Andy Ripley: Il talento di mister Ripley

(di Roberto Vanazzi)

Il Rugby ha bisogno di persone come Andy. È ancora possibile incontrare gente come lui in gara e questo mi dimostra che il rugby ha ancora il suo spirito.” (Jean-Pierre Rives)

Capelli lunghi e il sorriso stampato sulle labbra, questa è l’immagine di Andy Ripley, il primo hippie del rugby, nonché uno dei più grandi personaggi dello sport dilettantistico degli anni ’70. Andy era un terza linea centro veloce e pieno di entusiasmo, che ha portato un po’ di vivacità in una compagine inglese che all’epoca era considerata noiosa e priva di fantasia.

Andy Ripley

Andy Ripley

Nato a Liverpool il 1 dicembre 1947, Andrew George “Ripper” Ripley ha iniziato a praticare il rugby solo a 19 anni, in quanto arrivava da una scuola che ha sempre favorito il calcio. Entrato a far parte del Rosslyn Park F.C., il ragazzo ha continuato a giocare con questo club sino all’età di 41 anni.

Ripley ha esordito con la nazionale il 15 gennaio 1972, perdendo a Twickenham contro il Galles per 3 a 12. Da allora il numero 8 ha formato una coppia eccellente con il flanker Tony Neary. Le loro complesse combinazioni erano spesso il punto culminante di molte prestazioni di una nazionale opaca. A differenza del sobrio Neary, però, Andy è stato un personaggio più estroverso, con quel suo look da rockstar, sia dentro che fuori dal campo, in un momento in cui il profilo dei giocatori di rugby inglesi era decisamente basso.

Il 3 giugno 1972, a sorpresa l’Inghilterra capitanata da John Pullin ha ottenuto una vittoria straordinaria all’Ellis Park di Johannesburg, contro gli Springboks. Dawie Snyman ha realizzato tutto lo score per i padroni di casa, con tre penalties, mentre l’Inghilterra, anche se non ha giocato in un modo proprio spettacolare, ha marcato una meta con l’ala Alan Morley, trasformata dall’estremo Sam Doble, e ha centrato i pali con quattro piazzati dello stesso Doble, per il 18 a 9 finale.

Ripley è stato un ottimo gestore di palla in Sudafrica e si è ripetuto anche nel Cinque Nazioni del 1973, aiutando l’Inghilterra a vincere finalmente il torneo dopo 10 anni di astinenza. Vincere, però, è una parola grossa, perché, caso unico nella storia,  tutte le contendenti sono arrivate al traguardo a pari merito.

In estate il XV della Rosa ha bissato il successo anche in Nuova Zelanda. l’Inghilterra avrebbe dovuto disputare una serie in Argentina, ma la grave situazione politica causata dal ritorno al potere di Peron, e la paura di attentati terroristici hanno fatto cambiare rotta verso la terra della lunga nuvola bianca. Ad Auckland, i sudditi di Sua Maestà hanno incontrato gli All Blacks, che solo nove mesi prima li avevano asfaltati a Twickenham con un perentorio 9 a 0. Nelle gare precedenti di quel tour l’Inghilterra aveva battuto Fiji per un solo punto e perso tutte e tre le partite contro le squadre provinciali (Taranaki, Wellington e Canterbury). Ancora una volta, però, nella sfida più importante la squadra ha mostrato il suo carattere e ha completato il proprio viaggio con la prima vittoria contro la Nuova Zelanda dal 1936. 16 a 10 il risultato, grazie alle segnature di Tony Neary, Peter Squires e del pilone Stack Stevens.

A novembre, sempre di quel magico 1973, Ripley ha schiacciato l’ovale oltre la linea bianca nella vittoria per 20 a 3 contro i Wallabies, a Twickenham, regalando così alla sua squadra un fantastico Grande Slam contro le forti nazionali dell’emisfero australe, nel giro di 16 mesi.

andy-ripleyAndy era anche un giocatore di rugby seven e, ancora nel 1973, ha vinto la prima edizione della Coppa del Mondo Sevens, a Murrayfield, dove in finale ha corso per tutta la lunghezza del campo prima di segnare una meta spettacolare.

L’anno seguente il numero 8 ha segnato invece la meta vincente contro il Galles a Londra, consegnando alla storia l’unico trionfo dell’Inghilterra contro i Dragoni negli anni ‘70.

