Andrea Masi: duro come la roccia

(di Roberto Vanazzi)

Andrea è un professionista assoluto, l’epitome di quello che dovrebbe essere un modello di comportamento nello sport.” (Dai Young, Director of Rugby dei London Wasps)

Se un giorno dovessi diventare anche io un ex giocatore fenomeno, critico ed eroe da social network, vi prego sparatemi.” (Andrea Masi)

Con il termine Utility Back si definisce quel giocatore in grado di ricoprire tutti i ruoli della linea arretrata. Il suo è un apporto prezioso alla squadra, soprattutto in competizioni che si dipanano in un lasso di tempo piuttosto lungo, come ad esempio un mondiale, dove l’allenatore può sfruttare questa versatilità inserendo in rosa un paio di trequarti in meno e coprire maggiormente il reparto degli avanti. Atleti con tali caratteristiche sono piuttosto rari. Tanto per citarne qualcuno: Matt Giteau, Damien Traille, Chris Paterson e Mike Catt. Per quanto riguarda il nostro Bel Paese, invece, il primo nome che salta alla mente è quello di Andrea Masi.

In una carriera durata sedici anni Masi ha vestito tutte le maglie che vanno dalla numero 10 alla numero 15, ha partecipato a quattro edizioni della Coppa del Mondo e ad oggi è l’unico italiano ad essersi meritato il titolo di “miglior giocatore del Sei Nazioni”. Famoso per la sua aggressività difensiva e per la passione con cui ha sempre offerto il proprio contributo alla causa di qualsiasi squadra abbia fatto parte, l’aquilano è stato uno dei giocatori più rispettati dai compagni e più amati dal pubblico.

Andrea Masi

Andrea Masi è nato il 30 marzo 1981 a L’Aquila, frazione Pettino, figlio di Michele, ispettore di polizia, e Mariella. La sua attività con la palla ovale è stata molto precoce, pur iniziando a giocare relativamente tardi. Andrea, infatti, ha conosciuto il rugby a quattordici anni, dopo avere provato ciclismo e pallavolo. Ad accorgersi di lui è stato Pasquale Lamanna, uno scopritore di talenti che lo ha portato dal rugby scolastico al club del capoluogo abruzzese. Soltanto due anni più tardi il ragazzo era già nella prima squadra nero-verde guidata da Gino Donatiello e Massimo Mascioletti, esordendo in Coppa Italia contro il Colleferro e poi nel campionato 1997-98, dove ha iniziato affrontando i futuri campioni della Benetton, sempre nel ruolo di estremo. Quell’anno L’Aquila Rugby ha partecipato alla Pool Salvezza arrivando tranquillamente prima, sigillando così la sua presenza nella massima serie.

In quel periodo Andrea ha iniziato anche l’iter delle nazionali giovanili. Poi, nel giugno del 1998, George Coste lo ha incluso nella rosa della squadra maggiore per il tour in Francia, ma non è mai stato impiegato.

L’esordio con gli Azzurri comunque non era lontano. Il 26 agosto 1999, nella sua L’Aquila, il coach ad interim Massimo Mascioletti (altro aquilano DOC) ha schierato Andrea estremo titolare nella partita contro la Spagna. Il ragazzo aveva solo 18 anni ed è diventato in quel modo il più giovane internazionale azzurro del secondo dopoguerra. Nonostante l’emozione, Masò, come lo chiamavano gli amici aquilani, ha giocato alla grande e ha segnato anche una meta che ha fatto esplodere il Fattori. La partita, per la cronaca, è terminata 42 a 11 in favore dei nostri ragazzi, che per l’occasione erano capitanati da Diego Dominguez.

A quel punto, però, il nuovo allenatore dell’Italia Brad Johnstone non ha ritenuto necessari i servigi del giovane abruzzese, da lui considerato troppo debole in fase difensiva, e per il trequarti sono seguiti quattro anni di inattività internazionale. È proseguita, però, l’avventura con L’Aquila nell’allora campionato di Serie A1, dove la squadra nero-verde ha raggiunto l’apice nella finale scudetto del 17 giugno 2000 a Roma.

