nuova Zelanda, dove ha vinto cinque gare e perso gli altri tre, tra cui entrambi i test match con gli All Blacks. Il trequarti del Boroughmuir ha marcata la sua quarta meta internazionale nel secondo di questi test, il 20 giugno a Auckland, in quella che è stata la sua ultima partita con il cardo sul petto, terminando la carriera nello stesso stadio e contro la stessa squadra con cui aveva esordito sei anni prima.

Bruce Hay e Andy irvine

Bruce Hay e Andy irvine

Bruce ha continuato a giocare nel Boroughmuir e per Edimburgo fino al 1986, l’anno in cui ha appeso le scarpette al chiodo. Più della metà delle partite di Bruce per la squadra della capitale sono state giocate nel ruolo di estremo, e tutte le altre, tranne una, come ala. L’eccezione è stata quando, da capitano della squadra, ha giocato trequarti centro nel vittorioso match di campionato contro North and Midlands a St Andrew.

A quel punto il ragazzo è diventato allenatore dei verde-blu del Boroughmuir, guidandoli per nove stagioni, con la conquista del campionato scozzese nel 1991. Ad allenare gli avanti della squadra con lui c’era Jim Aitken, il capitano della Scozia che aveva conquistato il Grande Slam del 1984.

Nello stesso periodo Hay allenava anche la selezione distrettuale di Edimburgo e, tra il 1989 e 1991, gli avanti della nazionale scozzese B, incarico dal quale è stato licenziato nel dicembre del ‘91 per divergenze tecniche.

Rimasto nel Boroughmuir come direttore sportivo, l’ex trequarti ha in seguito allenato la nazionale Under-19 scozzese, conducendoli alla Coppa del mondo in Argentina nel 1997.
Tutto questo mentre si occupava anche della sua attività di commerciante di sostanze chimiche.

Purtroppo, nel 2005 Bruce è stato colpito da un tumore al cervello, a causa del quale, dopo una lunga battaglia, è stato costretto a passare l’ovale il 1 ottobre 2007, a soli 57 anni. Hay ha lasciato la moglie Linda, sposata prima del suo ingaggio al Boroughmuir, e la figlia Lynsey, nata dopo più di vent’anni di matrimonio.

Bruce era un tipo che faceva amicizia facilmente, per questo motivo poco dopo la sua morte più di 500 persone sono arrivate dalla Nuova Zelanda, dal Sudafrica, da Dubai, dall’Irlanda, dal Galles, dall’Inghilterra e naturalmente da tutta la Scozia, per rendergli omaggio presso un hotel di Edimburgo.. È stata una serata intensa, curata da ex colleghi quali Ian McLauchlan, Andy Irvine, John Beattie, John Jeffrey e David Johnston. D’altrone, come ha dichiarato l’ex CT della nazionale del Cardo Frank Hadden: “Il contributo di Bruce Hay per il rugby scozzese è stato semplicemente immenso.”

 

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