Ripley ha ricevuto quindi l’invito dei British Lions per il tour del 1974, ma è stato costretto a rimanere fuori squadra per la presenza del grande Mervyn Davies. Anche se non ha giocato in nessun test match, Ripper è stato comunque un notevole uomo immagine, grazie anche ad una T-shirt fatta in casa con la scritta “I’m so perfect – It Scare me”.

Questa non è stata però una consolazione per lui. Quando un giornalista gli ha chiesto, 36 anni dopo, se fosse rimasto deluso per avere perso il posto nei test con i Lions, Andy ha risposto: “Deluso? Direi piuttosto devastato e anche oltre “.

L’ultima apparizione in maglia bianca di Andy è stata il 21 febbraio 1976, in una gara contro la Scozia a Murrayfield, dove i bianchi hanno perso 12 a 22. L’Inghilterra quell’anno si è guadagnata il Cucchiaio di Legno e Ripley, a quel punto, è stato bruscamente escluso dai selezionatori.

Quella stessa stagione il flanker inglese è sceso in Italia e ha indossato in una gara la maglia del Rugby Brescia del presidente Bonomi, allora campioni in carica con lo sponsor della Würher. Era l’ultima di campionato, una vera e propria finale scudetto contro il Rovigo di Julien Saby. Entrambe le squadre, infatti, erano in vetta alla classifica con 34 punti. Ripley è arrivato al Menta spaesato, senza sapere esattamente quanto era importante quella sfida, così si è rivelato un fiasco. I Bersaglieri hanno vinto 12 a 6 e conquistato il loro ottavo titolo.

La voglia di rugby di Andy non si è estinta con la fine della sua carriera in nazionale. Egli, infatti, è stato la mente dietro la storica vittoria dei Barbarians nel 1981 al Sevens di Hong Kong e ha portato il Rosslyn Park a due finali di Coppa Anglo-Gallese consecutive, entrambe perse: nel 1975 con il Bedford e l’anno successivo contro il Gosforth.

Andy Ripley è sempre stato contrario al professionismo nel rugby. Un giorno, durante un’intervista ha inveito: “Amicizia e lealtà sono state distrutte. Il rugby ha perso i suoi eroi. Voglio avere figure eroiche là fuori. Se loro stanno inseguendo qualche sterlina a me non piace. Li svaluta. Significa che sono burattini manipolati da gente con i soldi.”

Fanatico delle palestre, Ripley, una volta abbandonato l’ovale ha incanalato le sue energie nel canottaggio e, nel 1997, all’età di 49 anni, è stato vicino a guadagnare una storica vittoria con la Cambridge University. A quel punto è diventato imprenditore di successo, nel ramo della contabilità fiscale e finanziaria e, successivamente, nel marketing sportivo.

Oltre ai suoi talenti sportivi, Ripley era anche un linguista fluente e ha lavorato come commentatore di rugby per la televisione francese.

AndyRNel 2005 a Ripper è stato diagnosticato un cancro alla prostata. Il tumore è stato scoperto per caso, quando lui ha fatto gli esami del sangue dopo essere stato ammalato per un’embolia. A un certo punto, Andy pensava di aver battuto il cancro, ma era una battaglia che non poteva vincere. Nel 2007 Andy aveva apparentemente fatto un buon recupero, tanto da riuscire a pubblicare un diario, il cui sottotitolo era “la vittoria finale dell’icona del Rugby sul cancro“. Il tumore, purtroppo, è tornato nel 2008 e all’inizio di quell’anno ha raggiunto il cervello e colpito i nervi ottici.

Il 17 giugno 2010 la malattia ha vinto la partita, giusto un mese dopo che Andy era stato nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. La sua reputazione come atleta di classe mondiale era tale che le foto sui giornali del giorno in cui ha ricevuto l’OBE dal Principe di Galles a Buckingham Palace, cieco, rattrappito e seduto su una sedia a rotelle, ha causato parecchio shock nel mondo dello sport e tra i suoi molti ammiratori. Quando Andy ci ha lasciato aveva solo 62 anni.

Ripley ha fatto un grande lavoro per il cancro alla prostata nel Regno Unito, mentre soffriva con la malattia. Dopo la sua morte, l’ex compagno di squadra e amico Roger Uttley ne ha raccolto il testimone e ha pedalato da Londra a Parigi per raccogliere fondi e per sensibilizzare: un’impresa fatta nel nome di Andy.

 

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