Gli aquilani guidati dall’ex All Black Mike Brewer si sono classificati al terzo posto nel girone A e poi quarti nella Pool scudetto. A quel punto, per approdare alle semifinali, è servito uno spareggio con i ragazzi del Gran Parma, giunti primi in A2. L’Aquila ha vinto agilmente con il risultato di 45 a 18. In semifinale, un po’ a sorpresa, il XV abruzzese ha sconfitto il forte Benetton, campione in carica nonché primo classificato sia nel girone A sia nella Pool scudetto. A Treviso è finita 19 a 17 per i nero-verdi, che si sono ritrovati così in finale.
L’ultimo atto è stato disputato in una bella giornata di sole al Flaminio di fronte a diecimila spettatori, ottomila dei quali giunti dal capoluogo abruzzese. L’avversario da battere era la Roma griffata Radio Dimensione Suono, allenata da Gilbert Doucet, un francese di Lourdes. Masi quel giorno, come per buona parte del campionato, ha giocato con la maglia numero 15, al vertice del triangolo allargato. Già alla fine del primo tempo, però, i romani vincevano 30 a 0, trascinati dal talento di Ramiro Pez e da tre mete, realizzate dallo stesso numero 10 italo-argentino, da Fabio Roselli e da Giovanni Raineri. Nella ripresa gli abruzzesi sono tornati in campo più agguerriti, hanno valicato la linea di in meta tre volte nel giro di diciotto minuti, con Privitera, Watson e Aloisio, ma solo quest’ultima è stata trasformata dal mediano d’apertura samoano Earl Valentino Va’a. Poi, ci ha pensato ancora Roselli a schiacciare sull’erba dopo un’altra bella corsa a nove minuti dal termine e tutto è finito lì. Sul tabellone campeggiava Roma 35 – L’Aquila 17.

L’anno successivo Masi ha preso parte con L’Aquila all’Heineken Cup, dove ha disputato tutte e sei le partite della prima fase realizzando due penalties. Tra le squadre affrontate c’erano anche i London Wasps, che Andrea avrebbe raggiunto da lì a dodici anni.

Il ritorno in maglia azzurra di Masi è arrivato il 9 marzo 2003 nell’ambito del Sei Nazioni, grazie alla lungimiranza dell’All Black “trevigiano” John Kirwan. Quel giorno Andrea è entrato dalla panchina sull’erba di Twickenham per giocare trequarti ala. Lo stesso è accaduto il 23 marzo seguente, quando a Roma è arrivata la Francia. Poi, una settimana più tardi, il ragazzo è stato schierato nel XV titolare a Murrayfield nel ruolo di centro.

Terminato il campionato italiano 2002-03, Masi ha salutato la squadra della sua città natale e si è trasferito all’Arix Viadana, sotto la guida di Franco Bernini e del coach sudafricano Jerome Paarwate. Con l’Aquila Rugby Andrea ha giocato qualcosa come 103 partite e realizzato 159 punti.

In agosto gli uomini di Kirwan hanno preso parte a tre partite di preparazione all’imminente Coppa del Mondo. Nel giro di due settimane sono state affrontate la Scozia, l’Irlanda e la Georgia. Masi ha disputato le prime due: da centro a Murrayfield e da estremo a Limerick. Quindi, ad ottobre, è volato con la squadra in Australia per partecipare al suo primo mondiale.

Andrea ha esordito nel torneo iridato l’11 ottobre a Melbourne, schierato trequarti centro. Di fronte c’erano gli All Blacks, i quali hanno valicato la nostra linea di meta undici volte. Per noi ha marcato soltanto il terza centro del Viadana Matthew Phillips, guarda caso un altro neozelandese.
Quattro giorni dopo gli Azzurri hanno sconfitto Tonga 36 a 12 grazie alle mete della famiglia Dallan: una di Manuel e due del fratello minore Denis, una delle quali procacciata da Masi. L’abruzzese quel giorno è entrato a gara iniziata per sostituire l’estremo Gert Peens e lo stesso ha fatto una settimana più tardi, quando è arrivato anche il successo per 19 a 14 sul Canada.
L’ultima sfida del girone contro il Galles era decisiva per il passaggio del turno. Masi è partito titolare ancora come centro, ma a vincere, purtroppo, sono stati i Dragoni; un 27 a 15 che ha chiuso la porta dei quarti di finale all’Italia.

