Agustin Pichot: dalla base della mischia

(di Roberto Vanazzi)

Quello che appassiona la gente, a qualsiasi livello, è lo spirito guerriero. Ma allo stesso tempo anche il senso di amicizia e di gruppo.” (Agustin Pichot)

Capelli lunghi, calzettoni abbassati, passione latina, questo è Agustin Pichot, mediano di mischia straordinario che George Gregan ha descritto come l’avversario più difficile nel quale si è imbattuto nell’arco della sua carriera. Pichot era un leader carismatico e non poteva essere che lui ad assumersi l’onere di traghettare il rugby argentino dal dilettantismo al riconoscimento a livello mondiale, raccogliendo l’eredità di colui che aveva dato avvio all’ascesa, l’ex talismano albi-celeste Hugo Porta. La sua missione impossibile Agustin l’ha portata a termine: è riuscito a condurre uno sconosciuto gruppo di Pumas ad una serie di storiche vittorie, raggiungendo l’apice con il terzo posto alla Coppa del Mondo del 2007.

Agustin Pichot

Agustin Pichot

Agustin Pichot è nato il 22 agosto 1974 a Buenos Aires. Avviato al rugby dallo zio quando aveva solo quattro anni, il ragazzo ha iniziato la carriera nel Club Atlético San Isidro, assieme ai suoi due fratelli Joaquin e Enrique, esordendo in prima squadra nel 1992.

Due anni più tardi Agustin ha conquistato con il CASI il suo primo trofeo. I bianco-nero-azzurri hanno vinto il Nacional de Clube, il campionato argentino, sconfiggendo in finale La Tablada, squadra dove aveva iniziato la carriera Diego Dominguez.

Come la maggior parte dei rugbisti del suo Paese, anche Agustin era un giocatore ferocemente dilettante nel suo approccio al gioco. Notato dal coach della nazionale Alejandro Petra, il numero 9 ha debuttato contro l’Australia a Brisbane, il 30 aprile 1995, giocando in mediana con Lisandro Arbizu e presentandosi subito con una meta.

Il diciannovenne ha fatto parte della squadra che ha partecipato in Sudafrica alla Coppa del Mondo di quello stesso anno, dove, però, non è mai sceso in campo.
Il ragazzo ha giocato invece a ottobre la Coppa Latina, che si è tenuta in Argentina. Nel giro di una settimana i Pumas hanno affrontato la Romania, l’Italia e la Francia, vincendo con le prime due e uscendo sconfitti dalla sfida con Les Blues.

Il 6 aprile 1996 il mediano di Buenos Aires ha disputato la sua prima partita con i Barbarians, perdendo 43 a 49 contro il Cardiff.
Quella stagione Agustin ha vestito altre due volte la maglia dei Baa- Baas: il 17 agosto per affrontare la Scozia, gara vinta 48 a 44 in cui lui ha marcato una meta, quindi, una settimana più tardi contro il Galles, uscendo sconfitto 10 a 31.

L’8 giugno,  con l’Uruguay a Montevideo, Agustin ha segnato la sua seconda meta con la camiseta celeste y blanco. A fine mese i Pumas hanno ospitato la Francia per una miniserie di due test, entrambi sfociati in sconfitte. Mediano d’apertura al fianco di Pichot si era stabilito Gonzalo Quesada.

A quel punto, nonostante la giovane età e i pochi caps sulle spalle, Agustin ha cominciato a ricevere offerte dai club professionisti europei, tutte immancabilmente respinte al mittente, finché suo padre lo ha convinto ad accettare un’offerta dal Richmond, nel 1997. Dopo due stagioni, il mediano di mischia è diventato il primo straniero ad indossare la fascia da capitano del club di Twckenham Road.

A novembre del ’97 l’Argentina ha ricevuto in visita l’Australia di John Eales. Dopo avere perso il primo test match al Ferrocail Oeste di Buenos Aires, nel secondo, sull’erba dello stesso stadio, ha sconfitto gli ospiti 18 a 16. Pichot ci ha messo del suo varcando la linea proibita con quella che è stata la sua terza meta internazionale. L’altra marcatura della partita l’ha realizzata Rolando Martin.

