Adrian Garvey: il turbo pilone

(di Roberto Vanazzi)

Dal blu dei nostri cieli
dalle profondità dei nostri oceani
sulle nostre eterne montagne
dove risuona l’eco fra le rocce,
risuona il richiamo a unirci
e uniti saremo forti.
Lasciaci vivere e combattere per la libertà
in Sudafrica, nella nostra terra.”
(Nkosi Sikelel’ iAfrika/Die Stem van Suid-Afrika: Inno nazionale sudafricano)

Soprannominato Turbo Prop, Adrian Garvey è stato il moderno archetipo dell’avanti, che unisce le competenze di gestione, l’agilità in spazio aperto e la ferocia in mischia. All’apice della carriera, questo sudafrficano è stato sicuramente uno dei piloni destri più forti del mondo.

Adrian Garvey

Adrian Garvey

Adrian Christopher Garvey è nato il 25 giugno 1968 a Bulawayo, nello Zimbabwe (all’epoca Rhodesia). Ha studiato presso la Plumtree High School e ha iniziato a giocare a rugby con gli Old Miltonians.

Prima di diventare uno Springbok, Adrian ha indossato la maglia della nazionale dello Zimbabwe, con la quale ha ottenuto il primo cap il 5 maggio 1990, contro la Costa D’Avorio. Con il suo Paese natale ha partecipato anche alla Coppa del Mondo del 1991, giocando, e perdendo, contro Scozia, Irlanda e Giappone.

La velocità di Adrian, incredibile per un pilone, è dimostrata dal fatto che ha giocato per lo Zimbabwe al torneo di Rugby Seven del 1993, disputato in Sicilia e a Lisbona. Nello stesso anno è andato a vivere in Sudafrica, dove si è guadagnato subito la chiamata dei South African Barbarians per un tour nel Regno Unito.

Nel 1994 Garvey ha debuttato per Natal, squadra con la quale è rimasto fino al 1999, totalizzando un numero incredibile di presenze, ben 109. Con il club di Durban Adrian ha disputato due finali di Currie Cup, nel 1995 e 1996, vincendole entrambe. Quindi, ha perso la finale del Super 10 nel 1994 e del Super 12 nel 1996, giocando per gli Sharks.

Le grandi performance con Natal nella sua prima stagione hanno catturato l’attenzione dei selezionatori della nazionale, che raramente avevano visto prima di allora un avanti dominare il gioco in quel modo, con una combinazione di stazza (118 chili per 191 centimetri), potenza e velocità. Così, dopo un “periodo di prova”, Garvey è stato aggregato agli Springboks di Nick Mallett nel loro tour del 1996 in Argentina, Francia e Galles.

La prima convocazione con i neo campioni del mondo di Adrian è arrivata il 9 novembre 1996, a 28 anni, contro l’Argentina a Buenos Aires (46 a 15). Ben presto il ragazzo si è affermato come elemento chiave della prima linea Springbok, formando una spettacolare front row con il pilone sinistro Os Du Randt e i tallonatori James Dalton e Naka Drotské. Dopo la partita d’esordio, il pilone ha giocato e vinto 6 gare consecutive: la seconda della serie con i Pumas, due con i francesi, una con il Galles e una contro Tonga.

A rovinare l’imbattibilità dei sudafricani ci hanno pensato i British & Irish Lions di Martin Johnson nel 1997, i quali hanno vinto 2 gare su 3, portando in patria la serie.
I britannici, che sembravano sfavoriti, hanno vinto e convinto nel primo test match, finito 25 a 16, grazie alle marcature di Matt Dawson e Alan Tait, arrivate entrambe nel finale. I padroni di casa quel giorno hanno varcato quattro volte la linea bianca avversaria, con Du Randt, Bennett, Honiball e Lubbe, ma ha fare la differenza è stato il piede di Neil Jenkins.
Anche nel secondo test gli Springboks hanno marcato più mete dei rivali, due contro zero, ma ancora una volta sono stati determinanti gli errori dalla piazzola, mentre dall’altra parte il solito Jenkins non ha fallito un colpo. A pochi minuti dal termine, con le squadre in parità, un drop di Jeremy Guscott ha consegnato ai rossi la vittoria per 18 a 15, e con essa la serie.
La terza gara, ormai utile solo per l’orgoglio, è stata vinta 35 a 16 dal Sudafrica.

La prestazione migliore di Garvey è considerata la partita disputata contro l’Inghilterra a Twickenham, il 29 novembre 1997, dove la sua meta al 40° minuto è stata il punto di svolta di una gara che i sudafricani hanno vinto 29 a 11. In quella occasione Adrian ha decisamente vinto il suo duello personale in prima linea con l’eroe dell’Inghilterra Jason Leonard, rifilando al pilone inglese una dura lezione in mischia, oltre ad essere stato una minaccia costante per la difesa avversaria attorno alle rucks e alle mauls.

Il pilone è stato quindi un elemento chiave del team, allenato da Nick Mallett, che ha vinto il Tri-Nations nel 1998, e che è diventato famoso per avere costruito una serie di 17 vittorie consecutive, eguagliando il record del mondo. Nel corso di tale record gli Springboks hanno sconfitto con punteggi elevati Australia, Nuova Zelanda, Francia (un umiliante 52 a 10 a Parigi), Inghilterra, Scozia (68 a 10 a Murrayfield), Irlanda, Galles (96 a 13 a Pretoria) e anche l’Italia, a Bologna, con un netto 62 a 31, dopo che gli azzurri avevano chiuso il primo tempo in vantaggio 22 a 20. La serie, come tutti sanno, è stata interrotta il 5 dicembre 1998 dall’Inghilterra a Twickenham, che si è imposta per 7 a 13.

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Adrian Garvey e Andre Venter dopo la vittoria del Tri Nations 1998

Altri momenti di gloria per il pilone sono state le due mete segnate per i Barbarians nel 2001 contro il Galles al Millennium Stadium, e un’altra marcatura, sempre con la maglia dei Baa- Baas, contro l’Inghilterra una settimana più tardi.

Garvey ha giocato la sua ultima partita per gli Springboks a Murrayfield contro la Spagna, in occasione della Coppa del Mondo del 1999, vincendo 47 a 3.

Una volta fuori dal giro della nazionale, Garvey si è recato in Galles per giocare con il Newport Rugby Club, dove già il giorno del debutto, nell’agosto 2000, ha segnato una meta contro il Bristol. Un’altra meta memorabile l’ha marcata nella finale di Coppa vinta contro Neath al Millennium Stadium, nel maggio del 2001. È stato quello il primo trionfo in coppa dei Black and Ambers in 24 anni.

Adrian Garvey si è ritirato definitivamente dal rugby giocato nel 2004 e da allora gestisce una scuola di Rugby ad Harare, la capitale dello Zimbabwe. Durante la sua carriera internazionale ha disputato 25 partite per lo Zimbabwe, tra il 1991 e il 1994, segnando 4 mete, e ha giocato 28 test per il Sudafrica dal 1996 al 1999, marcandone altre 4, con un impressionante record di 86% di vittorie.

Si può ben dire che il Turbo Pilone è sempre stato in credito con i team che ha rappresentato. Un giocatore impressionante, che ha giocato duro, ma che fuori del campo non ha mai smesso di essere umile e cortese, nonostante i fantastici successi che ha ottenuto.

 

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