Il 7 febbraio 2004, causa l’infortunio di Gonzalo Canale, il CT della nazionale ha inserito Masi estremo a Monigo dove gli Azzurri hanno affrontato la selezione degli stranieri del Super 10 nella Skoda Superb All Star Cup. Andrea ha iniziato anche il Sei Nazioni del 2004 indossando la maglia numero 15, contro i campioni del mondo dell’Inghilterra a Roma. Il ragazzo è poi stato spostato al centro per il resto del torneo (estremo ha giocato il rientrante Canale) e ha realizzato la sua seconda meta azzurra al Millenium Stadium durante l’ultima giornata.

Nel giugno 2004 la nazionale italiana ha intrapreso un breve tour in Romania e Giappone. Al vecchio stadio nazionale Manoliu di Bucarest gli Azzurri hanno patito la prima sconfitta contro i rumeni dal 1994, un 24 a 25 arrivato a causa di un piazzato di Ionut Tofan a tempo scaduto, dopo che i nostri avevano marcato tre mete in cinque minuti, dal 71° al 76° minuto.
Nel Paese del Sol Levante, invece, l’Italia ha primo sconfitto il Giappone A e poi si è imposta anche sulla nazionale maggiore con il punteggio di 32 a 19, con Martin Castrogiovanni autore addirittura di una hat trick.

L’Utility Back del Viadana è stato schierato centro titolare in tutte le partite del Sei Nazioni del 2005, dove ha marcato una meta alla Scozia nel loro tempio di Murrayfield a quattro minuti dal termine. Purtroppo, l’Italia ha terminato il torneo con un altro whitewash e questo ha provocato la rottura tra John Kirwan e la FIR. Il neozelandese ha lasciato la panchina della squadra al francese Pierre Berbizier, il quale ha mantenuto Masi come presenza fissa al centro della backline.

In estate Le Petit General ha guidato gli Azzurri in un tour in Argentina e Australia. L’11 giugno, a Salta, l’Italia ha perso il primo test match con i Pumas 21 a 35. Una settimana più tardi a Cordoba, invece, gli italiani hanno ottenuto una storica vittoria con il risultato di 30 a 29, grazie alle mete di tre argentini di nascita: Sergio Parisse, Gonzalo Canale e Ramiro Pez. Quest’ultimo, trovandosi proprio a Cordoba con la famiglia, è stato convocato in fretta e furia per sostituire un Andrea Scanavacca acciaccato. Terribili sono stati gli ultimi 10 minuti di gioco, con gli azzurri, rimasti in quattordici a causa dell’espulsione del capitano Marco Bortolami, a subire l’assedio costante da parte dei Pumas di Agustin Pichot. Il successo, arrivato dopo sette sconfitte consecutive, è stato il primo conseguito dai nostri ragazzi in casa dell’Argentina ed era dai tempi di Grenoble che non si vinceva in trasferta contro una squadra meglio posizionata nel ranking.
In seguito il XV italiano è volato in Australia dove il 25 giugno ha disputato un match con i padroni di casa. Gli azzurri hanno dimostrato tutta la loro stanchezza e sono stati battuti 69 a 21, riuscendo comunque a marcare tre mete ai Wallabies.

A quel punto, però, Masi ha subito un brutto infortunio al tendine rotuleo ed è stato costretto a saltare il finale della stagione 2005 e anche tutto il Sei Nazioni dell’anno successivo.

Il ragazzo è rientrato nella rosa della nazionale in tempo per il tour estivo del 2006, giocando le partite a Tokyo con il Giappone e a Lautoka contro le Fiji.

Il 7 ottobre, sempre del 2006, Andrea ha realizzato una doppietta al Portogallo nello stadio della sua L’Aquila e poi, una settimana più tardi, ha varcato anche la linea proibita della Russia a Mosca. Si è trattato di due partite valide per la qualificazione alla Coppa del Mondo del 2007 e la nazionale italiana le ha vinte entrambe staccando senza fatica il biglietto per la Francia.