Il mediano di mischia ha segnato di nuovo nel giugno del 1998, una doppietta alla Romania tra le mura del Centro Cordoba di Rosario.
Il 7 novembre, invece, Pichot è arrivato a Piacenza per sfidare gli azzurri di George Coste. I Pumas hanno perso 19 a 23, con i padroni di casa che hanno marcato grazie a Carlo Checchinato e Alessandro Moscardi. Il tour degli argentini è proseguito con le sconfitte in Francia e in Galles.

La stagione seguente ha visto Pichot realizzare ancora una doppietta, questa volta all’Irlanda, al Lansdowne Road. Poi, in autunno, è andata in scena la quarta edizione della Coppa del Mondo di rugby: Cymru ’99.

I sudamericani, ora allenati da Alex Willye, sono arrivati terzi nel loro girone, alle spalle dei padroni di casa del Galles e a pari merito con Samoa, ma con una migliore differenza punti. La partita chiave è stata proprio quella disputata con gli oceanici a Llanaelli, dove gli albi-celeste sono usciti vincitori dopo le umiliazioni patite nei due tornei precedenti.
Ai quarti di finale sono approdate le squadre prime classificate dei cinque gironi. Le restati tre dovevano uscire da uno spareggio tra le seconde e la migliore terza, che era l’Argentina. Sull’erba dello Stade Bollaert-Delelis, a Lens, i Pumas hanno affrontato la favorita Irlanda di Keith Wood. A sorpresa, Pichot e compagni hanno vinto la sfida 28 a 24, con la meta di Diego Albanese e i punti al piede di Gonzalo Quesada. Per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo l’Argentina si sarebbe giocata i quarti di finale.
Purtroppo per loro i sudamericani hanno incontrato la compagine più in forma del momento, la Francia, che sarebbe arrivata a giocarsi la finale lasciando sulla strada un cadavere illustre come la Nuova Zelanda. A Dublino è finita 47 a 26, con i trequarti transalpini che hanno varcato la linea dei Pumas cinque volte, contro le due degli avversari: una meta l’ha segnata Lisandro Arbizu e l’altra Pichot.
Agustin ha disputato tutte le gare del torneo, andando in meta, oltre che con la Francia, anche contro il Giappone durante la fase a gironi.

Il mediano di mischia ha lasciato Richmond per accasarsi al Bristol lo stesso anno del mondiale. Al Memorial Ground l’argentino sarebbe diventato il giocatore preferito dai fans per quattro stagioni. Anche a livello internazionale la sua fama stava raggiungendo livelli altissimi, merito del suo stile grintoso e delle doti di leadership, che gli hanno sempre regalato credibilità tra i sostenitori, affetto dagli avversari e fiducia da parte dell’allenatore, che gli ha concesso la fascia da capitano. Pichot è stato lo skipper dei Pumas la prima volta il 3 giugno 2000, nella vittoriosa sfida per 34 a 23 con l’Irlanda, a Buenos Aires.

Il primo anno del nuovo millennio ha visto i Pumas perdere la serie di due gare in Australia, la sfida allo Estadio Monumental di Buenos Aires con gli Springboks e a Twickenham in autunno.

A livello personale, il 2000 ha portato a Pichot altri due inviti da parte dei Barbarians. Il 28 maggio ha giocato con l’Irlanda e il 22 di dicembre contro gli Springboks, con lui che ha varcato la linea di meta in ciascuna gara.

La stagione successiva la nazionale argentina ha viaggiato in direzione Nuova Zelanda, dove ha incontrato gli All Blacks a Christchurch, uscendo sconfitti dal campo 19 a 67.
Decisamente meglio è andato il tour autunnale in Europa, con gli uomini del nuovo coach Marcelo Loffreda che hanno sconfitto il Galles 30 a 16 e la Scozia 25 a 16.
L’anno si è chiuso con la partita del primo di dicembre ancora con il XV neozelandese, questa volta nello stadio del River Plate, a Buenos Aires, dove i Pumas hanno perso per soli quattro punti di scarto

Il 26 maggio 2002 Agustin ha giocato la sua partita numero otto con i Barbarians, diventando in quel modo il rugbista argentino con più presenze per il club ad inviti. Avversario di giornata è stata l’Inghilterra, che è uscita dal confronto vincente per 53 a 29.

