Bob Scott: the Master

(di Roberto Vanazzi)

Scott sembrava avere sempre un sacco di tempo, anche sotto pressione. Amava tagliare le difese e la sua velocità e inafferrabilità erano tali che era sempre un pericolo. Complessivamente, il più grande giocatore in qualsiasi posizione contro il quale abbia mai giocato.” (Hennie Muller)

Per me non ci sarà mai nessuno grande quanto Bob Scott.” (Winston McCarthy)

Attivo dal 1946 al 1954, soprannominato the Master, Bob Scott è stato sicuramente il più grande estremo del suo tempo e ancora oggi gli esperti giurano che dopo di lui sono davvero pochi i giocatori che possono vantare di essere stati migliori in tale ruolo. Filmati in bianco e nero mostrano il suo magnifico controllo del corpo, la capacità di sterzare, la finta e l’elusione, la notevole abilità nei calci ed il suo talento. Tali competenze avrebbero fatto di lui un campione anche sotto i riflettori odierni, dando ragione a coloro che giudicano Bob Scott come una delle eccellenze in assoluto ad avere indossato la divisa degli All Blacks. Questi brillavano quando lui era in campo: era la loro sicurezza in fase difensiva, ma anche un’inesauribile fonte di attacco.

Scott ha disputato 17 test match per la propria nazionale, conquistando la serie con i British Lions del 1949 e conducendola, da capitano, al triofale tour in Europa e Nord America del 1953-54.

Bob Scott

Robert William Henry Scott è nato a Wellington il 6 febbraio 1921. Erano gli anni della depressione e lui non ha goduto di un’infanzia felice. Durante la Prima Guerra Mondiale il padre aveva servito con la New Zealand Expeditionary Force a Gallipoli, dov’è rimasto ferito. Anche se questi era impiegato presso il Dipartimento dei Lavori Pubblici, il denaro era scarso e Bob, così come i suoi cinque fratelli, ha spesso sofferto la fame. Il lavoro del padre, poi, ha fatto sì che la famiglia Scott si trasferisse prima a Kapuni, quindi a Tangarakau e successivamente a Ohura, fatto questo che ha costretto i figli ha cambiare frequentemente scuola.

Quando Bob aveva 9 anni, nel 1930, i suoi genitori si sono separati e lui è stato costretto a vivere in una casa dell’Esercito della Salvezza per bambini: la Cecilia Whatman Home a Masterton. Dopo due anni i genitori si sono riconciliati, ma il nuovo idillio è stato di breve durata ed è seguita una nuova separazione, questa volta in via definitiva. Il futuro estremo degli All Blacks è rimasto con il padre mentre i suoi cinque fratelli sono stati inseriti di nuovo in una casa per bambini. Bob in quel periodo lavorava saltuariamente come magazziniere e ha frequentato la scuola fino a quando suo padre è morto di cancro nel 1934. A quel punto, è tornato a vivere con la madre, la quale aveva già accolto in casa gli altri figli.

Scott era molto portato per lo sport: praticava rugby e calcio giocando ognuno di essi ad un livello elevato. Più avanti ha rappresentato Auckland a softball e negli anni successivi è diventato anche un bel giocatore di golf che ha disputato il New Zealand Open.

Nel 1939 Bob Scott ha iniziato la sua carriera rugbistica nella versione a 13 giocatori per il Ponsonby, nel campionato di Rugby League di Auckland. Poi, durante la Seconda Guerra Mondiale, il ragazzo ha cambiato codice.

Quando il conflitto è iniziato Bob si è arruolato volontario nella New Zealand Army ed è stato inserito nella Motor Transport Pool a Auckland. Lì, il ragazzo è entrato a far parte del XV della divisione, con la quale ha preso parte al campionato di Auckland e ha conquistato il Gallaher Shield nel 1941. Uno dei suoi compagni di squadra era un altro ex giocatore di Rugby League, il pilone Johnny Simpson, che sarebbe stato al suo fianco a Ponsonby, Auckland e negli All Blacks.