Nel frattempo, terminato il campionato 2005-06, Andrea ha lasciato Viadana e si è accasato proprio oltre le Alpi, al Biarritz Olympique di Serge Blanco, per giocare nel Top 14.

Il Sei Nazioni 2007 è stato, a detta di tutti, il migliore disputato dalla nostra nazionale sino a questo momento; il primo in cui la squadra è riuscita a vincere due partite. Masi è sceso in campo in due occasioni durante, entrambe le volte schierato trequarti ala. Ha iniziato la prima giornata contro la Francia Roma, dove siamo stati puniti dall’orco Sébastien Chabal che ha realizzato una doppietta. Quindi, dopo avere mancato la sfida di Twickenham, l’abruzzese è tornato tra i ranghi il 24 febbraio a Murrayfield, dove gli azzurri hanno fatto la storia. Prima vittoria esterna, terza del torneo dopo quelle del 2000 e del 2004 sempre con gli scozzesi: tre mete marcate nei primi sette minuti di gara con Mauro Bergamasco, Andrea Scanavacca e Kaine Robertson. Sul 21 a 0 la rimonta era quasi impossibile, anche perché dopo quei colpi da knock-out gli Highlanders giravano in tondo come un pugile suonato. A cinque minuti dalla fine gli azzurri hanno varcato la linea proibita anche con Alessandro Troncon. All’ottantesimo il tabellone ha segnalato 37 a 17 per l’Italia.

Grazie all’ottimo Sei Nazioni, l’Italia è approdata in Francia per partecipare alla Coppa del Mondo del 2007 piena di fiducia.

Gli azzurri hanno iniziato l’8 settembre a Marsiglia con la solita asfaltata patita per mano della Nuova Zelanda: 76 a 14 il risultato, con la soddisfazione, un po’ magra, di avere marcato due mete ai Tuttineri. Masò quel giorno ha giocato centro, per poi essere spostato all’ala nella gara con la Romania, vinta dalla nostra nazionale per 24 a 18.
Nella successiva sfida contro il Portogallo l’aquilano è tornato ancora al centro della backline e ha realizzato due mete nella bella vittoria per 31 a 5. A quel punto, i ragazzi di Pierre Berbizier si sono trovati a disputarsi il passaggio dei quarti con quella Scozia che pochi mesi prima era stata distrutta sul proprio terreno.

L’incontro è andato in scena il 29 settembre allo stadio Geoffroy Guichard di Saint-Etienne, sotto una pioggia torrenziale. Gli italiani hanno marcato una meta grazie al loro capitano Alessandro Troncon, trasformata da David Bortolussi, e calciato tra i pali tre penalties con lo stesso estremo italo-francese, per un totale di 16 punti. La Scozia, invece, è andata a segno con sei piazzati di Chris Paterson, il che, purtroppo, fanno 18 punti. E poi Bortolussi, che a 5 minuti dal termine ha fallito di poco il calcio piazzato che avrebbe portato l’Italia a 19 punti, quindi in vantaggio, quindi per la prima volta ai quarti di finale. Tronky, che non voleva accettare che questa sarebbe stata la sua ultima partita in azzurro, ha provato un calcio a scavalcare a tempo scaduto; Mauro Bergamasco ha cercato di arrivarci, ma è stato anticipato da tre scozzesi che hanno buttato la palla fuori dal campo con buona pace di tutti.

Pierre Berbizier non ha rinnovato il contratto che lo legava alla nostra nazionale. La FIR, allora, ha assegnato l’incarico al sudafricano Nick Mallett, il quale, in vista del Sei Nazioni 2008, ha deciso che Masi doveva indossare la maglia numero 10.

Dopo la prima sconfitta per mano dell’Irlanda a Dublino si era capito che il gioco al piede di Andrea era limitato. L’abruzzese difendeva in modo impeccabile e comunicava con i compagni efficacemente, ma sono iniziate a piovere le critiche. Nonostante tutto, il coach ha continuato imperterrito nell’esperimento che lo vedeva alla costante ricerca dell’erede di Diego Dominguez. Il torneo è proseguito con altre tre sconfitte in altrettante partite. Poi, all’ultima giornata, a Roma c’è stata la rivincita sulla Scozia. La partita è stata giocata alla pari per tutti gli 80 minuti: due mete, due trasformazioni e due piazzati per parte. Ma, a tempo scaduto, Pietro Travagli ha estrapolato l’ovale da una ruck e lo ha regalato ad Andrea Marcato, il quale ha fatto partire un calcio di rimbalzo che ha centrato l’acca e incendiato il Flaminio. Risultato finale: Italia 23 – Scozia 20.