Nell’estate del medesimo anno nella capitale argentina sono arrivate le nazionali di Francia e d’Inghilterra. I Pumas hanno sconfitto la prima 28 a 27, con quindici punti di Felipe Contepomi, mentre contro i sudditi dei Windsor  hanno subito un perentorio 18 a 26, una gara in cui Gonzalo Quesada ha realizzato l’intero score per la sua squadra.

Il 16 novembre 2002 l’Argentina ha asfaltato l’Italia 36 a 6 allo Stadio Flaminio di Roma, varcando la linea di meta cinque volte e lasciando ai padroni di casa solo due piazzati di Diego Dominguez.

A quel punto il mediano di mischia è stato costretto ad uno stop di nove mesi a causa di un infortunio. Il ritorno tra i ranghi della nazionale è arrivato nell’agosto del 2003, in occasione dei giochi PanAmericani, dove ha affrontato e sconfitto l’Uruguay e il Canada, marcando una meta a entrambe le squadre,

Nell’autuno del 2003, con l’assenza forzata di Lisandro Abizu a causa di una lesione al ginocchio, Loffreda ha affidato a Pichot la guida della nazionale albi-celeste durante il mondiale in Australia. L’Argentina, schierata in un girone di ferro con padroni di casa e con l’Irlanda, si è vista costretta a giocare quattro partite in una quindicina di giorni e non è riuscita a passare il turno.

Nel frattempo, a livello di club, il Bristol aveva chiuso la stagione 2003 con la retrocessione. Agustin ha così lasciato il Memorial Ground e si è accasato presso i pesi massimi dello Stade Francais, dove ha formato una formidale mediana con Diego Dominguez.

Il club parigino ha conquistato il titolo di Top 14 nel 2004, vincendo la finale del 26 giugno allo Stade de France contro l’USA Perpignan per 38 a 20. Pichot era uno dei tre argentini in campo, assieme a  Juan Martin Hernandez e Ignacio Corleto, autore di una meta. Oltre la linea bianca ci è andato anche il nostro Mauro Bergamasco, mentre Dominguez ha centrato l’acca con una trasformazione, cinque penalties e un drop.

La stagione seguente lo Stade Français è arrivato alla finale di Heineken Cup. Il club con la maglia a fiori ha vinto il proprio girone perdendo solo la partita di Ravenhill con l’Ulster. Poi, si è sbarazzata facilmente del Newcastle ai quarti e del Biarritz in semifinale. L’ultimo atto, il derby con il Tolosa, è andato in scena il 25 maggio 2005 a Murrayfield. Le due squadre hanno giocato alla pari per tutti gli  80 minuti, chiudendo il tempo regolamentare sul 12 a 12, con l’apertura David Skrela che ha realizzato tutti i punti per i suoi. Nei supplementari, però, ci ha pensato Frédéric Michalak con un penalty e un drop ha consegnare la vittoria ai rosso-neri dell’Alta Garonna.

Pichot è tornato a giocare con la propria nazionale undici mesi dopo la sfida con l’Irlanda della Coppa del Mondo e il suo rientro è coinciso con la prima vittoria dei Pumas sul suolo francese. Il 20 novembre 2004, infatti, i ragazzi di Loffreda hanno espugnato lo Stade Velodrome di Marsiglia con un convincente 24 a 14. Il merito è da attribuire all’ottima prova di Agustin e del suo compagno in mediana Felipe Contepomi, autore di 14 punti, delle mete di Durand e Asan Jalil e dell’imprecisione dalla piazzola dei padroni di casa.