L’anno successivo Scott è stato inviato in Egitto con il Servizio di Corpo d’Armata della New Zealand Division in qualità di camionista. Il ragazzo ha servito in seguto anche in Italia (era di stanza nei pressi di Faenza) e ha descritto la guida dei camion di munizioni in prima linea come l’esperienza più solitaria della sua vita.
Le squadre di rugby all’interno della New Zealand Division gareggiavano in un torneo chiamato Coppa Freyberg, dedicato al maggiore generale Bernard Freyberg, il quale comandava la divisione. Scott era nella Squadra Munizioni che ha disputato la finale del torneo nel 1944 e anche se tale finale è stata persa, il ragazzo ha ricevuto la selezione per far parte del XV dell’esercito Kiwi, dove militava anche un’altra prossima leggenda quale Bob Stuart.

Dopo i trials che si sono tenuti in Austria e in Inghilterra, Scott è stato scelto per la squadra New Zealand Expeditionary Force, soprannominata Kiwis, o Kaki All Blacks, che nel 1945-46 ha intrapreso un tour di successo in Gran Bretagna, Francia e Germania.

Questa squadra, una delle più influenti e significative nella storia dello sport con la palla ovale, ha offerto un duplice contributo: ha resuscitato il rugby internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale e ha messo in atto un tipo di gioco che ha stabilito nuovi standard di innovazione e di intrattenimento, più o meno nello stesso modo che avevano fatto nel 1905 gli Original All Blacks. Ma i Kiwis non erano All Blacks; erano soldati selezionati dopo il servizio attivo in Nord Africa e in Italia e, in alcuni casi, avevano trascorso lunghi periodi in campi di prigionia nel nostro paese, Austria e Germania. L’idea è venuta al maggiore Charlie Saxton, a Trieste, dov’era di stanza. Sexton nel 1938 aveva vestito la maglia della nazionale neozelandese, era l’unico in mezzo a loro ad avere avuto esperienze internazionali, e per questo motivo è stato scelto come capitano. Ma tale era la qualità e la tecnica di questi militari, che 15 di essi (su 29) in seguito sono entrati a far parte degli All Blacks.
I Kiwis hanno disputato 33 partite conseguendo 29 vittorie, tra cui quelle con le nazionali di Inghilterra, Galles e Francia, due pareggi e due sconfitte, compresa. Hanno segnato 605 punti e subendone solo 185. Bob, dal canto suo, ha preso parte a 19 delle 33 partite di quel tour e ha condiviso il ruolo di estremo con Herb Cook.

Tornato in patria, il ragazzo si è unito al Ponsonby Rugby Club e poi, il 14 settembre 1946, ha esordito con gli All Blacks in una sfida contro l’Australia al Carisbrook Stadium di Dunedin. La squadra capitanata da Fred Allen ha vinto con il punteggio di 31 a 8 e l’estremo ha realizzanto con il suo piede 5 trasformazioni. Per molti su quel terreno era finalmente comparso il degno erede di George Nepia.
Altri 11 punti Bob li ha segnati la settimana seguente a Auckland, nel secondo test match con i Wallabies, grazie a tre piazzati e una trasformazione. Anche in questo caso i padroni di casa si sono imposti per 14 a 10.

A giugno del 1947 la nazionale neozelandese ha ricambiato la visita e si è recata in tour nella terra dei canguri, dove ha disputato un paio di incontri con la nazionale australiana e sette partite contro club e selezioni. Il risultato è stato strepitoso: 9 match vinti e solo uno perso, un 9 a 12 patito per mano del New South Wales. Scott è sceso in campo in entrambi i test con i Wallabies, realizzando un totale di 19 punti, dei quali 15 solo nel secondo.