Il 21 giugno 2008 Andrea è stato schierato centro a Cape Town, nella sfida che gli azzurri hanno perso 0 a 26 con gli Springboks. In autunno, invece, l’abruzzese ha giocato da estremo le gare casalinghe contro Australia, Argentina e Pacific Islander, un trittico che ha visto gli Azzurri non realizzare neppure una vittoria.

L’Italia ha conquistato un poco onorevole whitewash anche nel Sei Nazioni del 2009, con Masi che ha disputato solo le prime due partite contro Inghilterra e Irlanda, entrambe nel ruolo di estremo (i centri erano i due Gonzalo, Canale e Garcia). Il trequarti è stato quindi fermato da una squalifica di tre settimane comminata a causa di un placcaggio alto ai danni dell’estremo Rob Kearney al 1° minuto della sfda con il XV del Trifoglio e poi da un guaio alla schiena, bloccata per un’infiammazione al nervo sciatico, che gli ha fatto perdere l’intera stagione.

Il 6 febbraio 2010, a un anno esatto dalla sua ultima partita in azzurro, Andrea è tornato in campo nel Sei Nazioni per affrontare di nuovo l’Irlanda. Il ragazzo, che nel frattempo aveva lasciato il Biarritz e si era sistemato presso il Racing Metrò di Parigi guidato da Pierre Berbizier, è entrato dalla panchina al posto di Kaine Robertson sull’erba del Croke Park, dove gli uomini di Mallett hanno perso con il punteggio di 11 a 29. Masi ha giocato ala titolare pure le altre sfide del torneo (ha saltato solo quella con il Galles) compresa la vittoria di Roma sulla solita Scozia, che ci ha evitato di andare per l’ennesima volta in bianco.

In estate la nazionale italiana ha intrapreso un tour in Sudafrica. Il primo test match, giocato il 19 giugno 2010 a Witbank, si è risolto con la solita onorevole sconfitta per 13 a 29, ma la settimana successiva, a East London, gli stessi sudafricani hanno sommerso i nostri ragazzi sotto una pioggia di sette mete.

Anche i test match autunnali hanno visto gli azzurri patire due brutte sconfitte con l’Argentina a Firenze e con l’Australia a Verona. Poi, a Modena, è arrivata la vittoria per 24 a 16 sulle Fiji a risollevare un po’ il morale, un successo acquisito grazie a sette piazzati di Mirco Bergamasco.
Durante questi incontri Masi è sceso in campo nel ruolo di trequarti centro, tranne l’ultimo, dove è stato sistemato sulla fascia, con Gonzalo Canale e Alberto Sgarbi al centro.

La stagione 2011 sarà sempre ricordata per la prima vittoria dell’Italia sulla Francia nel Sei Nazioni; la seconda con i transalpini dopo Grenoble ’97.

Gli azzurri avevano aperto il torneo perdendo a Roma con l’Irlanda per soli due punti (11 a 13). Poi, hanno subìto una pesante sconfitta a Twickenham e un’altra interna con il Galles. Alla quarta giornata al Flaminio sono approdati i Blues.