L’Argentina di quel periodo ha continuato la sua crescita grazie anche al fatto che i giocatori chiave erano finalmente entrati nell’era del professionismo e avevano attraversato l’oceano per disputare i campionati europei. L’equilibrio tra dilettantismo e professionismo inerenti ai XV argentini è stato ben sfruttato da Pichot. L’ingiustizia causata dalla loro esclusione dalle competizioni di alto livello e la mancanza di riconoscimento internazionale li spronava a rivendicare più scalpi di alto profilo.

Il 2005 del mediano di mischia è cominciato perdendo con gli azzurri a Cordoba, il 17 giugno. Quel giorno gli uomini di Pierre Berbizier, che iniziava la sua avventura sulla panchina italiana, si sono imposti 30 a 29 grazie alle mete di Gonzalo Canale, Sergio Parisse e Ramiro Pez, tre atleti nati in Argentina, due proprio a Cordoba.
In inverno, dopo avere perso a Buenos Aires con gli Springboks, i Pumas hanno ricambiato la visita all’Italia e hanno vinto 32 a 29 sull’erba del Ferraris di Genova. È stato un tour eccellente per i sudamericani: oltre che nel Bel Paese, infatti, hanno trionfato anche con la Scozia a Murrayfield.

Nell’estate del 2006 gli uomini di Pichot hanno sconfitto il Galles in due test match casalinghi. Poi, l’11 novembre, sono usciti vincitori per la prima, e fin’ora unica volta, da Twickenham. Nel tempio del rugby inglese i Pumas hanno vinto 25 a 18. L’eroe del giorno è stato il mediano d’apertura Federico Todeschini, autore di una gara strepitosa condita da ventidue punti.

Il 9 giugno 2007, vincendo 23 a 18 la finale con il Clermont a Saint-Denis, lo Stade Français di Fabien Galthié ha conquistato nuovamente il titolo di Campione di Francia. Pichot, che ha giocato in mediana con il compagno della nazionale Juan Martin Hernandez, ha messo il suo sigillo sulla partita varcando la linea di meta a dodici minuti dal termine, quando gli avversari erano in vantaggio 15 a 9. In campo con i parigini c’era anche Mauro Bergamasco, poi sostituito all’inizio della ripresa da Sergio Parisse.

A quel punto gli argentini erano nelle condizioni per entrare fiduciosi nella Coppa del Mondo del 2007.

I Pumas hanno aperto il mondiale il 7 settembre allo Stade de France. Di fronte c’era la Francia, squadra che ha ospitato il torneo e che era considerata tra le favorite per la vittoria finale. I sudamericani, dicevano gli esperti, avrebbero dovuto giocarsi il passaggio del turno con l’Irlanda. Invece, tra la sorpresa generale, gli uomini messi in campo da Marcelo Loffreda hanno dominato fisicamente gli avversari, riuscendo a vincere 17 a 12, con la meta di Ignacio Corleto e dodici punti al piede realizzati da Felipe Contepomi. Pichot ha tormentato il suo opposto, motivando continuamente la squadra, mentre l’apertura Juan Martin Hernandez ha terrorizzato le linee arretrate francesi.
L’Argentina ha proseguito la sua marcia travolgendo la Georgia e la Namibia, totalizzando novantasei punti in due gare e subendone solo sei. Quindi, ha affrontato il XV del Trifoglio. Già sconfitti a maggio a Santa Fè, Brian O’Driscoll e compagni sono caduti ancora sotto i colpi dei sudamericani, perdendo la sfida 15 a 30.
Nei quarti di finale gli Albiceleste hanno trovato ad attenderli la Scozia, che aveva eliminato l’Italia nella pioggia di Saint-Étienne. Sull’erba di Parigi, però, Chris Paterson ha perso la sfida balistica con Felipe Contepomi: solo una trasformazione e un penalty per lo scozzese, contro i tre piazzati e la trasformazione della meta di Gonzalo Longo del rivale. È finita 19 a 13, con i Pumas che hanno assaggiato per la prima volta nella loro storia il sapore della semifinale.
Gli avversari da affrontare erano gli Springboks, gli unici, oltre a loro, ad essere ancora imbattuti. La gara è terminata con un secco 37 a 13 per gli africani. Tutti i punti dei Pumas sono stati segnati dalla famiglia Contepomi: una meta di Manuel, la trasformazione della stessa e due piazzati per Felipe.
Il risultato raggiunto era prestigioso, ma la squadra argentina aveva ancora fame e sapeva di poter ottenere di più. Nella finale di consolazione la squadra di Pichot ha ritrovato la Francia. Ai padroni di casa, sconfitti in semifinale dall’Inghilterra, non restava che vendicare l’umiliazione patita nella gara d’esordio per raddrizzare un mondiale deludente. Purtroppo per loro hanno incontrato sulla loro strada un Felipe Contepomi che dire ispirato è poco. Il trequarti centro ha realizzato la sua prima doppietta con la maglia della nazionale e sul conto ci ha messo anche una trasformazione, un calcio di punizione e un placcaggio all’orco Sebastien Chabal, che vale quanto una meta. Il resto lo hanno fatto le marcature di Omar Hasan Jalil, Martín Aramburú e Ignacio Corleto, per un 34 a 10 che ha regalato ai Pumas la medaglia di bronzo e l’ingresso nella storia.

