Alexandru Penciu: Alessandro il Grande

(di Roberto Vanazzi)

Un tempo i gialloblu incutevano timore, oggi invece sono in continuo affanno. Esisteva una scuola importante e tanto rigore tecnico, ai nostri giorni, invece, il rugby rumeno si è appiattito.” (Alexandru Penciu)

“Ricordo il suo neologismo “ramasaggio”. Nessuno osava chiedergli cosa fosse e poi abbiamo capito essere la raccolta della palla a terra.” (Diego Tramontin, giocatore dell’A.S.D. Belluno Rugby)

Alexandru Penciu è il più grande giocatore rumeno di tutti i tempi, nonché una figura emblematica del rugby mondiale. Ottimo calciatore, che aveva nel drop la sua arma vincente, corridore superbo, Penciu è stato uno dei migliori estremi del suo tempo, probabilmente tra i primi a sganciarsi dal semplice ruolo di ultimo difensore per inserirsi in fase d’attacco. Le sue straordinarie prestazioni contro le squadre di club del Regno Unito a metà degli anni ’50 gli sono valse il soprannome di Alessandro il Grande.

Fuggito dalla dittatura di Ceausescu, nel 1969 Penciu è arrivato in Italia, in qualità di giocatore e allenatore del Rovigo e da allora non ha più lasciato il nostro Paese, fatto questo che ha implicato la cancellazione del suo nome e delle sue statistiche dal rugby rumeno. Nonostante ciò, questo atleta eccezionale ha continuato ad esistere nella coscienza di appassionati e sostenitori di tutto il mondo e non è mai stato dimenticato.

Alexandru Penciu

Alexandru Penciu

Alexander Penciu è nato il 1 novembre 1932 a Bucarest, in una famiglia dove la cultura sportiva era ben visibile. I cugini Traian e Dumitru Picu, infatti, hanno giocato entrambi a rugby, il primo flanker e il secondo pilone. Un’altra cugina, Alexandra Penciu, ha invece fatto parte della squadra nazionale di ginnastica.
Il futuro estremo è cresciuto nel quartiere Oborului, ma prima del rugby per lui c’è stato il calcio. Questo non è sorprendente dal momento in cui il ragazzo era amico dei futuri campioni della nazionale rumena Gheorghe Constantincon e Nelu Nunweiller, oltre ai cinque fratelli di quest’ultimo, tutti dediti all’arte pedatoria.
Alexandru ha continuato poi con il nuoto, mentre il Pianeta Ovale è rimasto qualcosa di sconosciuto fino al giorno in cui il cugino Traian Picu lo ha portato con se al campo d’allenamento.

Penciu ha debuttato nella stagione 1946-47, a 14 anni, tra le fila del Petrolul di Bucarest, in una partita contro la C.A.M allenata da Cornel Munteanu. In seguito, ha trascorso tre anni (dal 1949 al 1951) al Poșta Telegraf Telefon (PTT), dove ha giocato al fianco di Telu Diamandi e Feri Covaci, quest’ultimo ex nazionale che era anche l’allenatore del club.

Nel 1952, in quanto ufficiale dell’esercito rumeno, Alex è stato trasferito alla CCA (la squadra dell’esercito che in seguito avrebbe preso la denominazione di Steaua) allenata da Puiu Argesiu. Da questo momento è iniziata la carriera che lo avrebbe portato a diventare il più grande trequarti nella storia del rugby rumeno.
Capita spesso che un giovane giocatore abbia un incontro casuale con una personalità che è in grado di esercitare un’influenza decisiva sulla sua evoluzione. La grande occasione per il ventenne Alex è arrivata grazie a Nicu Gheondea, l’allora estremo della squadra militare: “Da Gheondea ho imparato tutti i segreti del rugby. Ringrazio lui per quanto ho realizzato nella mia carriera.” (Alexandru Penciu).