Gli uomini di Mallett hanno iniziato la gara con un piazzato di Mirco Bergamasco dopo soli tre minuti di gioco. A quel punto, però, hanno cominciato a subire l’iniziativa degli ospiti, i quali hanno marcato una meta con Vincent Clerc, non trasformata da Morgan Parra, e permesso al loro mediano di mischia di centrare l’acca con una punizione a metà del primo tempo. Poco più tardi ancora Bergamirco ha calciato un penalty a seguito di un break di Gonzalo Canale e le squadre sono andate al riposo sul 8 a 6 in favore dei francesi. Cinque minuti dopo il ritorno in campo Parra ha realizzato un altro piazzato e, al 51° minuto, è stato sempre lui a varcare la linea di meta italiana. Con i nostri “cugini” avanti 18 a 6 si è profilata all’orizzonte l’ennesima sconfitta, anche perché Mirco ha sbagliato due calci di punizione. A riportare i nostri in carreggiata ci ha pensato Andrea Masi. L’Aquilano è stato l’autore di una meta dopo una bella azione di Fabio Semenzato, quando il cronometro segnava 60 minuti di gioco. Bergamasco ha trasformato e poi ha caciato tra i pali anche due penalties. L’Italia adesso era a soli due punti: 18 a 16. Parra ha riportato avanti i suoi con un’altra punizione, ma due minuti più tardi ancora Mirco ha ristabilito le distanze. Sul 21 a 19 per i francesi, a quattro minuti dal termine, l’arbitro ha fischiato una punizione in favore degli Azzurri. La distanza dai pali non era molta, ma la posizione era piuttosto defilata sulla sinistra. Mirco Bergamasco ha sistemato l’ovale sul conetto, ha fatto un paio di respiri profondi, quindi ha calciato. Le bandierine si sono alzate, la palla era dentro i pali e l’Italia si è trovata avanti 22 a 21. A quel punto per capitan Parisse e compagni non restava che alzare la diga ed evitare di commettere falli ingenui. Gli ultimi istanti sono stati una totale sofferenza, ma quando l’arbitro ha fischiato la fine giocatori e tifosi hanno potuto fare esplodere la gioia per una vittoria attesa da troppo tempo. A Masi è stato concesso l’onore di essere eletto Man of the Match.

La settimana successiva una squadra appagata ha perso a Murrayfield, dove Masò ha marcato un’altra meta. L’impresa con la Francia, però, resterà per sempre negli annali del rugby italiano.

Andrea, che ha giocato le prime tre sfide del torneo da ala e le rimanenti due come estremo, è stato nominato tramite un sondaggio via Internet tra i tifosi di tutta Europa, “miglior giocatore del Sei Nazioni”. È lui, sino ad ora, l’unico italiano a meritarsi tale onore. L’abruzzese ha preceduto in classifica l’altro azzurro Fabio Semenzato, l’irlandese Sean O’Brien e l’inglese Toby Flood.

Dopo il torneo Masi ha detto addio al Racing Metrò e ha deciso di tornare a giocare in Italia. Ad attenderlo c’era la maglia degli Aironi, la franchigia con sede a Viadana che avrebbe partecipato alla Celtic League.

L’intenso 2011, però, non era ancora finito, perché in autunno è andata in scena la Coppa del Mondo in Nuova Zelanda.

Schierato nella Pool C, il XV azzurro ha esordito l’11 settembre ad Auckland con una sconfitta pesante (6 a 32) per mano dell’Australia. La seconda e la terza sfida sono state due vittorie piuttosto facili su Russia e Stati Uniti, partita quest’ultima nella quale Masi, che ha giocato l’intero torneo con la maglia numero 15, è rimasto a riposo a causa di una contrattura al polpaccio sinistro.
L’ultima gara del girone è stato lo scontro con una squadra irlandese che era riuscita a piegare anche i Wallabies e veleggiava in testa alla classifica a punteggio pieno. I ragazzi di Nick Mallett non sono andati oltre un misero 6 a 36, con il solo Mirco Bergamasco a mettere punti sul nostro tabellone.

Dopo il mondiale Jacques Brunel è subentrato al coach sudafricano alla guida dell’Italia e anche lui ha confermato Masi estremo titolare. Andrea ha disputato tutto il Sei Nazioni 2012, con la nazionale azzurra che ha vinto solo la partita di Roma sulla Scozia. È stato un 13 a 6 nato grazie alla meta di Giambattista Venditti e ai punti al piede di Bergamirco e Kris Burton, autore anche di un drop.

A quel punto, alla faccia della volontà della FIR di mantenere in Italia i giocatori migliori, Masi, così come altri (Canale, Staibano) sono partiti per terre straniere. L’Aquilano ha lasciato lo Zaffanella a causa del fallimento degli Aironi ed è approdato a Londra, tra le fila dei London Wasps, facendo arrabbiare le Zebre che già lo avevano inserito nella loro rosa. Andrea, però, ha dichiarato di non avere mai firmato alcun contratto con la franchigia parmense.