Il test contro la Francia nella finale per il terzo-quarto posto è stato il canto del cigno per Agustin Pichot. Il capitano, infatti, ha deciso di ritirarsi dal rugby internazionale. Con la maglia albi-celeste Agustin ha disputato 72 gare, realizzando 12 mete.

Dopo il mondiale Pichot è passato al Racing Metro 92 di Parigi, compagine con la maglia simile a quella dei Pumas che militava in Pro D2. Il nuovo presidente Jacky Lorenzetti si era prefissato l’obiettivo di riportare il club nella massima serie e ha deciso di aquistare nomi prestigiosi del rugby mondiale, tra cui gli azzurri Carlo Festuccia e Andrea Lo Cicero.

Dopo una sola stagione, nel 2009 l’ex capitano dell’Argentina è tornato di nuovo allo Stade Français. Purtroppo, un infortunio patito nel mese di aprile ha messo la parola fine al campionato e alla sua carriera.

Il 28 giugno 2009, Agustin Pichot ha dichiarato il suo addio definitivo al Rugby giocato. Per celebrare il fuoriclasse è stata organizzata una partita al Roque Saenz Peña di San Isidro, lo stesso stadio dove aveva cominciato. La gara di tre tempi, giocata di fronte a 5000 tifosi, ha visto scendere in campo più di sessanta tra ex compagni del mediano e vecchie glorie dell’ovale argentino; tutti con il numero 9 sulla maglia.

Il 24 ottobre 2011, durante una cerimonia a Auckland, Pichot è stato inserito nella IRB Hall of Fame, secondo argentino a farne parte dopo Hugo Porta.

Una volta terminata l’attività di giocatore, Agustin è rimasto comunque all’interno di Ovalia. Grazie alle sue doti di leadership ha guidato i negoziati a nome della UAR per includere i Pumas nel prestigioso Tri Nations, un sogno che è diventato realtà nel mese di agosto 2012 con la nascita del Rugby Championship.

L’ex Puma ha anche collaborato direttamente con il Rugby Board per garantire che il Comitato Olimpico Internazionale accettasse di reintegrare il rugby  tra le discipline olimpiche dopo 92 anni di assenza. I suoi sforzi sono stati premiati grazie all’entrata del Rugby a Sette nei prossimi Giochi a Rio de Janeiro, nel 2016.

Agustin Pichot è oggi il rappresentante dell’Argentina Rugby Union presso la Sanzar, l’organismo che governa il rugby in Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica, e ora anche in Argentina. L’ex mediano di mischia è sempre stato il cuore pulsante dietro il lento scorrimento del rugby argentino verso il professionismo. La sua più recente vittoria, sempre volta alla crescita del rugby del Paese sudamericano, è stata quella di fare ammettere nel campionato di Super Rugby una franchigia Argentina dal 2016.

Nell’ottobre del 2015 Agustin è stato eletto nell’esecutivo di World Rugby, il governo del rugby mondiale nel quale risiede anche Giancarlo Dondi.

 

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