Nel 1949 Bob ha intrapreso con i neri una tournée in Sudafrica. Quella serie, anche se i test sono terminati con risultati molto vicini, e nonostante gli All Blacks avessero segnato un maggior numero di mete rispetto gli avversari, è stata vinta dagli Springboks 4 a 0. Il numero 15 di Wellington è sceso in campo in tutte le partite ufficiali, mettendo in cantiere un computo totale di 10 punti.
In quel tour disastroso gli All Blacks sono riusciti anche nell’impresa di perdere 8 a 10 la prima sfida con la modesta Rhodesia e pareggiare la seconda 3 a 3. Nonostante ciò, Scott ha giocato meravigliosamente, tanto che il capitano Fred Allen ha suggerito che era stata soltanto la sua abilità a mantenere viva una chance per la loro squadra.

Nel 1950 nella Terra della Lunga Nuvola Bianca sono approdati i British & Irish Lions, denominazione che la compagine itinerante ha assunto proprio durante questo tour in sostituzione di British Isles e che per la prima volta ha indossato la famosa divisa rosso fiammante.
Bob ha disputato i quattro i test match, iniziando il 27 maggio a Dunedin dove ha realizzato 3 punti nel pareggio per 9 a 9. I successivi incontri sono stati tutti vinti dagli uomini guidati dal capitano Ron Elvidge: 8 a 0 a Christchurch, l’unico in cui l’estremo non è andato a punti, 6 a 3 in quel di Wellington, con Scott autore di un piazzato, per chiudere infine con l’11 a 8 all’Eden Park di Auckland, dove il ragazzo ha centrato l’acca con la trasformazione della meta di Peter Henderson e con un drop.

The Master non ha preso parte al tour in Australia del 1951 e ha annunciato di volersi ritirare dal rugby in quanto lui e sua moglie Irene in quel periodo stavano ancora lottando per sistemare la loro vita (non hanno posseduto un’automobile fino al 1957) e voleva concentrarsi sugli affari.

Nel 1952 Scott ha accettato di giocare una partita per Auckland e poi è stato convinto a mettersi a disposizione in vista del tour degli All Blacks in Gran Bretagna del 1953-54. Il ragazzo ha accettato ed è stato onorato con i gradi di capitano. Ormai 32enne, Bob ha giocato in tutti i cinque test match ad altissimo livello, dividendo il ruolo di calciatore con Ron Jarden.

Il tour, durato dalla fine di ottobre 1953 a fine marzo dell’anno successivo, è stato uno dei più lunghi della storia e ha visto la squadra in nero disputare 36 partite tra Europa, Canada e Stati Uniti, vincendone 30.
Il primo test match è stato disputato il 19 dicembre 1953 a Cardiff. I ragazzi di Bob Scott arrivavano da 11 vittorie negli incontri non ufficiali, dalla sconfitta con il punteggio di 3 a 8 patita con il Cardiff RFC e dal pareggio 8 a 8 di Swansea. A quanto pare all’epoca l’Arms Park non portava bene agli All Blacks, perché anche con i Dragoni di Bleddyn Williams sono usciti battuti. I Kiwi erano avanti 8 a 5 quando mancavano 15 minuti al termine dell’incontro, ma a quel punto il trequarti Gwyn Rowlands ha piazzato un penalty e ha portato le due squadre sull’8 a 8. A cinque minuti dalla fine il flanker Clem Thomas ha raccolto l’ovale sulla fascia e ha preso gli All Blacks alla sprovvista calciando in diagonale nella loro area dei 22 metri. La velocissima ala Ken Jones ha agganciato la palla vagante, ha saltato il pari ruolo del Wellington Ron Jarden all’interno e ha segnato la sua meta più memorabile. Con la trasformazione di Rowlands il punteggio si è stabilizzato sul 13 a 8 per il Galles. Ad oggi è stata questa l’ultima volta che la Nuova Zelanda ha perso con la nazionale gallese.