L’Utility Back abruzzese è stato costretto a saltare il tour estivo della nazionale a causa di un infortunio ed è tornato alla corte di Brunel a novembre per disputare i Cariparma Test Match. L’Italia ha vinto un po’ a fatica la prima partita con Tonga a Brescia, dove Andrea ha ricevuto il suo sessantesimo cap, per poi subire due sconfitte con gli All Blacks a Roma e con l’Australia a Firenze. Se contro i neri, pur giocando bene, la sfida è stata persa con un netto 10 a 42, per quanto riguarda l’incontro del Franchi l’Italia è andata vicina a non perdere la sua prima partita con i Wallabies. Dopo un bella rimonta azzurra, all’ultimo minuto, sul risultato di 22 a 19 per gli ospiti, Luciano Orquera ha avuto sul piede il calcio per il meritato pareggio, che purtroppo è uscito di lato.

Il 3 febbraio 2013, nella partita inaugurale del Sei Nazioni, l’Italia ha battuto di nuovo la Francia a Roma.

Dopo cinque minuti dall’inizio Sergio Parisse ha realizzato la sua decima meta con la maglia della nazionale. Quando si è rialzato, il capitano ha portato l’indice alle labbra come a dire “fate silenzio!”; un gesto che per i tifosi azzurri è entrato nella leggenda. Luciano Orquera ha trasformato, ma dieci minuti più tardi la Francia si è portata sul 7 a 7 grazie alla meta di Louis Picamoles trasformata da Frédéric Michalak. Attorno al quarto d’ora Orquera ha centrato l’acca prima con un drop e poi con un piazzato. Les Blues hanno risposto a loro volta con un penalty di Michalak e poi, alla mezz’ora, con la meta di Benjamin Fall, non trasformata. La prima frazione di gioco si è chiusa con gli ospiti in vantaggio 15 a 13.
La ripresa ha visto l’apertura francese aggiungere altri tre punti. Poi, al 57° minuto, è arrivata la marcatura di Martin Castrogiovanni, uno sfondamento degno di lui dopo avere ricevuto l’ovale ancora da Orquera. Il numero 10 azzurro ha trasformato e l’Italia si è trovata avanti 20 a 18. A fissare il punteggio sul 23 a 18 finale ci ha pensato il nuovo entrato Kris Burton, con un drop a dodici minuti dal termine.

In seguito l’Italia ha perso a Murrayfield e poi a Roma con il Galles. Anche a Twickenham è stata una sconfitta, ma quel giorno gli azzurri hanno sfiorato l’impresa perdendo solo 11 a 18 senza concedere mete e marcandone una con Luke Mclean, mentre Masi, che ha giocato il secondo tempo con otto punti di sutura sul sopracciglio destro, è stato eletto Man of the Match.

Infine, il 15 marzo a Roma, nel giorno dell’addio al rugby di Andrea Lo Cicero, l’Italia è riuscita a vincere anche la prima partita di un Sei Nazioni con l’Irlanda, arrivando così a quota due vittorie com’era accaduto solo nel 2007. I nostri hanno marcato una meta con Giamba Venditti e messo altri punti sul tabellone grazie ai calci di Luciano Orquera e Gonzalo Garcia, contro cinque piazzati di Paddy Jackson. E dire che a dieci minuti dal termine gli azzurri erano avanti solo di un punto, 16 a 15. Poi, due calci ben indirizzati del nostro mediano d’apertura hanno sistemato il punteggio su un più tranquillo 22 a 15. L’unico neo è stato il cartellino giallo comminato a Sergio Parisse a causa di uno stupido sgambetto ai danni di Ian Madigan al decimo minuto della ripresa; un momento critico per lasciare i propri uomini in quattordici, dal quale, per fortuna, si è usciti indenni.

A fine torneo Andrea Masi è stato inserito nel novero di 15 nomi candidati al premio di “Miglior giocatore del Sei Nazioni“, premio che poi è finito tra le mai del gallese Leigh Halfpenny.