L’eccezionale talento del giovane trequarti lo ha spinto rapidamente nella prima squadra del CCA e nel 1953, dopo il ritiro di Gheondea, ne è diventato il titolare inamovibile. Quasi immediatamente, Penciu ha debuttato con la nazionale giovanile durante il Festival Mondiale della Gioventù del 1953, che si è tenuto proprio a Bucares. Quel giorno Alex era schierato trequarti ala, in quanto la maglia numero 15 era fissa sulle spalle di Dinamovistul Buda. Dopo l’infortunio di quest’ultimo, il giovane giocatore del CCA ha giocato 10 anni nella posizione di estremo.

Il 20 aprile 1955 Penciu ha disputato la sua prima partita con la divisa della nazionale rumena: un’amichevole contro la Cecoslovacchia a Brno, dove i giallo-blu hanno vinto 3 a 0.

A settembre dello stesso anno la Romania ha intrapreso il suo primo tour nel Regno Unito, dove ha incontrato tre famosi club: Swansea, Cardiff e Harlequins. L’eccellente squadra allenata da Nicolae Padureanu ha sorpreso tutti riuscendo a battere subito lo Swansea con il risultato di 19 a 3. Le Querce hanno quindi perso 3 a 6 a Cardiff, per terminare il tour con un pareggio 9 a 9 con gli Harlequins a Twickenham.

Nella partita all’Arms Park Stadium con la forte squadra del Cardiff (ai Blue & Blacks mancava gente del calibro di Cliff Morgan, Gareth Griffith e Haydn Morris, tutti in tour con i Lions in Sudafrica, ma presentavano altri internazionali quali Derek Williams e Rex Willis), Penciu è esploso in una superba dimostrazione di tecnica, velocità e abilità. Attraverso i suoi calci, alla sua corsa e soprattutto alla prova difensiva, l’estremo si è guadagnato il rispetto dei telespettatori gallesi ed è entrato nel cuore dei tifosi rumeni. Alexandru è stato il giocatore che, insieme a Viorel Morariu, ha prodotto una profonda impressione sugli inventori del gioco con la palla ovale, tanto che i media inglesi hanno cominciato a tesserne le lodi. Il corrispondente del South Wales Evening Post, Ron Griffiths, ha sottolineato che “L’estremo ha conquistato il cuore del pubblico, con il suo stile che unisce un gioco difensivo molto sicuro con un’aggressività che rivaleggia con quella del grande Bob Scott. Lui è stato l’eroe della partita.”
Per la cronaca, Bob Scott era l’estremo degli All Blacks soprannominato The Master, a sua volta paragonato al grande predecessore George Nepia. La partita di Cardiff, quindi ha significato la nascita della leggenda del grande giocatore rumeno. In quel pomeriggio del 7 settembre 1955, alla fine di una partita favolosa giocata di fronte a oltre 70.000 spettatori, Alex Penciu è stato ribattezzato Alessandro il Grande. In rumeno, Alexandru cel Mare. Molti gallesi sono scesi in campo e hanno chiesto la sua divisa di gioco. “Ero rimasto solo con le scarpette.” ha ricordato Penciu.

Nel 1956 la Romania ha disputato ancora tre partite superbe in Inghilterra; due sono terminate entrambe 6 a 6, con il Leicester e il Bristol, e una è stata vinta 10 a 6 con il Gloucester.

Se i tornei in Gran Bretagna hanno visto la nascita della leggenda di un grande giocatore, le sfide con la Francia non hanno fatto altro che cementare il suo valore.
La carriera di Penciu è strettamente legata alle partite con Les Bleus e, in particolare, alla serie di quattro gare consecutive in cui la squadra giallo-blu ha terminato senza concedere la sconfitta. Quattro partite dove il XV capitanato da Viorel Morariu ha giocato alla pari, se non in modo superiore, a gente del calibro di Michel Crauste, François Moncla, Amédée Domenech, Claude Lacaze e dei fratelli Boniface.
Questa magnifica serie ha raggiunto l’apogeo nella vittoria per 11 a 5 ottenuta a Bucarest il 5 giugno 1960, quando Penciu ha realizzato 8 degli 11 punti del suo team grazie a due drop, ovvero il suo marchio di fabbrica, e trasformando la meta del trequarti ala Aurel Barbu. Una curiosità, l’arbitro dell’incontro era l’italiano Pozzi.