Gli All Blacks hanno successivamente vinto tre test infrasettimanali, hanno pareggiato 5 a 5 con l’Ulster e poi, il 9 gennaio 1954, sull’erba del vecchio Lansdowne Road, si sono imposti sull’Irlanda della Primula Rossa Jack Kyle con il punteggio di 14 a 3. Di questi 14 punti, 8 sono merito di Bob Scott, frutto di un piazzato, di un drop e di una trasformazione.
Tre settimane più tardi, dopo avere inanellato altri quattro successi, gli uomini in nero hanno vinto anche a Twickenham per 5 a 0: meta di Nelson Dalzell trasformata dall’estremo del Ponsonby.
Il 6 febbraio è stato battuto un XV misto di North e Eastern Counties con il risultato di 16 a 0 e poi, il 13 dello stesso mese, è stato espugnato Murrayfield. È bastato un calcio di punizione di Bob per avere la meglio sulla nazionale scozzese. La sfida, infatti, è terminata 3 a 0.

I Tuttineri hanno quindi batuto l’altro XV delle contee, North-Western Counties, per poi festeggiare finalmente un successo sull’erba dell’Arms Park grazie alla vittoria per 19 a 9 sui Barbarians, gara nella quale, a detta di molti, il capitano in nero ha raggiunto il suo picco più elevato.
In seguito gli All Blacks hanno attraversato la manica per recarsi in Francia, dove sono state disputate due partite sfociate in altrettante sconfitte. Un 8 a 11 patito da una selezione della Francia del Sud Ovest e poi, il 27 febbraio 1954, uno 0 a 3 allo stadio Yves-du-Manoir di Colombes contro la nazionale francese, con una meta di Jean Prat. Les Bleus hanno centrato in quel modo il primo successo sui neozelandesi della loro storia.

Il tour è terminato nel Nord America, dove gli All Blacks hanno disputato e vinto 6 partite. Una volta tornato in patria, Scott ha smesso definitivamente la maglia con la felce.

Nel 1954 l’estremo ha annunciato che si sarebbe trasferito da Auckland al Petone Rugby Club, in quanto doveva seguire il suo negozio di abbigliamento maschile in quella località (come assistente aveva assunto un certo Andy Leslie, che in seguito divenne anch’egli un capitano All Black). Alla notizia del suo arrivo, iI Petone Recreation Ground si è ritrovato al completo per la stagione in poche ore. Bob è rimasto con i Blue & White un paio di anni prima di ritirarsi definitivamente dal rugby giocato.

Durante i suoi nove anni di carriera internazionale Scott ha giocato 52 partite per la Nuova Zelanda, tra cui 17 test, e ha totalizzato 840 punti, che al momento erano un record.

Nel 1956 i selezionatori degli All Blacks hanno chiesto a Scott di rientrare in squadra per affrontare gli Springboks in visita nel paese, ma lui ha deciso di non accettare: “Mi sentivo abbastanza in forma, il mio rugby andava ancora bene, ma ero preoccupato che la pressione della situazione potesse influire sui miei calci. Alla fine ho rifiutato l’invito, ma l’ho considerato come il più grande complimento nella mia carriera.” (Bob Scott)

Nelle successive stagioni l’estremo è sceso saltuariamente in campo con squadre ad invito. Durante alcune manifestazioni ha dato dimostrazione del suo formidabile goalkicking calciando l’ovale a piedi nudi da metà campo, facendolo atterrare spesso tra i pali. D’altronde, da ragazzo Bob ha giocato spesso a piedi nudi in quanto non poteva permettersi di acquistare le scarpette.

Dal 1966 al 1970 the Master ha fatto parte della commissione del Petone Club.

Nel 1990 Scott è stato inserito nella New Zealand Sports Hall of Fame, mentre nel 1995 è stato nominato membro dell’Ordine dell’Impero Britannico per i servizi resi alla comunità e al rugby. Dopo la morte di Fred Allen, avvenuta nell’aprile 2012, Bob, con i suoi 91 anni, ha detenuto per un breve periodo il primato di essere il più vecchio All Black vivente.

Bob Scott ha passato l’ovale il 16 novembre 2012 presso la sua casa a Whangamata, dove ha vissuto durante i suoi ultimi anni di vita.

 

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