A giugno, sempre del 2013, la nazionale italiana è stata impegnata in un torneo quadrangolare in Sudafrica noto come Castle Beer Series, che ha visto la partecipazione, oltre dell’Italia e della squadra ospitante, anche di Samoa e Scozia. Gli Azzurri, dopo avere perso malamente con gli Springboks e con i samoani, si sono trovati di fronte il XV del Cardo per uno spareggio che doveva decretato l’ultima posizione.
La partita, cominciata con una meta al primo minuto dell’esordiente Leonardo Sarto, è stata caratterizzata da numerosi errori da entrambe le compagini, con i nostri ad andare oltre anche con una meta tecnica e la Scozia a replicare anch’essa con due marcature. Alla fine del primo tempo si è andati al riposo sul punteggio di 20 a 20. Equilibrata anche la ripresa, dove ai 9 punti dalla piazzola di Alberto Di Bernardo hanno fatto da contraltare un penalty calciato da Greig Laidlaw e una meta a tempo scaduto di Alasdair Strokosch, quando oramai l’Italia sperava di portare a casa la vittoria. La successiva trasformazione di Laidlaw ha permesso agli Highlanders di vincere 30 a 29.

Tornato in patria, a luglio, Andrea ha sposato la fidanzata storica Consuelo Granata, come lui originaria del capoluogo abruzzese.

A causa di un infortunio Masi non ha preso parte ai Cariparma Test Match del 2013. Il suo rientro in nazionale è avvenuto l’anno successivo in maniera graduale. Due partite entrando dalla panchina durante il Sei Nazioni e un paio, sempre da sostituto, durante il tour estivo ad Apia e a Suva.

Nonostante un trauma cranico patito nell’incontro di Champions Cup tra i suoi Wasps e il Leinster, il ragazzo è tornato estremo titolare per i test novembrini del 2014, dove l’Italia ha vinto la sfida di Ascoli con Samoa per poi subire due sconfitte da Argentina e Springboks.

Il Sei Nazioni 2015 ha visto Masi schierarsi un po’ centro e un po’ estremo. Il ragazzo era meno veloce rispetto a qualche anno prima, ma la grinta c’era ancora e poi aveva dalla sua un grosso bagaglio di esperienza. Gli uomini di Jaques Brunel hanno vinto solo con la solita Scozia a Roma, un successo che ci ha evitato il secondo whitewash consecutivo.

A quel punto il coach francese ha diramato la lista dei partecipanti alla Coppa del Mondo in Inghilterra e fra i nomi c’era anche quello di Andrea Masi.

In agosto l’aquilano ha disputato le tre partite nelle quali è stata impegnata la nazionale italiana per prepararsi alla manifestazione iridata. Due con la Scozia, a Torino e a Murrayfield, con il XV in maglia azzurra che è stato asfaltato dagli uomini delle Highlands entrambe le volte, e poi una con il Galles al Millenium Stadium, dove, nonostante la sconfitta per 19 a 23, i nostri hanno messo in scena una bella prova.

Un mese più tardi è iniziata la quarta avventura mondiale di Masò. L’Italia ha iniziato il 19 settembre sfidando sull’erba di Twickenham la Francia. Andrea era schierato centro, perché estremo ha giocato Luke Mclean, ma, dopo soli 5 minuti di gioco ha subito un brutto infortunio al tendine di Achille sinistro ed è stato costretto non solo a lasciare il campo, ma anche a dire addio al torneo.

Il trequarti ha subito l’intervento a Londra, ha svolto la riabilitazione e ha stretto i denti per poter rientrare. Gli erano stati pronosticati sei mesi per il recupero e nel frattempo i Wasps gli hanno rinnovato il contratto. Nel febbraio del 2016, però, i medici hanno consigliato a Masi che era meglio se avesse appeso le scarpette (numero 48) al classico chiodo. Anche se con rammarico, il trentacinquenne ha lasciato il rugby giocato dopo 16 anni di battaglie e 95 presenze in maglia azzurra, condite da 13 mete.

Per il futuro prossimo Andrea sogna una carriera da allenatore a Londra, dove vive con la moglie Consuelo e la piccola Adele, nata nel 2015.

 

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