L’anno successivo la Romana ha pareggiato 5 a 5 a Bayonne, in una sfida in cui Alessandro il Grande ha trasformato la marcatura di Viorel Morariu. Il giornalista de Le Monde, Gerard de Ferrier, ha dichiarato che l’estremo rumeno ha eclissato il suo pari ruolo francese Claude Lacaze. Quello che molti non sanno è che durante quel match Alexandru è andato vicino a realizzare un penalty da quasi 70 metri.
Nel 1962, a Bucarest, la Romania è uscita vincitrice per la seconda volta contro la nazionale francese, un 3 a 0 nato grazie ad un piazzato calciato da Penciu.
Un anno dopo, le Querce hanno gestito un pareggio per 6 a 6 a Tolosa, con il fuoriclasse della Steaua autore di un drop, al quale va aggiunta la meta del trequarti centro Gheorghie Dragomirescu-Rahtopol.

Oltre che con i Galletti, Penciu ha ingaggiato battaglia anche con la nazionale italiana. Sono tre le volte che il giocatore ha affrontato i colori Azzurri. La prima è andata in scena allo Stadio Santa Maria Goretti di Catania, il 7 dicembre 1958, quando ha debuttato il futuro capitano Antonio Di Zitti. Quel giorno il ruolo di skipper dell”Italia era affidato al pilone milanese Andrea Taveggia, mentre sulla panchina sedeva Sergio Barilari, il quale ha condotto i suoi uomini alla vittoria per 6 a 3.
Penciu si è rifatto battendo gli Azzurri a Bucarest il 10 giugno del 1962. Sulla panchina italiana era tornata la coppia formata da Aldo Invernici e Aldo Farinelli, già collaudata otto anni prima, mentre capitano era il grande Sergio Lanfranchi. La Romania, che da lì a poco avrebbe sconfitto la Francia per la seconda volta nella sua storia, ha vinto senza problemi 14 a 3, con Penciu autore di un piazzato a 10 minuti dal termine.
Infine, nel novembre del 1966 a L’Aquila, c’è stata la terza sfida tra Italia e Romania, ora di nuovo affidata a Sergio Barilari e con Antonio di Zitti capitano, nell’ambito della Coppa FIRA. La nostra nazionale ha vinto con il punteggio di 3 a 0.

In quegli anni, dopo un lungo periodo di ostracismo, il rugby dell’est Europa era diventato libero di organizzare i propri tornei. Nel 1959, proprio in Romania, si è disputata la prima edizione della Coppa della Vittoria (due anni dopo avrebbe cambiato denominazione in Coppa della Pace) alla quale, oltre ai padroni di casa, hanno partecipato anche la Germania Est, la Cecoslovacchia e la Polonia. Il primo posto se l’è aggiudicato la squadra di Penciu, così come anche le edizioni successive, sino agli anni ’70.

A seguito delle quattro partite magiche con la Francia, Penciu ha incontrato altre quattro volte i Galletti, segnando tre piazzati, ma uscendone sempre sconfitto. Quella di Nantes, disputata il 3 novembre 1967, è stata il canto del cigno dell’estremo per la propria nazionale. A 35 anni, dopo 34 caps (ma in quel periodo non si disputavano molte partite internazionali) e un totale di 37 punti, la maggior parte realizzati grazie al suo micidiale drop-kick, il grande estremo di Bucarest si è ritirato.

Penciu, però, non ha brillato solo nelle partite internazionali. Con la sua squadra di club, la CCA/Steaua, Alessandro il Grande ha vinto il campionato cinque volte e nove volte la Coppa di Romania.
Tra le sue imprese, memorabile resta la meta realizzata alla fine del derby con la Dinamo, al Parcul Copilului. L’estremo ha intercettato un passaggio sbagliato del trequarti avversario Giugiuc, ha schivato un avversario, ha fintato un tentativo di drop, quindi si è lanciato di corsa, slalomando tra gli avversari sino a schiacciare l’ovale oltre la linea proibita.
Nel 1963 Penciu ha calciato un drop da 55 metri nella partita decisiva con il Grivita Rosie, giocata nel vecchio stadio Ghencea, con un forte vento che soffiava laterale. Alex non era di fronte ai pali e aveva il vento contro. Alla fine, la Steaua ha vinto 6 a 0 laureandosi campione nazionale.

Nel 1968, dopo il ritiro dalla nazionale, Allessandru Penciu ha allenato per un anno i bambini dello Steaua, per poi fuggire dalla sua terra a causa del regime totalitario di Nicolae Ceausescu, al potere ormai da tre anni. Il ragazzo è approdato in Italia e si è accasato al Rovigo targato Tosi Mobili, diventando così il primo giocatore rumano ad evolversi al di fuori del proprio Paese.
Il 29 novembre 1969 il ragazzo è arrivato nella città del Polesine, dove ha operato in qualità di giocatore-allenatore sino al 1973, quando ha lasciato la guida della squadra a Julien Saby. Non ha vinto scudetti (era l’epoca del grande Petrarca di Memo Geremia) ma in due campionati consecutivi, nel 1971 e nel 1972, l’estremo si è laureato miglior marcatore del torneo, rispettivamente con 104 e 124 punti.

Nel 1973 Alexandru cel Mare stava tornando in patria, ma per l’anno successivo il club rosso-blu aveva organizzato una partita di addio. A quel punto, lo “Zingaro” ha deciso di stabilirsi in modo definitivo in Italia con la moglie Eugenia e la loro figlia Alexandra. Questa scelta è stata mal vista dalla distorta ideologia del regime rumeno di quei tempi e la conseguenza è stata la cancellazione di tutte le sue statistiche e del nome di uno dei più importanti giocatori rumeni di tutti i tempi dalla storia del rugby.

Nel 1974, terminata la carriera sul campo, Alex è stato assunto come direttore del Centro di Riabilitazione per bambini disabili di Rovigo. Poi, l’ormai ex estremo è volato in Canada, dove ha allenato il Montreal dal 1974 al 1978 e lavorato brevemente come istruttore in una clinica per la fisioterapia.
Dopo avere trascorso due anni, tra il 1978 e il 1980, ad allenare l’Oyonnax in Francia, Penciu è tornato in Italia con il compito di salvare il Rugby Club Mantova A.S.D. Quindi il trasferimento a Villadose e, infine, a Belluno, dove ha preso le redini della squadra che militava in serie C.
Complici forse i colori giallo-blu dell’A.S.D Rugby Belluno, tanto simili a quelli della sua Romania, Penciu si è definitivamente stabilito ai piedi delle Dolomiti, dove vive tutt’ora.

Nel periodo che va dal 1983 al 1991 Alessandro il Grande è stato il coordinatore del Centro per lo Sport a Belluno, mentre dal 1995 ha iniziato una selezione rugbistica tra gli studenti delle scuole primarie della città, portando quasi 100 bambini al club. Nel frattempo, questo grande campione non ha mai smesso di dare il proprio sostegno ai piccoli con problemi, lavorando come istruttore di nuoto per i giovani disabili.

Nel 1962 Penciu era diventato Maestro Onorario dello Sport, ma nel corso degli anni gli sono state conferite varie medaglie e diplomi, soprattutto nella sua terra d’origine. Di questi sono da ricordare l’Ordine del Lavoro Classe III e la Stella della Repubblica.

Nel 2009 Alexandru è rimasto sorpreso di trovare il proprio ritratto, di grandi dimensioni, esposto su una parete nella Hall of Fame presso la sede del club Wanderers R.F.C. di Johannesburg, in Sudafrica.

 

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